Giovanni Pascoli - Il gelsomino notturno o dell'erotismo impossibile

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Jean-Claude Chaillou, Dans mon jardin


Scritta il 21 luglio 1901, ma l'ideazione č degli anni 1897-98. Inserita nella prima edizione dei Canti di Castelvecchio (1903). E' rivolta all'amico Gabriele Briganti, poeta bibliotecario lucchese, in occasione della nascita del figlio, ma č come se il poeta, che nel 1901 aveva 46 anni, la scrivesse a se stesso, poiché egli s'immagina d'essere uno sposo senza esserlo. Cinque anni prima della stesura della poesia era naufragato il suo progetto di matrimonio con la facoltosa cugina riminese Imelde, ormai trentenne, figlia di Alessandro Morri. In questa decisione influė pesantemente la sorella di Pascoli, Maria, che viveva con lui.

Nel 1895 il matrimonio della sorella Ida l'aveva sconvolto. Scrive da Roma all'altra sorella Maria: "Questo č l'anno terribile, dell'anno terribile questo č il mese pių terribile. Non sono sereno: sono disperato. Io amo disperatamente angosciosamente la mia famigliola che da tredici anni, virtualmente, mi sono fatta e che ora si disfā, per sempre. Io resto attaccato a voi, a voi due, a tutte e due: a volte sono preso da accesi furori d'ira, nel pensare che l'una freddamente se ne va strappandomi il cuore, se ne va lasciandomi mezzo morto in mezzo alla distruzione de' miei interessi, della mia gloria, del mio avvenire, di tutto!"

E s'aprono i fiori notturni,
nell'ora che penso a' miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari.
L'erotismo presente in questa poesia viene da un lato smorzato dai continui parallelismi con la natura, dall'altro invece viene per cosė dire drammatizzato dai riferimenti a pregresse esperienze personali che, nella mente del poeta, incideranno pesantemente e in maniera irreversibile sulla sua vita affettiva, sulla possibilitā di vivere un'esistenza normale, da sposo e padre.

I primi due versi sono in tal senso molto eloquenti: la metafora dei gelsomini che s'aprono (in riferimento all'attivitā sessuale coniugale) fa da pendant alla tristezza del poeta che, proprio nel momento in cui le coppie si amano, si sente indotto a pensare ai suoi "cari", morti e sepolti.

Mentre gli altri vivono il presente, con la sua gioia, egli si sente costretto, dalle vicende della sua vita, a pensare con tristezza al passato, al fine di trovare una motivazione convincente al proprio forzato celibato.

Il poeta č una farfalla crepuscolare che reca sul dorso una macchia scura a forma di teschio e che s'aggira fra i viburni, che -come dice Debenedetti (1)- "hanno odore dolceamaro, pungente, evanescente, che mescola alla propria fragranza qualcosa di vischiosamente vivo".

Da un pezzo si tacquero i gridi:
lā sola una casa bisbiglia.
Sotto l'ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia.
Le descrizioni dei fenomeni naturali non sono solo metafore dell'amore coniugale, ma anche il modo che il poeta predilige per poterne parlare.

Non c'č quindi solo il tentativo di mitigare, con maestria ed eleganza poetica, una rappresentazione che avrebbe potuto apparire audace, ma c'č anche la pena, la frustrazione di un uomo che ha vissuto i rapporti con le sorelle secondo atteggiamenti piuttosto ambivalenti, tra la responsabilitā materiale e lo scrupolo morale.

Dai calici aperti si esala
l'odore di fragole rosse.
Splende un lume lā nella sala.
Nasce l'erba sopra le fosse.
L'allusione č un artificio retorico non solo per parlare di un "bello" da non rendere troppo esplicito, ma anche per svelare (non troppo) un proprio dramma interiore, che č una sorta di complesso d'inferioritā come uomo. L'amore qui č volutamente associato alla morte, proprio perché il poeta fa della morte del padre un impedimento alla realizzazione della propria esigenza d'amore.

Due versi persuasivi illuminano una situazione insieme patetica e tragica:
Splende un lume lā nella sala.
Nasce l'erba sopra le fosse
.
Il punto che li separa ha un che di terribile. Non dev'essere parso molto piacevole al Briganti leggere queste righe. Sembrano quasi un atto d'accusa contro il mondo, contro un destino che crudelmente, senza validi motivi, ha voluto assegnare ad altri la felicitā e al poeta solo la pena e la tortura interiore.

Un'ape tardiva sussurra
trovando giā prese le celle.
La Chioccetta per l'aia azzurra
va col suo pigolėo di stelle.
Pascoli si paragona esplicitamente a un'ape notturna che, pur cercando l'amore coniugale, non lo trova. Sull'impossibilitā di un erotismo coniugale s'impone la realtā di un erotismo metaforico, fantastico, in cui l'immagine delle Pleiadi, talmente luminose che a occhio nudo, in una notte serena, se ne possono osservare fino a sei, evoca una riproduzione fisica fittizia.

Ed č questo che lo induce alla regressione infantile, alla valorizzazione del sentire ingenuo, innocente, primitivo, come se l'incapacitā di compiere il passo decisivo per una vita normale, regolare, e l'impossibilitā di sostenere questa esigenza in un tempo indefinito, lo portassero solo a sospirare con mestizia e a desiderare un ritorno agli stadi infantili.

Per tutta la notte s'esala
l'odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s'č spento...
La poesia avrebbe potuto concludersi con questa quartina, poiché l'ultima, quella pių esplicitamente erotica, non aggiunge nulla di significativo alle altre. A testimonianza che la poesia spesso rende di pių quando il desiderio č frustrato e sa di esserlo e, nonostante ciō, cerca di sublimarsi con immagini ambigue, allusive, che vogliono apparire convincenti anche sul piano semantico.
E' l'alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
dentro l'urna molle e segreta,
non so che felicitā nuova.
Il mero simbolismo dell'ultima quartina non ha il pathos delle altre. E' come se il poeta volesse dire che dopo l'amplesso segue la stanchezza... Come per dimostrare, a se stesso e al suo interlocutore, che "lui lo sa".

Al Briganti nacque Dante Gabriele Giovanni: gli aveva dato sia il nome del pittore e poeta Dante Gabriel Rossetti, sia quello dell'amico Pascoli. Cosė il poeta scrisse in una nota ai Canti di Castelvecchio: "E a me pensi Gabriele Briganti risentendo l'odor del fiore che olezza nell'ombra e nel silenzio: l'odore del gelsomino notturno. In quelle ore sbocciō un fiorellino che unisce (secondo l'intenzione sua), al nome d'un dio e d'un angelo, quello d'un povero uomo: voglio dire, gli nacque il suo Dante Gabriele Giovanni".

Metricamente sono quartine di novenari a rime alterne (abab).

(1) G. Debenedetti, L'impressionismo dell'invisibile: amore e mito, in Pascoli: la rivoluzione inconsapevole. Quaderni inediti, Garzanti, Milano 1979. (torna su)

Sito ufficiale

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Fonti


Web Homolaicus


Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Letteratura
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Aggiornamento: 27-07-2014