Concordo con te con gran parte del tuo ultimo scritto: segno che il dialogo serve effettivamente a smussare gli spigoli. Solo una visione complessiva della storia ci consente di capire che cos’è la cosiddetta civiltà o, meglio, cos’è stato il processo di civilizzazione: un crescente sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Il 20% degli abitanti del pianeta dispone dell’80% delle risorse, mentre l’80% della popolazione deve accontentarsi del rimanente 20%. Condivido i tuoi timori che questo processo sia irreversibile e non sia più possibile tornare indietro, ma non essere pessimista, perché la storia non è una linea retta, ma un’immensa linea curva che, alla fine, come in un cerchio, tornerà nel punto preciso in cui è iniziata.
E’ un concetto che vorrei poter chiarire con poche parole ma non sono in grado di farlo. Per questo ho deciso di inviarti un voluminoso allegato, dove, a caratteri generali, tento di riassumere quella che è l’organizzazione della natura, di cui la storia dell’uomo è l’ultima fase.
Forse non è il momento più propizio, perché mi fai notare che il tempo a tua disposizione è limitato, ma come già ti ho detto in precedenza, non voglio farti fretta. Se questa è “una partita a scacchi”, prenditi tutto il tempo necessario per fare la mossa successiva. In questo allegato ci sono argomentazioni un po’ specialistiche (anche se ho cercato di trattarle nel modo più semplice possibile) e, forse per te inusuali, perciò spero che la tua pazienza non sia direttamente proporzionale al tuo tempo libero…. perché mi interesserebbe una tua valutazione, che potrebbe essere di qualche utilità a questo dialogo a distanza.
Non intendo dare il mio contributo per “puntellare” un sistema che sono certo dovrà cadere (da solo!), ma la realizzazione di microsocietà autonome comuniste ci darebbe modo di uscirne il più in fretta possibile per non esserne travolti dal crollo. Mi è difficile concepire un tipo di socialismo democratico che sia immune dalle influenze del sistema (e per sistema intendo quel processo di civilizzazione che sta durando da millenni). Penso che alla fine si trasformerebbe anch’esso in un puntello al sistema stesso, come lo è stato per certi versi il socialismo realizzato.
Ci sono molti aspetti della nostra quotidianità che diamo per scontato che siano naturali, ma sono invece il prodotto di tradizioni proprie della nostra civiltà. Non sono mai stati presi in considerazione da nessun modello politico che si metteva in contrapposizione al capitalismo, sia esso si definisse democratico che rivoluzionario.
Per questo ritengo necessario partire da zero con delle strutture che sono politicamente ed economicamente al di fuori del sistema, anche se, come dici tu, ci sono dei rischi da correre (in ogni caso anche le microsocietà autonome comuniste sono una forma si socialismo democratico). Anche per quanto riguarda il cristianesimo non siamo per niente su fronti opposti. Il pensiero cristiano al quale mi riferivo è il messaggio del Cristo che è stato tradito.
L’apostasia ha fatto in fretta ad infiltrarsi nell’organizzazione cristiana del primo secolo e Cristo stesso aveva preannunciato questo avvenimento. La nascente chiesa cristiana non ha tardato a “puntellare” il sistema politico romano, dal quale era inizialmente perseguitata. I punti fissi del pensiero cristiano non sono quindi gli innumerevoli trattati teologici prodotti nel corso dei secoli, ma unicamente i testi biblici canonici (che se anche fossero stati manipolati lo sarebbero stati nel primo periodo cristiano, perché in seguito sarebbe stato praticamente impossibile, vista la loro rapida diffusione).
Basta fare un confronto, anche superficiale, per rendersi conto che Bibbia e chiese cristiane sono due cose completamente diverse. Condivido la tua scelta di uscire dalla chiesa ma immagino che non ti sia costato poco. Io non sono uscito dalla chiesa perché non ci sono mai stato dentro, ma conosco anch’io la delusione e la frustrazione per la “caduta di un mito” al quale si è umanamente legati. La mia esperienza è stata all’opposto della tua, poiché negli “anni di piombo” orbitavo attorno a movimenti dell’estrema sinistra, che riconoscevo come unico strumento per abbattere il sistema.
I fatti, più che la ragione, mi hanno indotto a considerare il fallimento delle mie convinzioni. Ho vissuto quegli anni “come se il cristianesimo non esistesse” in quanto ho sempre abbinato (erroneamente) il pensiero integrale di Cristo con la dottrina filo-sistema della chiesa. Ho sempre mantenuto le distanze dalla chiesa e le ho accentuate quando ho scoperto senza pregiudizi il pensiero di Cristo, che è sempre stato velato o addirittura stravolto dalle chiese pseudo cristiane.
Mi sforzo di mantenere una visione laica della parola di Cristo, e sono giunto alla conclusione che è l’unica cultura prodotta dall’umanità in grado di aggregare le persone e tollerare le diversità individuali, che si presentano in qualsiasi associazione umana (microsocietà comuniste comprese).