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I principi dell’olismo di Jan Smuts

di Gyorgy Jàr, Università di Sydney

… forse Smuts ha avuto il torto di nascere e di pubblicare in Sud Africa ed  è stato vittima di un “apartheid” da parte dell’occidente intellettuale? (Robine, 1993)

75 anni fa, nel 1926, in Sud Africa, venne pubblicato il libro Olismo ed Evoluzione di Jan Christiaan Smuts. Sebbene il libro fosse allora molto conosciuto, non è stato accettato dalla comunità scientifica e neppure da quella filosofica. Il suo complesso messaggio fu troncato dalla verità lapalissiana che “l’intero è più della somma dei suoi componenti”, verità che divenne la definizione di olismo, ma che ne assicurò il suo rifiuto da parte degli scettici. in quanto considerato una dichiarazione troppo generale per avere un valore pratico. E’ molto improbabile che ci sia stato un complotto malvagio per mettere da parte questo importante lavoro. La spiegazione più semplice è che i concetti di Smuts, che suggeriscono molte delle idee successive dei pensatori di sistemi, siano state semplicemente troppo avanti per i tempi. Comunque ora, all’alba del nuovo millennio, è il momento perfetto per riscoprire Smuts e applicare le sue idee con una “coscienza olistica” ai molti e scottanti problemi che affronta l’umanità. In questo scritto i principi più importanti dell’Olismo sono spiegati.

Introduzione

Sulla punta meridionale del continente africano c’è una bella montagna con la famosa “tovaglia” stesa sopra di essa dal vento del sudest, che invita il viaggiatore stanco ad un pranzo lussuoso quando i suoi viaggi lo stanno portando fra i due grandi oceani del mondo. Non è per il palato che il banchetto viene offerto ma per gli occhi perché, quando i venti cessano e le nubi svaniscono, lo splendore di uno dei sette Regni Floreali è rivelato al mondo. Ci si può immergere in questa bellezza salendo la montagna lungo i diversi sentieri che portano alla vetta. Giunti lassù si può vedere proteas, eriche, disas e altri bellissimi fiori di forme e grandezze molto differenti.. Uno di questi sentieri, “il percorso di Smuts”, porta da Kirstembosch  Gardens alla cima della Table Mountain e porta il nome di Jan Christiaan Smuts , l’autore di “Olismo ed Evoluzione”, un libro scritto nel 1926 (Smuts, 1926).

Smuts era solito inerpicarsi per questo sentiero verso la montagna di 1000 m. ogni volta che gli era concesso dai suoi vari impegni. Dalla vetta poteva avere una vista mozzafiato del mare e delle montagne circostanti fino al capo di Buona Speranza. Per quelli che ebbero la ventura di camminare per il sentiero che i piedi di Smuts hanno contribuito a  ritagliare dal fianco della montagna è possibile immaginare che le parole seguenti siano state ispirate durante una visita in questo luogo meraviglioso:

“... poiché siamo un unico con la Natura, le sue fibre genetiche scorrono attraverso il nostro essere, i nostri organi fisici ci connettono con i milioni di anni della sua storia, le nostre menti sono piene di antichissimi sentieri dell’esistenza preumana “… “per la mente sovraffaticata non c’è un altro posto come la Natura, per lo spirito ferito non esiste un’altra cura migliore.” (Olismo ed Evoluzione, p. 336-7)

Smuts era molto conosciuto come soldato, politico anzi, meglio come uomo di stato che giocò un importante ruolo a livello nazionale e internazionale durante tutta la prima metà del ventesimo secolo. La sua statua è giustamente posta accanto a quella di Winston Churchill vicino alla Casa dei Comuni a Londra. Divenne una persona importante come generale durante la guerra dei Boeri a cavallo del secolo e morì nel 1950, subito dopo essere stato destituito da primo ministro alle elezioni generali del 1948, all’età di 78 anni. Il suo più importante contributo internazionale è legato alla stesura della Lega delle Nazioni e delle Nazioni Unite, comunque non è il suo contributo militare o politico che manterrà il nome di Smuts per l’eternità. Sopra ogni altra cosa è lui che ha dato origine al concetto di Olismo, cioè della scienza dell’”intero” che è diventata maggiorenne all’alba del Nuovo Millennio. In verità questa nuova era sarà chiamata il Millennio Olistico se l’umanità le sopravviverà. Ervin Lazlo nel suo nuovo libro “Macroshift: Navigating the Transformation to a Sustainable World” ci mostra che il mondo sta cominciando a prendere sul serio l’Olismo e fa riferimento a una “coscienza holos” che sta iniziando ad affiorare nella mente delle persone che cominciano a capire che:

“la vita non è un incidente casuale e che le pulsioni fondamentali della psiche umana includono molto di più delle pulsioni sessuali e di autogratificazione. La materia, la vita e la mente sono elementi compatibili all’interno di un processo generale di grande complessità di disegno tuttora coerente e armonioso. L’universo è un intero senza punti di giunzione che evolve nell’eternità del tempo cosmico e produce condizioni in cui la vita prima, e poi la mente, possono emergere. La vita è un’intrinseca rete di relazioni che evolve secondo un suo filo facendo da punto di collegamento e integrando la sua miriade di elementi diversi. La biosfera è nata nel grembo dell’universo, la mente e la coscienza sono nate nel grembo della biosfera. Niente è indipendente da qualsiasi altra cosa. Il nostro corpo e la nostra mente sono parte della biosfera e risuonano con la rete della vita su questa Terra” (Laszlo, 2001)

E’ giunto forse il momento di dare un’altra occhiata a quello che Jan C. Smuts ha detto 75 anni fa?

Perché Smuts è ignorato?

Nonostante abbia goduto di grande popolarità al momento della sua comparsa e sia stato tradotto in tedesco nel 1938, il libro di Smuts sembra essere stato completamente dimenticato al giorno di oggi, salvo che dalla psicologia Gestalt. Questo potrebbe essere spiegato con il fatto che uno dei pionieri della Gestalt, Fritz Perls, aveva contatti personali con Smuts durante gli ultimi anni della sua vita (Robine, 1993). Perché Smuts è stato dimenticato? Abbiamo iniziato questo articolo con una citazione da Robine che potrebbe essere tradotta così:

“... ha forse Smuts fatto l’errore di nascere e pubblicare in Sudafrica e di essere stato una vittima di un “apartheid” da parte degli intellettuali occidentali?”

L’autore crede che una tale conclusione possa essere troppo dura al riguardo della comunità intellettuale. Ma perché allora? Dopo tutto i “sistemi” sono equivalenti agli “interi” (Bertalanffy, 1968) e quindi Smuts dovrebbe essere stato incluso nei ranghi dei pensatori di sistemi.

Prima di tutto Smuts, come filosofo di scienza era quasi completamente sconosciuto nel suo stesso paese. Era un politico non sempre in carica il che in termini politici bipartisan significa che a volte più della metà della popolazione era contro le sue idee politiche. Fu certamente ostracizzato dai suoi compagni Afrikaners per la sua opposizione all’apartheid ed era chiamato un “verraaier” cioè qualcuno che ha tradito la causa del nazionalismo. Durante gli ultimi tre quarti del secolo ci sono stati solo pochi commenti sull’Olismo in Sudafrica uno dei quali è un eccellente libro di Beukes (1989) che è stato un suo stretto alleato durante gli anni di guerra e che lo accompagnò alla prima sessione delle Nazioni Unite a Flushing Meadows, New York nel 1946. Essere ignorato dal tuo stesso paese non è il migliore inizio per acquisire un riconoscimento universale anche se ci sono stati casi di persone che sono diventati famose a livello internazionale senza essere stati accettati nei loro propri paesi. Volgiamoci a Arthur Koestler per un aiuto:

“Jan Smuts coniò il termine negli anni ’20 in un notevole libro che per un po’ di tempo godette di grande popolarità.  L’olismo tuttavia non fece mai presa sulla scienza accademica (salvo indirettamente tramite la psicologia Gestalt) in parte perché andò contro la Zeitgeist, in parte perché rappresentò un approccio più filosofico che empirico che non si prestava alle prove di laboratorio.” (Koestler, 1978)

Quanto scritto da Koestler potrebbe indicare che l’Olismo sia forse stato considerato una minaccia al metodo riduzionista che aveva governato la scienza negli ultimi tre secoli e che fu perciò messo da parte di proposito dalla comunità scientifica. Paradossalmente proprio il fatto che il libro ebbe popolarità potrebbe aver contribuito alla sua caduta. Fu probabilmente acquisito rapidamente dal pubblico ma ignorato dalla comunità scientifica per le ragioni date da Koestler. Poiché fu pubblicato da un editore di Città del Capo, sconosciuto a livello internazionale,  probabilmente non fu ristampato e divenne non reperibile oltremare. L’edizione tedesca del 1938 era troppo vicina all’Era Oscura del nostro secolo per produrre un qualsiasi impatto e come conseguenza molte persone devono aver avuto una copia di seconda mano da cui un’incompleta conoscenza dell’Olismo come è evidente da quanto segue.

“Riduzionismo si rivelò un metodo di grande successo entro il suo raggio limitato di applicabilità nelle scienze esatte mentre la sua antitesi, l’olismo, non riuscì mai veramente a decollare. L’Olismo potrebbe essere definito dalla dichiarazione che “l’intero è più della somma delle sue parti”… Infatti sia il riduzionismo che l’olismo se prese come uniche guide conducono in una strada senza uscita. “Una rosa è una rosa è una rosa” può essere considerato come una definizione olistica ma non ci dice niente di più sulla rosa di quanto facciano le formule dei suoi componenti chimici. Per la nostra ricerca abbiamo bisogno di una terza via oltre il riduzionismo e l’olismo che incorpori gli aspetti validi di ambedue.” (Koestler, 1978)

Koestler, lui stesso un olista, sembra aver mal compreso l’essenza dell’Olismo. Se avesse letto il libro di persona non avrebbe sicuramente chiamato l’olismo l’antitesi del riduzionismo e segnato con l’espressione “la rosa è una rosa è una rosa”! In realtà l’Olismo è esattamente ciò che Koestler propone come “terza via” che incorpora i validi aspetti del riduzionismo e qualcosa che Koestler pensava fosse “olismo” e che guarda alle cose nella loro interezza dall’esterno, senza preoccuparsi dei suoi elementi costituenti e delle loro interazioni.  Quest’ultimo non è ovviamente l’Olismo di Smuts. E’ interessante notare che Koestler continuò ad usare la parola “holon” come il punto d’angolo della sua brillante teoria di tipo Giano Bifronte (relazione micro-macrocosmica) che è d’accordo con tutto ciò che dice Smuts e va ovviamente oltre.

Forse la ragione per aver negletto Smuts può essere spiegata con le sue stesse parole all’inizio della prefazione che indicano come lui non si considerasse né uno scienziato né un filosofo, ma qualcosa di mezzo. Questa è chiaramente una posizione molto precaria in questa era governata dall’orientamento disciplinare e dalle sottospecializzazioni. Nessuno viene preso sul serio se si trova in mezzo ad uno di questi territori non ben definiti. Come dice Smuts:

“Questo lavoro tratta di alcuni dei problemi che ricadono all’interno di quella discutibile terra di frontiera che si trova fra la Scienza e la Filosofia. Non è un libro né di scienza né di Filosofia ma ha dei punti di contatto fra le due… Alcuni problemi di confine fra le due sono considerati alla luce degli  avanzamenti recenti nella scienza fisica e biologica”. (p.v.)

Questa è certamente la giusta ricetta per essere ignorati da scienziati e filosofi; il fatto sorprendente è che esiste un qualcosa come la filosofia della scienza. Nonostante sia stato ignorato dalla comunità scientifica, la parola Olismo è saltata fuori dovunque durante le ultime due decadi. Disgraziatamente questo è avvenuto soprattutto in contesti non scientifici il che ha rafforzato la soluzione del mondo scientifico di non avere niente a che fare con esso. Nella maggior parte dei casi è associato con vaghi cliché come “dieta olistica”, “medicina olistica”, “approccio olistico” ecc. La parola “olistico” è di moda anche se soltanto poche persone ne conoscono il significato. Per molti è una sorte di promemoria per ricordare che quando si ha a che fare con un sistema complesso si deve considerare tutto. In una dieta olistica probabilmente significa: “non dimenticare le vitamine”! Per altri significa che “l’intero è più della somma delle sue parti” come un essere umano è più del semplice assemblaggio di parti del corpo. E allora? Chiedono giustamente gli scettici. Sebbene l’Oxford Concise Dictionary definisca l’olismo in termini filosofici come “la tendenza in natura a formare interi” (Sykes, 1976), questa definizione sembra essere stata destinata ad orecchie sorde. Il DTV Brockhaus Lexikon riporta che il termine fu coniato da Smuts e che significa l’esistenza di una livellata realtà comune che si amplia attraverso i livelli fisici, organici e etici dell’universo (Anon, 1982) definizione che è una descrizione molto più vicina a quella di Smuts.

Si potrebbe continuare a cercare altre ragioni per aver dimenticato Smuts. Potrebbe essere certamente l’argomento di un progetto di ricerca ampia ed interessante per uno studente già laureato. Comunque a questo punto almeno può essere meglio evitare un esercizio così negativo. Come conclusione a questa sezione vorremmo dire che Smuts non è stato trascurato per una qualche sinistra ragione. Il fatto che alcune delle idee da lui espresse 75 anni fa stiano di nuovo venendo a galla significa che il mondo è pieno di energie che si relazionano a quelle idee che si materializzano dai campi formati dalla interazione di queste energie. Come si vedrà in seguito questo è il modo in cui Smuts avrebbe posto l’argomento. Nella sua epoca i campi di energia erano molto deboli, in verità, ma i tempi ora sono maturi affinché le idee di Olismo siano accettate dal mondo che sembra sia pronto ad entrare nel Millennio Olistico (Lazlo, 2001).

Lo scopo di questo articolo

In questo articolo al fine di ricordare il settantacinquesimo anniversario della pubblicazione “Olismo ed Evoluzione” vogliamo riesaminare le idee di Smuts sotto due titoli principali, vale a dire “Nuova realtà” e “Principi dell’Olismo”. Una parte importante del libro non è stata discussa in questo articolo : quella riguardante la Mente e la Personalità  che sono naturalmente buona parte del pensiero solistico di Smuts. Le implicazioni dell’Olismo per la Mente sono monumentali. In verità l’intera idea dell’Olismo prese origine dal concetto di Personalità olistica. Già nel 1894, quando aveva solo 24 anni Smuts scrisse un trattato dal titolo: Walt Whitman – A study in personality  (Beukes, 1989). In questo testo scrisse:

“Ogni forma individuale di vita è un’unità, un centro di attività dominata da una proprietà fondamentale. E’ questa unità ultima che dà forma agli innumerevoli prodotti della vita in un armonioso e ordinato intero.” (Smuts, 1894)

E’ evidente da queste parole come l’idea di Olismo fosse già nata a questo stadio, anche se non le era stato dato ancora un nome. Era questa il precursore di un concetto di “gerarchia degli interi organizzati” che sarebbe stato chiamato molto più tardi “Teoria del sistema Generale” da parte di Bertalanffy che nacque cinque anni dopo che queste parole furono pronunciate? Trattare della Mente e Personalità può essere un lavoro completo già da solo e poiché stiamo già affrontando un compito eccezionale, abbiamo scelto di rimandare ad un momento posteriore una discussione su questi argomenti .

Abbiamo deciso di fare un ampio uso di citazioni direttamente dalle parole di Smuts, in modo più frequente  di quanto sia di abitudine per un articolo di questa natura. Questo era l’unico modo per essere sicuri che la ricchezza e la chiarezza delle sue idee raggiungesse il lettore che sarà quindi ben motivato a leggere l’intero libro con i suoi fantastici dettagli.

La nuova realtà

Sebbene Smuts non seguisse la carriera di scienziato, era certamente un bravo “amateur” nel vero senso della parola, vale a dire uno che ha devozione e amore per ciò a cui è interessato. Non era senz’altro un amateur nel senso dell’attuale, in qualche modo derogatorio significato che definisce amateur colui che non è abbastanza bravo da ricavarci dei soldi. In un certo modo lo si potrebbe paragonare a uno dei suoi modelli, Goethe, da lui considerato una  delle più grandi personalità che il mondo abbia mai visto:

“Goethe poteva assorbire ed assimilare tutta la scienza, l’arte e letteratura e prendere parte in molte delle pratiche amministrative del suo tempo e spazio senza ritrovarsi oppresso dal carico che avrebbe ucciso un uomo di minore statura. – poteva fare tutto questo conservando inalterata la sua umanità spirituale ed anche approfondendola, allargandola e arricchendola in ogni direzione” (p. 301)

Smuts – come fece Goethe prima di lui – si immerse con grande entusiasmo nell’ondata del nuovo pensiero scientifico che inondò la fine del XIX secolo e l’inizio del XX. Aveva un considerevole bagaglio nelle scienze fisiche e soprattutto biologiche: Era un esperto botanico che conosceva non solo i nomi delle migliaia di fiori della montagna e dintorni ma anche la loro classificazione. (Beukes,1989). Conosceva il lavoro di Einstein, Planck ed altri e fa riferimento a loro anche se forse non nel modo rigoroso che il lavoro scientifico richiede oggigiorno.  Ma dire che Smuts non sia stato scientifico nel suo pensiero è assolutamente non vero. Usò la scienza, andò oltre di essa ma non la lasciò alle spalle come fanno alcuni metafisici. Gli avanzamenti in Fisica che ebbero luogo durante le prime due decadi del XX secolo furono in verità le ragioni per riguardare la prima versione accantonata del suo libro Una ricerca nell’Intero (An Enquiry into the Whole) che fu completata nel 1910. Le sue spiegazioni del lavoro di Einstein mostrano chiaramente che lui comprese appieno ciò che trattava il grande scienziato. Smuts scrive:

"Nel presente capitolo deve essere fatto riferimento alla teoria generale della relatività di Einstein e alla portata che ha sulle nostre idee di spazio e tempo come la cornice in cui l’Evoluzione ha luogo. La conseguente visione dell’universo come strutturale e dell’elemento di struttura come fondamentale all’universo e a tutte le sue forme, è importante per il soggetto e l’argomento di questo lavoro.” (p. 24)

Esaminiamo ora alcuni dei concetti da lui formulati sulla base delle nuove scoperte scientifiche. Queste includono il concetto di Spazio – Tempo, l’azione ruolo in una natura essenzialmente fluida, la presenza di campi, la prova di una singola sostanza comune dell’universo, il ruolo del passato e del futuro al presente e la complessa natura della casualità. Dopo aver affrontato questi concetti ci occuperemo di alcuni dei concetti fondamentali dell’Olismo.

Spazio – Tempo

E’ ovvio che Smuts si assicurò di avere capito la teoria di Einstein prima di imbarcarsi nella sua revisione. Dichiarò e spiegò che la teoria può essere spiegata ai non iniziati anche se le sue astrazioni e implicazioni matematiche possono essere molto complicate. Alcune delle sue spiegazioni includevano quanto segue:

"…negli avvenimenti naturali lo Spazio e il Tempo non sono fattori indipendenti… Spazio – Tempo sono un continuum in cui i fatti avvengono… niente succede nel solo spazio o nel solo tempo, ma sempre nei due assieme, e … gli oggetti non sono osservati per sé ma sempre come elementi o particolari nel flusso degli avvenimenti percepiti….” (p. 27). Il “campo” di materia è semplicemente la struttura curva dello Spazio – Tempo reale che si estende molto al di là della stessa  materia sensibile. “ (p. 31)

…La più interna natura dell’universo è Energia o Azione attiva e coinvolge l’interazione di straordinarie attività il cui risultato è espresso in queste curve (di Spazio – Tempo);…” (p. 31)

Azione e fluidità della natura

Smuts credeva che la materia sia energia concentrata o Azione che dà alla natura un'enorme quantità di fluidità e plasticità. Fa riferimento  a Max Planck e alla sua scoperta del quantum e all’ulteriore lavoro di Ernest Rutheford e Neals Bohr sullo stesso tema.  Per Smuts questo fu il secondo importante passo avanti che formò le basi per la formulazione dell’Olismo:

“La vera natura dell’universo fisico è attività o Azione. La legge del quantum regola tutto.” (p. 51) “…la materia non è soltanto attiva ma autoattiva, tanto attiva nelle sue attività come niente altro se non l’Azione… (p. 56). “L’azione è la parte fisica: la base dell’universo come un unico… …l’apparente passività della materia è niente altro che energia ammassata e quella attività è quindi il suo carattere fondamentale.” (p. 326)

Di conseguenza lui visualizzò la realtà dell’Universo come un flusso scorrevole di energia  nello Spazio – Tempo con le sue manifestazioni fisiche che traggono origine dall’Azione. Questo significava che la realtà poteva essere capita soltanto tramite i concetti di attività nello Spazio – Tempo che in questo modo fornisce le coordinate per la finale sostanza unitaria dell’Universo. Per lui questa era una differenza sottile ma cruciale.

"A causa del fatto che  le associazioni di materia sono diverse da quelle di Azione e la detronizzazione di materia nella nostra fondamentale concezione fisica dell’universo e la sua sostituzione con Azione, noi   dobbiamo  profondamente modificare i nostri generali punti di vista e idee. (p. 326) … Il mondo fisico diviene così in fondo Azione strutturale, attività strutturata in corpi, cose, avvenimenti. (p. 327) … Il carattere interiore dell’universo come Azione si esprime nei fatti reali come un processo, un passaggio al di là delle forme e strutture esistenti e in questo modo è aperta la strada per l’Evoluzione.” (p. 328).

Campo

Se la materia è una confluenza di linee di energia, le linee devono continuare al di fuori dei discernibili confini fisici della materia. Un oggetto è quindi di più di ciò che possiamo vedere entro il suo definito contorno esteriore che solo delinea l’essenza di qualcosa di molto più grande nello Spazio – Tempo. Il nucleo essenziale è come un centro illuminato, la cui luminosità  cala fino a sparire sia nello Spazio che nel Tempo.

“Tutte le cose debordano i loro limiti strutturali, l’Azione interna trascende le strutture esterne e abbiamo quindi una tendenza nelle cose che va oltre le cose stesse. (p. 327)… “ Una cosa non si ferma ai suoi confini o alle superfici che limitano. E’ Azione che inonda, passa oltre i suoi limiti, e il “campo” che la circonda è quindi essenziale non solo per correggere la valutazione come cosa ma anche per correggere la comprensione delle cose in generale e specialmente dei modi in cui si influenzano a vicenda” (p. 328)

Per comprendere la realtà si deve capire il concetto di campo. Tramite esso si guarda una persona o un oggetto come il centro dell’attività circondato da aurea di attività sia nello spazio che nel tempo verso l’infinito in tutte le direzioni. I campi che appartengono alle varie strutture si sovrappongono, si mescolano e si penetrano l’un l’altro. La struttura in questo modo diventa secondaria alla funzione che è la caratteristica dominante in qualunque oggetto. La struttura di un oggetto consiste del suo nucleo e del suo campo, i due assieme fanno un unico, un intero. Lo stesso si applica ad organismi e personalità che sono anche  interi.

"… l’intero più il suo campo non è qualcosa di diverso e addizionale a questi ma è la sua continuazione oltre i contorni sensibili dell’esperienza.” (p. 110) …L’ambiente è un complesso concetto alquanto confuso e in esso c’è molto di più di quanto appartenga al campo di un organismo particolare”. (p. 113) ..Quando parliamo di Natura … intendiamo il tutto con i suoi campi collegati fra di loro… questa unione di campi è creatrice di un nuovo e identificabile spirito o atmosfera (p. 340) … Quel Campo è la fonte della grande Ecologia dell’Universo.” (p. 343)

L’Evoluzione avviene nell’ambito di questo campo olistico organico che esercita una influenza di controllo su di esso. L’eredità diviene, quindi, più di un semplice trasferimento di geni con l’aggiunta del campo creativo che si cristallizza in struttura. I campi dei vari interi si interpenetrano vicendevolmente, il che rende molto difficile se non impossibile definire i confini.

La presenza di campi  significa, in verità, che il concetto di confine diviene davvero molto discutibile. Questa è un’area dove le idee di Smuts sembrano in contraddizione con parte del sistema di pensiero contemporaneo che pone grande enfasi sui confini ben definiti. La insistenza patologica su confini fisicamente definibili tende ad indicare che qualcosa è andato male nel pensiero dei sistemi che in molti casi è diventato semplicemente pensiero sistematico, vale a dire pensiero racchiuso in scatole nere con linee fra di loro.

Una sostanza comune

Probabilmente la parte più importante dei contributi di Smuts è la realizzazione che l’universo consiste di una singola sostanza di cui la materia, la vita e la mente sono semplicemente manifestazioni che, di conseguenza, non possono essere fondamentalmente aliene e non conciliabili fra di loro. L’idea di Olismo come di un processo evolutivo scaturisce in modo naturale da questa ipotesi di base. La materia, la vita e la mente si mostrano “geneticamente correlate” e si danno origine a vicenda in una serie definita  nelle tappe dello stesso grande Processo di Evoluzione. Queste tre manifestazioni della Sostanza non sono semplicemente entità separate che interagiscono fra di loro ma agiscono all’interno e attraverso l’un l’altra come fanno le correnti negli oceani. Smuts ha suggerito che l’uso del termine “peraction” o “intro-azione” che avvengono all’interno di una realtà più completa come fanno le correnti dell’oceano, descrive la relazione fra le tre manifestazioni meglio di quanto possa fare la parola “interazione”.

“… dai tre, al momento del tutto eterogenei, concetti di materia, vita e mente potrebbe essere possibile sviluppare concetti modellati più da vicino a fatti e esperienze liberati da tutti quegli elementi, avventizi e non necessari, di divisione  e disparità, formando ( come dovrebbero formare in tutte le vere scienze) elementi e concetti di cooperazione in una più ampia concezione di realtà.” (p. 4)

Smuts fa riferimento a Spinoza che, nel XVII secolo, in opposizione al dualismo cartesiano,  propose il concetto di sostanza unitaria comprendente materia e spirito. Sappiamo oggi dai fisici che la materia e l’energia sono intercambiabili ed anche che sia l’energia che la materia sono capaci di portare informazioni; in questo modo, materia, energia ed informazione possono essere anche considerate come manifestazioni di una sostanza base per la quale l’autore di questo articolo ha già suggerito in precedenza l’uso del termine mei (Horvàth and Jàros, 2001). Questo suggerimento non è in contraddizione con quanto proposto da Smuts. E’ possibile pensare alla vita come ad una manifestazione materiale in cui domina l’energia e alla mente come espressione che rappresenta principalmente l’informazione. Smuts guarda mei da un punto di vista leggermente differente.

“la vita e la mente ora, invece di essere elementi estranei nell’universo fisico, diventano identificati con l’ordine fisico e sono tutti riconosciuti come un pezzo.” (p. 10)

Passato, presente e futuro

Quando Smuts parla di campi e della mancanza di confini non si riferisce soltanto a uno Spazio tridimensionale ma a uno Spazio – Tempo quadridimensionale. In conseguenza l’ampliamento dei campi non solo si applica allo spazio ma anche alla quarta dimensione del tempo. Per lui, il passato, il presente e il futuro si incontrano tutti nel centro dell’oggetto, organismo o personalità che può essere completamente spiegata alla luce del suo passato come anche del suo futuro. Il passato esercita la spinta e il futuro l’attrazione, aspetti ambedue necessari al carattere, alle funzioni ed attività  che si mostrano al presente.

“... senza il concetto e la figura del campo che contiene sia il futuro che il passato nell’intero, sarebbe difficile rendere la presenza e l’operazione del futuro come un fattore nell’attività organica e sviluppo intelligibile.” (p. 115) “… il suo sé esistente al momento, è la realizzazione più o meno armoniosa dell’unità organica del suo passato e del suo futuro nel suo presente.” (p. 210)

Mentre l’influenza del passato è sentita attraverso i ricordi che noi, come individui e membri di una razza accumuliamo, il futuro è sentito come il risultato dei nostri sogni e progetti che ci apprestiamo ad affrontare. Tutte e due queste influenze giocano un considerevole se non preponderante ruolo in ciò che noi siamo al presente.

Causa ed effetto

Smuts considera anche la causalità alla luce della presenza di campi che circondano ogni cosa vivente e non. Questo è in contraddizione al presente secondo il quale la causa ed effetto sono solo caratteristiche astratte di una situazione più complessa, in cui Spazio – Tempo sono cancellati. 

"... causa ed effetto sono strettamente compenetrati e si abbracciano ed influenzano a vicenda attraverso la interpenetrazione dei loro due campi.” (p. 18) …”L’olismo non spezza la catena causale, non calpesta le leggi della causalità.” (p. 305)

Il modo in cui consideriamo la causalità è veramente una visione lineare superficiale, alquanto insoddisfacente della complessità.  Mentre può essere sufficiente in certi casi semplici, la causalità lineare può in verità essere fuorviante ed anche causare un danno irreparabile. Ad esempio, considerare HIV/Aids una condizione causata dal virus HIV non è scorretto ma ciò copre soltanto una frazione della verità. Aspetti importanti di malattie trasmesse per via sessuale, pratiche sessuali, malattie secondarie sono relegate ad uno status “di percorso” e generalmente ignorate in favore del virus come unica causa.. Il fatto è che questi fattori hanno collegati ad essi interi campi di influenza che sono di per sé piuttosto complessi ma, intrecciati in modo ancor più e producono assieme conseguenze imprevedibili. Si propone di cominciare ad ascoltare quello che Smuts dice sulla causalità se dobbiamo giungere ad afferrare i complessi problemi che stanno per distruggere l’umanità nel suo insieme.

I principi dell’Olismo

L’intero come un sistema generale

Bertalanffy ha scritto:  

"…siamo costretti ad affrontare complessità con “interi” o “sistemi” in tutti i campi della conoscenza. Questo implica un riorientamento di base nel modo di pensare scientifico.” (Bertalanffy, 1968, p. 5)… (che) si allineerà in modo naturale con le convergenti tendenze delle scienze biologiche e sociali dove un disegno regolare si mescola con la loro storia evolutiva.” (p. 6)

E’ evidente che Bertalanffy (1968) giunge a conclusioni simili a quelle formulate da Smuts 40 anni prima. E’ comunque intrigante che Bertalanffy non menzioni Smuts nel suo libro a parte il riferimento a “l’intero è più della somma delle sue parti” (la parentesi è sua) come una dichiarazione “mezzo metafisica” (mia parentesi). Dunque Bertalanffy conosceva davvero i sentimenti espressi nei confronti dell’olismo come concetto filosofico. La cosa più sorprendente è che il libro di Smuts gli era sconosciuto. Secondo Koestler (1978, già citato), quello di Smuts era “un libro notevole che ha goduto di una grande popolarità per un certo periodo” durante gli anni di formazione di Bertanlaffy e fu tradotto in tedesco nel 1938. E’ vero che Smuts fece solo pochi riferimenti ai sistemi; è anche chiaro che gli “interi” a cui si riferiva non erano diversi da quelli di Bertalanffy. Guardiamo qualche esempio:

“Il concetto di intero è una struttura generalizzata, uno schema astratto, una cornice che deve essere riempita in ogni schema particolare.” (p .122) …”ciascun organismo individuale è un sistema unitario la cui più intima natura è la sua stessa autosostentamento  e autosviluppo come intero.” (p. 210)

Smuts, naturalmente, per tutto il libro parla di “interi” o sistemi generali, con un nome diverso;  stava già parlando di “interi” nel suo manoscritto del 1910 intitolato An inquiry into the Whole ed erano già  impliciti nel suo manoscritto del 1984 chiamato Walt witman – A study of personalità  (Beukes, 1989)

Spendiamo qualche minuto per la definizione di “l’intero è più grande della somma delle sue parti” che appare nella maggior parte dei dizionari e enciclopedie come la definizione stessa di Olismo. Smuts fece davvero più volte questa dichiarazione nel suo libro:

“…(un intero)… non è semplice ma composto e consiste di parti” (p. 101)”… l’intero non è qualcosa di addizionale alle parti: sono  le parti in un ordine strutturale definito e con attività reciproche che costituiscono l’intero (p. 104)… “Un organismo è più di una struttura fisica; ma in quanto esso è una struttura fisica obbedisce alle leggi di energia come se non fosse nient’altro che una struttura fisica”. (p. 169)

Resta comunque un errore estrapolare questa dichiarazione e considerarla come la più importante definizione di Olismo. Oltre alle definizioni appena citate, Smuts non elaborò molto questo concetto mentre ne elaborò altri in modo esauriente. La definizione richiede naturalmente la domanda “e allora?” per cui è comprensibile lo scetticismo al suo riguardo ma è anche difficile capire perché fu estrapolata e fatta diventare la definizione di Olismo quando la definizione stessa di Smuts riguardava la tendenza in Natura a creare degli interi. Si può giudicare l’importanza che Smuts accorda ad un’idea guardando il numero di volte in cui ripete quell’idea. La definizione di “più della somma”  non rientra  nel numero di quelle ripetute frequentemente. L’alterazione delle parti quando diventano parti di un intero, la regolazione interna dentro l’intero, la natura – tipo scatole cinesi – degli interi, l’emergenza e internalità dell’intero sono i temi frequentemente  ripetuti  di cui discuteremo in dettaglio in questo capitolo.

Cambiare parti dell’intero

Uno dei concetti più cruciali nell’Olismo è il modo in cui le parti cambiano quando vengono incorporate in un intero, quindi, di conseguenza la somma delle parti è già differente perché le parti stesse cambiano ma questo, naturalmente non è tutto ciò che fa l’intera differenza.

"Un intero è una sintesi o unità di parti, così intima che influenza le attività ed interazioni di quelle parti, dà loro un carattere speciale, le rende diverse da quello che sarebbero state in una combinazione senza tale unità o sintesi… E’ una nuova struttura di quelle parti con le alterate attività e funzioni che fluiscono da questa struttura.” (p. 122)

Smuts creò anche una specie di espressione algebrica per illustrare questa idea. In questa “a”, “b” e “c” sono le parti prima di venire incorporate nell’intero. La loro somma è  x=a+b+c però dopo la creazione dell’intero, l’intero diviene: x1=a1+b1+c1 laddove non solo la “x” è differente dalla somma dei componenti originali ma gli stessi componenti cambiano. In altre parole non cambia solo l’intero ma anche le parti. L’implicazione di questo naturalmente è che ogniqualvolta ci associamo ad un intero più grande dobbiamo cambiare noi stessi secondo i requisiti dell’intero ma non fino al punto di cambiare la nostra propria identità.

"… l’unità sintetica dell’intero è così profondamente fissata sulle parti e riflessa nelle attività delle parti, che tutte quante sembrano “giocare” fra di loro e cooperare nel mantenimento o, in caso di disturbo, nel restaurare la bilancia dell’equilibrio  delle attività che è la caratteristica di quel particolare intero” (p. 124) … “gli effetti del disturbo verranno distribuiti attraverso tutto il sistema, con il risultato che ci saranno nuove posizioni e nuovi movimenti di queste parti” (p. 125)

Questo principio del cambio individuale è imparentato al principio Ubuntu che ha origine fra i Neri della patria di Smuts; secondo questo principio una persona diviene una persona solo tramite gli altri. In effetti, l’unico modo di cambiare per un individuo è attraverso la comunità di appartenenza, diventare una parte in un intero è quindi un prerequisito per lo sviluppo individuale.

"... fare non solo nuovi interi o strutture ma anche elementi di nuova qualità al suo interno..” (p. 132) “… la diversità  diviene il sé; la pressione dell’esterno o dell’altro è trasformata in azione stessa..” (p. 138)

Se questo principio è vero il principio del riduzionismo deve essere visto in una luce differente. Spezzando un intero fra i suoi componenti, questi ultimi perdono alcune delle caratteristiche che avevano quando erano parti dell’intero; infatti possono diventare cose completamente differenti. Questo potrebbe essere illustrato con il semplice esempio di dividere l’acqua nei suoi componenti. All’interno della molecola dell’acqua le parti di acqua possono essere identificate come ioni di idrogeno e ossidrile. Quando altri componenti chimici sono mischiati con questa acqua sono queste parti che si combinano con i loro componenti. Quando però l’acqua viene elettrolicamente scomposta si ottengono due gas che non hanno nessuna somiglianza con gli ioni originali. Questo potrebbe essere tacciato, naturalmente, di esempio estremo, ma resta vero che simili cambi di caratteristica avvengono durante la maggior parte delle riduzioni a componenti. Potrebbe non essere un grande problema se uno fosse cosciente di questi cambiamenti e facesse le correzioni secondo i principi olistici. In questo modo l’Olismo non invalida o scoraggia il riduzionismo, richiede solo che i risultati di sforzi puramente riduzionisti siano riesaminati e aggiustati nel contesto dell’intero.

Il governo nell’intero

Smuts fa notare che se c’è un interezza o unità di azione essa deve essere assicurata da un forte potere di regolamentazione e correlazione delle parti :

"... azione olistica che si presenta in regolamento organico, correlazione e interazione cooperativa per il riaggiustamento di forze e l’auto mantenimento di equilibrio nel sistema dinamico… “ (p. 126) “…organismo come centro di regolamentazione interna, aggiustamento e coordinazione delle sue proprie funzioni e attività” (p. 140) … “Praticamente ogni maggiore funzione fisiologica mostra lo stesso potere di coordinazione di vari organi e attività e la stessa delicatezza e ingenuità di aggiustamento a nuove situazioni (come il respiro). (p. 140)

Smuts considera questa regolamentazione nell’organismo assicurata dal cervello e dal sistema nervoso centrale che fornisce all’intero un nuovo campo di attività, che non è stato presente nelle parti, e che non si può prevedere dal loro comportamento. Lui considera questo principio come “qualcosa di veramente meraviglioso, quasi qualcosa di miracoloso”

"L’autoequilibrio di processi e attività sorpassa qualunque cosa la nostra ingenuità possa capire e includere”. (p. 231)

E’ questo governo che influenza le parti per cambiare il loro comportamento. Ad esempio, se un essere umano fa parte di un gruppo ha bisogno di cambiare il proprio comportamento secondo le necessità del gruppo stesso. Il cambio sarà effettuato attraverso messaggi interni (governo) che sono inviati all’individuo che, quindi, cambia di conseguenza.

Le parti che contribuiscono all’intero

Le parti, dunque, cambiano in accordo con le richieste dell’intero e qui dobbiamo spendere una parola di cautela, poiché questo principio può essere facilmente mal interpretato se tolto dal suo contesto. Probabilmente Smuts deve essere biasimato per questo, giacché spese molto più tempo sul contributo all’intero che alla conservazione della parte. Al fine di eliminare la confusione, comincerò con qualche prova a sostegno del perché Smuts non dovrebbe essere pensato come qualcuno che rivendica una totale obbedienza a una causa elevata. Ritorneremo su questo tema quando parleremo della necessità di un equilibrio fra individuazione e universalizzazione o differenziazione e integrazione. Se ne parla anche in modo eccessivo in congiunto con il concetto di Libertà della Personalità che tratteremo in un altro articolo.

E’ importante tenere presente che Smuts non rivendica una cieca dedizione ad una causa centrale anche se le dichiarazioni che seguono - se estrapolate dal loro contesto - potrebbero suggerirla .

"... le attività delle cellule non sono centrate su di sé o autoricompensanti. Le funzioni della cellula per altre cellule e per la pianta come intero” (p. 78) … "tutti i processi del Metabolismo vanno a provare che la pianta è un vasto sistema cooperativo in cui le cellule individuali nelle loro continue funzioni e lavoro danno i loro contributi allo sforzo comune.” (p. 78) …”Le attività delle cellule sono di cooperazione: esse sono in modo innato o attraverso uno sviluppo selettivo coordinate in una specifica direzione e la loro impressione dell’intero che forma l’organismo è chiaramente impressa sui dettagli” (p. 79)… L’idea di intero come di una semplice, unica entità individuale è una visione metafisica da cui ci dobbiamo guardare”. (p. 102)  

Smuts menziona esempi di altruismo estremo, persino di sacrificio estremo verso ideali e fini più alti, di completa collaborazione in aiuto l’un dell’altro, dell’intero organismo e della risistemazione di elementi individuali in vista della conservazione e attività dell’intero. Queste sono considerazioni estremamente importanti stabilito che sono sempre prese in accordo con la conservazione dell’interezza delle parti.

Disgraziatamente il principio di collaborazione fra le parti è stato tolto dal suo contesto originale così come è stato per il principio di conservazione dell’individuo. Tutti e due sono stati portati all’estremo rispettivamente nel comunismo e liberalismo ma, fortunatamente, questo non è il caso a livello universale per cui  si trovano società in cui queste caratteristiche complementari sono usate in modo sinergico. (Jaros, 2000)

L’interiorità degli interi

Un sistema meccanico consiste anche di parti che, assieme, potrebbero produrre qualcosa di più grande della somma delle parti. Una macchina è fatta per ottenere qualcosa di più di quanto le sue parti possano fare da sole, di conseguenza le sue azioni sono esclusivamente orientate all’esterno. 

"Un intero, che è più della somma delle sue parti, ha qualcosa al suo interno, qualche essenza di struttura e di funzione, qualche specifica relazione interiore, qualche interiorità di carattere o di natura che costituisce quel più (p. 103) “… assume un nuovo carattere di cooperazione – il carattere di gruppi di attività collegate che sono tutte coordinate in intime relazioni e funzioni così da conservare la pianta e preservare le sue attività come intero.” ( p. 105)

Abbiamo a questo punto il Giano a due facce per quanto riguarda il funzionamento dell’intero che è stato in seguito ampliato da Koestler (1978), Laszlo (1972) e da noi medesimi (Jàros and Cloete, 1987). Ciò significa che per essere un intero non è sufficiente avere uno scopo da raggiungere nell’ambiente esterno, ma che uno ha anche obblighi verso l’ambiente interno che contiene le parti. Da molto tempo è una caratteristica di molte organizzazioni di affari di funzionare come macchine, vale a dire senza la dovuta interiorità. Tutte le azioni erano orientate a fare profitti senza porre molta attenzione alle persone che sono all’interno dell’organizzazione. Alcune organizzazioni hanno cercato di mostrare un rispetto formale all’interiorità, ma questo è stato solo un atteggiamento esteriore ed è stato  in realtà usato per ricavare il massimo dall’individuo. Fino a che non c’è una genuina determinazione olistica a dare all’individuo lo stesso valore che viene dato all’organizzazione, non di  più né di meno, non si può davvero parlare di vera interiorità, così come immaginata da Smuts. Questo comporterebbe che gli impiegati siano scelti come persone e non come parti che svolgono certi compiti e siano impiegati su basi più durature, forse come azionisti della stessa organizzazione.

Manifestazione

In modo semplicistico si potrebbe considerare la manifestazione come “il più” che c’è nella definizione popolare di olismo, ciò nonostante , alla luce di quanto abbiamo detto finora , vediamo che manifestazione è un concetto molto più ampio. Questo concetto include le proprietà emergenti delle parti, la nuova organizzazione e la coordinazione delle parti in relazione l’una con l’altra, la nuova interiorità dell’intero: in effetti ogni cosa che non è esistita prima che l’intero fosse formato.

 "…nell’atto di dare origine alla vita o alla mente si mostra  un carattere completamente insospettato e non può più essere di nuovo la vecchia materia. La materia che tiene il segreto della vita e della mente non è più quella vecchia materia che era semplicemente il veicolo del  movimento e dell’ energia.” (p. 10)

"... gli interi possono essere reciprocamente esclusivi, i loro campi si sovrappongono, si penetrano e si rinforzano a vicenda creando così una situazione del tutto nuova”. (p. 339)

Smuts menziona, come esempio, la mentalità della folla che è distinta dal numero degli individui che la compongono, e che ha un potere generalmente sproporzionato alla forza degli individui componenti il gruppo. Questo è, naturalmente, solo parte della manifestazione che potrebbe darci l’idea che l’individuo diviene automaticamente cancellato dalla forza del gruppo; in seguito, comunque, siamo riassicurati che questo non succede necessariamente. La manifestazione si estende anche all’individuo e agli aspetti organizzativi e interni dell’intero sistema fino a che avviene un equilibrio fra le varie tendenze. Sfortunatamente la manifestazione di tutte le tendenze non succede alla stessa velocità e ci possono essere seri squilibri finché non riappare l’armonia nel sistema.

 "... la misteriosa tendenza all’equilibrio o stabilità interna mostra l’interiore carattere olistico persino di strutture psico-chimiche.” (p. 174)… “E’ la natura stessa dell’intero in ciascun caso particolare a mostrare questa interna  attività creativa, ricreativa e trasformativi.” (p. 271)

"... l’intero è un fattore attivo di mediazione in qualunque azione avvenga fra i suoi elementi… E’ la natura stessa in ciascun caso particolare a mostrare questa creatività interiore e attività trasformativa.” (p. 271)

Individuazione e Universalità

Smuts vide nell’individuazione e universalizzazione le due  tendenze distinte dell’evoluzione olistica. L’individuazione è la caratteristica di ciascun “intero”, mentre l’ordine e il regolamento assicurano l’universalizzazione entro interi più ampi. Queste tendenze sono simili a quelle della differenziazione e dell’integrazione con cui si ha in qualche modo una maggiore familiarità. Lui crede che mentre una delle tendenze potrebbe acquisire ascendenza sull’altra, l’Olismo alla fine assicura un equilibrio fra le due.

"Mentre l’aspetto di ordine e regolazione continua a svilupparsi e crescere, l’altro aspetto di individuazione spinge in avanti relativamente molto di più e nell’ultima fase umana di evoluzione non solo assume una influenza dominante di per sé ma anche comincia ad esercitare una influenza di maggiore portata sull’altra caratteristica di ordine e regolazione.” (p. 233)… “L’individuazione è un aspetto e niente più, è niente altro che un aspetto del progresso olistico. L’individuo diventerà universalizzato, l’universale diventerà individualizzato e così, da ambedue le direzioni, l’intero sarà arricchito. Lo sviluppo individuale è necessario per l’avanzamento.” (p. 242)

Sebbene Smuts non menzioni il concetto di complementarietà, è piuttosto evidente che è ciò che intende dire. Le due tendenze sopra citate non sono opposte ma complementari (Jàros, 2000), che funzionano sinergicamente per ottenere un progresso olistico. Anche se questo potrebbe essere riassicurante, è importante che non lasciamo che sia soltanto l’Olismo ad averne cura. L’avanzamento olistico include la gente e le sue  azioni. Le persone possono diventare coinvolte sia in modo costruttivo che distruttivo. Ci sono molti che hanno visioni estremistiche e considerano le due tendenze come opposte, cioè non conciliabili. Ad esempio se sono insoddisfatti di una direzione, diciamo, troppa libertà personale, senza considerazione per il sistema più generale, loro si spostano all’altro estremo. Il risultato è una “persistente oscillazione” fra i due estremi che non giungono mai ad una ragionevole sinergia fra i complementi. Lo spostamento alla versione estrema del capitalismo, che ha caratterizzato la reazione automatica dei paesi liberati dal comunismo, è un esempio di un simile approccio. Si può accelerare il  processo di armonizzazione cercando la sinergia, invece del confronto.

Intenzionalità

La ragione dell’oblio di Smuts da parte della comunità scientifica potrebbe essere spiegata dal fatto che lui non solo accettò l’intenzionalità come qualcosa di reale ma anche che in verità la considerò di grande importanza:

"L’intenzionalità è dunque la più alta, più complessa manifestazione della libera creativa olistica attività della Mente. L’intenzionalità è la porta da cui la Mente alla fine scappa dalla casa della costrizione ed entra nel regno libero della sua propria sovranità.” (p. 259) …(L’intenzionalità) … una correlazione e unificazione di azioni verso un fine che sia concepito od appreso in modo cosciente oppure no” ( p. 140)

Una tale dichiarazione sarebbe stata considerata una eresia dalla comunità scientifica, anche oggi, e potrebbe finire per sempre al bando della vita scientifica. Naturalmente questo non spiega perché anche i pensatori di sistemi abbiano dovuto ignorare Smuts. Dopo tutto uno dei pilastri del pensiero di Bertanlaffy è il concetto di finalità. Lo scopo è semplicemente un componente essenziale in qualsiasi attività di sintesi.

Gli scienziati si comportano nei confronti del concetto di finalità in un modo da riflesso condizionato e lo associano semplicemente alla teologia. Non fa nessuna differenza che si spieghi, come fa Smuts:

 "... lo scopo forma una sintesi complessa e innesca un’intera serie di progetti ed azioni tutte intese a rendere effettivo il fine… numerosi elementi sussidiari nel progetto operano a livello subconscio e così agiscono nel campo della Mente (?)” (p. 258)… “La mia azione propositiva è un’azione che io stesso ho pianificato che non è stata impressa su di me o dettata da una necessità esterna e per il cui accadimento io prendo misure scelte da me stesso.

Lui, come altri pensatori di sistemi capiscono che la finalità non deve essere qualcosa predeterminata da un essere superumano.

Autoguarigione dell’intero

Il principio che gli interi si riparano da soli è uno di quelli che potrebbero essere usati con buon profitto nelle professioni che curano le malattie. Secondo Smuts

"Il danno crea il bisogno e il bisogno stimola le parti rimanenti a eseguire le funzioni delle parti danneggiate per ripristinarle in tutto o in parte.” (p. 81)

Il dottore vecchia maniera che prescriveva qualcosa che non poteva procurare danno ma che dava al corpo una possibilità di ripresa è quasi completamento sparito. Oggigiorno troppa pressione è fatta sul medico affinché usi medicamenti designati per un problema particolare. Ci si è dimenticati che i sintomi sono principalmente messaggi all’individuo affinché agisca in un modo da favorire l’autoguarigione. (Jàros e Baker, 2000) Al corpo non viene data nessuna possibilità di usare le sue meravigliose abilità di guarigione che, fra l’altro, non hanno gli effetti collaterali che hanno molte medicine. Queste note non sono fatte per diminuire i meravigliosi progressi tecnologici fatta in medicina ma per rimarcare che essi possono essere usati in modo inappropriato.

Definizione di Olismo da parte di Smuts

Come già menzionato in precedenza, la più importante dichiarazione di Smuts non è che il “più  è più della somma delle sue parti” ma quanto segue:

“(Olismo) sta alla base della tendenza alla sintesi nell’universo ed è il principio che provvede all’origine e al progresso degli interi nell’universo”. (p.v.)

Questa dichiarazione appare nella prefazione al libro e non si può chiaramente mancare. Il titolo del libro può essere fuorviante: parla di Olismo e Evoluzione che potrebbero essere interpretati come fossero due cose diverse. L’Olismo è evoluzione che è niente altro che “ lo sviluppo graduale e la stratificazione di serie progressive di interi”. (p.v.). Smuts ritorna più volte su questo tema  per tutto il libro. Alcune di queste meritano di essere citate qui per sottolineare senza dubbi cosa intendesse per Olismo.

“Olismo è il termine coniato, derivante da holos – intero, per definire questo fondamentale fattore operativo nella creazione di interi nell’universo” (p. 98)… “L’Olismo nelle sue infinite forme è il principio che lavora la materia grezza o unità di energia non organizzate del mondo, le utilizza e le organizza, le dota di struttura, carattere ed individualità specifiche e alla fine, di personalità, crea per esse  anche bellezza, verità e valore” (p. 107) “…Olismo attivo e creativo che unisce tutti gli elementi in interi unici.” (p. 272?) … L’oggetto del movimento olistico è semplicemente l’Intero , l’Auto - realizzazione  e la perfezione dell’Intero.” (p. 315)

Ad un certo punto Smuts elenca le funzioni dell’Olismo:

  1. fattore creativo e come tale si mostra nell’ingrandimento e differenziazione delle strutture organiche e delle loro funzioni
  2. responsabile dell’intero corso dell’Evoluzione 
  3. fattore generale di organizzazione, coordinazione e regolamentazione negli organismi
  4. l’ordinamento è esercitato sulle strutture e funzioni degli organismi 
  5. attività fondamentale dell’universo da cui derivano tutte le altre
  6. la fonte di tutti i valori. Amore, Bellezza, Onestà, Verità sono tutti nell’Intero.” ( p. 142)

Quando leggiamo queste citazioni, non possiamo fare a meno di pensare al concetto della “Grande Sintesi” che Laszlo (1978) propone nel suo libro sull’evoluzione secondo cui i mondi fisici, biologici e sociali sono sintetizzati all’interno di una cornice generale. Si deve ricordare che dai tempi di Smuts la conoscenza scientifica è aumentata enormemente. I concetti su cui Laszlo basa le sue conclusioni come i sistemi lontani dall’equilibrio, l’autopoiesi, teoria della catastrofe, caos e biforcazioni non erano conosciute nell’epoca di Smuts. Smuts dovette basare le sue conclusioni su una conoscenza molto più modesta ed è davvero stupefacente come lui abbia potuto venir fuori con idee così rivoluzionarie agli inizi del XX secolo. Terminiamo ora questa sezione con qualche riga in più presa dal libro, righe che riguardano gli aspetti evolutivi dell’Olismo.

 “…(L’Olismo) …è l’ attività di sintesi fondamentale nell’universo, attività che pone ordine, organizza, regolamenta, operando secondo categorie che, mentre sono essenzialmente le stesse dovunque, assumono ancor più forme intimamente sintetiche e unificate nel corso progressivo della  sua operazione. “ ( p. 319) …(L’Olismo)... inteso come base di una nuova Weltanschauung all’interno della cornice generale della Scienza.” (p. 324) …”L’Olismo non è nient’altro che un tentativo di estendere il sistema della vita e della mente con le necessarie modificazioni e qualificazioni, verso l’Evoluzione inorganica, e mostrare la soggiacente identità di questo sistema ad ogni stadio dell’Evoluzione.” (p. 325) …”Olismo comprende, di conseguenza, tutti gli interi dell’universo”. (p. 116)

Conclusioni

Abbiamo iniziato questo articolo con una citazione che mostrava stupore per il fatto che le idee di Smuts non abbiano ricevuto il plauso che si meritano, siamo giunti alla conclusione che le ragioni di questa mancanza non erano dettate dalla malvagità: Smuts era semplicemente troppo in avanti per la sua epoca per essere apprezzato sia nella sua terra natìa che nel mondo. Il suo lavoro è quindi diventato noto solo nella forma semplicisticamente diluita di insignificante verità lapalissiana che nessuno ha preso o continua a prendere seriamente.

Ora che entriamo nel Millennio Olistico le idee da lui avanzate stanno assumendo significato e stanno iniziando a rimaterializzarsi dai campi di energia del Mondo in cui viviamo, lavoriamo e pensiamo. Il fatto che Smuts abbia pensato  queste cose 75 anni fa o meglio più di 100 anni fa come per il caso della Personalità Olistica, dovrebbe produrre un impeto rinnovato per riportare alla luce questi principi.

Elenchiamo alcune delle idee più importanti menzionate da Smuts:

  1. L’accettazione della nuova cornice Spazio – Tempo per l’intera realtà dell’Universo
  2. Il ruolo di azione e tramite essa la fluidità della natura
  3. La presenza di campi di energia che permeano tutta la realtà
  4. La natura unitaria della sostanza dell’universo di cui Materia, Vita e Mente sono semplici manifestazioni
  5. L’unità di passato, presente e futuro nell’ambito dello Spazio – Tempo
  6. La natura di campo della causalità
  7. Il concetto di intero come sistema generale
  8. La necessità della natura di parti all’interno di un intero da cambiare
  9. La necessità di un ordinamento centrale per assicurare la fattibilità di un intero
  10. L’importante ruolo delle parti nel contribuire all’intero
  11. L’interiorità dell’intero
  12. Manifestazione, non solo nell’intero ma anche nelle parti
  13. La complementarità di individuazione e universalità, quindi differenziazione e integrazione
  14. Finalità come concetto legittimo nello studio della natura
  15. Autoguarigione all’interno dell’intero
  16. Olismo come forza trainante dell’evoluzione

Probabilmente ci sono altri punti che potrebbero essere portati alla superficie tramite un più rigoroso studio di questa miniera d’oro sudafricana di principi olistici. L’autore di questo articolo potrebbe solo fornire cenni per molti punti di quel lavoro meraviglioso e stimolante. Le idee che specificamente si riferiscono a Mente e Personalità sono state lasciate da parte di proposito con l’intenzione di discuterle in un articolo che seguirà.

Abbiamo iniziato il nostro viaggio al Capo di Buona Speranza dove la fiorente Città del Capo ha dispensato per secoli non solo la bellezza ma anche il cibo e il vino per il viandante esausto. Come indica il nome, la città dava anche la Speranza che il viaggio giungesse alla fine ad una felice conclusione. Non c’è alcun dubbio che Smuts stesso fosse non solo pieno di speranza ma che anche sinceramente credesse che l’umanità riuscirà a ritagliarsi un futuro migliore.

"Dovunque ho visto uomini cercare e combattere per il Bene con truce determinazione e franchezza e con una onestà di scopo che si aggiungeva alla violenza della lotta fratricida …da ogni parte ho visto quello che stava in fondo alla battaglia per il Bene, una selvaggia lotta per un miglioramento umano; che ciecamente e attraverso foschie accecanti di passioni ed illusioni gli uomini stanno con sincerità brancolando verso la luce, verso l’ideale di una vita migliore e più sicura per loro e per i loro simili”. (p. 344)

Bibliografia

  • dtv-Brockhaus Lexikon. Wiesbaden, Deutscher Taschenbuch Verlag (1982)
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  • Beukes, P., The Holistic Smuts. Cape Town, R & N. (1989)
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  • Systems Research and Behavioural Science
  • Jàros, G. G., “Synergy of complements and the exclusivity of opposites.” World Futures 56, 1 – 19 (2000)
  • Jàros, G. G. and A. B. Baker, “Teleonics of health and disease.”  Journal of Applies Systems Studies 1, 9 – 30 (2000)
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  • Koestler, A, Janus: The summing up . London, Picador. (1978)
  • Lazlo, E., Systems view of the world. Oxford, Basil Blackwell. (1972)
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  • Lazlo, E., Macroshift: Navigating the Transformation to a Sustainable World. San Francisco: Berrett- Koehler, 2001. (2001)
  • Robine, J. – M., Le Holisme de J C Smuts (1993)
  • Smuts, J. C., Holism and Evolution. Cape Town, N & S Press (1926)
  • Sykes, J., Ed., The Oxford Concise Dictionary of current English. Oxford, Oxford University Press (1976)

Fonte: www.enciclopediaolistica.com

Altri testi sull'olismo

Vedi anche L'importanza dell'Olismo - Olismo di Jan Smuts


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Aggiornamento: 26-04-2015