DIALOGO A DISTANZA SUI "MASSIMI SISTEMI" |
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Da: Enrico Galavotti Certo, "forza della ragione", e puoi aggiungere anche "dei sentimenti", "della volontà" o, se preferisci, "della cultura". E tuttavia penso anche che Lenin ne avesse di "ragione" quando diceva che "una rivoluzione che non sa difendersi non vale nulla". Disse "difendersi", non "diffondersi", come invece i giacobini e lo stesso Bonaparte. E' possibile una resistenza armata rispettando i principi della democrazia? Se guardassimo i terroristi italiani, dovremmo dire "assolutamente no". Ma, chiediamoci, là dove non c'è resistenza armata, quante possibilità ci sono di non soccombere alla forza di chi comanda? Là dove non si resiste, chi comanda non ha neppure bisogno di usare la "forza delle armi", gli bastano le "armi della forza", che sono poi quelle delle istituzioni, della propaganda ecc. Dunque per quale motivo la "forza della ragione" rischierebbe di soccombere usando la "forza delle armi" per difendere i principi della democrazia? Forse i democratici italiani avrebbero dovuto aspettare i liberatori americani contro l'invasore nazista e rinunciare a diventare partigiani? S'è mai visto un popolo che va a morire per un altro popolo senza chiedere nulla in cambio? Non siamo forse passati dall'invasore nazista all'invasore yankee? E se anche la "non violenza" fosse una propaganda dell'ideologia cristiano-borghese? che tanto serve per distogliere la gente dal criticare duramente il sistema? quel sistema che, alla resa dei conti, pur senza usare la "forza delle armi" ci toglie la "forza della ragione"... (che poi la "forza delle armi" non ha mai smesso di usarla nei paesi coloniali e fa relativamente presto a usarla anche da noi quando si sente gravemente minacciato - guarda p.es. come tratta i no-global o come elimina i magistrati scomodi). Insomma io non vorrei che un giorno le generazioni future dicessero che noi non abbiamo saputo difendere i valori della democrazia perché eravamo così ingenui da credere che l'uso della forza è sempre un'azione antidemocratica... E pensare che anche il vangelo lo dice: "chi non ha spada, venda il mantello" (Lc 22,36). Quanto al resto che dici, spesso mi sono chiesto - guardando Nomadelfia, Barbiana, San Patrignano e altro ancora (pensa solo a tutte le esperienze del socialismo utopistico) - che possibilità abbiamo di costruire qualcosa di diverso, separandoci da uno Stato che vede il diverso con sospetto? (Ti dico questo perché lo Stato, che è il prodotto di una classe egemone, tollera il diverso solo nella misura in cui può servirsene per propri interessi). Se questo diverso fosse attaccato dalle istituzioni, la società civile lo difenderebbe? I fatti ci dicono di no. La gente è più disposta a difendere qualcosa che rimane nell'ambito della società, anche se questo "qualcosa" non ha l'ambizione di radicale alternatività... Dunque dovremmo accontentarci di militare in formazioni sindacali e partitiche o in movimenti d'opinione, sapendo sin dall'inizio che più di tanto non si potrà mai realizzare? Solo che se accettiamo questo, finiamo inevitabilmente col muoverci davvero quando le crisi sono catastrofiche. La cultura dell'italiano medio non è forse quella dell'emergenza? E quando arriva l'emergenza che esperienze democratiche potremo mai realizzare se non ci siamo allenati a tempo debito? Cioè da un lato mi rendo conto che un'esperienza alternativa può nascere solo dal basso, dalle autonomie locali, da esperienze basate sull'autogestione; dall'altro però mi chiedo che possibilità ci saranno di resistere con esperienze del genere ai "carri armati" del sistema ;-) |
Le immagini sono prese dal sito "Foto Mulazzani