STUDI SULL'ANTICO TESTAMENTO


ADAMO ED EVA E QUELLA MELA
Quante cose strane avvennero nel paradiso terrestre!

NICOLA PALERMO

Sintesi del libro

L'origine dell'uomo è un fatto e sembra ovvio che sia avvenuto in un solo modo; invece la Bibbia, Parola di Dio, ce ne dà due racconti (Genesi 1,1-2,4; Genesi 2,5-4,1) e le differenze sono tali e tante da rendere incompatibili i due racconti non solo sul piano dei fatti, ma anche e soprattutto dei significati (se Dio è il vero autore della Bibbia, perché ci dà due versioni contraddittorie? Dio creatore o demiurgo? Maschio e femmina hanno pari dignità o la donna è subordinata all'uomo? La creazione è opera gioiosa di un Dio buono o opera problematica di un Dio ambiguo? Quale il senso dell'esistenza umana, della società, della storia? Per la Bibbia la vita è un bene o un male?...).

A dispetto di tutto questo groviglio di contraddizioni, i teologi non ne sono affatto scandalizzati e citano i versetti ora dell'uno ora dell'altro racconto con indisturbata disinvoltura e concludono tranquillamente che "tutto è uscito buono e bello dalla mani del Signore e tutto si è guastato per colpa dell'uomo". Uno degli scopi di questo libro è vedere se, e fino a qual punto, questa conclusione è autorizzata dalla stessa Bibbia.

Vengono di conseguenza esaminate tutte le circostanze in cui la Bibbia dice essere avvenuto il peccato originale. In primo luogo, cosa è l'uomo, e scopriamo con sorpresa che quanto i Cristiani pensano intorno alla natura o essenza dell'uomo deriva dalla pagana filosofia greca, e non dalla "rivelata" Bibbia, con la quale è in conflitto. Per gli Ebrei infatti l'uomo non era unione di anima e di corpo, ma semplicemente un corpo vivente, non era immortale (e dunque non temevano l'Inferno né speravano nel Paradiso, ma si aspettavano da Dio premi e castighi, tutti e solo in questa vita).

Il concetto di immortalità dell'anima, e tutte le conseguenze che ne derivano, sono completamente estranee alla Bibbia e agli Ebrei, i quali assai tardivamente (ai tempi di Gesù) e con grandi incertezze elaborarono un diverso concetto, quello della risurrezione della carne, che pure è passato nel Cristianesimo.

Ancor più lontane dalla Bibbia e dalla mentalità ebraica sono le feroci conseguenze che i Cristiani tirarono dal disprezzo per il proprio corpo, e cioè la necessità di una vita di mortificazioni e penitenze, con l'infausta ulteriore conseguenza (incomprensibile anche per Gesù) di dividere i fedeli fra chi "abbandona il mondo" e chi invece si arrabatta nella società civile: Gesù stesso non si sognerebbe di dire che il corpo è cattivo (il che fa nascere un curioso interrogativo: Gesù è il primo cristiano o solo un ebreo a pieno titolo?). Tutti però, Cristiani ed Ebrei, affermano che "Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza", il che sarebbe bellissimo, se... avesse un senso! La questione (compresa quella se l'essenza dell'uomo sia l'intelligenza e libertà) viene esaminata in varie pagine, che a me sembrano pertinenti, argomentate e divertenti.

- La discussione circa la natura dell'uomo viene approfondita esaminando la situazione di Adamo nell’Eden e i connessi concetti di Paradiso terrestre, Paradiso celeste, i doni preternaturali e soprannaturali concessi ad Adamo e persi col peccato, ma anche lo strano fatto della sua scontentezza, che costringe il Signore a creare Eva e infine cosa abbiamo in realtà perso commettendo il peccato originale.

- Si passa quindi a esaminare come in effetti la subordinazione della donna all'uomo ha fondamento in quanto la Genesi dice essere avvenuto nel Paradiso terrestre: vengono amabilmente commentati tredici dati di fatto biblici, e in particolare il comportamento di Adamo quando vide Eva per la prima volta. Emerge un problema cruciale: cosa nella Bibbia è pensiero e volontà di Dio, da riverire, e cosa invece appartiene alla mentalità degli Ebrei e dei commentatori, da mettere in discussione? Anche con riferimento alle sciocchezze che San Paolo dice al riguardo. Vengono quindi elencate dodici conseguenze pratiche (alcune tragiche, altre spassose) che la Bibbia tira dalla supposta inferiorità femminile. Naturalmente tutto questo ragionamento può essere capovolto con argomenti di natura testuale, biologica e tecnologica.

- Ci chiediamo poi se Adamo ed Eva furono la prima e unica coppia da cui tutto l'attuale genere umano, e si scopre la curiosa e spassosa storia di Lilith, la prima moglie di Adamo, il primo doloroso divorzio della storia, la depressione del derelitto Adamo e la creazione di Eva che avrebbe dovuto consolarlo. Si scopre anche la cosiddetta "Eva mitocondriale", che mette in crisi molte affermazioni teologiche e comportamenti pratici sia prima sia dopo Cristo.

-Si passa quindi a esaminare il primo comandamento dato dal Signore dopo la creazione ("crescete e moltiplicatevi"), un comandamento perfettamente in linea con la mentalità e le necessità economiche, militari e politiche degli Ebrei, ma stranissimo e del tutto incongruo per la mentalità cristiana. Emerge poi l'insanabile contrasto fra quanto affermato dalla Genesi e l'effettiva storia evolutiva del genere umano: il punto cruciale è il passaggio dal sistema di vita di raccoglitori e cacciatori a quello di agricoltori (che pure è polemicamente adombrato nella stessa Genesi), e la conseguente immediata esplosione demografica, e ci chiediamo se, alla luce della storia di questi ultimi millenni, il Signore tornerebbe a dare quel primo comandamento. Infatti dell'agricoltura si dice sempre un gran bene, ma ben pochi si rendono conto di quanto gravi siano i suoi svantaggi.

Dal punto di vista più strettamente biblico, si accenna all'anacronismo di Genesi, che salta a piè pari sette milioni di anni di evoluzione umana e dà per scontato che il primo uomo fu creato per coltivare i campi, e che il suo primogenito (Caino) fu persino "costruttore di città", cioè iniziatore dei mali di origine sociale, e si critica il modo con cui i teologi cercano di aggirare questo anacronismo.

L'argomento fa affiorare le stranezze bibliche circa la sessualità, e si discute se, come vuole la Chiesa Cattolica, la sessualità umana è per sua natura diretta alla procreazione: si osserva che forse in nessun altro argomento si fa riferimento alla "natura delle cose", perciò vengono esaminate le caratteristiche della sessualità umana e si conclude che la Chiesa Cattolica non conosce la "natura delle cose".

- Si passa quindi al secondo comandamento: "soggiogate la terra e dominate su ogni essere vivente". L'uomo è il "re dell'universo"?; un tema che sarebbe ameno se non fosse drammatico, poiché il dominio sulla natura si è presto convertito in dominio e sfruttamento dell'uomo sull'uomo, e in particolare dell'uomo sulla donna. Si esamina poi più da vicino il testo e il contesto biblico, nel quale il dominio sembra non avere alcun significato secondo noi, ed è curioso che invece l'avesse secondo gli Ebrei, in base alla loro metafisica dei nomi.

Naturalmente il tema del dominio assume importantissimo significato fuori dal Paradiso terrestre, nella storia umana; è però un racconto complesso di grandezza e povertà, miseria e nobiltà; esso infatti è sempre violenza anche contro la Natura, a cominciare dalla zappa alzata in aria e calata a squarciare il corpo di Madre Terra; altra violenza è il diritto di esclusione o diritto di proprietà individuale, già presente drammaticamente e patologicamente nei rapporti fra Caino e Abele; e anche il diritto di proprietà collettiva: la "Terra Promessa", il "sacro suolo della patria"; e la licenza di uccidere animali e uomini.

Inoltre ai nostri giorni il dominio è diventato necessità di sviluppo economico: ci siamo condannati a produrre sempre più di quanto abbiamo prodotto l'anno scorso in una spirale infernale, altrimenti la "stagnazione" mette drammaticamente in crisi individui, famiglie, società, le quali non stanno mai ferme: o vanno avanti o sono trascinate indietro.

Il tenore di vita dipende dal livello dei consumi, i consumi consumano ricchezza, se non c'è nuova ricchezza, i consumi calano con effetti immediati e dirompenti sulla convivenza sociale; il risultato è una universale competizione dissennata, una nuova guerra di tutti contro tutti.

Completamente diverso è il "regno dei cieli" evangelico, sul quale però vi sono molti curiosi equivoci.

Infine si argomenta che, nonostante la nostra onnipotenza tecnologica, il dominio è una illusione, al pari di molti altri teologici luoghi comuni (per esempio quello secondo il quale Dio ha creato "per amore" con tutte le conseguenze che ne derivano).

- Si passa quindi agli intricatissimi problemi posti dall'"albero della conoscenza del bene e del male", a cominciare da quello se era o no un albero, o solo un "simbolo della nostra libertà di scelta" o "della morale che solo Dio decide", con la strabiliante conseguenza che non era possibile mangiarne i frutti e che nessun peccato originale è stato commesso, e molte altre, anche spassose, incongruenze, in base alla generale osservazione che spesso la Bibbia dice una cosa e i teologi ne dicono un'altra.

Si discute quindi se noi siamo davvero liberi, sebbene "programmati" in tutto e per tutto da Dio onnipotente e onnisciente; e se l'unica morale possibile è quella fondata sulla Bibbia; e che cosa precisamente era la conoscenza del bene e del male, con la sorpresa che la Bibbia e gli Ebrei la intendevano in modo completamente diverso da come l'intendiamo noi: una commedia degli equivoci che mina alla base la credibilità e validità e pregnanza del racconto biblico e la gravità del peccato originale e l'intero edificio teorico del Cristianesimo vacilla paurosamente; la conoscenza si rivela un guscio vuoto, senza alcun contenuto: anche dopo aver mangiato la mela, siamo ignoranti come prima; che motivo vi era dunque di porre la proibizione? Questa appare scandalosamente pretestuosa: se il racconto biblico è vero, siamo stati malmenati senza motivo. Se Dio non voleva che si mangiasse dell'albero, perché l'ha piantato? Che Dio d'amore è questo che minaccia la morte per niente? Non sapeva che proibire è invito a trasgredire? Era già successo con Lucifero, e Dio non impara dai suoi errori! E chi meglio di Lui poteva disporre le cose in maniera diversa e acconcia?

E molte altre perplessità: che bisogno aveva di metterci alla prova? "Per provare la nostra fede", è la sardonica, contraddittoria, assurda risposta dei teologi. La proibizione appare immotivata e futile, perché non si vede quale bene voleva tutelare. Tutto sembra arbitrario e illegittimo. Ma i teologi, imperterriti, dicono che anche la nostra vita è una prova nella quale è in gioco il nostro destino eterno. Si svolgono quindi una serie di considerazioni che mandano all'aria molte importanti affermazioni che i Cristiani danno per scontate.

- Si passa quindi a esaminare la minaccia di morte. Vi è un nesso fra mangiare la mela e la morte; si argomenta che il castigo minacciato dal Signore è estrinseco alla trasgressione e quindi arbitrario dal punto di vista della sua legittimità, inefficace dal punto di vista della deterrenza, sproporzionato dal punto di vista giuridico e riprovevole dal punto di vista morale.

Cos’è dunque la morte? San Paolo dice che è l'effetto del peccato; invece il Signore minaccia la morte, ma poi – sorpresa – condanna a vivere, il castigo è la vita; ma poi altra sorpresa: il Signore introduce la morte come limitazione del castigo! Si dà quindi conto dei molti passi biblici che dicono cose contraddittorie sulla morte, con particolare riferimento a San Paolo. Ma cosa il Signore, Adamo e Eva, la Bibbia e gli Ebrei intendevano per morte? (Morte fisica? Morte spirituale? Inferno e dannazione eterna, sicché la morte non è annientamento, ma "eternamento"?) e scopriamo cose curiose (e qualcuna anche esilarante), fra cui il fatto che la Bibbia non ha alcuna idea dell'Inferno: cioè la Bibbia dice una cosa e i teologi un'altra! E in particolare quanto schizofrenico sia il Dio biblico in molte circostanze, cioè quanto difficile sia il controllo del comportamento umano e problematico il rapporto fra legge, libertà, sanzione, e gli incredibili sofismi teologici che vi sono connessi; sicché quanto avvenne nel Paradiso terrestre non ha nulla di divino, la situazione è tutta e soltanto umana. Ma perché Dio si comporta come noi e come noi fallisce?

- Poi il serpente: è il diavolo? Certo è intelligentissimo, capace di manipolarti e farti fare ciò che egli vuole, anche se sei Domineddio, come nel libro di Giobbe. Un anti-dio? La Bibbia dice solo che esistono angeli e diavoli, nient'altro: su cosa si basa la dettagliata angelologia e demonologia dei teologi? E come è possibile che un diavolo nel Paradiso terrestre compia indisturbato la sua nefandezza? Ma fior di teologi negano l'esistenza del diavolo: è solo il simbolo della possibilità di fare il male. Ma allora dove è il male? Certamente nell'uomo, poiché la possibilità del male è già male: chi gliel'ha messa dentro? Un sacco di misteri, contraddizioni, incongruenze. E un colossale paradosso: il peccato è l'origine di tutti i mali, ma il male preesisteva alla sua origine!

- Davanti al serpente, Adamo ed Eva fanno la figura di due sprovveduti, buoni a nulla; più lui che lei, a dire il vero; lui è completamente scialbo; lei certo sbaglia, ma almeno sbaglia nel modo onorevole di sbagliare, nel tentativo di vedere come stanno le cose (e questo è motivo di una pungente critica a San Paolo)! E dopo che la frittata è stata fatta, lui si rivela anche vile: cerca di salvarsi accusando Eva, il primo scaricabarile della storia. Resta il mistero di come sia potuto accadere, che fa nascere una domanda cruciale nella storia individuale e collettiva: in base a quali meccanismi noi prendiamo decisioni che poi si rivelano così ovviamente disastrose? Ma tutto il Paradiso terrestre era una trappola, e sarebbe stata meraviglia se quei due non ci fossero cascati! Un Dio menzognero e ingannatore? È la Bibbia stessa a dirlo in molti luoghi, e io ho trovato che nel Paradiso terrestre vi sono ben nove circostanze in cui il Signore ha ingannato. Il peccato originale non fu un incidente imprevisto; attorno ad Adamo ed Eva fu creata un’elaborata situazione di pericolo; non vi sono innocenti, ma solo colpevoli in vario grado di responsabilità.

- Quanto dunque è grave il peccato di Adamo ed Eva? La questione, cruciale, viene esaminata da molti punti di vista e in stretta aderenza ai principi fissati dalla Chiesa Cattolica, ma anche degli universali principi di civiltà giuridica (cercando di evitare ogni pedanteria e con qualche guizzo di sano umorismo).

Gli ultimi due capitoli sono dedicati alla punizione del peccato originale. Il tredicesimo: la punizione è illegittima dal punto di vista formale. Quando pose la proibizione il Signore minacciò un solo castigo, preciso, immediato, istantaneo, definitivo e risolutivo: la morte; ma poi ha condannato a vivere, cioè ad una serie indeterminata di infelicità progressive, reiterate e di lunga durata: non è giusto. E la morte? La morte cambia natura e funzione: è il dono con cui il Signore pone termine al castigo, cioè alla vita, con importanti implicazioni, fra cui l'apocatastasi, cioè l'opinione che l'Inferno è temporaneo e alla fine tutti (compreso Hitler, e persino Lucifero) ci ritroveremo nella gloria del Paradiso.

Si dimostra poi come sia completamente errata l'opinione che i mali di questa vita siano effetto del peccato: essi sono invece effetto della ingiustificata arrabbiatura del Signore. L'unico vero effetto del peccato in quanto tale è la scoperta della nudità e il bisogno di una foglia di fico, nulla più che una sopportabile seccatura. Tutti gli altri mali sono effetto della reazione del Signore, il quale poteva e doveva reagire in molti altri modi. Stranamente, poi, il Signore non parla di Inferno, né qui né in tutto il Vecchio Testamento e forse neanche nel Nuovo Testamento.

Il quattordicesimo capitolo: la punizione è illegittima dal punto di vista sostanziale, perché arbitraria, ingiustificata, inutile e controproducente, e ciascuno di questi aggettivi viene ampiamente discusso e motivato. In particolare si nota la più sconvolgente delle contraddizioni: al Signore non importava nulla che Adamo ed Eva si ravvedessero e non peccassero più, perché la punizione del primo peccato consiste esattamente nella commissione di infiniti altri peccati.

Si discute poi il sofisma in base al quale Dio non vuole le sofferenze e i peccati, ma solo li "permette" e si cerca comunque disperatamente di trovare uno scopo accettabile nel comportamento del Signore. Si viene quindi alla dottrina della Redenzione, e se ne rilevano ben quindici contraddizioni.

Si smaschera quindi la particolare infelicità esistenziale e incoerenza dei Cristiani (poiché il pensiero dell'Inferno eterno dovrebbe avvelenare ogni istante della loro vita) e l'assoluta mancanza di senso in buona parte delle affermazioni correnti nelle prediche domenicali, fra cui la seguente: l'Unico Dio (Padre) ha mandato l'Unico Dio (Figlio) a incarnarsi per opera dell'Unico Dio (Spirito Santo) per espiare l'offesa arrecata a se stesso medesimo Unico Dio (Padre, Figlio e Spirito Santo). Mi chiedo, perplesso e affascinato, in forza di quali processi mentali, persone intelligenti e di grande cultura, possano intrattenere simili inammissibili convinzioni; cosa avviene nella testa di chi crede (e di chi non crede) al punto da essere pronti a uccidere e farsi uccidere per la fede? Il mistero della vita psichica. Forse ci occorre meno teologia e più neuroscienze.

Si commenta poi la prima di tante divinazioni bibliche drammatiche, grandiose, oscure: la donna che schiaccerà la testa del serpente annuncia la redenzione? Quindi la cacciata dall'Eden, la quale – sorpresa – non è misura punitiva, ma preventiva (preservare il misterioso albero della vita).

Infine il problema dei problemi: Dio ha creato l'uomo o l'uomo ha creato Dio? Conseguente discussione dell'antropomorfismo: non di quello esteriore (Dio parla, plasma la polvere...), ma di quello di sostanza, che coinvolge valori morali ed etici (sono elencati diciotto comportamenti del Signore che non hanno nulla di divino, e in particolare la sequenza di proibizione, minacce, punizione): la cosa più sorprendente della Bibbia è che Dio non è sorprendente. "Umano, troppo umano". Donde il connesso problema: è possibile parlare di Dio? Critica dell'opinione che è possibile applicare a Dio il ragionamento per analogia. E allora? Allora di fronte al mistero dell'uomo e dell'universo, l'atteggiamento più degno di una persona umana è forse il silenzio. Un SILENZIO umile, meravigliato, riverente e informato. E il fattivo impegno a rendere questo mondo più vivibile, come Gesù ci ha sovrumanamente insegnato.

Contatto

Vedi anche Adamo ed Eva fra storia, mito e Rivelazione e Dalla creazione alla caduta

Fonti


L'immagine è presa dal sito Foto Mulazzani

Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Religioni - Antico Testamento
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Aggiornamento: 11/12/2018