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INTRODUZIONE ALLA FILOSOFIA GRECA - 3

Ellenismo (I-II) - Quadro storico 1 - Quadro storico 2 - Quadro storico 3 - Considerazioni

EMPEDOCLE

Nell'ambito dello scontro che si era verificato fra il naturalismo ionico e il sapere del tempio, scontro che rispecchiava la contrapposizione fra demos e aristocrazia, si colloca il tentativo di mediazione operato dai fisici materialisti del V sec. a.C.

Questi filosofi, tutti di parte democratica, cercheranno di costruire una struttura teorica che consenta di pensare i fenomeni della natura e i suoi processi all'interno delle condizioni di razionalità imposte da Parmenide. Avremo così una struttura in due livelli, di cui quello superiore sarà formato dai princìpi, cui spetterà il compito di spiegare e giustificare la realtà fisica nel suo insieme: essi, sia che si tratti degli elementi di Empedocle o degli atomi di Democrito, possiedono tutte le caratteristiche di razionalità richieste dalla logica parmenidea, vale a dire che sono eterni, ingenerati, inalterabili e sempre uguali a se stessi; le uniche varianti sono quelle necessarie a spiegare il divenire, per cui sono in numero superiore a uno (mentre l'essere di Parmenide era uno), sono in movimento (non statici) e hanno una natura materiale (e non logico-intellettuale come era in Parmenide).

Tutta la realtà empirica e tutto il divenire (secondo livello, detto fenomenico) sono derivati da quei princìpi, ne sono generati e ne dipendono nell'ordine dell'essere, e questa derivazione è la base per la spiegazione scientifica dei fenomeni, in quanto comprenderli razionalmente significherà ridurli con opportuni procedimenti logici ai princìpi elementari da cui derivano e ai comportamenti di questi.

In questo modo trova una prima soluzione l'aporia eleatica (per cui l'essere è sempre, non può non essere e quindi non è possibile il divenire): la risposta di Empedocle e Democrito è che non si può parlare di nascere e perire in senso proprio, ma che nascita e morte non sono altro che composizione e scomposizione degli elementi primi, i quali in se stessi esistono però eternamente ed eternamente identici, proprio come l'essere parmenideo.

Empedocle nasce attorno al 490 a.C. ad Agrigento, da una famiglia ricca di parte democratica, posizione che anch'egli sostenne, anche se non partecipò mai ad attività di governo della sua città (su questo ci sono opinioni contrastanti, infatti Zeller afferma che fu a capo della democrazia del suo paese; possiamo quindi presumere che in qualche modo egli abbia partecipato all'attività di governo, forse in maniera indiretta). Morì a 60 anni in esilio nel Peloponneso, probabilmente perché abbandonato dal favore popolare.

Molto attento ai fenomeni della natura, in particolare di ordine biologico, scrisse due opere (Sulla natura e Purificazioni) di cui ci rimane solo una parte di frammenti.

Nell'ambiente in cui visse, la Sicilia della prima metà del V sec. a.C., grandi masse contadine in via di impoverimento si contrapponevano, in nome di una redistribuzione delle terre, ad una forte aristocrazia urbana che veniva consolidando il suo potere in forme tiranniche e militari. Empedocle si fece portatore del desiderio di rinnovamento del mondo che si andava diffondendo in larghi strati della popolazione. Nel suo pensiero infatti troviamo, accanto alla giustificazione della realtà della vita, della natura e della materia, motivi di ordine morale, religioso, psicologico e un forte senso dell'infelicità e dell'ingiustizia di questo mondo, che spinge a desiderare un mondo migliore.

Principio fondamentale di tutte le cose sono quattro elementi o radici materiali: l'aria, l'acqua, la terra e il fuoco. Questi elementi sono eterni, immutabili e infinitamente identici a se stessi; potranno essere divisi ma ciascuna parte conserverà le caratteristiche dell'elemento da cui proviene. Ogni oggetto del nostro mondo deriva dalla composizione di questi elementi, e così pure ogni qualità, così come dai colori semplici si possono ricavare tutti gli altri colori composti.

Le forze che muovono queste radici combinandole fra loro sono l'amore e l'odio, dove la prima congiunge mentre la seconda disgiunge; inoltre l'amore si presenta come causa di unità e nascita, mentre l'odio di separazione e morte. Queste forze non vanno confuse con i due sentimenti che noi conosciamo, in quanto il loro significato comprende anche quello, ma al tempo stesso lo supera, esprimendo così tutto l'intreccio, tipicamente empedocleo, fra aspirazioni morali e spiegazione fisica dei fenomeni.

I quattro princìpi e le due forze spiegano ogni cosa del mondo nel suo mutare a livello di esperienza e nel suo permanere identico a livello dei princìpi. Inoltre questi sei elementi servono a spiegare anche la conoscenza, che è possibile secondo Empedocle proprio perché il simile conosce il simile, e quindi siccome tutto è composto dagli stessi princìpi così sarà possibile la conoscenza umana. Empedocle non distingue fra sensazione e pensiero, e ritiene che l'uomo pensi mediante il sangue, perché è prossimo al cuore e perché sarebbe un miscuglio perfettamente proporzionato dei quattro elementi: questa concezione emo-cardiocentrica costituisce un passo indietro rispetto a quella encefalocentrica di Alcmeone, Ippocrate e Anassagora; d'altra parte questo contrasto verrà superato definitivamente solo da Galeno nel II sec. d.C.

Tornando al processo per cui ogni cosa è formata dall'aggregarsi degli elementi fondamentali, Empedocle parla di un ciclo amore-odio-amore, vale a dire aggregazione-disgregazione-aggregazione. La formazione di questi aggregati è però del tutto casuale e il tutto avviene all'interno di una ferrea necessità per la quale ciò che accade non potrebbe non accadere che così.

Anche in Empedocle troviamo la dottrina mistica della trasmigrazione delle anime, anche se egli non cerca, come fece Pitagora, di collegarla alla fisica; troviamo inoltre una concezione del dio non antropomorfica, simile a quella di Senofane.

LA SCUOLA ATOMISTICA

Il fondatore della scuola atomistica fu Leucippo, probabilmente di Mileto, contemporaneo di Anassagora e di Empedocle, la cui vita però non è possibile datare con precisione. Alcune notizie lo mostrano seguace della filosofia di Parmenide, a cui sarebbe stato iniziato da Zenone.

Qualcosa in più sappiamo del suo scolaro Democrito, nato attorno al 460 a.C. ad Abdera (nella Ionia) e vissuto circa cento anni. Compì alcuni viaggi ad Atene e in Asia. Fu uno dei più grandi dotti della sua epoca; riprese il pensiero di Leucippo per darvi una fondazione teorica più approfondita e si dedicò con gli stessi intenti ad analizzare tutto il sapere della sua epoca, tanto che divenne esperto in quasi tutte le discipline e i suoi scritti possono essere considerati come un'enciclopedia del sapere dell'epoca. Delle sue opere però rimangono pochissimi e brevi frammenti.

Democrito si colloca in una posizione diametralmente opposta a quella del siciliano Empedocle: mentre quest'ultimo infatti era animato da una profonda tensione religiosa e aveva contribuito in qualche modo alla vita politica del suo paese, Democrito è uno scienziato distaccato da ogni problematica religiosa o politica, teso solo a studiare la natura come era tipico della tradizione ionica, anche se di questa gli manca l'interesse per l'ambiente sociale e per l'atmosfera ideologica.

Democrito venne a contatto con Atene quando già erano in crisi i ceti legati alle tecniche ed ai mestieri, a causa della controffensiva del pensiero aristocratico: ciononostante egli rimase un democratico, anche se perse la fiducia nella capacità dell'uomo di trasformare il mondo sociale e quello naturale (fiducia che aveva consentito ad Anassagora di immaginare un mondo governato da un'intelligenza). Il mondo di Democrito è un mondo razionale ma è dominato dai freddi meccanismi della materia, del caso e della necessità.

L'unica realtà è costituita dagli atomi e dal vuoto e l'unica cosa che l'uomo può fare per controllare questo mondo è conoscerlo e costruire una scienza rigorosa in cui la prassi etico-politica non svolge più alcun ruolo: si crea in questo modo una spaccatura fra sapere scientifico e problemi sociali che troveranno conferma nell'etica democritea.

Mentre Empedocle nell'identificare gli elementi primi non era andato al di là del livello della sensazione, alle realtà e alle qualità che vediamo e tocchiamo (acqua, aria, terra e fuoco), Democrito si spinge oltre, sino ad ipotizzare che l'intera realtà sia composta di enti eterni, immutabili, privi di qualsiasi proprietà sensibile (non si possono nè vedere, nè percepire in altro modo). Questi enti sono indivisibili (questo è anche il significato della parola atomo) e rappresentano quindi il limite ultimo di scomposizione dei corpi materiali.

L'atomo possiede le caratteristiche dell'essere eleatico, con la sola aggiunta delle condizioni necessarie a spiegare la genesi della realtà naturale, vale a dire che gli atomi esistono in numero infinito, che sono di natura materiale e che si muovono in uno spazio vuoto (contro la negazione dell'esistenza del vuoto di Parmenide). Le differenze fra gli atomi non dipendono dalle loro qualità sensibili (essi non ne hanno), ma dalla loro forma, dal loro orientamento nel movimento, dai contatti che stabiliscono fra di loro e dalle dimensioni.

Gli atomi si muovono nel vuoto, in ogni direzione, di un movimento eterno che non ha inizio nè destinazione né una ragione (Democrito non ricorre né all'intelligenza di Anassagora, né alle forze di amore e odio di Empedocle per spiegare il movimento della materia). Gli atomi possiedono quindi il movimento e questo avviene nel vuoto, in modo del tutto casuale (infatti il movimento avviene sempre nella stessa direzione sino a quando, per puro caso, gli atomi si urtano e cambiano direzione).

Il nostro mondo è il frutto dell'aggregazione casuale di atomi fra loro compatibili, e così pure casuale sarà la sua scomparsa. Questa concezione non ha nemmeno più bisogno della concezione ciclica del tempo sostenuta dai pitagorici, in quanto il mondo di Democrito non ha alcun ordine, è un mondo caotico la cui unica legge è quella della necessità meccanicistica. Il tempo quindi viene da lui concepito come una retta infinita in cui il divenire è una vicenda di collisioni di atomi nel vuoto, di aggregazioni e disgregazioni (occorre però notare che questa concezione lineare del tempo non è ancora quella cristiana, in quanto le manca il punto d'origine consistente nella creazione e il punto d'arrivo della parusìa).

Gli dèi sono aggregati di atomi particolarmente mobili, e così pure l'anima, che alla morte del corpo si disperde.

Anche la sensazione e la conoscenza vengono spiegati da Democrito con il contatto fisico: dagli oggetti partono sottili pellicole atomiche che mantengono la forma dell'oggetto da cui provengono e, viaggiando attraverso l'aria, colpiscono prima gli organi di senso (così noi percepiamo l'oggetto) e poi gli atomi psichici (così noi lo pensiamo).

Le qualità sensibili come il colore o l'odore, non appartengono alla struttura atomica della materia, ma dipendono dal contatto percettivo, per cui sono soggettive, possono cioè essere diverse da persona a persona, non manifestando quindi la vera natura della realtà (concezione questa che pare anticipare la distinzione che farà Locke fra qualità primarie e secondarie, le prime inerenti alle cose in sé e le seconde inerenti alla relazione conoscitiva del soggetto). Questa concezione della conoscenza soggettiva e quindi impossibile, pone una grave problema che Democrito lascia irrisolto, e cioè non permette di rendere conto dell'origine della teoria atomica stessa, in quanto gli atomi sono inconoscibili. La teoria atomica quindi è il prodotto di una deduzione puramente razionale, un modello teorico che serve da ipotesi per spiegare i fenomeni ma rimane esterno ad essi.

Un altro problema che sorse da questa concezione fu la necessità di unificare tutte le scienze sotto l'unico linguaggio della teoria atomistica, linguaggio quantitativo e meccanico, tentativo destinato a fallire per le forti resistenze delle filosofie idealistiche di Platone e Aristotele e anche perché ogni scienza voleva conservare la propria autonomia.

Un'ultima osservazione relativa all'etica democritea che, come abbiamo già anticipato all'inizio, è un'etica più pessimistica; l'uomo di Democrito è lontano dalla città e dalle sue lotte politiche, le sue virtù saranno quelle dell'autocontrollo e dell'individualismo, la sua patria sarà il mondo (ovvero nessuna patria), un uomo rassegnato a cercare la felicità in sè stesso, un uomo atomizzato. Questa morale del resto non è altro che la realizzazione sul piano ideologico di una situazione già esistente di fatto, vale a dire la crisi della polis e la sconfitta dei ceti democratici (le conclusioni etiche cui perviene Democrito anticipano quella che sarà la successiva fase della filosofia greca, quella sofistica, che proprio di questa crisi sarà lo specchio).

INTRODUZIONE ALLA PEDAGOGIA

In questa prima fase del pensiero filosofico non è ancora possibile parlare di una pedagogia in senso stretto (del resto la pedagogia come scienza nasce nell'epoca moderna): per essere precisi occorre distinguere fra l'educazione, che è sempre esistita, e la scuola che è nata solo dopo la scoperta della scrittura. Le prime scuole erano riservate agli scribi e ai funzionari di corte; successivamente i primi ad avvertire l'esigenza di saper leggere e scrivere furono i magistrati e i sacerdoti.

Le prime testimonianze di un'educazione sistematica riguardano Sparta ed Atene. Ci troviamo davanti ad una pedagogia che privilegia la selezione e si basa sul metodo dell'imitazione degli anziani da parte dei più giovani, dando così luogo ad una cultura conservatrice delle tradizioni e diffidente verso le novità. L'educazione spartana si proponeva di creare dei soldati forti e sprezzanti del pericolo, trascurando così di curare l'intelligenza, aspetto che verrà curato maggiormente dall'educazione ateniese; la ginnastica, la musica e la poesia sono alcuni dei suoi più importanti elementi.

L'ideale di formazione è quello di un animo virtuoso in un corpo sano. Una tipica istituzione ellenica è il Gymnàsion, luogo frequentato dai greci come ritrovo, che poi indicherà un luogo di studi.

Solo con i pitagorici si può parlare per la prima volta nella storia di scuola, e così pure successivamente con le altre correnti filosofiche, anche se per scuola si tende a considerare più una tradizione di pensiero che la scuola come istituzione vera e propria.

RILIEVI CRITICI SUI PRESOCRATICI

Talete di Mileto fece tra i greci il primo tentativo di una spiegazione scientifica del mondo: a lui si collegarono i suoi conterranei Anassimandro e Anassimene. Si tratta di un episodio molto importante nella storia del pensiero, in quanto con queste prime semplici ipotesi ha inizio la riflessione filosofica occidentale; il valore di quelle teorie risiedeva infatti più nella loro novità che nel loro contributo alla conoscenza, basta ricordare infatti come ancora presenti fossero molti elementi mitici della tradizione che li aveva preceduti preparando loro la strada.

Con gli ionici, Pitagora e Senofane queste indagini furono trasportate nell'Italia meridionale e proseguite con una ricerca così indipendente che da ognuno dei due ebbe origine una nuova scuola. Queste che possiamo definire tre scuole antichissime di pensiero, concordano nel pensare come princìpi delle cose, che la scienza deve dimostrare, innanzi tutto i loro princìpi sostanziali, vale a dire ciò da cui esse sono sorte, mentre non si preoccupano di spiegare il nascere, il perire o il mutare delle cose stesse: nascere, perire e mutare che vengono addirittura negati da Parmenide.

In questo senso gli ionici si pongono il problema della materia da cui è formato il mondo; i pitagorici cercano l'essenza delle cose nel numero e deducono la loro esistenza e qualità dalla ferma regolarità dei fenomeni, determinabili secondo numeri; la filosofia eleatica, partendo dall'unità del mondo, con Parmenide riconosce il principio dell'Essere come tale, e siccome partendo dal concetto dell'Essere essa esclude ogni non-essere, ritiene impensabili la molteplicità delle cose e il movimento.

Con Eraclito inizia un nuovo indirizzo del naturalismo filosofico: coll'affermazione che nel continuo cambiamento della materia e dei suoi rapporti non c'è nulla di immutabile oltre la legge di questo mutarsi, egli imponeva ai suoi successori il compito di spiegare questo fenomeno e di determinare la ragione del movimento e del cambiamento. Questo compito fu affrontato da Empedocle, Anassagora, Leucippo e Democrito, i quali ricondussero ogni cambiamento e ogni movimento all'unione e alla separazione della materia increata eterna ed immutabile, derivando il divenire da un Essere originario che si distingue dall'Essere di Parmenide per la sua molteplicità e divisibilità, ma con cui ha in comune le caratteristiche essenziali. Forse Leucippo è il primo ideatore di questa concezione. Empedocle pensa la materia originaria qualitativamente distinta, limitata di numero e divisibile all'infinito; Leucippo la pensa qualitativamente uguale, numericamente illimitata, indivisibile; Anassagora qualitativamente diversa, non limitata di numero, divisibile all'infinito. Per spiegare il movimento da cui nasce ogni unione e disunione della materia, Empedocle aggiunge agli elementi le forze motrici in forma mitica; Leucippo e Democrito pongono gli atomi nello spazio vuoto, in cui si muovono sin dal principio; Anassagora infine trova rifugio nella Mente formatrice del mondo.

Dopo l'atomismo sarà difficile proseguire oltre su questa strada, e quindi i sofisti inizieranno una nuova indagine che rinuncia ad ogni possibilità di un sapere oggettivo, limitando la filosofia ai problemi della vita pratica e togliendo a questi ogni valore universale, preparando così la riforma socratica della filosofia. Il pensiero dei sofisti è anche la conseguenza della situazione di crisi in cui l'uomo si viene a trovare, dopo l'epoca di grandi cambiamenti e speranze che aveva visto il sorgere della filosofia. A questa crisi, come abbiamo già visto, contribuì anche la controffensiva dell'aristocrazia, la quale si riprese gli spazi che il nuovo ceto dei mercanti e degli artigiani aveva guadagnato, prima nelle colonie e poi ad Atene.

Il pensiero presocratico si caratterizza così come molto ricco di sfumature al suo interno, contrariamente alle semplificazioni che di esso sono state fatte in molte circostanze. Le novità sono molte, alcune anche molto coraggiose come la critica di Senofane all'antropomorfismo o le concezioni laiche di Anassagora, che furono condannate e mostrarono la resistenza di un pensiero conservatore di privilegi ad un pensiero che voleva dimostrare che quei privilegi erano il frutto di istituzioni umane, e non della decisione di qualche divinità. Per questo ben presto si creò una contrapposizione fra un sapere rivelato, dominio di pochi eletti, ed un sapere pubblico che voleva porre le basi per una maggiore democrazia delle istituzioni politiche.

Giuseppe Cantarelli


Web Homolaicus

Foto di Paolo Mulazzani


Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Teoria
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Aggiornamento: 10/09/2014