UOMO E DONNA
Psicologia dell'umana convivenza


EMBRIONI E RICERCA

Un parere personale

Sui quesiti referendari (12-06-2005), relativi alla L. 40/2004, temo che i "sì" non serviranno soltanto a permettere alla donna di decidere. Ciò che mi spaventa è l'eventualità che gli scienziati, se sollecitati in maniera sbagliata, facciano esperimenti genetici che alla fine potrebbero generare mostri. L'occidente ha la fissa della razza pura.

Mi pongo una serie di domande cui non ho risposte certe.

  • Se alla moglie di un bianco impiantassero per sbaglio il seme di un nero (ed è già successo), quale reazione dovremmo aspettarci? Siamo davvero tutti disponibili ad accettare incidenti del genere?
  • Se il partner di una donna decidesse ad un certo punto di disconoscere il figlio ottenuto con una fecondazione eterologa (cosa che oggi per fortuna da noi non è più possibile), come dovremmo regolarci?
  • Se domani si decidesse che il nascituro ha comunque diritto a sapere chi è il suo vero padre biologico, a chi daremmo più ragione: al padre biologico che ha chiesto l'anonimato?
  • E se finisse con lo sposare una propria sorella, ignari entrambi d'essere figli di uno stesso spermatozoo?
  • Siamo assolutamente sicuri che con la fecondazione eterologa non si rischi di creare nel bambino, che viene a sapere d'essere nato così, una serie infinita di problemi psicologici?
  • S'è detto che la "fecondazione eterologa" esiste dai tempi di Abramo: eppure proprio questa fecondazione (con la schiava Agar) fu la fonte della discordia tra arabi ed ebrei.
  • E se una coppia volesse un figlio maschio, biondo, con gli occhi azzurri (come lo volevano le coppie naziste 60 anni fa), o si arrivasse addirittura alla clonazione umana, lo scienziato dovrebbe sentirsi autorizzato a soddisfare un'esigenza del genere?
  • E se attorno all'embrione si creasse un mercato? E' già da un pezzo che l'ormone della crescita, i farmaci per l'anemia e il cuore si fabbricano con geni brevettati.
  • E se le polizze assicurative venissero concesse solo in rapporto alla conoscenza del genoma?
  • E se le imprese scegliessero i propri lavoratori in funzione dei loro geni, facendo così diventare il Dna un fattore di discriminazione genetica e quindi sociale?

Insomma, secondo me se una coppia è sterile dovrebbe puntare soltanto sull'adozione (al massimo, ma nutro delle riserve, sulla fecondazione omologa).

Al limite potrei essere disposto ad accettare una sperimentazione sul cordone ombelicale, visto che fino a ieri lo si buttava, o sui feti abortiti (1), ma non sull'embrione, che io non andrei mai a congelare ad libitum, col rischio di fare figli di padri esistiti 100 anni prima.

Con questo ovviamente non voglio sostenere che l'embrione sia già una "vita umana" (gli ebrei o gli islamici p.es. lo escludono), ma semplicemente che su di esso la scienza non può avere le stesse pretese di ricerca che ha su un qualunque altro aspetto del corpo umano; non dovrebbe averle neppure nel caso in cui questo embrione fosse per così dire "scartato" e dimenticato da anni nei frigoriferi dei centri di fecondazione assistita. (La scienza andrebbe limitata anche sulle sperimentazioni animali, perché anche gli animali hanno diritto di vivere un'esistenza la più possibile naturale). (2)

Non possiamo rischiare di compiere delle modificazioni genetiche che potrebbero risultare irreversibili. L'essere umano è il frutto di una selezione durata milioni di anni, e questa selezione è avvenuta in maniera "naturale", senza il contributo della scienza. Gli embrioni non utilizzati andrebbero distrutti e non riciclati per esperimenti scientifici, col rischio peraltro che vengano reimpiantati a chissà chi.

Se è così difficile procreare in occidente, se la sterilità è in aumento, perché non chiedersene le ragioni sociali e ambientali? Perché non favorire un'esistenza più umana? Per quale motivo dobbiamo cercare di risolvere sempre in maniera tecnico-scientifica dei problemi che potrebbero avere cause socioeconomiche?

Spesso gli scienziati sostengono che le problematiche di tipo "etico" non hanno ragione d'esistere quando si ha a che fare con una realtà biologica, ma ha davvero senso separare gli aspetti materiali e spirituali della vita umana? E se fosse proprio questa separazione a contribuire alla disumanizzazione della nostra esistenza?

Certo, è possibile che taluni paesi migliorino le loro speranze di vita media, proprio in virtù della ricerca sulle staminali, ma chiediamoci se gli stessi risultati non potremmo ottenerli in virtù di una ricerca sulla qualità della vita, sullo sviluppo sostenibile ed eco-compatibile. A che serve fare progressi sul piano tecno-scientifico quando poi non si mettono mai in discussione i criteri della nostra vivibilità umana?

L'unico quesito cui secondo me andrebbe risposto di sì è il terzo, quello che vuole superare l'equiparazione giuridica dell'embrione con la donna: idea questa che chiaramente anticipa i futuri tentativi per abolire la legge sull'aborto.

E' infatti evidente che se l'embrione va tutelato in ogni maniera, ciò non può essere fatto a discapito della volontà della donna. Nel 1975 la Corte Costituzionale aveva già riconosciuto la non equivalenza tra una persona in atto e una in potenza.

E comunque anche su questo noi dovremmo abituarci all'idea che l'embrione appartiene alla collettività, per cui se la donna vuole abortire bisognerebbe convincerla a partorire ugualmente, assicurandole l'anonimato nel caso in cui non voglia riconoscere il figlio. Sono tante le coppie sterili in Italia che potrebbero adottarlo: il 20% del totale, e ogni anno più di 60mila nuove coppie hanno problemi d'infertilità e il 40% richiede una consulenza specialistica. Al 30% di queste viene diagnosticata una causa di sterilità e le statistiche dimostrano che la responsabilità è riconducibile per il 40% dei casi all'uomo e per il 40% alla donna. (Le coppie sterili al mondo sono circa 60-80 milioni).

Siamo il paese col più basso tasso di natalità al mondo e con le pratiche burocratiche più assurde per le adozioni. Andiamo a fare esperimenti di fecondazione assistita e non siamo capaci di garantire un futuro ai figli che nascono in maniera naturale. Predichiamo tanto sulla tutela della famiglia e lasciamo la coppia, anzi la donna da sola al momento di partorire.

Questo per dire che non bisogna guardare se chi difende queste idee è un'istituzione retriva come la chiesa romana. Il mondo laico deve avere le sue idee e queste idee non debbono per forza essere anticlericali.

Noi pensiamo che tutto quanto passa la chiesa o la destra sia per forza di cose contro la donna, ma così facendo ci siamo dimenticati di considerare che la tutela dell'individuo singolo non può mai essere superiore a quella dell'intera società.

La donna va difesa non tanto o non solo in quanto individuo singolo che si oppone a leggi maschiliste, quanto piuttosto come individuo che appartiene a una società, che vuole essere più democratica, più umana, contro le idee di chi vuole conservare posizioni dominanti, che di democratico non hanno nulla.

Le forze conservatrici andrebbero contestate non tanto perché frenano lo sviluppo della scienza, quanto perché non tengono in alcuna considerazione le esigenze di un vivere sano e naturale, a misura di uomo, di donna, di bambino, di anziano.

Sotto questo aspetto non si capisce perché venga considerato "ideologico" l'atteggiamento di chi antepone l'etica alla scienza e "scientifico" l'atteggiamento opposto. Non è forse giusto che l'etica dica alla scienza quali sono i confini entro cui può liberamente muoversi? Per quale motivo i laici si astengono da questo dovere e lasciano che sia solo la chiesa a esercitarlo? Per quale motivo i laici, ogniqualvolta entrano in gioco i fattori etici, sostengono ch'essi vanno affrontati nella sfera privata della coscienza? Possibile che la morale laica, di fronte alle richieste della scienza, non debba mai avere mai nulla di ufficiale da dire?

Per quale motivo si deve considerare lo sviluppo della scienza un fattore di sicuro progresso sociale? Perché dobbiamo considerare la scienza come una "nuova religione" e gli scienziati come una sorta di "moderni sacerdoti"?

Non è forse evidente a tutti che gli attuali progressi scientifici servono soltanto a garantire dei vantaggi ai paesi capitalistici avanzati e, all'interno di questi, soltanto alle classi sociali più privilegiate? Noi parliamo di diritto alla salute e alla procreazione, ma le ricerche scientifiche sulle staminali, che interessano una piccolissima minoranza della popolazione mondiale, costano infinitamente di più di quello che occorrerebbe per salvare milioni di bambini sani che nel Terzo Mondo muoiono di stenti o di malattie da noi facilmente curabili.

Purtroppo noi abbiamo a che fare con una realtà: la chiesa, che equipara "natura" a "dio" (nei confronti del quale la libertà dell'uomo è minima), e un'altra realtà: il capitalismo, che equipara "natura" a "mezzo" (nei confronti del quale la libertà dell'uomo dev'essere assoluta).

Bisognerebbe trovare una sorta di "terza via", considerando p.es. che l'uomo è un essere limitato dalle esigenze della natura e tale dovrebbe restare. Non siamo onnipotenti. La storia di questi ultimi 500 anni dimostra eloquentemente che lo sviluppo scientifico ha provocato più disastri che benefici: basti pensare alle armi di distruzione di massa (3) o alle devastazioni irreversibili degli ecosistemi o alle infinite sofferenze che il 20% dell'umanità sta infliggendo al resto del mondo.

Oggi, con l'ingegneria genetica, rischiamo di guastare irreparabilmente non solo l'ambiente naturale, ma anche noi stessi. Tutto diventa artificiale: sia ciò che mangiamo, sia noi che lo digeriamo.

L'unica perfezione possibile è solo quella della natura (che ha impiegato milioni di anni per trovarla) e l'uomo deve cercare in questa i rimedi che gli occorrono. Più siamo conformi a natura e più facile sarà il modo di risolvere i nostri problemi.

Soprattutto dovremmo accettare l'idea che è profondamente ingiusto far pagare alle generazioni future il danno causato dal nostro modo di vivere contronatura.

Non possiamo continuare a utilizzare lo sviluppo della scienza come pretesto per non affrontare i problemi sociali.

In sintesi quindi i tre "no" dovrebbero avere valore per così dire di "opportunità" non di "legittimità", poiché l'embrione non è un essere umano, e dovrebbero diventare un incentivo per indirizzarsi verso un affronto più sistemico dei processi sociali ed economici che portano le nostre società ad essere sempre meno fertili e prolifiche o sempre più caratterizzate da malattie tipiche delle società industriali avanzate.


(1) Le cellule staminali adulte si trovano anche nel midollo osseo, nella pelle, nel tessuto adiposo, nell'intestino e nel cervello. (torna su)

(2) Come noto, il momento in cui si può in qualche modo parlare di "individuo" è soltanto quello in cui lo zigote è formato da quattro cellule, dotate del nuovo Dna; solo allora i patrimoni genetici (l'informazione che "fa" l'individuo) paterno e materno avranno dato luogo insieme al nuovo Dna del futuro individuo: il che si verifica dopo circa 40-50 ore dal concepimento. Lo stesso sistema nervoso è un processo che comincia solo verso la terza-quarta settimana dello sviluppo. (torna su)

(3) Le tragedie di Hiroshima e Nagasaki furono una conseguenza del progetto Manhattan, che aveva finalità belliche di tipo difensivo, in quanto mirante a impedire che fossero i nazisti a costruire per primi l'atomica. Alcuni partecipanti al progetto, visti i risultati del test nucleare del 16 luglio 1945, firmarono una petizione contro l'utilizzo del "mostro" che essi stessi avevano creato, ma ormai era troppo tardi. (torna su)


Legge 40 sulla PMA - Linee Guida sulla PMA

Libri da leggere


From: Don Gianky
Sent: Saturday, June 04, 2005 11:03 AM
Subject: Chi è l'embrione?

Anch'io partendo dal tuo parere personale vorrei fare alcune considerazioni. Se ho capito bene il tuo pensiero, tu parti all'inizio ponendoti alcune domande fondamentali e importanti, un po' preoccupato delle possibili conseguenze non positive che ne potrebbero scaturire. Sono d'accordissimo con te, ma, a parer mio, il problema di fondo che deve essere affrontato è un altro. Dovremmo porci una domanda e darci una risposta: "Di chi stiamo parlando?" "Qual è 'l'oggetto' del nostro discutere?"

Tu, come io e come tanti, parliamo di embrione, ma lo consideriamo in modo diverso; per te può essere una determinata realtà, per me un'altra, e per un terzo un'altra ancora. Bisognerebbe informarsi bene sulle certezze scientifiche che gli studi più avanzati in questo campo hanno ormai epurato, chiederci che cos'è quell'entità che chiamiamo zigote, embrione, feto, ecc. prima di intraprendere discorsi più teologici, ideologici o di fede, che possono venire, e ben vengano, solo in un secondo momento.
Insomma è possibile scientificamente dire quando ciascuno di noi è cominciato a esistere come individuo della specie umana?

Tu, per esempio, sostieni che l'embrione non possa già essere "vita umana", io invece ritengo di si.
Nella nota 2 dici che il momento in cui si può parlare in qualche modo di "individuo" è lo zigote formato da 4 cellule dopo circa 40-50 ore dal concepimento..., ma lo zigote è vita umana o no? E se non è vita umana, che vita è?
Credo che la scienza e gli studi debbano aiutarci a rispondere a questa domanda: QUANDO SIAMO COMINCIATI AD ESISTERE COME PERSONE, COME INDIVIDUI DELLA SPECIE UMANA? QUANDO INIZIA LA VITA UMANA? Perché da quel momento dobbiamo essere tutelati e rispettati come tali.

Giancarlo Apostoli

Mia risposta

L'embrione per me è qualcosa di vivo, ma non riesco a riconoscere un'esistenza umana in quella cosa né tanto meno una persona, anche se mi rendo conto che da quella cosa dipende il genere umano, per cui penso che meno la si va a toccare meglio è, perché per esperienza sappiamo che la scienza e la tecnica da un lato dicono di partire da buoni propositi e dall'altro producono mostri, disastri irreversibili, e fare dei disastri su una cosa come quella potrebbe avere conseguenze letali sul genere umano.

Ecco perché voterò tre no e un sì. Anzi secondo me la legge è troppo permissiva: se vogliamo, io sono contrario anche alla fecondazione omologa, perché è comunque artificiale e là dove esiste l'artificiosità genetica può esistere sempre il rischio di una manipolazione immorale, razzistica o anche solo egoistica... Per essere sicuri bisogna sempre seguire la natura, che esiste da miliardi di anni, che precede l'esistenza umana e che se a volte sbaglia fa, rispetto ai suoi risultati complessivi, degli errori in percentuale minima, che l'umanità può tranquillamente sopportare, come di fatto ha sopportato per milioni di anni, quando ancora la scienza era un frutto acerbo.

Ma allora perché un "sì"? Perché oltre alla scienza temo anche la religione, che si comporta come una "vecchia scienza", mentre la scienza si comporta come una "nuova religione". Una religione che sa con sicurezza quando l'embrione è umano, quando è persona, è fanatica non meno della scienza che ritiene di escluderlo a priori.
La religione dovrebbe limitarsi a dire che, invece di abortire, la donna ha tutte le garanzie che per un neonato indesiderato ci sono cento coppie disponibili ad adottarlo e che se vuole l'anonimato le sarà totalmente assicurato e che se il neonato è indesiderato per motivi economici, le vengono assicurati tutti gli aiuti possibili, ma non facendo un discorso anche economico e sociale, queste idee sul piano pratico non hanno alcuna conseguenza, sicché la religione preferisce limitarsi a dire che l'embrione è persona e chi lo elimina compie un omicidio. Posizione, questa, che assomiglia a quella dei farisei che dicevano a Cristo: il sabato è sacro, perché non fai le tue guarigioni nei giorni feriali?
Insomma, se proprio si voleva fare dell'embrione una bandiera per impedire l'aborto, bisognava prima sostenere che per dissuadere a compiere l'aborto ci sono tutte le garanzie di una società democratica ed egualitaria, invece non facendo questo discorso si finisce col limitare la libertà della donna, considerata meno importante di una cosa che ancora deve nascere.
Con questo ovviamente non voglio dirti che la libertà della donna debba essere superiore a quella dell'embrione, perché in fondo l'embrione dovrebbe appartenere alla collettività, cui anche la donna appartiene; voglio solo dirti che non mi piacciono gli scontri ideologici quando in realtà i problemi sono sociali.

Per questo voterò "sì" al terzo quesito. In questo momento penso che la religione costituisca un male minore rispetto alla scienza, e tuttavia resta un male.

Spero d'essere stato sufficientemente chiaro, perché non è facile esserlo.

Enrico Galavotti - 26/04/2015


Un intervento di Pino Nicotri de L'Espresso - Esito del referendum


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Aggiornamento: 26/04/2015