Io penso che la necessità di usare il libero arbitrio deve essere tutelata anche a costo di autodistruggerci. Il problema semplicemente è questo: come difendersi da chi vuole usare la libertà in negativo? Il nemico non va attaccato o distrutto, ma dal nemico bisogna difendersi, anche con la forza.
Perché l'uso di questa forza sia il più democratico possibile, occorre che esistano le condizioni di un'esistenza basata sul bene comune. Altrimenti la storia si ripeterà all'infinito: chi vince si comporterà come lo sconfitto.
Più tardi realizzeremo il bene comune, meno resistenza saremo capaci di opporre all'uso negativo della libertà. L'inversione di tendenza diventerà tanto più difficile quanto meno resistenza avremmo saputo opporre. E le conseguenze saranno tanto più drammatiche. E' tutto proporzionato.
Questa transizione non può avvenire dall'alto, ma deve partire dal basso. Possono cominciare singole comunità o paesi del tutto insignificanti. L'importante è che queste realtà sappiano difendersi da chi inevitabilmente tenderà a distruggerle. Sono fermamente convinto che quando la forza viene usata da un intero popolo, il bene vince sempre.
Quanto alla scienza e alla tecnica, penso che la natura abbia tutto il diritto di non tollerare ciò che le impedisce di riprodursi in modo agevolato, anche in fondo per il bene dello stesso uomo. Quindi mi pare più che legittimo ch'essa si riprenda ciò che le appartiene. Se noi non usiamo una tecnologia compatibile con le esigenze, i ritmi, le necessità della natura, non abbiamo diritto a vivere su questo pianeta.
Lo so, sono parole dure, però se le ammorbidisco finisco per dire il contrario di quello che penso o per agire come non vorrei.
I compromessi sulle cose fondamentali non dovremmo farli.