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Nel 1707 fu fatto eseguire dall'orafo fiorentino Angelo Dini un maginifio ostensorio per scudi 174. Nel 1712 fu ordinata a Forlì una croce processionale e due anni dopo sei candelieri d'argento per l'altare della Vergine. Nel 1714 fu intrapresa la costruzione di un nuovo altare maggiore, in marmo, da parte dello scultore ravennate Toschini. Le armate napoleoniche, penetrando negli Stati italiani, impongono con la forza le idee di "uguaglianza" "fraternità" e "libertà". Uno dei primi effetti di questi principi sarà quello di restituire la "libertà" ai "cittadini" religiosi, chiudendo conventi e incamerandone i beni. Un decreto specifico fu emanato anche per il monastero della Madonna del Monte, nel giugno del 1797. Dopo otto secoli i monaci debbono lasciare il monastero. Il 22 agosto viene ingiunto all'Abbate di abbandonare il monastero con tutta la comunità monastica. I beni dell'Abbazia vennero venduti, la biblioteca dispersa e, tra le opere d'arte, fu requisita la pala del Francia. La Basilica non fu comunque chiusa, ma affidata, provvisoriamente, ai Padri conventuali. Nel 1810, soppressi anche i conventuali, la chiesa venne officiata da sacerdoti diocesani. L'edificio doveva essere demolito e il materiale recuperato messo all'asta. Il conte Pier Maria Semprini comprò questo "materiale" nel 1812 e contemporaneamente ottenne il permesso di rimandare la demolizione dell'edificio. Due anni dopo, passata la meteora napoleonica, il conte Semprini cede al Pontefice Pio VII l'Abbazia da lui acquistata. Nel 1819 Pio VII riaffidava l'Abbazia alla congregazione cassinense e si adopera per la sua rinascita. Domenico Baraghini, nel 1756, cade rovinosamente dalla finestra di casa senza riportare danni. Grato alla Madonna del Monte e a San Benedetto, si reca alla Basilica e tramanda l'evento con un dipinto votivo. |
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