5 mail PN - Dialogo a distanza sui massimi sistemi - Questioni di politica

DIALOGO A DISTANZA SUI "MASSIMI SISTEMI"


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Da: Piero Nigra
Inviato: mercoledì 9 ottobre 2002

L'ultima cosa che mi sognerei è di difendere l'economia politica liberista, ma non voglio neanche affrontare il problema come se fosse una gara a punti, per giudicare chi ha commesso gli errori più gravi, se l'economia politica socialista o quella liberista. 

Sono convinto che la storia non vada analizzata in modo riduzionistico (ossia valutarne separatamente le singole parti nelle loro aspettative, realizzate o disattese), ma è necessario, per una visione più obiettiva, analizzarla in modo olistico (cioè valutare l'insieme e il rapporto tra gli elementi che lo compongono). Cerco di spiegarmi meglio con un esempio. Io sono cresciuto in una famiglia di marxisti sviscerati (padre, madre, fratelli, zii, cugini, nonni....), dove esisteva il "culto" del sovietico. 

Mio padre "venerava" Lenin e l'Unione Sovietica e si è sempre sentito in dovere di istruirmi sulla bontà del sistema socialista e sulle sue conquiste in campo umano, sociale, economico e organizzativo. Conosco perciò la storia dell'Unione Sovietica in modo abbastanza approfondito e posseggo ancora enciclopedie, libri e documentazioni visive sull'argomento. Fino a pochi anni fa disponevo ancora di una copia de l'Unità del giorno della morte di Stalin, con caratteri cubitali in prima pagina: "Gloria eterna all'uomo che più di tutti ha fatto per l'umanità".... 

Mio padre era sempre pronto a giustificare gli errori commessi dall'economia politica dell'URSS (che lui non chiamava errori ma necessità), anche se erano a danno della condizione umana e della stessa vita delle persone. Lenin ha fatto questo perché era costretto da.... Stalin ha fatto quest'altro perché era pressato da.... Se non ci fossero stati gli attacchi di.... Egli è morto con la convinzione che tutto quello che era sovietico era, per principio, giusto. Non è riuscito a vedere il disastro nucleare in Ucraina, la caduta del muro di Berlino e il disfacimento dell'Unione Sovietica. 

Ti ho fatto l'esempio di mio padre per dirti che tutti noi esseri umani, indistintamente, abbiamo (e potremmo solo avere) una visione limitata di ciò che ci circonda. E' come se possedessimo ognuno un piccolo tassello di quell'enorme puzzle che è la storia umana. Se diamo un carattere di universalità al nostro tassello (che inevitabilmente è diverso da tutti gli altri) ci sembrerà logico che le nostre convinzioni siano obiettive e quelle altrui, se non combaciano con le nostre, siano di parte. 

D'altra parte ci costruiamo il nostro tassello in base alla cultura che abbiamo appreso, che c’insegna ciò che è normale e quello che invece non lo è. Poiché le culture si contrappongono (e non sempre in modo formale) significa che qualche cosa di anormale ci deve pur essere. Ma normale in conformità a che cosa? Qual é il metro di misura per stabilire se un certo comportamento è normale in assoluto o se lo è solo per noi? Ancora una volta devo dirti che solo confrontando il pensiero umano con l'insegnamento della natura possiamo avere una valutazione obiettiva. 

Non ho difficoltà a condividere il tuo entusiasmo nel sottolineare la grande "caratura" di Marx e di Lenin, come ho apprezzato i tentativi di Gorbaciov, e non è vero che voglio "buttare tutto quello che hanno prodotto, né a considerare il pensiero del mondo contemporaneo superiore al loro". Ho predicato a te di non buttar via la Bibbia in questo modo e sarebbe ridicolo se poi avessi io queste pregiudiziali.

Per la verità, ogni cultura ha qualcosa di buono da offrire, ma ad una condizione: che regga il confronto con l’esperienza evolutiva della natura e il suo apice, che consiste nell’essere umano. Per esempio è facile stabilire che il pensiero del mondo contemporaneo, individualista e competitivo, è completamente estraneo alla natura, che si basa invece su strutture altamente sociali. 

Tuttavia anche questo pensiero ha prodotto qualcosa di naturale. Ad esempio la specializzazione dei ruoli è un fondamento della natura (le cellule del nostro corpo sono fortemente specializzate), ma non lo è la diversa remunerazione dei ruoli (nessuna cellula ha un trattamento differenziato dalle altre cellule). Quindi, se il compagno direttore o il compagno segretario hanno la dacia in campagna e io no, è chiaro che è un comportamento non naturale. 

Per fare un altro esempio, il centralismo politico ed economico è naturale? Il nostro corpo ha un cervello che, attraverso ramificazioni nervose, tiene i contatti con tutte le altre cellule. E' curioso notare, però, che è solamente un controllo politico ma non economico, perché ogni cellula è una struttura economicamente autosuffìciente. Allora è facile capire che l'economia centralizzata è fortemente innaturale (la NEP, da quest'ottica, era molto più naturale). Non lo è di certo l'economia di mercato, perché sarebbe come dire che è naturale che le cellule competano tra loro: un'aberrazione! 

Tra le cellule del corpo umano vige la regola: "Da ciascuno secondo le sue possibilità, a ciascuno secondo le sue necessità, tanto cara a Marx, ma mai realizzata veramente da nessuna società umana postuma al comunismo primitivo. Potrei farti decine di questi esempi, ma spero di aver comunque chiarito il concetto. Non è che mi avvalgo della Bibbia e non dei testi classici del socialismo utopistico.

Cerco ciò che è "naturale" nell'una e negli altri: è il mio metodo di valutare le cose, ma posso dirti che trovo senz'altro più rivoluzionario il pensiero cristiano che non i testi classici del socialismo utopistico. Concordo che "la religione, anche nei migliori dei casi, resta sempre un oppio", ma la fede cieca in una qualunque ideologia umana (vedi per esempio mio padre) è una forma di religione altrettanto oppiacea. Ho solo suggerito un modo per attenuare l'effetto dell'oppio della cultura umana, affinché non ci ottenebri completamente la mente. 

Se poi riscontri che anche la filosofia della natura può provocare effetti di dipendenza, poco importa, perché è senza dubbio il male minore, perché affidandoti ad essa vai sul sicuro. Vorrei fare una distinzione tra quello che definiamo sistema e quello che chiamiamo potere. Il potere è lo strumento che ha in gestione il sistema e può essere cambiato (come cambiare la gestione di una pizzeria), senza che il sistema subisca significativi cambiamenti d'indirizzo (sempre pizzeria rimane). 

Anch'io ho a cuore quanto te di ribaltare il sistema, ma per farlo ritengo inopportuno e controproducente scontrarsi con il potere. "Creare piccole comuni che dovranno allargarsi a macchia d'olio" può apparire solo poca cosa, ma è il solo modo che conosco di realizzare il comunismo, e, quel che mi conforta, è il solo ad essere sostenuto dagli "ideali" della natura. "Se vogliamo possiamo dire che con l'introduzione del cristianesimo, il massimo che si sia riusciti ad ottenere sul piano della produzione é stato appunto il servaggio".... 

Noto che tendi a mettere ogni cosa sul piano economico, eppure ho letto, in qualche parte del tuo sito, che la qualità della vita non é legata solamente alle disponibilità materiali. Il cristianesimo non é una filosofia economica, ma umanistica, soprattutto é completamente inerte nei confronti di qualsiasi sistema politico ed economico, perché, per sua natura, accetta e lascia intatto il sistema che trova. Il servaggio, perciò, non é il risultato dell'applicazione del cristianesimo, ma dell'opera di un potere politico che nei secoli si é servito di una classe clericale che di cristiano ha ben poco. 

Il pensiero cristiano non é quindi idoneo come strumento per la lotta di classe e, tanto meno, per ribaltare un sistema politico ed economico. Proprio per queste sue caratteristiche d'inerzia politica, però, il cristianesimo (dal punto di vista laico e non oppiaceo) sarebbe adatto (come il guanto in una mano) come cultura aggregante per le microsocietà autonome comuniste. "Se dovessi costruire una comune con qualcuno, la prima cosa"....che ti consiglierei é di assicurarti che quel qualcuno la pensi esattamente come te, per due importanti motivi. 

Per prima cosa eviteresti di "imporre" qualcosa a chicchessia, perché il fondamento del comunismo e della democrazia é il libero consenso. Come seconda cosa è meglio che tu sappia che nel corpo umano le cellule mutagene non sono viste di buon occhio...


Le immagini sono prese dal sito "Foto Mulazzani

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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Politica
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Aggiornamento: 11/12/2018