DIALOGO A DISTANZA SUI "MASSIMI SISTEMI" |
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Da: Piero Nigra Quelli che tu consideri errori d’applicazione delle teorie marxiste, nelle nazioni del socialismo realizzato, e che definisci "pregiudizi nei confronti del mondo rurale, la scarsa considerazione per i problemi ambientali e per la questione femminile, il rifiuto delle civiltà precapitalistiche, il mito della scienza e del progresso, per non parlare del determinismo storico, dello spontaneismo delle masse...", non sono banali incidenti di percorso, ma sostanziali carenze oggettive proprie della filosofia marxista (il difetto sta nel manico, come si suol dire). Forse se Lenin fosse vissuto di più avrebbe anche potuto riconsiderare queste cose, ma "si sarebbe comunque posto il problema di come conciliare il primato concesso alla politica col primato che invece, in ultima istanza, bisogna concedere all'uomo, all'umanità dell'essere umano". Eppure tentativi Lenin ne aveva fatti: la gestione operaia delle fabbriche é stata caldamente sostenuta da egli stesso e sempre lui ha dovuto sciogliere l'esperimento che si é rivelato fallimentare, solo alcuni mesi dopo che era iniziato. I Soviet sono stati esautorati a favore di un’economia centralizzata, che puntava ad un’industrializzazione a tappe forzate. Era stato però un fallimento economico e non certo un fallimento dal punto di vista umano. Il fatto é che il pensiero marxista é sostanzialmente una filosofia economica (collettivizzazione dei mezzi di produzione e non comunione dei beni) che é l'esatto negativo del capitalismo (cioè uguale e contrario), ed entrambi equidistanti dal comunismo primitivo, o comunismo naturale, e, per principio, alienati dall'ambiente e dalla natura umana. Affermi che "se fossimo intelligenti ripartiremmo dagli errori che loro hanno compiuto per reimpostare il discorso in maniera più convincente". Non credo si tratti di mancanza d'intelligenza o di capacità o d'interesse, ma d’impossibilità pratica di raggiungere questi traguardi, perché la correzione di certi gravi errori non ha fatto altro che portare ad errori altrettanto gravi. D'altra parte, non avrebbero potuto trarre vantaggio dagli errori russi le esperienze cinese, iugoslava, cubana....? Perché pensare che sia sufficiente tornare indietro solo per un tratto di strada se le esperienze dimostrano che tutta la strada é sbagliata? La strada sbagliata noi l'abbiamo imboccata quando siamo usciti dal giardino dell'Eden, perché andare a ricercarla altrove? Sull'abbandono del comunismo primitivo tu credi ad una scelta razionale dell'uomo, che ha rifiutato di accettare il primato del collettivo sul singolo. In realtà non c'é stata nessuna scelta e nessun rifiuto, perché l'uomo, come sempre, é guidato dalla necessità di soddisfare i suoi bisogni immediati. Non si é mai trattato di decidere se soddisfare o no un bisogno, ma il nostro libero arbitrio sta unicamente nel decidere in che modo soddisfarlo. So che questo modo di ragionare porta logicamente a pensare, se non ad un determinismo storico, ad un determinismo della natura, come se l'evoluzione della materia procedesse a tappe obbligate, seppure ottenute con una serie di casualità. Non mi sono fermato davanti al pregiudizio che di solito aleggia sulla teleologia della natura e per anni mi sono sforzato di trovarci una logica. No, non stavo scherzando, nello scritto precedente, quando ho affermato che la natura ha creato le condizioni affinché l'uomo fosse indotto a disgregare la struttura sociale comunitaria, dando il via ad un processo economico che faceva uso di strumenti sempre più complessi. Più le modifiche all'ambiente e alla sua struttura sociale allontanavano dal comunismo primitivo, più gli esseri umani erano "costretti" ad affidarsi all'evoluzione della tecnologia, pena il disadattamento. Credere a questo significa ridimensionare il ruolo storico dell’uomo (non è l’uomo a fare la storia, ma è la storia a fare l’uomo) e soprattutto ridimensionare le possibilità del nostro libero arbitrio (d'altronde perché pensare tranquillamente che tutto l’esistente è governato da precise leggi fisiche e l’uomo ne è invece escluso?). Mi sento un po’ in imbarazzo mentre ti dico che il comunismo è nella logica della natura, perché mi immagino già che probabilmente penserai che la mia “voglia di comunismo” è talmente grande che ormai sono in preda alle visioni (forse tra un po’ vedrò la Madonna) e vedo comunismo dappertutto, anche in cose, come la natura, che sono neutre, inerti e perciò (apparentemente) senza volontà. Questo modo di pensare prelude che anche il caso (che pure esiste ed è operativo) abbia un ruolo contenuto in questo “programma” della natura e sia libero di agire nell’esecuzione del programma stesso, non già di modificarlo. Ovviamente anche la storia umana è stata “guidata” dalla ricerca di soddisfare dei bisogni che sono stati indotti agli uomini e che hanno prodotto bisogni nuovi e diversi, che il nostro libero arbitrio poteva sbizzarrirsi nel soddisfarli, ma anche “cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia”. Non scandalizzarti, perciò, se ti dico che la natura tende ad organizzarsi in sistemi di livello superiore e che l’umanità ne sarà interamente coinvolta. Il sistema di livello superiore al comunismo primitivo sarebbe stata la federazione di tutti i gruppi sociali dei cacciatori-raccoglitori primitivi della terra, così da formare un sistema planetario, un corpo unico, compatto e in sintonia con le sue singole parti. Ciò sarebbe stato possibile solo se esisteva un tipo di comunicazione idonea per favorire la collaborazione tra i gruppi sociali. Infatti, un qualsiasi sistema di livello inferiore, sia esso una proteina, una cellula, un animale, un gruppo sociale, deve la sua stabilità alla presenza di almeno una forma di comunicazione immediata, in tempi reali, tra i suoi singoli componenti. E’ scontato che l’unico tipo di comunicazione immediata che sarebbe stata in grado di far nascere quel sistema planetario, avrebbe dovuto essere al di fuori delle possibilità biologiche dell’uomo, cioè una comunicazione artificiale che l’uomo è stato “incaricato” di produrre. L’intelligenza artificiale e i satelliti geostazionari e in orbita attorno alla terra sono quindi il prodotto di questo “programma” della natura, mentre noi esseri umani solo gli esecutori inconsapevoli. Non ti sto parlando di un racconto di fantascienza, ma di una logica suffragata da fatti concreti e tangibili. La convinzione che il progresso tecnologico possa guarire i mali del pianeta spinge l’uomo ad affidarsi sempre di più ad esso, ma pensare che la tecnologia, qual’ora fosse gestita in modo più oculato, potrebbe migliorare le condizioni di tutta l’umanità, è solo una tenera illusione. Se facessimo la media individuale di disponibilità energetica tra tutti gli esseri umani della terra (quindi tra paesi ricchi e paesi poveri, tra individui ricchi e individui poveri) scopriremmo che questa media é identica a quella degli attuali cacciatori-raccoglitori, che di tecnologia complessa non ne fanno uso affatto! Il vantaggio energetico che la tecnologia può dare é pari al danno che questa produce. Infatti, é solo servita a travasare energia da una parte all'altra del pianeta, impoverendone molte zone per arricchirne alcune altre. Non ha avuto importanza se i possessori di tecnologia complessa erano nazioni capitaliste o socialiste: i danni provocati al pianeta e all'umanità sono stati gli stessi, con o senza collettivizzazione dei mezzi di produzione. E' evidente che la "funzione" della tecnologia é qualcosa di diverso dalle nostre aspettative e non é sotto il nostro controllo razionale. Concordo con te che nel dopoguerra c’erano più possibilità di realizzare il socialismo in Italia, non è un’ipotesi così irreale, ma sono convinto che saremmo finiti anche noi nelle sabbie mobili e non avremmo certo imboccato la strada del comunismo e della democrazia. Ora staremmo senza dubbio cercando di capire gli errori commessi, per poter ripartire in maniera più convincente…. Certamente che le microsocietà autonome “possono valere come input per qualcosa di più radicale” (esiste forse qualcosa di più radicale del comunismo?). Innanzi tutto perché la loro nascita, esistenza e sviluppo sarà indissolubilmente legata ad una forte organizzazione popolare, e poi perché si potranno effettivamente risolvere (in uno spazio limitato, che può crescere secondo l’impegno profuso dai membri dell’organizzazione) tutti i problemi sociali e ambientali caratteristici di questo sistema, che non potrebbero mai essere risolti a livello di nazione, non importa se capitalista o socialista. Non c’è da preoccuparsi ora del ribaltamento del potere politico ed economico, perché se questi stati comunisti in miniatura potranno reggere il confronto col sistema, allora avranno il diritto di esistere, altrimenti spariranno; nello stesso tempo, se saranno abbastanza forti da progredire, corroderanno il sistema dall’interno e sarà quest’ultimo a patire e poi sparire. In quanto alle leggi vigenti non sono affatto d’impedimento all’edificazione di queste strutture (perché non andranno ad intaccare gli interessi economici e politici del potere), di certo lo sarebbero in un paese a partito unico, statalista, che si definirebbe enfaticamente socialista. Se poi queste leggi fossero carenti, ecco dunque che l’organizzazione di supporto avrebbe motivo di rivendicazione, che non sarà mai, in ogni caso, quello di ricercare il potere politico e lo scontro frontale con lo stato: perché mai cercare di sfondare una porta quando si hanno le chiavi in tasca? L’Homo Laicus dovrebbe essere immune da qualsiasi pregiudizio di sorta, sia riguardo alle idee altrui (in particolare alle mie….), sia riguardo ai testi biblici. E’ vero che la Bibbia può essere stata revisionata e manipolata, ma dovremmo ugualmente valutarne i contenuti, indipendentemente dalla conoscenza degli autori reali. D’altra parte, nessuna opera d’arte rimane intatta nel tempo e deve essere revisionata e ritoccata, senza necessariamente stravolgerne il significato originale e, non si può negare, che la Bibbia è una grande opera d’arte della cultura umana. Si tratta solo di coglierne degli aspetti utili per applicarli ad un contesto reale esistente. Chiudere la Bibbia in un cassetto perché probabilmente è stata manipolata, mi sembra quasi come “buttare via l’acqua sporca con il bambino”. Come non considerare, ad esempio ciò che dice Atti 2:44-45 (Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno.), oppure Atti 4:32 (….e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune.). |
Le immagini sono prese dal sito "Foto Mulazzani