DIALOGO A DISTANZA SUI "MASSIMI SISTEMI" |
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Da: Piero Nigra Non intendevo essere né fatalista, né ottimista. Non ho detto che il pensiero occidentale ci porterà, attraverso una sua continuità, a un sistema conforme alle leggi di natura e nemmeno che il capitalismo sia lo strumento di una volontà superiore. Ho semplicemente sottolineato che l’uso del libero arbitrio, di cui ogni essere umano è dotato, ha dato alla fine come risultato il sistema politico, sociale ed economico attuale, che vede il pensiero occidentale come dominante. Su quali basi tu affermi invece che questo sistema "é destinato a essere superato da altri più efficienti (il che non vuol dire ancora più tecnologici), più sani (moralmente), meglio conformi alle leggi di natura"? Migliaia di anni di storia, fatta di lotte violente e non violente, in nome della giustizia umana, hanno forse modificato (o semplicemente scalfito) i rapporti basati sulla logica del profitto e della competizione? Il cambiamento "è destinato" solo perché la storia adesso la stiamo vivendo noi? Mi pare che il fatalista o l’ottimista, in questo caso, non sono io. Nessuno degli avvenimenti storici é stato pianificato in anticipo da una "volontà superiore", e la storia avrebbe potuto avere percorsi e situazioni molto diversi da quelli che ha avuto. Anche mescolando e rimescolando le carte, però, il risultato finale non sarebbe affatto cambiato. Ci ritroveremmo comunque in condizioni simili e, in nome della giustizia umana, parleremmo ancora di esigenza di cambiamento. Potremmo estendere il discorso sull’intera evoluzione degli organismi pluricellulari, attribuendo tranquillamente al caso la comparsa di tutte le forme vegetali e animali. Avrebbero potuto benissimo sorgere specie alquanto diverse, magari senza dinosauri, oppure invece prolungando l’esistenza di questi fino ai giorni nostri. Tutto è potuto divenire senza far uso di una tabella di marcia predefinita. Di una cosa sono però convinto: l’evoluzione biologica avrebbe portato inevitabilmente all’essere umano. Questo per una ragione semplice: l’evoluzione della materia é in realtà l’evoluzione dell’informazione, e l’apice dell’evoluzione biologica poteva soltanto essere rappresentata da un organismo col più alto quoziente intellettivo possibile, l’uomo, appunto. Forse potrà sembrarti bizzarro che la somma degli eventi casuali possa dare un risultato scontato, ma non é fatalismo, é matematica. Se, per esempio, una coppia di sposi decide di avere un figlio, ha una possibilità su due che questo possa essere sia maschio, sia femmina. Se decide di avere più figli, questi potrebbero essere tutti maschi o tutte femmine o combinazioni miste. Fatalità? No, casualità. Presa una popolazione nel suo insieme, però, la quantità di maschi e di femmine si avvicina al 50%, più cresce l’entità numerica della popolazione presa in esame. Fatalità? No, matematica. Nessun destino, quindi, per i singoli avvenimenti storici, e nessuna interferenza sul nostro libero arbitrio da parte di una volontà suprema. Perciò non credo proprio che la crocifissione rientri nei piani di Dio e nemmeno la rivoluzione antiromana e tutte le altre rivoluzioni e ideologie, capitalismo compreso. Anche tu, come me, come tutti, non puoi prevedere se e quando potrà verificarsi un momento di rottura nell’esistenza di questo sistema, oppure se il suo superamento avverrà in modo progressivo. Per questo le previsioni di Marx o di Lenin, a tale riguardo, non mi dicono proprio niente. Su una cosa concordo con te, cioé che uno sviluppo ad oltranza del sistema capitalistico metterebbe seriamente in pericolo la vita stessa del pianeta, noi esseri umani compresi. E' stata, da parte mia, una scelta infelice dei termini, quando ho parlato di natura "committente" e di umanità "incaricata". Era solo un'espressione metaforica per dire che l'insieme delle casualità storiche, determinano un obiettivo inevitabile. Questo obiettivo lo possiamo individuare solo se guardiamo un po' più in là e un po' prima della storia dell'uomo, che é semplicemente una fase dell'auto organizzazione della natura. Questo processo organizzativo, o se si preferisce, l’evoluzione a partire dal "big bang", é frutto di un’infinita serie di casualità, ma ciò che appare evidente (e nello stesso tempo stupefacente) é che il caso raggiunge sempre traguardi ripetitivi (livelli sistemici di complessità crescente), addirittura prevedibili. Se attraverso la casualità la natura ha prodotto il sistema sociale (matematicamente determinabile), é prevedibile che la prossima tappa sarà il sistema federativo, ossia l’aggregazione stabile e perenne dei gruppi sociali. Come era mia intenzione spiegarti, con uno dei due file allegati, il passaggio dal sistema sociale al sistema federativo comportava una forma di comunicazione in tempi reali, al di sopra delle possibilità biologiche dell’uomo, appunto la comunicazione tecnologica. Ci sono volute parecchie migliaia di anni affinché la casualità incanalasse l’uomo nel percorso tecnologico, ma era scontato che questo avvenisse, allontanando l’uomo dal suo rapporto armonico con l’ambiente naturale e dalla struttura sociale del comunismo primitivo. In questo senso il capitalismo si é rivelato il sistema più idoneo allo sviluppo tecnologico, proprio perché é il più lontano dalla natura umana. Il sistema federativo comporta invece un ritorno totale alla reale natura dell’uomo, e la storia dovrà "sbarazzarsi" in qualche modo del capitalismo. Credo anch’io che il capitalismo é "destinato" a cadere, ma chissà se per lotte intestine o rivoluzioni o per la solidarietà umana o solo perché avrà esaurito la sua spinta propulsiva all’incentivazione tecnologica. Già il solo fatto che la tecnologia non sia assolutamente servita a migliorare le condizioni di vita dell’umanità, dovrebbe far riflettere che non é nata per nostro beneficio, ma per una trama della quale siamo protagonisti ma non registi. Se ti ho detto che era solo tempo perso parlare di sviluppo sostenibile, di ridistribuzione delle risorse…. era solo per evitare di tuffarci e rituffarci nel mare delle casualità, senza capire dove si andrà a parare. Forse nel modo che mi sono espresso potrei sembrarti egoista e insensibile, indifferente alle sofferenze dell’umanità. Di certo non é così. Se preferisco dedicare il mio tempo alla definizione di microsocietà autonome comuniste, anziché occuparmi dei problemi umani a livello planetario, é perché sono consapevole che é il solo mezzo per esprimere, in modo concreto, il mio bisogno naturale di scambio di solidarietà col mio prossimo (che è tale proprio perché mi é vicino e posso collaborare direttamente con esso, mentre non posso, mio malgrado, aiutare il bambino etiope che sta morendo di fame). D’altra parte, vogliamo analizzare a quali risultati sono pervenuti tutti gli sforzi e le lotte passate, tese a correggere e a superare la degradante condizione umana? Sviluppo sostenibile: chi potrà convincere gli Stati Uniti che sono loro la causa maggiore dell’inquinamento e dello spreco delle risorse del pianeta? O meglio, chi convincerà i cittadini americani a rinunciare alle loro comodità e ai loro privilegi, in cambio di una terra pulita? Chi potrà convincere le multinazionali che le foreste equatoriali sono patrimonio di tutta l’umanità, i "polmoni" del mondo e i serbatoi della biodiversità? Non hanno rinunciato neanche ai diritti sui brevetti dei medicinali salvavita per l’AIDS in Africa! Ti ricordi la promessa "rivoluzione verde", che doveva portare in dieci anni acqua, cibo e benessere a circa 700 milioni di disperati nel Terzo Mondo? Ebbene, la promessa é stata mantenuta e per 700 milioni di persone sono stati resi disponibili acqua, cibo, alloggio e un minimo di servizi pubblici. Nel frattempo, però, in quei dieci anni, la popolazione mondiale si é accresciuta di 800 milioni, vanificando gli sforzi di dieci anni, anzi, aggravando il problema. La stessa Cina, che a costo di immani (e inumani) sacrifici, sta rallentando il tasso di crescita della sua popolazione, si stabilirà probabilmente a un miliardo e mezzo di abitanti. Questo immenso "ibrido" politico sta accrescendo il suo PIL in proporzioni di boom economico continuo. Cosa ne sarà dell’ambiente e delle risorse del pianeta, quando un miliardo e mezzo di cinesi potranno a loro volta rivendicare tutte le comodità tecnologiche, che noi ben conosciamo? Chi li convincerà che solo gli americani e gli europei hanno questi "diritti"? Semplicemente, uno sviluppo sostenibile non sarà possibile fino a quando esisterà il capitalismo, e, come dovrai darne atto, il pensiero occidentale si sta "bevendo" i cervelli della maggioranza della popolazione umana. Ogni forma di boicottaggio economico individuale (del tipo: non beviamo più Coca-cola), così come ogni forma di protesta formale (del tipo: sciopero della fame) o sostanziale (del tipo: tutti in piazza), sono solo forme di autolesionismo che non portano a nessun risultato concreto. Del resto cosa potremmo fare? Sconfiggere militarmente il capitale, seguendo il consiglio di "Che" Guevara, "uno, dieci, mille Vietnam"? Forse, se ne valesse davvero la pena, ma vedere il ritorno del capitale in quella nazione, che solamente col sacrificio di molti milioni di persone é riuscita ad ottenere la libertà, mi fa dire che un solo Vietnam é più che sufficiente! Anche altre forme diverse di lotta vengono riassorbite regolarmente dal sistema. Guarda per esempio che fine sta facendo la spontaneità del primo forum sociale internazionale di Porto Alegre. Sindacati e partiti politici della sinistra tradizionale (quelli che "trattano" col potere) hanno pian piano imbrigliato le regole del gioco e monopolizzato i forum successivi. Il sistema sembra un grosso "buco nero" che accentra su di sé ogni tipo di espressione politica e ideologica. Guarda solo nell’ultimo secolo l’involuzione politica dei partiti e dei movimenti in Italia, che sono nati per contrapporsi al capitale, a partire dal partito socialista dei lavoratori, che poi ha dato vita al partito comunista, che poi ha dato vita a una miriade di partiti e di movimenti della sinistra, estrema e meno estrema, tutti sono scivolati lentamente verso il centro. Lo stesso discorso vale anche per i partiti di destra. "La verità sta in mezzo" si dice, ma la verità é un’altra….Anche movimenti spontaneisti, non legati a nessun partito od organizzazione, subiscono la stessa sorte. Per esempio, in Brasile, i contadini disoccupati si coalizzano e occupano le terre incolte o poco sfruttate dei grandi proprietari terrieri. La tecnica consiste nel presidiare in massa dei terreni e resistere alle minacce della polizia. Una volta che il peggio é passato, il terreno espropriato é dato in gestione a delle famiglie di contadini senza terra, che di solito si associano in cooperative. Fin qui sembra che la lotta paghi e i fatti sembrano darti ragione, ma vuoi sentire il proseguo della storia? Le cooperative s’indebitano fino al collo per modernizzare il loro lavoro, nell’agricoltura, nella trasformazione e nella piccola industria, per cercare di essere "più competitivi" nel mercato locale. Sai chi sono di solito i referenti commerciali di queste cooperative? Le multinazionali europee ed americane! Ragionando in modo positivo si potrebbe dire che, intanto, questa gente ha trovato un lavoro (che nelle regole del mercato e della competizione significa però che altri hanno perso il loro posto di lavoro), realisticamente, però, si può costatare che il grande capitale ha trovato mano d’opera a basso costo, approfittando di quei poveretti che sono costretti ad un auto sfruttamento intensivo, per pagare dei debiti che probabilmente non riusciranno mai ad estinguere. E la storia continua…. Adesso non dirmi che sono "catastrofista"! Io non vedo soluzioni politiche per il superamento del sistema capitalistico, ma sarei ben contento se tu formulassi delle tue ipotesi in merito.
Leggendo questo tuo passo confermo la tua osservazione che sugli stessi termini abbiamo opinioni diverse. La cosa in sé non é preoccupante, basta che ognuno spieghi con calma ciò che intende dire con quel termine. Comunque, dimmi se ho capito bene quel che volevi intendere. Tu affermi che il nostro comportamento quotidiano deve essere guidato non da quello che ci viene propinato (ideologia), ma da quello che sentiamo dentro (bisogni), e saresti disposto a seguire un’ideologia che ti aiutasse a non impedire la soddisfazione di questi bisogni. I bisogni sono il motore dell’esistenza di tutti gli esseri viventi, uomo incluso. I comportamenti degli animali e degli uomini sono determinati dai loro bisogni, ma esiste una notevole differenza tra i bisogni e i comportamenti degli animali e di quelli degli uomini. A parte il fatto che gli animali, al contrario dell’uomo, hanno comportamenti più genetici che appresi, secondo la complessità della specie, la differenza maggiore consiste nel fatto che gli animali hanno bisogni originati da un ambiente naturale, scarsamente modificabile nel tempo, mentre l’uomo deve imparare ad adattarsi ad un ambiente artificiale, che si modifica in tempi sempre più rapidi e in maniera sempre più radicale. Che si tratti di bisogni primari, come mangiare, bere, dormire…., o bisogni secondari, questi sono sempre fortemente condizionati dalle culture locali o nazionali. La cultura ha il potere di alterare i nostri bisogni naturali, creandoci sempre bisogni nuovi ed impellenti da soddisfare, addirittura fino al punto di far nascere bisogni insani come il suicidio o il sadismo, del tutto assenti tra gli animali. Purtroppo i bisogni non sono scelte individuali, ma costrizioni che ci vengono imposte dalla cultura del sistema in cui viviamo. Il nostro libero arbitrio consiste unicamente nella scelta dei modi ottimali per soddisfare questi bisogni. Siamo succubi delle espressioni culturali e tradizionalistiche del consumismo, e non potremmo neanche più discernere i nostri bisogni naturali da quelli indotti, che ci sorbiamo con la pubblicità. Come puoi, dunque, prendere i nostri bisogni come punto di riferimento per la nostra quotidianità, senza presumere di cadere nell’influenza del sistema che dici di voler superare? I nostri bisogni potranno essere la nostra affidabile guida solo quando potremo vivere da uomini naturali, rispettosi della nostra vera natura sociale e dell’ambiente naturale, vale a dire, solo col comunismo. Poiché credo che queste condizioni le possiamo ottenere anche a livello locale, con delle microsocietà autonome, mi sembra illogico aspettare di cambiare il mondo con la caduta del capitalismo. Anzi, un’ipotesi valida quanto le altre, é che questa caduta possa essere determinata proprio dal proliferarsi di queste microsocietà. In ogni caso, solo in quelle condizioni particolari potremmo capire quali sono effettivamente i nostri bisogni naturali, che ci potranno guidare nella quotidianità senza interferire nella soddisfazione dei bisogni altrui. Cercavi un’ideologia che ti insegnasse a vivere così, senza adulterare i tuoi bisogni naturali? Non devi mica cercarla tanto lontano, perché, gira e rigira, la sola cultura umana idonea allo scopo é il pensiero cristiano. Quando ti parlavo della necessità di laicizzare il pensiero cristiano, intendevo la necessità di estrarre da esso la sua cultura umanistica, mondata da tutte le influenze mistiche, celesti e celestiali. A proposito, non mi pare di averti mai fatto pensare che io sia un "religioso", credente e devoto a qualche tipo di divinità. Non comprendo perciò le tue "sparate". E’ vero che preferisco pensare che sia stato Dio ad inventare la mente dell’uomo e non la mente dell’uomo ad inventare Dio, ma tutto si risolve qui. Sono ipotesi di pari livello delle tue, che rimarranno sempre solo ipotesi, perché non potranno mai essere confermate o smentite. Non é perciò sull’esistenza o meno di Dio che voglio discutere.
Condivido tutto, ma non penso di aver detto qualcosa di diverso, quando ho affermato che il desiderio di laicizzazione é iniziato con le prime imposizioni religiose, mentre ci allontanavamo dal comunismo primitivo. Come non ho mai detto che la risposta ai nostri bisogni spirituali vada necessariamente ricercata nei cieli. Sono bisogni soggettivi che dovranno avere soluzioni individuali. In ogni caso, penso che il bisogno spirituale sia molto di più che fonte di creatività artistica, ma potremo verificarlo solo quando ci saremo liberati dai condizionamenti culturali che ci portiamo dentro da parecchie generazioni, definirlo adesso é del tutto inutile. Anche quando affermi che "Dio é un concetto astratto, frutto della nostra fantasia: l'ateismo serve solo per impedire che un concetto astratto possa dare soddisfazione a un bisogno concreto", ti metti sullo stesso piano delle religioni, che agli individui vogliono imporre Dio come un concetto concreto e, per loro, l’ateismo impedisce la soddisfazione di un bisogno naturale. Non penso proprio che si potrebbe mai avviare un processo di democratizzazione a suon di imposizioni filosofiche. Mi viene un dubbio, leggendo questa tua affermazione: "Nel passato abbiamo creduto nel marxismo perché ci sembrava che un'evoluzione di detto pensiero, in forma di rottura e non di continuità, ci avrebbe fatto uscire dalla logica del capitale. I fatti hanno poi dimostrato che non è così semplice uscire da questo meccanismo. Ma questo non significa che l'esigenza della rottura fosse sbagliata. Sbagliati semmai sono stati i metodi, a mio parere troppo simili a quelli adottati in occidente. Non tanto perché troppo violenti contro il nemico, ché la violenza è inevitabile quando si viene attaccati, ma perché troppo ideologici nei confronti di chi invece aveva accettato la rottura. Alla fine la rivoluzione aveva sostituito una "chiesa" con un'altra "chiesa" (erano cambiati solo i dogmi). Sono sbagliati i metodi o abbiamo perso di vista gli obiettivi? Ammesso (ma non concesso) che i metodi violenti possano servire ad uscire dalla logica del capitale, siamo certi che la rivoluzione é ancora finalizzata alla realizzazione del comunismo? Gli esempi dell’Unione Sovietica, della Cina, del Vietnam, di Cuba e di tutte le altre realtà (o ex realtà) socialiste, non sciolgono per niente le mie riserve a proposito. Credo ci sia stata una degenerazione ideologica perché il mezzo é diventato più importante dell’obiettivo. Per dirla con un aneddoto, sarebbe come dover raccogliere una pera dall’albero, ma é troppo alta per arrivarci con la mano. Allora cerchiamo di procurarci una scala adeguata, ma siccome é lontana, dobbiamo procurarci un mezzo per trasportarla….ti risparmio le altre peripezie, comunque, nel frattempo che siamo intenti a tutte queste operazioni, la pera è già caduta a terra da sola e noi continuiamo a litigare col destino che ci ha impedito di raccoglierla dal ramo. Morale della favola: se l’obiettivo finale è veramente il comunismo, perché bisogna dare per scontato che sia indispensabile l’abbattimento violento (e relative conseguenze) del sistema capitalistico, se esistono possibilità concrete di... raccogliere la pera a terra? Le microsocietà autonome comuniste sono alla nostra portata, cambiare il mondo ancora non lo è, ma come già ti ho detto, credo che il mondo potrebbe cambiare proprio partendo dal basso, dal locale. E’ vero che è importante chiarirci sui termini, ma è soprattutto importante chiarirci sui reali obiettivi. Potremmo entrambi aspettare l’autobus alla stessa fermata, ma poi scoprire che dobbiamo salire su mezzi diversi. |
Le immagini sono prese dal sito "Foto Mulazzani