DIALOGO A DISTANZA SUI "MASSIMI SISTEMI" |
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Da: Piero Nigra Comincio a rispondere alla tua mail partendo dall'argomento che in questo momento ritieni più importante approfondire, ossia il rapporto storia-natura.
L'uso della forza bruta in natura è frequente e di normale uso tra le varie specie animali, come lo era ai primordi, ed è contemporaneo di espressioni comportamentali come opportunismo e cinismo. Un leone, per esempio, è conscio della sua forza, perché può permettersi di sonnecchiare in spazi aperti, davanti agli occhi degli altri animali, sicuro com'è di non essere aggredito, ma deve cedere il passo a un elefante che va all'abbeverata, che fa valere la sua forza bruta anche nei confronti del leone. L'opportunismo è caratteristica di molte specie animali, come per esempio i corvidi, che hanno saputo sfruttare i cambiamenti che l'uomo ha apportato all'ambiente, cibandosi a sazietà degli insetti e di altri animali uccisi dalle automobili lungo le strade. Il cinismo, o, come lo definisci tu, "l'astuzia della ragione", si comincia a riscontrare solo tra i primati superiori (scimpanzé, gorilla, orango, oltre che naturalmente l'uomo), perché è indice di un buon sviluppo cerebrale e di una certa consapevolezza dei propri comportamenti. E' accertato che una guerra tra due gruppi di scimpanzé si è conclusa con lo sterminio di un intero gruppo, inclusi femmine e piccoli. Una piccola pattuglia di questi primati è stata studiata per la sua nefanda abitudine di sconfinare di soppiatto nel territorio di un vicino gruppo, con lo scopo deliberato di uccidere (quindi senza alcun motivo reale legato alla propria sopravvivenza) gli scimpanzé rivali che in quel momento venivano sorpresi isolati. E' un comportamento troppo simile a quello umano e più unico che raro tra gli animali, ma è comunque esistente in natura, anche se è una evidente deformazione della norma. Non possiamo definire cinico, invece, un pesce balestra, che è maestro di agguati agli insetti che si posano incautamente su steli o foglie sopra il pelo dell'acqua, perché la sua tecnica è frutto di un istinto naturale che ha dalla nascita e che non potrebbe mai apprendere nel corso della sua vita, poiché ha un'insufficiente capacità intellettiva per tale scopo. Oltre che forza bruta, opportunismo e cinismo, esistono altre soluzioni che in natura vengono utilizzate spesso, come la prolificità e il parassitismo. La prolificità è tipica delle prede, che devono potersi riprodurre velocemente per non estinguersi, pressati dall'azione dei predatori. Il parassitismo è diffuso a tutti i livelli di complessità animale, a partire dalle specie più infime, come per esempio la tenia degli intestini (un verme asessuato), fino ad arrivare ad animali superiori, come per esempio il cuculo, non più in grado di riprodursi autonomamente, ma solo con la complicità (inconsapevole) di altre specie di uccelli. La storia umana, soprattutto la sua ultima fase, ha emulato tutti questi comportamenti espressi in natura. Addirittura, in alcune forme ideologiche, come il fascismo, sono incarnati tutti nello stesso momento. La forza bruta: "Spezzeremo le reni alla Grecia"! Anche se poi si è rivelata più la forza di un pavone che di un leone. L'opportunismo, quando l'Italia ha dichiarato guerra agli alleati, cioè nel momento in cui pensava alla loro fine prossima. Il cinismo, con gli intrighi diplomatici (e meno diplomatici) per l'annessione dell'Albania, sprezzante dei diritti d'indipendenza di quel popolo. La prolificità, che doveva servire a costruire un esercito potente e inesauribile. Il parassitismo, che doveva concretizzarsi con le mire colonialistiche. Il vero atteggiamento vincente in natura, però, è un comportamento esistente nelle potenzialità naturali dell'uomo, ma che nel corso della storia è stato progressivamente abbandonato: la collaborazione altruistica. Questo comportamento si è sviluppato, in modo del tutto indipendente, solo in alcune specie di insetti e in alcune specie di mammiferi. La collaborazione portata alla sua massima espressione possibile ha condotto alla formazione di gruppi sociali stabili e perenni (ossia un sistema sociale), dilatando enormemente le potenzialità di adattamento individuale. Sistema sociale non è un banco di sardine, come non lo è una mandria di gnu o uno stormo di rondini, indipendentemente dal numero di individui che compongono l'aggregato. Questo perché non esiste alcuna forma di collaborazione altruistica tra loro, ma solo opportunismo individualista. Se io ti chiedessi quale animale è il più temuto dagli altri, in un ambiente come la foresta amazzonica, probabilmente cercheresti il candidato tra serpenti velenosi, anaconda, giaguari, caimani....niente di tutto questo. Il vero terrore degli animali, di tutti gli animali, piccoli o grossi che siano, sono le formiche! Ci sono alcune specie di formiche nomadi carnivore che se si imbattono, per esempio, in un anaconda assopito dopo un lauto pasto, letteralmente lo divorano, senza che questo abbia possibilità di difendersi o di una via di fuga. La forza di queste formiche non dipende solo dalla loro aggressività o dall'enorme numero delle loro colonie, ma anche, e soprattutto, dalla collaborazione altruistica attiva che gli individui riescono a produrre tra loro, trasformando un insieme di singoli in un corpo unico e compatto. Curiosamente, tutti i comportamenti umani prodotti nel corso della storia sono una ripetizione già collaudata da molti milioni di anni da una specie o l'altra di formiche. Infatti, ci sono formiche cacciatrici-raccoglitrici, altre sono allevatrici (di afidi), coltivatrici (di funghi), predatrici (nei confronti di altre specie di formiche), schiaviste (che predano le larve di altre specie e le allevano per addestrarle al lavoro o a predare a loro volta), nomadi o sedentarie, campagnole o metropolitane, insomma di tutto. C'è un fatto ancora più curioso che accomuna il comportamento delle formiche a quello dell'umanità. Alcune specie di formiche sono in grado (totale predeterminazione genetica) di aggregare un certo numero di colonie e produrre in questo modo delle vere e proprie federazioni. Le colonie restano comunque autosufficienti dal punto di vista economico, ma svanisce qualsiasi accenno di aggressività nei confronti di bottinatrici che sconfinano in territori di colonie diverse. Le antiche federazioni di gruppi sociali umani di cacciatori-raccoglitori si fondavano esclusivamente sull'apprendimento, ma è comunque stupefacente che solo l'uomo e la formica siano in grado di produrre queste super organizzazioni sociali. Le assonanze tra uomo e formica non finiscono però qui. La specializzazione dei ruoli economici, che l'uomo fa uso in maniera sempre più pronunciata nella società di mercato, è tipica anche delle formiche (e delle termiti). Decine e decine di milioni di anni di vita sociale nel formicaio hanno dapprima favorito la specializzazione dei ruoli all'interno della colonia, per ottenere il massimo vantaggio economico col minor dispendio energetico, poi l'hanno fissata geneticamente, diversificando gradualmente la loro struttura biologica secondo i loro ruoli. La regina, unica dignitaria di corte, ha sviluppato abnormemente il suo addome (di solito fino al punto da non potersi più muovere da sola) per adattarlo a fabbrica di uova per tutta la colonia. I soldati hanno accresciuto le loro dimensioni spesso di molte volte quello delle formiche operaie, facendo delle loro mascelle delle vere armi da guerra, che in alcune specie sono cresciute a tal punto che impediscono addirittura di alimentarsi autonomamente. A questa e alle altre funzioni vitali della colonia, come la ricerca del cibo, la cura delle uova e delle larve, la pulizia del formicaio... provvedono le operaie, tutte femmine sterili. Da quando è nata la storia umana e si è dissolta la struttura originaria di gruppo, l'uomo ha cominciato a costruire il suo "formicaio" e la specializzazione dei ruoli è stata una necessità economica obbligatoria, ma mentre le formiche hanno dovuto modificare il loro codice genetico per modificare i ruoli economici all'interno della colonia, l'uomo ha potuto avvalersi di comportamenti culturali e della tecnologia, cioè di estensioni al di fuori del suo codice genetico. L'uomo però non è per niente immune da questo processo genetico che ha toccato tutte le specie viventi apparse sulla superficie della terra. Anch'egli, ovviamente, è un animale sessuato, dove esiste una specializzazione biologica tra maschio e femmina (la riproduzione sessuata è stata una scelta della natura per accelerare lo scambio di informazione genetica, per produrre diversità biologica e offrire alla selezione più opportunità) e all'interno del gruppo sociale donne e uomini hanno subito una diversificazione di forme e di dimensioni, chiamata "dimorfismo sessuale". Questo è il risultato di centinaia di migliaia di anni di vita sociale nel gruppo; perciò, nel relativamente breve arco di tempo della storia umana, i ruoli specializzati di origine culturale non avrebbero avuto il tempo materiale per essere fissati geneticamente. La minaccia che l'ingegneria genetica possa fare in poco tempo ciò che la natura non ha fatto in qualche migliaio di anni è però molto reale. Perché la specializzazione dei ruoli è nata al di fuori del gruppo sociale umano, ma si è formata all'interno della colonia di formiche? La risposta sta semplicemente nei numeri. Un gruppo di cacciatori-raccoglitori è completamente autosufficiente e perfettamente adattato al territorio se è composto da qualche decina di individui (di solito mai più di cento), mentre un formicaio, per raggiungere l'autosufficienza, necessita di un numero di individui notevolmente superiore. Cento formiche sono in balia dei predatori quasi quanto lo può essere una sola formica. E' la massa dei singoli che da potenza al formicaio. C'è però una tassa da pagare: non sarebbe possibile coordinare decine o centinaia di migliaia di individui senza una ferrea suddivisione dei compiti. Naturalmente le formiche non necessitano di una organizzazione gerarchica (Proverbi 6:6-8: "Va alla formica, o pigro, guarda le sue abitudini e diventa saggio. Essa non ha né capo, né sorvegliante, né padrone, eppure d'estate si provvede il vitto, al tempo della mietitura accumula il cibo"), perché sono totalmente guidate dal loro codice genetico, quindi la specializzazione dei ruoli non prelude affatto a una diversa ripartizione dei privilegi. Le formiche sono perciò "comuniste" anche se i loro ruoli economici sono diversificati e la loro struttura sociale è suddivisa in "caste" biologiche. Discorso diverso per il "formicaio" umano, perché la specializzazione (inesistente nel comunismo primitivo, ma necessaria in un sistema che di fatto ha perso l'autosufficienza territoriale) si è basata, fin dall'inizio, sulla diversa remunerazione dei ruoli, che ha determinato il formarsi delle classi sociali e dei privilegi della classe dominante. "L'opportunismo e il cinismo" nell'uomo sono comportamenti culturali individualisti che sono nati fuori del gruppo, in una struttura sociale che si stava trasformando in "antagonistica". Non potevano esistere nel gruppo (questo non significa che non erano nelle potenzialità umane, ma erano comportamenti rifiutati dalla cultura del gruppo) e spariranno quando si riformeranno i gruppi, ma la tua domanda: "Possiamo considerare l'opportunismo e il cinismo un segno del progresso evolutivo?" presuppone una domanda più profonda, vale a dire: la dissoluzione del gruppo, che ha innescato questo processo antagonistico, è un segno del progresso evolutivo? Giudicando da quello che possiamo vedere dovremmo certamente dire di no. Infatti il capitalismo sta sicuramente logorando le resistenze del pianeta e la socialità si sta sbriciolando, ma l'ambiente naturale è solo l'aspetto esteriore della natura, come la pelle lo è di un corpo umano. Sotto la pelle ci sono dei meccanismi complessi e autoregolanti. Io non accetto l'idea che la natura sia cosi fragile e l'uomo così potente da sfuggire ai meccanismi naturali. Per capirlo non dovremmo ragionare in tempi umani (cioè quelli consentiti dalla durata della nostra vita), ma in tempi evolutivi. Quello che allora potremmo considerare a prima vista un inevitabile sfacelo della natura, potrebbe invece rivelarsi un logico decorso con esito positivo. In pratica, non soffermiamoci sulle apparenze ma analizziamo a fondo la logica con la quale la natura si evolve. Tu stesso confermi indirettamente l'esistenza di questa logica quando affermi: "Se vuoi davvero sapere come la penso, ritengo che tutto l'universo e non solo la natura o il nostro pianeta siano finalizzati alla nascita dell'uomo e che quindi non esista nulla nell'universo che abbia un'importanza superiore a quella dell'essere umano". E' curioso che tu faccia una distinzione tra l'universo e la natura e il nostro pianeta. La natura è l'universo intero, inteso come la sua massa e le leggi che ne regolano il suo equilibrio. L'uomo potrebbe potenzialmente distruggere la vita sul nostro pianeta, ma non potrebbe mai, assolutamente mai, modificare alcunché delle leggi della natura. Ho la sensazione che parliamo di due cose diverse: quando tu parli di natura parli di ambiente, di equilibrio ecologico, di animali, di piante, di aria pulita; io quando parlo di natura intendo specificamente le leggi che regolano l'universo, altrimenti non parlerei di logica della natura. E' attraverso la comprensione di queste leggi che possiamo dare una spiegazione plausibile di quanto è accaduto, di quanto sta accadendo e di quanto potrà accadere all'essere umano e all'umanità. E' innegabile che il capitalismo non ha niente di umano, anzi, è la negazione stessa dell'umanità, ma non solo, perché è la forma più dispendiosa di energia e questo, apparentemente, contrasterebbe con la logica che la natura, nel suo processo evolutivo, conserverebbe solo le strutture meno dispendiose. Non è un paradosso, perché se consideriamo la cosa in tempi evolutivi ha invece una logica ferrea. Le leggi naturali non sono così complicate da comprendere, perché si possono riassumere in poche formule matematiche, ripetitive fino alla nausea, per questo scontatissime. La perdita d'identità di un sistema (nel caso della storia umana è il sistema sociale del gruppo) è indispensabile (lo è stato in tutti i salti evolutivi da un livello sistemico all'altro) per approdare a un sistema di livello superiore (in questo caso il sistema federativo). Questo l'ho scritto in modo più esteso nel file "Il disegno della natura". L'uomo può approdare al sistema federativo perché è l'unico essere a possedere il necessario quoziente intellettivo per farlo. In questa fase di transizione il gruppo originario ha perso la sua originaria identità, che potrà ritrovare solo se mediata dalla federazione, con una forma di comunicazione che era estranea al gruppo originale. Ad esempio quando alcuni atomi (sistema atomico) si aggregano per formare una molecola (sistema molecolare) devono mutare necessariamente la loro identità elettrica, diventando ioni negativi e ioni positivi, perché in caso contrario non saranno mai attratti l'uno verso l'altro. All'interno della molecola troveranno l'identità originale di atomi neutri, ma la comunicazione tra essi sarà mediata dal complesso molecolare, utilizzando gli elettroni liberi esterni dei singoli atomi, che diventeranno patrimonio comune. Questo significa che il sistema di livello superiore fa uso di una forma di comunicazione inesistente nei singoli componenti separati. Lo stesso identico processo lo si può notare in tutti i livelli sistemici, utilizzando questa sequenza di eventi:
Per quanto riguarda l'uomo, egli ha superato già da parecchi millenni la fase uno, perché la sua struttura sociale di gruppo ha sviluppato le necessarie caratteristiche aggreganti che permetterebbero di costituire il sistema federativo. Ora ci troviamo alla fine della fase due, ossia alla perdita d'identità completa del gruppo originario. Lo prova il fatto che la disgregazione del gruppo non potrebbe procedere oltre al più assoluto individualismo che si sta già manifestando nella società capitalistica. La fase tre inizierà quando la fase due sarà completata e si riformeranno i nuovi gruppi sociali, che si riorganizzeranno in federazioni. La stabilità di queste strutture dipenderà dall'uso di una cultura comune, sostenuta da un mezzo di comunicazione veloce per diffonderla e difenderla. Quindi per rispondere alla tua domanda se l'opportunismo e il cinismo sono segni del progresso evolutivo, la risposta è sì, a condizione però che queste manifestazioni siano temporanee. E' proprio questo carattere di temporaneità che può ingannarci e pensare (come ha fatto Darwin e stanno facendo ancora adesso i riduzionisti neodarwinisti) che la negatività della natura sia una sua scelta definitiva. Vedi forse opportunismo e cinismo tra le cellule del corpo umano? Lo si può vedere forse tra gli elementi di un gruppo di cacciatori-raccoglitori? Oppure in qualsiasi sistema stabile esistente in natura? No di certo, perché i loro rapporti sono basati sulla collaborazione altruistica. Eppure manifestare il male per produrre il bene è una scelta temporanea delle leggi naturali dell'evoluzione, finalizzata a produrre sistemi complessi improntati definitivamente sulla collaborazione altruistica.
In realtà Darwin ha fatto ancora peggio, proiettando gli atteggiamenti negativi del mondo animale e naturale al contesto umano, giustificando in questo modo lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e la brutalità del capitalismo, oltre tutto in modo decisamente consapevole. Anche se il darwinismo è ancora la cultura dominante negli ambienti scientifici, sta perdendo terreno nei confronti di una visione olistica della natura. Una natura che se è analizzata separatamente nei suoi aspetti parziali, ossia in modo riduzionistico, potrebbe dare effettivamente l'idea di assenza di logica, di disordine casuale, di incomprensibili ingiustizie, di crudeltà. La temporanea perdita d'identità di un sistema deve essere analizzata in funzione del prodotto finale, quindi una visione d'insieme del processo evolutivo. Dobbiamo dunque stare attenti a non guardare il capitalismo come il trionfo di una natura cieca e crudele, come neppure dovremmo giudicare il nostro operato sull'ambiente naturale e sui nostri consimili come la prova che l'uomo è sfuggito ai meccanismi della natura. Asseconderemmo solo il fondamentalismo darwiniano e ci condanneremmo alla rassegnazione e all'accettazione passiva che il capitalismo è una scelta definitiva della natura, o, ancora peggio, di un elemento (l'uomo) che è sfuggito al controllo della natura. Il marxismo è caduto in pieno nel "tranello" darwiniano, considerando casuale e definitivo il processo evolutivo che ha condotto al capitalismo, proprio perché considera l'uomo libero da vincoli naturali. Le tue idee entrano in questo stesso ordine quando affermi: "La comparsa dell'uomo sulla terra ha posto un'ipoteca sul senso della natura. Ora la natura trae il suo significato dal significato della storia. E chi non accetta questo sembra essere destinato a subordinare il primato dell'uomo a quello della natura. Di fatto, l'esistenza dell'essere umano va al di là di quella della natura stessa". Per renderti più chiaro il concetto di temporaneità della storia umana ti faccio un esempio. Quando una persona, in una giornata invernale, esce di casa con un abito leggero, si accorge subito che non è sufficientemente protetto dal freddo e decide di rientrare per cambiarsi d'abito. Prima d'indossare un abito più pesante deve comunque spogliarsi dell'abito leggero e rimanere temporaneamente svestito. Ora trasportiamo l'esempio alla storia dell'uomo. In questo caso la storia rappresenterebbe la nudità temporanea per poter indossare un abito più pesante, ossia il tempo necessario per togliersi di dosso il sistema sociale e indossare il sistema federativo. Se fai caso, ogni volta che c'è un cambiamento finalizzato a delle migliorie, come per esempio la ristrutturazione di una casa, il cambio di gestione di un'azienda, il rifacimento di una strada pubblica....avviene una temporanea perdita d'identità della vecchia struttura, che determina instabilità ambientale, sociale o economica. "C'è qualcosa nei tuoi ragionamenti che andrebbe meditato seriamente e per il quale ci vorrebbe una discreta dose di tempo". Se davvero vuoi meditare seriamente, medita su questo aspetto (la temporanea instabilità che caratterizza la storia umana), perché lo ritengo un nodo centrale per la comprensione del presente e utile al buon proseguimento del nostro dialogo. La dimensione "metascientifica", in cui collochi l'uomo, la ritengo un argomento che per il momento è prematuro affrontare. Probabilmente servirebbe solo ad arroccarci su posizioni filosofiche soggettive (e tali rimarrebbero proprio perché non possono avere un riscontro scientifico) e, visto il nostro tempo limitato, ci distrarrebbe dallo scopo principale di questo scambio di idee, cioè un "progetto per un'esistenza diversa". Mi sono letto tutta la sezione "Economia e società" e penso di avermi fatto un'idea abbastanza precisa su ciò che intendi per socialismo democratico. Per molti aspetti, sia dal punto di vista economico che umano, ci sono assonanze con le "cellule sociali". Sotto altri aspetti ho trovato invece delle contraddizioni (o che comunque io ritengo tali fino a prova contraria). Se sei d'accordo vorrei mettere a confronto, punto per punto, i nostri rispettivi modelli di società ideale, cioè una sorta di "prova del nove". Per ragioni di tempo potremmo analizzare solo uno o pochi punti alla volta, così faremmo degli interventi più brevi (almeno credo!) mantenendo la stessa frequenza. Soprattutto daremmo un carattere di utilità a quello che ormai sta quasi diventando come un secondo lavoro! |
Le immagini sono prese dal sito "Foto Mulazzani