Penso che Lenin avesse senz’altro ragione quando affermava che “una rivoluzione che non sa difendersi non vale nulla”. E’ scontato che una rivoluzione armata dovrà mantenersi in vita con la forza delle armi. Non ha importanza se poi deve solo difendersi o vuole diffondersi o deve diffondersi per difendersi.
Quello che non mi torna in questo discorso è che per rivoluzione si dovrebbe intendere un’inversione di 360° (così la terra fa ogni anno una rivoluzione intorno al sole) ma, vista la cosa in questa prospettiva, durante tutto l’arco della storia umana, in sostanza di rivoluzioni non ce ne sono mai state. Se i moti insurrezionali marxisti-leninisti fossero stati effettivamente rivoluzionari avrebbero, obbligatoriamente, riportato condizioni socio-economiche simili al comunismo primitivo (inversione di 360°), ma sono malinconicamente approdati tutti nella….”fattoria degli animali”! (vedi G. Orwell)
Il comunismo non è un’ideologia, ma è l’espressione integrale del nostro codice genetico, visto che i nostri antichi progenitori sono stati plasmati da parecchie migliaia d’anni di vita comunitaria e ci hanno tramandato i loro cromosomi attraverso le generazioni. Hanno mantenuto la loro struttura sociale e il loro modo di vivere intatti e perfettamente integrati all’ambiente naturale in tutto questo lungo tempo, perché, semplicemente, era la forma d’adattamento meno dispendiosa d’energia e per questo conservata.
Non avrebbero mai cambiato il loro modo di vivere se non fossero stati costretti da circostanze indipendenti dalla loro volontà (di questo, se vuoi, parleremo in seguito, perché merita un discorso a parte). I primi cambiamenti economici avvenuti dentro il territorio del gruppo sociale, cioè allevamento e agricoltura, hanno progressivamente sostituito la caccia e la raccolta di vegetazione spontanea, modificando, di conseguenza, anche la struttura comunitaria.
Va precisato che queste nuove forme economiche non sono state una scelta deliberata per migliorare condizioni che erano già ottimali, ma si sono rese necessarie per rimediare a dei guasti avvenuti in seno ai gruppi (anche di questo sarà necessario parlare in un secondo tempo). Del resto sarebbe stato un inutile dispendio d’energia lavorare la terra o addomesticare e curare animali, quando l’ambiente poteva offrire spontaneamente, col minimo sforzo, ciò che era necessario al soddisfacimento d’ogni tipo di bisogno.
Genesi ci fa giustamente capire che l’agricoltura e l’allevamento (Caino e Abele) sono nati al di fuori del giardino dell’Eden e a questo riguardo ci dice: “….Maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane….” Genesi 3: 17-19. Sta di fatto che oggi possiamo anche vivere come individui indipendenti, con la cultura del sistema competitivo che ci spinge a remare controcorrente e con la tecnologia che ci permette di fare a meno della collaborazione del nostro prossimo, ma dentro, nel profondo del nostro essere, siamo geneticamente “comunisti”.
L’unica forma di comunismo che riconosco, perciò, è quello che sarà formato da federazioni di gruppi sociali (ognuno dei quali composto di un certo numero di famiglie che collaborano tra loro) simili ai gruppi primitivi, coadiuvati e coordinati, questa volta, da una tecnologia che non era presente nel comunismo primitivo. Ogni forma d’organizzazione diversa da quella che ci comanda il nostro codice genetico non può far altre che provocare dei danni all’ambiente e alle persone. Infatti, di questo è fatta la storia umana, dalla prima “disobbedienza” fino ad oggi.
L’unica vera rivoluzione, degna di questo nome, dovrebbe quindi portare a questo cambiamento ma, per questo, come ho cercato di spiegarti nello scritto precedente, Non è indispensabile la lotta armata. Un conto è però parlare di rivoluzione, un altro parlare di resistenza armata. Ora, se la resistenza armata non è finalizzata alla rivoluzione ma a contrapporre una resistenza più o meno accanita, secondo l’autoritarismo del potere, è una lotta persa in partenza, perché il potere preferirà sempre, come dici tu, usare le armi della forza anziché la forza delle armi.
Ne risulta che in pratica non sarebbe necessaria alcuna resistenza armata. A proposito, è vero che in Luca 22: 36 Gesù Cristo dice: “….Chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una” e che questa spada doveva servire alla difesa, ma era per porre una resistenza armata al potere? No di certo! Perché è lo stesso Cristo a redarguire coloro che, tra il suo seguito, avevano male interpretato le sue parole e dice in Matteo 26: 52 “….Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada”. Ma tu, te lo vedi davvero “l’italiano medio” (“che è più disposto a difendere qualcosa che rimane nell’ambito della società”) a resistere, con le armi, alla perdita del suo primato assoluto mondiale di possessore di telefonini o di consumatore di prodotti di bellezza o d’acqua minerale? Auguri!
Stai tranquillo che le generazioni future non diranno “che noi non abbiamo saputo difendere i valori della democrazia perché eravamo così ingenui da credere che l’uso della forza è sempre un’azione antidemocratica….”, ma è molto più probabile, se qualcosa dovranno rinfacciare, che diranno che la nostra ingenuità non ha saputo difendere quei primati che ho scritto sopra….Non dovresti temere i carri armati del sistema più dei mezzi di persuasione che entrano direttamente a casa nostra attraverso i monitor del “Grande fratello”.
O non pensi che il nostro telefono non potrebbe essere posto sotto controllo, o che le nostre innocenti chiacchierate in internet potranno essere attentamente vagliate da qualche “tutore del quieto vivere dei cittadini”? La lotta partigiana è stata indubbiamente necessaria perché era in gioco la stessa vita degli individui, non c’era alternativa. E’ altrettanto vero che l’occupazione nazista è stata sostituita dall’occupazione “yankee”, ma non c’è stata alcuna lotta partigiana. Vedo invece un crescente consumo di Coca-cola o di Nike (se togli loro queste cose, ti rinfacceranno le nuove generazioni): per il motivo detto poco sopra, cioè non sono più necessari i carri armati del sistema, ma si usano mezzi più sottili. Si rende perfino superfluo il ruolo d’imbonitore che era coperto dalla classe clericale, che è sempre stata la colonna portante del potere politico.
Ti chiedi se anche la “non violenza” non sia in realtà una propaganda dell’ideologia cristiano-borghese: premessa la buona fede degli attivisti, penso che questa sia uno dei tanti inganni coi quali sono strumentalizzate le persone a vantaggio dell’esistente. Guarda che penso la stessa cosa di qualsiasi movimento di massa, no-global compresi, perché il sistema deve dimostrare la sua “pluralità”, la sua “libertà d’espressione” o il “diritto al voto”. Se l’esercitazione di questi diritti mettesse veramente in discussione la sicurezza del potere, pensi davvero che le persone potrebbero votare o scendere in piazza?
Per quel che mi riguarda (lo dico da marxista pentito) mi disinteresso totalmente del voto, dei partiti, dei sindacati, dei movimenti più o meno pacifisti e di tutte le organizzazioni nazionali o internazionali pro o contro il sistema, perché li considero sfumature diverse della stessa faccia della medaglia.. Forse sono parole più dure delle tue ma anch’io non voglio dire cose che potrebbero dare un senso diverso a ciò che penso. Questa é la mia unica forma di resistenza al sistema.
Come mi comporto quindi nella mia quotidianità? Pago le tasse, compresi i vari “canoni” o “bolli” (“rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi il tributo , il tributo; a chi le tasse, le tasse….” Romani 13: 7), rispetto le leggi istituzionali (“Ricorda loro di esser sottomessi ai magistrati e alle autorità, di obbedire….” Tito 3: 1), cerco un rapporto onesto con il mio prossimo ( “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro….” Matteo 7: 12), soprattutto non perdo la speranza di trovare altri “comunisti” che siano disposti a collaborare all’edificazione di quelle microsocietà autonome, che, nel pieno rispetto delle leggi vigenti, possono portare a un’esistenza basata sul bene comune.
Come ti ho detto non temo i carri armati del sistema, perché le “cellule sociali” saranno strutture che non si contrapporranno né al potere politico né al potere economico. Che lo stato possa servirsi di queste organizzazioni fino a quando gli farà comodo è scontato, ma saranno soprattutto queste organizzazioni che potranno servirsi dello stato per la loro sopravvivenza e il loro sviluppo. In ogni caso non saranno esperienze alla “san Patrignano”, né saranno simili a tutte quelle comunità antiche e moderne come gli Esseni del Mar Morto o gli Hamish americani, né ai Kibbutz israeliani o alle Comuni agricole cinesi; né ad alcuna confessione di monaci cristiani occidentali o buddisti orientali; né saranno simili a quelle ipotesi rimaste sulla carta e mai espresse, come la “città del sole” di T. Campanella o di Utopia di T. Moore.
Tutte queste entità erano destinate a rimanere delle “cellule” isolate (come dei protozoi), così come lo erano gli antichi gruppi di cacciatori-raccoglitori, perché, per federarsi e creare un sistema di livello superiore, sarebbe stata necessaria un’unica cultura aggregante (che non c’era), ma, soprattutto non c’era una indispensabile forma di comunicazione in tempi reali, che solo ora, o in futuro prossimo potrà essere disponibile. Se il comando che è stato dato ai primi uomini era di estendere il giardino dell’Eden non lo avrebbe potuto assolvere se non con l’ausilio di una comunicazione tecnologica, immediata, che avrebbe potuto tenere uniti tutti i gruppi sociali umani della terra.
Che sia dunque per questo che l’uomo ha cominciato a disgregare l’antica struttura comunitaria e intraprendere il cammino tecnologico? Questo nostro dialogo a distanza si sta incanalando in due argomenti principali: da parte tua la necessità di dimostrare l’urgenza di una resistenza armata agli attacchi del potere; da parte mia la necessità di far nascere delle microsocietà autonome estraniate dal sistema ma in armonia con le leggi dello stato. Forse, per evitare equivoci o errori d’interpretazione, sarebbe meglio che tu mi spiegassi bene, con degli esempi pratici, quotidiani, ciò che intendi veramente per “resistenza armata democratica”, e io potrei spiegarti bene, con degli esempi pratici, ciò che intendo veramente per microsocietà autonome. Chissà che le due cose non abbiano in realtà un punto di conciliazione…