Tu parli di visione olistica, ma è proprio perché voglio guardare le cose in maniera complessiva che sono molto scettico sulla volontà delle istituzioni di rispettare ciò che a loro non appartiene. E' il concetto stesso di "civiltà" che mi spaventa.
Nei manuali di storia facciamo partire la "storia" dalla nascita delle civiltà, ma se c'e' qualcosa nella storia del genere umano che presenta più caratteristiche antidemocratiche, son proprio le cd. "civiltà". La nostra civiltà fa pesare moltissima parte delle proprie contraddizioni (che son poi quelle di capitale e lavoro) ai paesi del terzo mondo e non da oggi ma almeno da 500 anni, e se pensiamo alle crociate il tentativo era stato fatto un millennio fa, senza considerare che tutta la civiltà romana è stata, come quella odierna, un saccheggio infinito di risorse umane e materiali.
Mi riesce, per questo, molto difficile pensare alla possibilità di realizzare un'alternativa praticabile nell'ambito del sistema, di ogni sistema basato sull'antagonismo sociale: ti tollerano ma solo fino al punto in cui non dai veramente fastidio, poi ti eliminano senza pietà. Moro non era forse uno degli intellettuali di spicco della Dc? Eppure come hanno fatto presto a eliminarlo (i suoi stessi colleghi di partito!) quando hanno visto che la mano ai comunisti era troppo tesa...
Sono secoli che passiamo da una forma di sfruttamento e di oppressione a un'altra. Temo che non riusciremo più a tornare indietro, a meno che sconvolgimenti epocali non ci obblighino... Ecco perché ritengo che l'unica vera opposizione al sistema sia quella di non dargli nessuna fiducia, di approfittare di tutte le sue debolezze e non di avere "pietà" quando verrà il momento opportuno.
Da questo punto di vista faccio poca differenza tra "sistema" e "potere": questo è l'espressione principale di quello; anzi, sotto il capitalismo, il potere politico non è che un'espressione di quello economico (mentre sotto lo stalinismo si ebbe la pretesa di fare il contrario).
Ricordi gli incontri di Gorbaciov con Reagan a Rejkyavik? Gorbaciov si meravigliava alquanto che il più grande leader del mondo non era in grado di prendere alcuna decisione se prima non si fosse interpellato con le lobbies (cioè l'apparato economico-militare) che l'avevano mandato al governo, e se le lobbies volevano la guerra fredda e lui la pace, lui doveva far di tutto per continuare la guerra fredda.
Questo per dirti che posso anche essere d'accordo di partire da basso (in fondo i cristiani son partiti dalle catacombe!), dalle piccole comuni o da esperienze di autogestione, di mutualismo e di cooperazione a tutti i livelli - tutto questo però avrà un vero senso solo se rimarrà fermo l'obiettivo finale, che non è quello di puntellare un sistema decadente o di sopravvivere ai contraccolpi del crollo, ma quello di costruire un'alternativa all'antagonismo sociale, cioè un socialismo veramente democratico.
Sono perfettamente d'accordo con te anche sul fatto che un'operazione del genere dovrà basarsi sull'integrale rispetto delle leggi della natura, che purtroppo la nostra civiltà tecnologica ha quasi completamente dimenticato. L'uomo è un ente di natura, appartiene alla natura e qualunque violazione ai principi della natura si ripercuote in ultima istanza sui principi stessi della democrazia.
Quanto alla tua visione del cristianesimo mi trovi purtroppo sul versante opposto. Per me il cristianesimo è nato tradendo il messaggio del Cristo, per cui qualunque uso se ne possa fare è per forza di cose molto limitativo, e se ci si sforza di sottoporlo a critica laico-umanistica il risultato è sempre lo stesso: bisogna uscire dalla chiesa (come ho fatto io, dopo aver militato 10 anni in C.L.) e vivere come se il cristianesimo non esistesse.
Se io pongo il cristianesimo, anche in versione laicizzata, come trait-d'union dei possibili membri di una comune, ho già inevitabilmente tagliato i ponti con tutti quelli che non sono religiosi o credono in altre religioni. Ecco perché vado predicando una sorta di umanesimo laico in cui tutti, dal punto di vista umano, possano riconoscersi, a prescindere dalle fedi religiose.