DIALOGO A DISTANZA SUI "MASSIMI SISTEMI" |
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Da: Enrico Galavotti Ho l'impressione che tu in questa mail sia stato un po' fatalista. Vedi il pensiero occidentale come strumento di una volontà superiore che ci porterà a realizzare un fine anche senza la consapevolezza dei protagonisti (anche Hegel diceva cose analoghe); io invece lo vedo come strumento di una volontà umana antidemocratica che, come tutti gli strumenti, è destinato a essere superato da altri più efficienti (il che non vuol dire ancora più tecnologici), più sani (moralmente), meglio conformi alle leggi di natura. O comunque anche supponendo che tu non abbia voluto fare professione di fatalismo, ma anzi di ottimismo, perché sei comunque convinto che la Verità o Dio realizzerà i suoi piani nonostante l'agire umano, io non mi sento di pronunciare una sola parola su questo, perché non ho strumenti metastorici o metacognitivi. Questo perché alla fine chiunque potrebbe dirmi che non ho uno straccio di "prova" di quel che voglio dimostrare. Io stesso non sono affatto sicuro che l'umanità "svolgerà l'incarico fornito dal suo committente". Non dirmi che tu sei uno di quei credenti che pensa che il Cristo sia arrivato sulla terra per farsi ammazzare o per rispettare la volontà del padre! Chi desidera il suicidio è un disperato o un folle, e il Cristo, come ogni uomo normale, desiderava morire di morte naturale. Sono state le circostanze a farlo morire tragicamente. La crocifissione rientra nei piani di Dio? Ma anche la rivoluzione antiromana! Anzi la pace rientra di più della guerra in questi piani, se ci sono e di cui noi in realtà non sappiamo nulla. La rivoluzione antiromana era ormai diventata inevitabile al fine di assicurare ad Israele la pace interna. Altrimenti la pace è solo rassegnazione al dominio del più forte, e questo non si può accettare, neppure nella convinzione che, accettandolo, si faccia la volontà di Dio. Questo per dirti che il pensiero occidentale per me è solo una tappa della degenerazione dell'uomo e che col suo sviluppo ulteriore noi finiremo sicuramente con l'autodistruggerci. Nel passato abbiamo creduto nel marxismo perché ci sembrava che un'evoluzione di detto pensiero, in forma di rottura e non di continuità, ci avrebbe fatto uscire dalla logica del capitale. I fatti hanno poi dimostrato che non è così semplice uscire da questo meccanismo. Ma questo non significa che l'esigenza della rottura fosse sbagliata. Sbagliati semmai sono stati i metodi, a mio parere troppo simili a quelli adottati in occidente. Non tanto perché troppo violenti contro il nemico, ché la violenza è inevitabile quando si viene attaccati, ma perché troppo ideologici nei confronti di chi invece aveva accettato la rottura. Alla fine la rivoluzione aveva sostituito una "chiesa" con un'altra "chiesa" (erano cambiati solo i dogmi). Che cos'è dunque questa natura che non vede le fatiche e le tragedie dell'umanità perché deve realizzare un'organizzazione più complessa? Mi pare una natura divinizzata, una sorta di deus ex-machina, una provvidenza scientificizzata... Non stiamo forse ritornando nei meandri delle ideologie, da cui invece dobbiamo uscire per entrare finalmente nel terzo millennio? Certo, non dobbiamo uscire dalle ideologie col pretesto che sono tutte fallite e riconfermare così il dominio del capitale, come stanno facendo destra e sinistra. Però dobbiamo uscire dalla pretesa che sia un'ideologia a dirci come dobbiamo comportarci nella vita quotidiana. Sono i bisogni e l'attenzione per questi bisogni che devono dircelo. Se un'ideologia ci insegnasse a vivere così, per me sarebbe già molto. Perché quindi dire che "sia solo tempo perso parlare di sviluppo sostenibile, di ridistribuzione delle risorse, di mercato equo solidale, di processo di democratizzazione..."? Non sono forse queste idee che ci inducono a prestare maggiore attenzione ai bisogni della gente? Per quale ragione la realizzazione di una organizzazione più complessa dell'agire umano dovrebbe prescindere da questi processi di democratizzazione? Perché dovrei preferire le incoerenze palesi di teoria e prassi del pensiero occidentale ai fini della realizzazione del "futuro comunismo primitivo"? Per quale ragione devo pensare che il male faccia più bene del bene? Forse non riusciamo a capirci sui termini. Questa tua frase p.es. non riesco a condividerla:
Per me laicizzazione vuol dire semplicemente guardare le cose in maniera più razionale o terrena, comunque meno mistica. Non attribuisco alla laicizzazione un contributo al progresso della democratizzazione, perché questa è cosa che riguarda la prassi, mentre l'altra riguarda solo la teoria e associare le cose, come fossero una causa dell'altra, non ha senso, in quanto la storia dimostra che lo sviluppo della laicizzazione non ha affatto portato a una maggiore democrazia ma solo a un diverso modo di sfruttare il lavoro altrui. Se un giorno gli storici arriveranno a dire che nel Medioevo, nonostante l'integralismo politico-religioso, c'era sul piano pratico più democrazia di oggi, per me non direbbero nulla di sensazionale, anzi finalmente si porrebbero le basi per ripensare allo strano teorema secondo cui una maggiore laicizzazione del pensiero comporta una maggiore democraticità dei rapporti umani. E neppure vedo la laicizzazione come un modo per affermare una divisione là dove c'era unità (come mi sembra tu lasci credere). Io penso che il comunismo primitivo sia stato "laico" nel senso che non si faceva della religione uno strumento per dominare le coscienze, cioè nel senso che non si teorizzava qualcosa di estraneo al pensiero quotidiano, concentrato sulla soddisfazione di bisogni umani. Quando si cominciò a pensare che per soddisfare tali bisogni si aveva bisogno di una religione, ecco che allora è finito il comunismo primitivo e sono iniziate le civiltà. Gli uomini hanno cominciato a chiedere a Dio (e ai suoi sacerdoti) ciò che non potevano più chiedere a se stessi, perché altri glielo impedivano, o con la forza o con l'inganno. Certo, l'uomo ha molteplici bisogni spirituali da soddisfare, ma questo non significa che la risposta debba essere ricercata nei cieli. Il bisogno spirituale è fonte di creatività artistica ed è bene che resti tale, poiché ogni sua soddisfazione riduce le capacità creative dell'uomo, lo frena nella ricerca... Ciò che non ho mai sopportato della religione è la costrizione a credere che per soddisfare determinati bisogni la strada più giusta sia appunto quella religiosa. Per quale motivo un bisogno spirituale può trovare soddisfazione vera solo in modo religioso? E per quale motivo a un bisogno spirituale viene per definizione attribuito un significato religioso? (Sull'origine della religione vedi quanto ho scritto qui: www.homolaicus.com/religioni/origine_destino_religione.htm) Dio è un concetto astratto, frutto della nostra fantasia: l'ateismo serve solo per impedire che un concetto astratto possa dare soddisfazione a un bisogno concreto. Il bisogno dovrebbe rimanere bisogno, perché è questo che ci spinge a cercare sempre nuove soddisfazioni, nell'orizzonte umano e naturale che ci è stato concesso. Continuiamo su questo, perché vedo che sugli stessi termini abbiamo opinioni diverse. |
Le immagini sono prese dal sito "Foto Mulazzani