Da: Enrico Galavotti
Inviato: domenica 12 gennaio 2003
Il fatto è che io non credo che le civiltà costituiscano la quintessenza della storia.
La storia per me nasce con la nascita dell'uomo e non dell'uomo che sa scrivere, produrre ecc.
Quindi per milioni di anni è esistita una storia (chiamata dagli storici "preistoria") che è infinitamente più lunga di quelle poche migliaia di anni che caratterizzano le cosiddette "civiltà", le quali, a ben guardare, essendo frutto di un malsano libero arbitrio, non sono che forme "incivili" del vivere sociale, essendo dominate da sfruttamenti e violenze di ogni genere.
La nostra civiltà occidentale, borghese e capitalistica, è certamente destinata a essere superata da forme di civiltà più evolute (quelle asiatiche?), ma il vero problema è un altro: come avverrà questo superamento? Sarà sempre in direzione della solita violenza, ovviamente in forme rivedute e corrette, oppure si ritornerà al vivere "civile" dell'uomo primitivo?
Io tendo a dividere il periodo delle civiltà in tre periodi storici, la cui somma dovrebbe portare a 7.000-7.500 anni:
In questo momento, come puoi ben vedere, noi stiamo assistendo alla fine del secondo periodo e all'inizio del terzo. Dipenderà ovviamente da noi (noi persone di adesso) se il terzo periodo si svolgerà secondo i soliti parametri di violenza, di cui cambieranno ovviamente le forme, come sono cambiate le forme dello schiavismo, in quanto si è passati al servaggio e al lavoro salariato, fino alla statalizzazione del lavoro) o se invece ci sarà una svolta verso un ritorno all'umanità dell'uomo primitivo. Se vuoi vedere l'immagine clicca qui.
E' questa tua frase qui che non riesco a condividere: "Anche mescolando e rimescolando le carte, però, il risultato finale non sarebbe affatto cambiato".
Per me si può sempre cambiare tutto e in qualunque momento. Forse arriveremo ad autodistruggerci, però anche quando l'avremo fatto, io sarò sempre lì a dirti che si sarebbe potuto fare diversamente e che comunque abbiamo ancora la possibilità di ritornare sui nostri passi, magari non in una dimensione "terrena" o "materiale" o "quellochevuoi", ma in un'altra sì.
In compenso anch'io sono assolutamente convinto di quello che dici: "l’evoluzione biologica avrebbe portato inevitabilmente all’essere umano".
Anzi, sono addirittura arrivato alla conclusione che gli ebrei, col racconto della creazione, aveva perfettamente capito che la comparsa dell'uomo sulla terra era frutto di un'evoluzione, essendo l'uomo un prodotto finale, ultimo, nella creazione dell'universo.
Solo dell'uomo si dice che fu a immagine e somiglianza di Dio, quindi questo significa che tutto quanto lo ha preceduto o tutto quanto esiste di diverso dall'uomo, nell'universo, gli è inferiore.
Le teorie creazionistiche, da questo punto di vista, non hanno davvero senso, poiché l'uomo non è nato dal nulla: niente è creato dal niente. L'uomo è parte di un processo e il redattore ebraico aveva intuito, pur esprimendosi in un linguaggio poetico, che di questo processo l'uomo e la donna rappresentavano la parte finale, conclusiva.
Non solo, ma il redattore ha intuito che nella formazione dell'essere umano sono intervenuti fattori non propriamente "naturali". Egli, nella sua limitatezza espressiva, li ha identificati con un nome: "Dio", ma se questo racconto viene spogliato dei suoi riferimenti religiosi, si può facilmente intravedere l'idea di una formazione dell'essere umano la cui causa ultima viene riposta oltre i limiti della mera materialità delle cose. Il redattore cioè aveva intuito che nell'uomo c'era qualcosa che non poteva spiegarsi in maniera "naturale". L'uomo è dunque il prodotto di un'evoluzione la cui dinamica include sì quella della natura e dell'intero universo ma che nel contempo la supera.
Quello che non riesco ad accettare nel tuo discorso è l'idea che per arrivare al meglio (p.es. il federalismo) si debba per forza passare dal peggio (il capitalismo). Questo anche Marx e prima di lui Hegel lo dicevano.
Per quale ragione non avrebbe potuto esserci la stessa tecnologia di oggi senza capitalismo?
Indubbiamente non tutta la tecnologia di oggi ha un valore per l'umanità dell'uomo, però è anche vero che, essendo
faber di natura, l'uomo tende a servirsi e anzi a creare forme tecnologiche sempre più avanzate.
Perché questa esigenza doveva per forza trovare sotto il capitalismo la sua espressione più forte?
Quanto al resto che dici, mi appare un po' sconcertante il fatto che tu da un lato abbia una consapevolezza laica così acuta delle contraddizioni sociali e dall'altro ti ostini a riproporre il cristianesimo come filosofia di vita e a considerare la bibbia come un testo programmatico.
Queste tue frasi mi fanno un po' paura: "Questo straordinario codice culturale è condensato in un unico libro: la Bibbia, il testo in assoluto più diffuso tra il genere umano. Strumentalizzata, rinnegata, travisata, ignorata, sicuramente sottovalutata nella nostra civiltà consumistica, la Bibbia, e la sua espressione più raffinata, ossia il pensiero cristiano, può veramente fornire la base culturale per la realizzazione del livello sistemico federativo e anche il gradino successivo".
Mi fanno venire in mente certi Testimoni di Geova quando mi portano a casa (nella buchetta delle lettere) due opuscoli: uno laico e l'altro religioso. Se uno leggesse solo quello laico, farebbe fatica a non condividere quello che dicono, ma poi legge quello religioso e gli cadono le braccia.
Comunque ti prometto che leggerò per esteso i tuoi due pezzi che mi hai inviato.