ARTE ANTICA MODERNA CONTEMPORANEA


MASCHILISMO ED EROTISMO NELLA SISTINA DI MICHELANGELO

Michelangelo ritratto da Volterra
Io sto qua in grande affanno
e con grandissima fatica in corpo
e non ho amici di nessuna sorta.
Michelangelo

Cappella Sistina (Città del Vaticano)

Premessa - Biografia - La volta della Sistina - Il Giudizio Universale - Lettura psicanalitica del Giudizio - L'omosessualità di Michelangelo - I papi della Sistina - Tondo Doni

Ci sono voluti 14 anni di restauro per riportare al loro splendore gli affreschi michelangioleschi della Cappella Sistina in Vaticano. Ogni minuto di lavoro è stato ripreso dal network televisivo nipponico Ntv.

Il Giudizio Universale, in particolare, può essere considerato l'opera artistica più manipolata della storia. Tutto quello che è stato rimosso era falso e non tutto il falso, purtroppo, s'è potuto rimuovere. Persino gli interventi non censori ma semplicemente tecnici, compiuti nel passato, per conservare al meglio l'affresco, si sono rivelati dannosi: p.es. quelli compiuti con le colle animali per dargli lucentezza, come se fosse un dipinto e non un affresco (tecnica, questa, che richiede grande abilità di esecuzione, in quanto si deve dipingere su un intonaco che resta bagnato al massimo sei ore).

Osservando quest'opera monumentale si rimane stupiti nel vedere come nel tempio della cristianità cattolica si fosse permessa una raffigurazione dei più importanti temi teologici, che a quell'epoca ancora si dibattevano, in una maniera che di religioso sembra avere ben poco.

Gli affreschi hanno una carica così eversiva che non si ricollegano espressamente a quelli fatti in precedenza da altri pittori, né a quelli che si possono osservare lungo le pareti dello stesso edificio; anzi, persino il Giudizio Universale è lontanissimo dall'armonia degli affreschi che circa trent'anni prima Michelangelo aveva dipinto sulla volta.

In particolare guardando il Giudizio vien spontaneo chiedersi come sia stato possibile che la curia pontificia,  per la progettazione dell'affresco, avesse dato carta bianca all'artista, e soprattutto come sia stato possibile che nessun alto prelato, in corso d'opera, si fosse accorto della totale distonia rispetto a qualunque tradizione iconografica sugli stessi temi trattati, o, accorgendosene (grazie p.es. alla segnalazione del cerimoniere papale Biagio da Cesena, che la giudicò “degna d’osteria”), non avesse fatto alcun intervento regolamentativo o censorio.

Come poteva Michelangelo essere così convinto che la curia pontificia non gli avrebbe in alcun modo impedito una rappresentazione così pagana, anzi così beffarda e volgare della santità cristiana?

In quasi tutti i suoi affreschi, anche quelli della volta, si abolisce volutamente qualunque simbolo religioso (i santi non hanno aureole e spesso hanno sguardi allucinati, inebetiti, come i dannati; gli angeli hanno sembianze del tutto umane, non sono riconoscibili come tali, non avendo ali; del tutto assenti i riferimenti allo spirito santo, alla luce divina, alla trinità...); le posture dei protagonisti (santi o dannati) sono spesso contorte o scomposte; il nudo domina su tutto e spesso in posizioni volutamente oscene; le figure maschili, nettamente prevalenti su quelle femminili, sembrano dei culturisti, dei palestrati, ostentando con orgoglio i propri muscoli (persino le donne hanno braccia molto formose).

Evidentemente la curia romana era giunta a un punto tale di corruzione (e la Riforma glielo farà capire) che non riusciva più a distinguere il sacro dal profano, e Michelangelo, per la sua smisurata ambizione di primeggiare in tutte le arti (scultura, pittura e architettura), aveva accettato di rendersi complice di questo abuso, pur nutrendo egli idee politiche tutt'altro che clericali, e avendo un atteggiamento sostanzialmente ateistico nei confronti delle verità della fede.

L'ateismo non è visibile solo nel Giudizio ma anche negli affreschi dedicati alla Creazione, seppure qui in maniera più sfumata, più neoplatonica. Il ciclo della Creazione voleva essere una sintesi ideale tra cristianesimo e paganesimo, in nome di una liberazione intellettuale che passasse attraverso la sessualità.

Viceversa il Giudizio Universale esprime l'uso polemico della sessualità, in forma estrema (pur in una formale cornice religiosa), contro la rassegnazione che gli intellettuali italiani provavano nei confronti dell'idea di poter realizzare una liberazione nazionale, in campo cattolico, una emancipazione dallo strapotere della curia pontificia.

In effetti, proprio durante il lavoro degli affreschi, il papato si stava rimangiando, pur di non perdere il proprio potere politico, tutte le aperture culturali verso la classicità greco-romana.

Gli intellettuali italiani (in primis gli artisti), che in quel momento erano i più laici d'Europa, si trovarono a vivere nel loro paese un inaspettato riflusso ideologico, così insopportabile da far rimpiangere quei paesi protestanti in cui si discutevano questioni teologiche che già da tempo nella nostra penisola si ritenevano superate.

Gli intellettuali rinascimentali stavano pagando duramente lo scotto di aver voluto produrre una cultura laica e borghese, senza lavorare politicamente contro lo Stato della chiesa e senza crearsi un vasto consenso a livello sociale. Il loro isolamento sarà decisivo per la loro sconfitta. E anche la protesta di Michelangelo, condotta sul piano artistico-sessuale, verrà ben presto censurata.

In tal senso l'intera Cappella Sistina rappresenta il simbolo oltre il quale una qualunque chiesa non può andare se non vuole negarsi come tale. Se vogliamo, il Giudizio è l'inevitabile conseguenza degli affreschi della volta, la cui religiosità laicizzata (cristiano-pagana) restava entro i canoni del formalismo borghese. Il Giudizio è una provocazione erotica contro l'estetismo pseudo-religioso della Creazione, è la caricatura della vuota fede borghese, che però non esce dai limiti della borghesia, anzi porta i suoi disvalori all'eccesso.

Se il modello del Giudizio fosse stato ripreso nel Seicento, senza le censure tridentine, cioè se Michelangelo avesse avuto dei seguaci all'altezza della sua provocazione, la cultura avrebbe fatto un salto troppo grande, assolutamente impensabile per la mentalità clericale della chiesa romana e per una penisola che di "borghese" aveva solo qualche Signoria e Principato, ma non la Nazione. Il papato e l'alto clero, pur essendo ampiamente libertini sul piano del comportamento, restavano incredibilmente conservatori nella gestione del potere politico.

Un ipotetico seguace di Michelangelo, che avesse potuto lavorare più liberamente di lui, avrebbe oltrepassato persino la Riforma (che nella sua fase iniziale non poteva certo tollerare una rappresentazione triviale della fede) e sarebbe di colpo arrivato alla Rivoluzione francese. Se non ci fosse stato il Concilio di Trento, la pittura successiva a quella michelangiolesca non avrebbe avuto né la piega barocca e manieristica del Seicento, né i risvolti puritani della nuova cristianità protestantica nell'Europa del nord.

La laicità borghese, infatti, è fortissima nel Giudizio Universale, sia nell'ostentazione del nudo, sia nelle fattezze fisiche superomistiche, sia nell'individualismo dell'eroe (il Cristo), che è isolato e indifferente alla massa caotica, dispersiva, di basso livello intellettuale, interessata unicamente alla propria salvezza. Qui l'erotismo non vuole essere semplicemente sensuale, come negli affreschi della volta, ma polemico, contestativo dell'establishment dello Stato ecclesiastico. E' una laicità che pur volendo apparire più democratica del clericalismo di corte, non costituisce in realtà alcuna vera alternativa, essendo viziata da presupposti maschilistici e pornografici.

Il Giudizio testimonia il massimo sforzo possibile nell'ambito del cattolicesimo romano in favore dell'umanesimo laico-borghese (che pur restava sessualmente deviato) e, con le sue braghe censorie, la sua più recisa negazione in favore della teocrazia papale: quanto viene concesso sul piano culturale, viene successivamente negato su quello politico, proprio per paura che la cultura eversiva minacci il potere costituito. La luna di miele tra il cattolicesimo decadente e la borghesia emergente era finito sull'altare della Controriforma.

Fa impressione vedere come un capolavoro del genere, che avrebbe dovuto esaltare positivamente lo splendore del tempio della cristianità, fosse stato commissionato a un artista che odiava profondamente la chiesa, anche se di questa amava l'ostentazione di quel lusso che avrebbe potuto farlo diventare un artista rinomato in tutta Europa e ricchissimo. In questo atteggiamento ambivalente si riassume il dramma di una personalità così controversa come quella di Michelangelo e, in fondo, di buona parte della cultura borghese moderna.

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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Arte
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Aggiornamento: 27/08/2015