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ERODE E LA DINASTIA IDUMEA
una nuova lettura
Wolf Murmelstein
ESAU RIPRENDE LA PRIMOGENITURA
INTRODUZIONE
Il
presente studio espone brevemente la storia della Dinastia Idumea che per oltre
150 anni ha avuto un ruolo importante sia nella storia, ebraica e romana. Il
personaggio più importante e noto è Erode il Grande che viene descritto come un
mostro sanguinario. Ma lo era stato veramente?
Nella
storia ebraica hanno avuto un ruolo importante cinque dinastie regnanti. La Dinastia Idumea è la terza dopo quelle di David e degli Asmonei. Nel terzo decennio dell’era
volgare si ebbe la conversione all’Ebraismo della Casa Reale dell’Adiabene e, a
metà del secolo ottavo, quella della Dinastia Casara.
In
questo studio vengono seguite due massime morali per inquadrare le figure di
Erode e degli altri membri della sua dinastia:
- Non giudicare il tuo prossimo se non gli sei stato vicino.
- Non giudicare per non essere giudicato.
In base a questi principi si deve rispondere alle seguenti domande:
- In
quali condizioni dovettero agire sia Erode il Grande che gli altri esponenti
della dinastia?
- Quali
erano le alternative di fronte alle quali si trovavano Erode e gli altri membri
della Dinastia Idumea e quali sarebbero state le possibili conseguenze nel caso
di azioni diverse da quelle effettivamente compiute e biasimate da secoli. In
quell’epoca troppe volte si doveva temere “… e i romani verranno e ci
distruggeranno città e nazione.” E troppe volte si dovette dire “… vi torni
conto che un uomo solo muoia per il popolo e non perisca tutta la nazione.”
- Quale
fu il comportamento degli avversari e nemici di Erode il Grande e della sua
dinastia e quali furono i loro veri motivi per diffondere giudizi
negativi che nel corso dei secoli sono state ripetute senza alcun esame critico?
La più
importante, forse unica, fonte storica su Erode e la sua dinastia sono le opere
di Giuseppe Flavio delle quali sono pervenuti solo manoscritti interpolati da
copisti medioevali. Si tenga conto da una parte dei motivi di rancore di Giuseppe Flavio (imparentato per parte di madre con la dinastia degli Asmonei) ma dall’altra che
aveva avuto la possibilità di consultare gli archivi imperiali a Roma e di
leggere le memorie di Nicola da Damasco (fedele collaboratore di Erode). Giuseppe Flavio, peraltro, con i suoi scritti intendeva presentare, dopo la Guerra Giudaica (66-70), la storia ebraica al pubblico colto romano; certe espressioni
enfatiche sui rapporti fra Erode e Augusto vanno quindi valutate con prudenza.
Inoltre, Giuseppe Flavio non sempre poteva parlare chiaramente delle colpe di
certi condottieri e funzionari romani.
E’,
quindi, molto difficile discernere in mezzo alle tante versioni narrate quelle
sufficientemente plausibili per poter parlare di fatti. Riguardo ad Erode e la Dinastia Idumea è quindi necessario tenere conto della storia romana con particolare riguardo
agli avvenimenti nell’Oriente:
- Alla crescente importanza dell’elemento greco nell’Impero Romano.
- Alla presenza di molte comunità ebraiche, fuori della Giudea, nelle varie provincie
e regni vassalli. La coesistenza del popolo ebraico – in Giudea e nella
Diaspora – con altre popolazioni e fedi era spesso difficile. Si pose il
problema delle leggi romane in relazione alle norme ebraiche; quindi anche
dell’ebreo cittadino e funzionario romano.
- Al conflitto, quasi continuo, dell’impero Romano con il Regno dei Parti nel quale
viveva la grande comunità ebraica babilonese.
- Ai molti problemi economici e sociali di quell’epoca.
- Alle molte discussioni dottrinali fra i dotti ebrei, e conseguenti discordie nel
popolo ebraico, che spesso apparivano allarmanti al dominatore romano.
- Alla storia delle origini del Cristianesimo.
Il
compito di chi, quale Re di Giudea e Etnarca del Popolo Giudaico, doveva
rappresentare il popolo davanti alle autorità romane era molto difficile. Si
vedrà in seguito che Erode il Grande ha svolto questo compito con grande
abilità; lo stesso si può dire sia di suo padre Antipater che di diversi
successori. In un momento particolare della storia ebraica – inizio del dominio
romano – con la Dinastia Idumea Esau si dovette assumere nuovamente gli
obblighi della primogenitura che i discendenti di Giacobbe – divisi da continue
discordie e lotte sanguinose – non erano in grado di adempiere.
Riguardo
a personaggi storici – specialmente della storia antica – è doveroso, anche se difficile,
valutare criticamente l’attendibilità delle notizie pervenute e distinguere fra
testimonianze e semplici dicerie, spesso calunniose. Si dovrebbero, invece, riportate
solo quelle notizie che risultano coerenti con quanto noto sulla storia generale
dell’epoca considerata. Esiste da sempre il contrasto fra ciò che, da allora
fino ad oggi, si ritiene si doveva fare “allora” e ciò che era, invece,
concretamente possibile. Lo studio della storia non può essere condizionato da
considerazioni teologiche, ideologiche o filosofiche. Il rispetto dovuto ai
testi religiosi non può impedire lo studio del loro sfondo storico.
Ogni
studio su personaggi storici dovrebbe pure considerare i suoi insegnamenti ai
posteri, cioè a noi. Si vedrà come Erode ci insegna di non mettere in pericolo
la patria con azioni stolte e discorsi irresponsabili. E’ detto che i falsi
profeti si riconoscono dai loro frutti; nella storia, quando ormai è troppo
tardi, dalle tragiche conseguenze delle azioni sconsiderate dei loro seguaci.
ANTIPATER – IL CAPOSTIPITE
Nel
corso del loro ambizioso proposito di ristabilire la grandezza del Regno di Re
David, i sovrani Asmonei assoggettarono la regione dell’Idumea, situata a sud-ovest
della Giudea. Gli Idumei affermavano di essere discendenti di Esau, e quindi di
Abramo, ed è quindi verosimile che già praticassero la circoncisione. Ciò rese più facile la loro formale conversione e inclusione nel popolo
ebraico.
Fra i
nobili dell’Idumea emerse la figura di un tale Antipas (del quale si conosce
solo il nome), nominato governatore dal re Alessandro Iannait. Antipater, sposato
con una principessa Nabatea, successe al padre Antipas nella carica di
governatore. All’epoca della contesa fra i fratelli Hircanos II e Aristobulo
II per il trono Antipater ritenne vantaggioso stare al fianco del primo,
diventando suo consigliere e convincendolo a chiedere l’aiuto del re dei Nabatei,
Areta III. Aristobulo II venne sconfitto e il re nabateo ottenne la restituzione
delle dodici città conquistate da Alessandro Iannait e un grosso dono di denaro
mentre il debole Hircanos II poté unire il trono reale alla carica di Sommo
Sacerdote. Il conflitto fratricida non era però finito: venne portata davanti a Pompeo, inviato dal Senato di Roma in Oriente per “ristabilire l’ordine”.
In un
primo momento Scaurus, luogotenente di Pompeo e primo governatore della Siria,
ritenne pericolosa per Roma l’alleanza di Hircanos con Areta III e decise a
favore di Aristobulo; Hircanos e Antipater dovettero quindi fuggire da
Gerusalemme. Pompeo, dopo aver sconfitto Tigranes d’Armenia, ricevette a
Damasco oltre ai due fratelli anche una delegazione “del popolo” che chiese di
abolire il Regno di Giudea. Certi “saggi” credevano di poter restaurare, con
l’aiuto del pagano Pompeo, in Giudea la vigenza della Torah come legge sul
modello di quanto stabilito sotto il dominio persiano da Ezra e Nehemia e
neanche negli anni successivi compresero l’assurdità della loro richiesta. A
loro volta i due fratelli Asmonei non ricordavano che Roma mai aveva
riconosciuto ufficialmente il Regno di Giudea ma solo il Popolo Giudaico
rappresentato dal Sommo Sacerdote considerato quale Etnarca. Pompeo rispose che
le parti dovevano mantenere la calma e attendere la sua decisione. Aristobulo,
mal consigliato, partì invece per la Giudea e venne inseguito da Pompeo che aveva
interpretato questa partenza come ribellione. Seguirono alcune battaglie e la
caduta di Gerusalemme, dopo un assedio di tre mesi, proprio nell’Anno Giubilare, 63 a.e.v. e un secolo dopo la riconsacrazione del Tempio da parte di Giuda
Maccabeo. Cominciò cosi l’inglorioso tramonto della Casa degli Asmonei. Fu, infatti,
Pompeo, dopo aver visitato il Tempio, a dare l’ordine di ripulirlo dalle tracce
della battaglia fra i sostenitori dei due fratelli contendenti e riprendere la
celebrazione dei sacrifici.
Oltre
all’indipendenza era persa pure l’integrità territoriale della Giudea. Hircanos
II dovette accontentarsi delle cariche di Sommo Sacerdote e Etnarca perdendo
la Samaria, le città costiere e la Decapoli (città greche ad est del Mar della
Galilea) sottoposte direttamente al Legato/governatore della Siria. Gli
rimasero solo la Giudea, l’Idumea, la Perea e la Galilea. Di fatto governava l’astuto Antipater, capace di destreggiarsi nei difficili
rapporti con i Romani e stare sempre dalla parte del potente del momento. Aveva
compreso che Roma era allora la potenza egemone nel Mediterraneo che non avrebbe
tollerato tentativi di ribellione in Giudea. Aristobulo II, con la famiglia,
venne portato prigioniero a Roma.
Già
nell’anno 62 a.e.v. il Legato della Siria, Scaurus, avviò una spedizione contro
il Regno dei Nabatei, importante per il commercio carovaniero. L’astuto
Antipater prima supportava il vettovagliamento delle truppe romane per poi
partecipare, con grande abilità diplomatica, alle trattative dalle quali il
Regno dei Nabatei usci meglio della Giudea: pur ridotto a regno cliente di Roma
riuscì a conservare la propria integrità territoriale per oltre 170 anni, fino
alla campagna di Traiano nell’anno 106 e.v.
Nell’anno 57 a.e.v. il nuovo Legato della Siria, Gabinius, si trovò di fronte a tre,
successive, ribellioni in Giudea fomentate da Aristobulo II e suo figlio
Alessandro, sfuggiti alla prigionia. Gabinius sconfisse le rivolte e, con
l’occasione e, oltre a rimandare Aristobulo e Alessandro nuovamente a Roma,
ridusse i poteri di Hircanos II suddividendo la Giudea in cinque distretti
(“diocesi”) e nominando Antipater sia Procuratore a Gerusalemme che appaltatore
delle imposte in Giudea. La sostituzione di un appaltatore romano, più esoso e che
trasferiva i propri profitti a Roma, almeno tratteneva i profitti dell’attività
di esattore in Giudea.
Nell’anno 55 a.e.v. apparve sulla scena Crasso, il ricco triumviro che volle mettersi
alla pari con Pompeo (che aveva conquistato la Siria) e con Cesare (che aveva
conquistato la Gallia) conquistando il Regno Parto, o almeno la fertile Mesopotamia. In questo caso neanche l’abile Antipater riuscì ad evitare la confisca
dell’oro del Tempio ordinata da Crasso che venne però sconfitto, e ucciso, nell’anno 53 a.e.v. a Carrhae, nella Mesopotamia settentrionale. Il nuovo Legato della
Siria, Cassius, riuscì a fermare la controffensiva dei Parti e a salvare il
dominio romano in Siria. Un seguace di Aristobulo, che aveva creduto di poter
puntare sui Parti, venne giustiziato. Per Roma la Siria e la Giudea erano
troppo importanti.
L’ora
felice dell’abile Antipater venne con l’avvento di Cesare che nell’anno 49 a.e.v. passò il Rubicone per entrare trionfante a Roma e nell’anno 48 sconfisse Pompeo a Pharsalo.
Aristobulo e il figlio Alessandro vennero liberati da Cesare e inviati in Siria,
a combattere contro Pompeo, ma vennero uccisi.
Pompeo
fuggì verso l’Egitto dove venne assassinato da chi pensava di poter salire sul
carro del vincitore. Cesare si affrettò verso Alessandria e prese in custodia
il giovanissimo re Tolomeo XIII mentre la bella Cleopatra divenne sua concubina. Seguì però una rivolta dei nativi egiziani e Cesare si
trovò assediato nei quartieri greci della città. Era l’ora di Antipater che usò
la sua abilità diplomatica a convincere sia i suoi amici in Siria che la
comunità ebraica di Alessandria a schierarsi a favore di Cesare; inoltre inviò
truppe dalla Giudea. L’esito della guerra, in quel momento, era una sconfitta
per i nativi egiziani e portò vantaggi sia ai greci che alle comunità ebraiche
di Alessandria ed altre città. Infatti, Cesare si mostrò grato per l’aiuto
ricevuto facendo molte concessioni:
- Hircanos
II venne riconfermato Etnarca e gli venne assegnato il diritto ad un posto di
riguardo agli spettacoli, di fatto venne inserito nella gerarchia dello stato
romano.
- Il
territorio venne ampliato con l’aggiunta di alcune località nella fertile piana
di Jesreel; venne anche restituita la città portuale di Giaffa; la Giudea aveva
quindi di nuovo uno sbocco sul mare.
- La tassazione da versare a Roma venne alleviata a vantaggio dei tributi al Tempio.
- La Giudea venne esentata dall’obbligo di fornire truppe ausiliarie.
- A Roma
e in molte città greche venne garantita alle comunità ebraiche la libertà di costruire
sinagoghe e seguire i riti: venne pure concessa l’esenzioni dalle varie
limitazioni per le riunioni.
- Antipater
venne confermato quale Procuratore di Roma a Gerusalemme e a lui e alla sua
famiglia venne concessala cittadinanza romana. Lui, i suoi figli e i loro discendenti
erano quindi cittadini romani soggetti alla legge romana, specialmente se
funzionari.
- Al
Sommo Sacerdote di ogni tempo venne accordato il privilegio di comunicare il
calendario delle ricorrenze alle comunità ebraiche oltre l’Eufrate (Babilonia,
ecc.), anche in caso di guerra.
Uno
dei primi atti di Antipater quale Procuratore di Roma era di conferire ai due
figli maggiori le cariche di “stratega”. Il primogenito Phasael divenne
governatore militare di Gerusalemme mentre al secondogenito Erode venne
affidato il comando in Galilea dove agì con grande energia. Le fortune di
Antipater e dei suoi figli sembravano legate a Cesare. Dopo l’assassinio di
Cesare, nell’anno 44 a.e.v., Antipater e figli riuscirono però ad accordarsi
con Cassius, uno degli assassini, che si era impadronito della Siria.
Antipater
era un attivo affarista, un politico scaltro e un valido governatore la cui
abilità diplomatica aveva giovato sia alla popolazione della Giudea che alle
comunità ebraiche della Diaspora romana. A differenza dei suoi nemici e detrattori
aveva compreso che, all’epoca, contro Roma nessuna forma di resistenza aveva
prospettive di successo. Malgrado tutto ciò, era odiato e disprezzato
dall’aristocrazia della Giudea. Nell’anno 43 a.e.v. venne avvelenato da un tale Malichus ad un banchetto con Hircanos II, il cui atteggiamento appare ambiguo. Malichus
– che a parole voleva combattere contro Cassius - occupò Gerusalemme affermando
di agire su incarico del debole Hircanos II. Phasael e Erode finsero di
riconciliarsi e si recarono con lui a Laodicea, in Siria, dove era il quartiere
generale di Cassius. Al ritorno vennero “fermati” da un’unità di soldati romani
che giustiziarono Malichus; Antipater era stato vendicato.
ERODE – L’ENERGICO GOVERNATORE
Nell’anno 47 a.e.v., Antipater, quale Procuratore d Roma a Gerusalemme, aveva nominato
il figlio secondogenito, Erode, “stratega” – comandante militare e governatore
– della Galilea, regione collinare dove bande ribelli da una parte
terrorizzavano la popolazione e dall’altra compivano scorrerie nella Siria che
il Legato Sesto Cesare, cugino di Giulio Cesare, certamente non poteva
tollerare. Erode, quale “stratega” doveva provvedere a fronteggiare queste
bande. Se per Erode l’alternativa era di venire destituito per incapacità, per
la popolazione, invece, era quella di un pesante intervento repressivo della
Legione Romana.
Erode
agì con grande energia e fece giustiziare il capo delle bande, Hezekias, e
alcuni dei suoi uomini . Cosi evitò alla popolazione le rovine dell’intervento della
Legione ma suscitò le ire del Sinedrio al quale si erano rivolte le famiglie di
Hezekias e dei suoi uomini per le condanne a morte decise e fatte eseguire senza
un regolare processo.
Il
Sinedrio, credendo di essere ancora il supremo tribunale, ingiunse ad Erode di
comparire per rispondere delle sue azioni. Su consiglio di Antipater Erode si
presentò vestito con tutte le sue insegne di funzionario romano e con una
scorta di soldati. Per i “saggi”, abituati a vedere comparire imputati umili e
in abiti dimessi, era una sorpresa. Alla fine uno di loro si rese conto che i
tempi erano cambiati e la loro autorità aveva subito delle limitazioni. Non capirono,
né seppero affrontare, il problema dell’ebreo che era cittadino e funzionario
romano e aveva agito secondo le norme dello stato romano. Questo era pure il
senso della lettera inviata dal Legato Sesto Cesare e che Hircanos II non
seppe (o non volle) illustrare bene ai “saggi” per chiudere il caso. Né si
resero conto che l’azione dei ribelli – patrioti o banditi che fossero – era
considerata sollevazione contro Roma, da reprimere col noto rigore romano. L’energica
e rapida azione di Erode aveva quindi evitato alla popolazione della Galilea le
rovine e i lutti legati ad un intervento diretto romano. Quello di Erode era il
primo caso, di una serie infinita, dove le autorità religiose ebraiche non seppero
affrontare e risolvere il caso di un ebreo investito di una carica pubblica per
cui deve applicare le leggi dello stato di cui è cittadino ed funzionario.
Erode
lasciò Gerusalemme con la sua scorta ma era desideroso di vendicare l’affronto.
La situazione venne risolta dal Legato Sesto Cesare che non voleva privarsi del
talento di Erode, senza però inasprire i rapporti col Sinedrio; in più voleva
mantenere l’equilibrio fra la Casa degli Asmonei e la Casa Idumea. Erode venne nominato comandante dei territori siriani confinanti con la Galilea (
Alture del Golan, ecc.) e la Samaria (che separava la Galilea dalla Giudea).
Pare che, col consenso di Sesto Cesare, sia marciato con le sue truppe verso
Gerusalemme per far vedere ai “saggi” che i tempi erano cambiati e anche per
dar modo ad Antipater e Phasael di “dissuaderlo”, proprio alle porte della
città, dall’entrarvi con la forza.
Nell’anno 46 a.e.v. il Legato Sesto Cesare venne assassinato da un seguace di Pompeo;
Antipater ed Erode erano dalla parte degli ufficiali che lo vendicarono.
Nell’anno 44 a.e.v. venne assassinato Giulio Cesare ed uno degli assassini, Cassius,
giunto in Siria, riuscì ad attirare alla propria parte le truppe romane.
Prevedendo di dover affrontare i sostenitori di Cesare, Cassius impose pesanti
tributi in tutta la Siria, quindi anche in Giudea. Antipater, Phasael, Erode e
un certo Malico agirono con la massima energia per raccogliere quanto richiesto
da Cassius che, per dare un esempio, nelle quattro città (LIdda, Gofna, Emmaus,
Thama) dove i tributi non erano stati raccolti entro i termini imposti vendette
tutti gli uomini come schiavi ai mercanti fenici di Tiro. L’efficienza di Erode
nel raccogliere i tributi in Galilea gli valsero l’apprezzamento di Cassius che
lo confermò al governo dei territori confinanti con la Giudea e gli affidò
completamente il governo della Celesiria con il comando di cavalleria, fanteria
e di una flotta. Erode, dovendo governare un territorio con popolazione non
ebraica, acquisì la capacità di servirsi di funzionari e soldati appartenenti
ai popoli vicini, con i quali si doveva convivere.
Nell’anno 42 a.e.v. Cassius e Brutus, sconfitti in Macedonia, commisero suicidio. Nel
Secondo Triumvirato il comando dell’Oriente venne assegnato ad Antonio. Erode
riuscì a salire sul carro del nuovo vincitore ed ottenere la liberazione dei
cittadini di Lidda, Gofna, Emmaus e Thama che un anno prima erano stati venduti
schiavi ai mercanti di Tiro proprio per ordine di Cassius; anche qui la grande
abilità diplomatica di Erode tornò a vantaggio del popolo della Giudea.
Erode dovette
contrastare l’azione dei suoi avversari andati in delegazione da Antonio per
denunciare i fratelli Phasael e Erode “che con la violenza esercitavano la
sovranità e che Hircanos II aveva cosi solo un titolo onorifico”. Ma in
seguito lo stesso Hircanos II, di fronte ad Antonio, indicò Erode e i suoi come
i più adatti a governare. Antonio, ricordando l’aiuto ricevuto da Antipater
all’epoca della sua entrata in Giudea al seguito di Gabinius, nominò Phasael e
Erode “tetrarchi”(principi provinciali) della Giudea e della Galilea.
Certuni
non avevano compreso che ad Antonio importava solo di avere persone di provata
esperienza ed affidabilità per il governo della Giudea e della Galilea e che i
dissidi e le discussioni fra i vari partiti potevano sembrargli solo tentativi
di ribellione. Cosi, nonostante le ammonizioni di Erode di “non volere con la
loro insensata avversione causare la propria rovina e guerra alla patria” circa
mille uomini si recarono a Tiro, città fenicia già in subbuglio dopo la
deposizione del locale tiranno. In queste condizioni, era naturale la dura
repressione di questa dimostrazione davanti al quartiere generale di Antonio. In
molti poi incolpavano Erode per un massacro che sarebbe stato evitato seguendo il
suo consiglio; il primo di una lunga serie di casi di tragici dissidi.
A
Gerusalemme da anni giravano voci, intese a turbare Hircanos, sulla possibile
intenzione romana di nominare Erode Re di Giudea. Forse per questa ragione Hircanos
II ritenne opportuno rinsaldare il legame con la Casa Idumea facendo fidanzare la giovanissima nipote Mariamme con Erode che, a propria volta,
ripudiò la prima moglie Doris e la bandì da Gerusalemme insieme al figlio
Antipater. Già il semplice fidanzamento con la giovane principessa aumentò il
prestigio di Erode.
Però
la situazione sembrò di capovolgersi nella primavera dell’anno 40 a.e.v. quando i Parti invasero prima la Siria e poi la Giudea, dove vennero accolti quali
liberatori; l’avido Antonio aveva tartassato le popolazioni per finanziare il
reclutamento di truppe per la prevedibile lotta con Ottaviano. L’asmoneo Antigono, figlio di Aristobulo II, si unì, ovviamente, ai Parti e divenne quindi “Nemico
di Roma”.
In
Giudea l’invasione dei Parti venne vista da molti in relazione ad attese
messianiche. Nel Regno dei Parti viveva la grande comunità ebraica babilonese
guidata dall’Exilarca, ritenuto discendente in linea femminile, di Casa di
David. Un secolo prima i Maccabei si erano giovati dell’alleanza con Roma per
lottare contro la tirannia ellenista pagana e essere liberi di vivere nel
rispetto della Legge. Uno dei loro ultimi discendenti si alleò contro Roma con
il Regno dei Parti nella speranza, rimasta però delusa, della venuta del Messia.
Gerusalemme
venne assediata e conquistata dai Parti. Erode, Phasael e Hircanos II
resistettero nella Rocca; tutto sembrava ormai perduto. Mentre Erode,
diffidente, rimase nella Rocca, Phasael e Hircanos dettero credito all’invito
dei Parti di uscire per trattare la resa. Vennero, invece, imprigionati e portati a Tiro dove Phasael mori in circostanze misteriose mentre Hircanos Ii subì
il taglio delle orecchie per privarlo dell’integrità fisica prescritta per il
Sommo Sacerdote e condotto prigioniero in Babilonia..
Ad un
certo punto Erode riuscì ad organizzare la fuga. Prima cercò aiuto dal re dei Nabatei – suo parente – che però lo respinse, forse per
ordine dei Parti. Poi sistemò la famiglia con gli ultimi ottocento soldati
fedeli nella fortezza di Massada e si avventurò verso l’Egitto, dove apprese
della mutilazione di Hircanos e della morte di Phasael. Cleopatra offrì ad
Erode di entrare al suo servizio come generale il che avrebbe significato rinunciare
alla Giudea favorendo le mire egiziane. Erode, invece, si imbarcò verso Rodi e
Brindisi da dove raggiunse Roma.
ERODE FRA ANTONIO CLEOPATRA E AUGUSTO
Quando
Erode arrivò a Roma, nell’autunno dell’anno 40 a.e.v. il Secondo Triumvirato – Antonio, Lepido e Ottaviano (Augusto) - aveva appena raggiunto un
accordo, data la necessità della controffensiva in Oriente contro i Parti.
Erode, “fidanzato” con una principessa della Casa degli Asmonei, sembrò quindi
la persona giusta da contrapporre al “Nemico di Roma”, l’asmoneo Antigono
proclamatosi Re della Giudea . Il Senato di Roma, che nell’anno 161 a.e.v. aveva approvato l’alleanza con il “Popolo dei Giudei” rappresentato dal Sommo Sacerdote
Asmoneo, approvò quindi la nomina di Erode a Re della Giudea. All’approvazione
senatoria seguì una cerimonia – pagana – in Campidoglio; non si hanno notizie
circa un coinvolgimento delle comunità ebraiche di Roma e di Alessandria.
Per
Roma la priorità era di ricacciare i Parti. Erode per riconquistare il proprio
regno doveva cominciare da solo; la lettera di Antonio con le istruzioni di
appoggiare Erode giunse con ritardo ai comandanti. Dopo essere sbarcato ad
Acco, Erode organizzò un esercito e affrontò i fedeli di Antigono; riuscì a
liberare Massada e, quindi, la famiglia con i soldati fedelissimi ma incontrò
anche forte resistenza. Successivamente occupò la sua Idumea e una montagna strategica nella Valle del Giordano. All’inizio dell’anno 38 a.e.v. riconquistò la Galilea con la capitale Sephoris e, ancora una volta, affrontò le bande. L’appoggio
da parte delle legioni romane dovette essere quasi comprato con forniture di
vettovaglie o anche donativi. Il primo comandante romano, Ventidus, si fece
corrompere da Antigono e delegò il suo luogotenente Silo, meno capace come
soldato ma ugualmente corrompibile, ad “affiancare” Erode.
Sempre
nell’anno 38 a.e.v. Ventidius, dopo aver respinto una nuova offensiva dei Parti,
mosse verso Samosata, sull’Eufrate, contro un vassallo infedele e inviò in
aiuto ad Erode due legioni al comando di Malcheas che però non era più
efficiente dei suoi predecessori. Erode quindi decise di recarsi da Antonio, impegnato
di persona nell’assedio di Samosata. Alla fine Antonio ordinò a Sosius, da poco
nominato governatore della Siria, di portarsi con alcune legioni in Giudea; era
la svolta decisiva.
Alla
fine, nella primavera dell’anno 37 a.e.v. le legioni di Sosius assediarono
Gerusalemme dove Antigono, con i suoi seguaci dell’aristocrazia e del ceto
sacerdotale riuscì a resistere per quattro mesi. I seguaci di Antigono, a
Gerusalemme e altrove, rimasero sordi agli inviti di arrendersi e alle promesse
di amnistia; sperando forse, dato l’anno sabatico, in un intervento messianico
dell’ultimo momento. Da ricordare che in Sinedrio i Maestri Hillèl e Shamai
peroravano la resa. Per evitare il saccheggio del Tempio e della città Erode
dovette convincere Sosius ad accettare, per sé e i soldati delle legioni, sostanziosi
donativi.
Nella
città assediata vi furono molti morti. Antigono, “Nemico di Roma”, venne
portato ad Antiocchia e, poi, giustiziato. Ad Erode viene da sempre imputato di
aver fatto giustiziare 45 membri del Sinedrio appartenenti al partito dei
Sadducei – aristocrazia sacerdotale e possidente – che si erano opposti prima
ad Antipater e poi ad Erode che consideravano arrampicatori idumei. Si trascura
il fatto che i membri del Sinedrio che si erano schierati con Antigono erano
considerati, anche loro, “Nemici di Roma”; è, quindi, più verosimile che siano
stati giustiziati per ordine di Sosius, governatore della Siria.
Con
Erode si ebbe la separazione del trono reale dalla dignità di Sommo Sacerdote
che era anche presidente del Sinedrio; ciò, in quel periodo, gli valse
l’appoggio dei Farisei. Ma chi doveva diventare Sommo Sacerdote essendo l’unico
principe Asmoneo superstite il giovinetto sedicenne Aristobulo, fratello minore
di Mariamme? Tra i dotti farisei era già diffusa l’opinione che per poter
validamente officiare un sacerdote doveva aver raggiunto l’età di venti anni. Il vecchio Hircanos II che, per l’intervento di Erode presso il Gran Re Osroe, era ritornato
dalla prigionia babilonese non poteva riassumere la dignità di Sommo Sacerdote
essendo privo, con la mutilazione delle orecchie, della prescritta integrità
fisica. Considerando che anche i primi Asmonei avevano avuto la loro nomina a
Sommo Sacerdote dai vari re Seleucidi, Erode nominò Anael, appartenente ad una famiglia
sacerdotale rimasta in Babilonia e in questo modo rinsaldò i legami della
Giudea con la grande Diaspora di Oltre l’Eufrate; ciò poteva essere solo
approvato dal grande Maestro Hillèl, anche lui venuto dalla Babilonia.
Erode
però non aveva fatto i conti con sua suocera, l’intrigante Alessandra, che si
rivolse alla regina d’Egitto, Cleopatra, per ottenere la nomina di suo figlio a
Sommo Sacerdote. I primi Asmonei avevano lottato per poter proclamare
l’indipendenza della Giudea; una delle loro ultime discendenti invocava
l’intervento di una regina straniera; è molto probabile che Mariamme sia stata
coinvolta. Questo tradimento facilitava le mire di Cleopatra di riannettere la
Giudea al proprio regno, del quale aveva già fatto parte due secoli prima. Intanto
riuscì ad ottenere la città costiera di Gaza e la zona di Gerico, preziosa per
le piantagioni di datteri e il bitume del Mar Morto, che Erode dovette
“prendere in affitto”; soluzione onerosa che però consentiva di tenere lontano gli
ufficiali egiziani. Su sollecitazione di Cleopatra, Antonio si interessò della
questione della nomina del Sommo Sacerdote; Erode dovette cedere. Destituì
Anael e nominò Aristobulo che aveva giusto compiuto diciassette anni. Anche
questa decisione venne criticata dai”saggi” che trovarono solo due precedenti
di deposizione del Sommo Sacerdote da parte del re; non potevano sapere che
cosa sarebbe successo nei decenni successivi.
Le
circostanze della morte improvvisa di Aristobulo, annegato in una piscina,rafforzavano
l’opinione che un sacerdote, per poter officiare, dovesse avere almeno venti
anni di età. Erode nominò di nuovo Anael quale Sommo Sacerdote. Alessandra non
credeva all’accidentalità della morte del figlio e si rivolse nuovamente a
Cleopatra per un intervento presso Antonio. Erode venne convocato da Antonio
che, impegnato in un nuovo conflitto con i Parti, dichiarò di non essere
interessato ai conflitti dinastici. Erode, venne da un lato invitato a sedere
accanto ad Antonio nel giudizio su alcune controversie ma dall’altro a cedere a
nuove richieste di Cleopatra, presente all’incontro, su alcune città costiere e
perdette cosi l’accesso diretto sul mare. Cleopatra, oltre a tessere intrighi
con Alessandra e Mariamme, incoraggio pure i tentativi di tale Costobarus,
governatore dell’Idumea, di ristabilirvi l’antico culto pagano illudendolo di
una possibile indipendenza; Erode, al momento, dovette fare finta di niente.
L’ambizioso
progetto di Cleopatra e Antonio, era la creazione di un grande Impero
dell’Oriente centrato su l’Egitto. Queste mire contrastavano con gli interessi sia
di Roma che dei re-vassalli, fra i quali Erode, cittadino romano e nominato re proprio
per decisione del Senato. Quindi stando dalla parte di Antonio e Cleopatra si
tradiva Roma.
Nell’anno
36 a.e.v. Antonio sposò Cleopatra e fece donazione di territori romani – in
Siria, Fenicia, Cilicia e Cipro – ai figli nati dalla loro relazione. Però per
la legge romana era bigamo per non aver ancora divorziato da Octavia, sorella
di Augusto. Nell’anno 34 Antonio andò oltre allargando i domini di Cleopatra in
Fenicia, Siria, Cilicia, Cipro, Creta e Cirene; Cesarione, figlio di Cleopatra
e Cesare, venne nominato co-reggente.
La
rottura divenne completa nell’anno 32 a.e.v. quando Antonio, finalmente, inviò
il libello di divorzio ad Octavia e Augusto, a propria volta, pubblicò il
testamento d Antonio contenenti i lasciti a Cleopatra e ai suoi figli. I due
Consoli e i Senatori che si erano schierati a fianco di Antonio vennero banditi
da Roma; un Contro-Senato venne istituito ad Efeso, in Asia. Ormai, chi stava
dalla parte di Antonio divenne Nemico di Roma.
Erode,
come altri re-vassalli, dovette però far finta di stare dalla parte di Antonio,
anche se in caso di sua vittoria l’odiata Cleopatra avrebbe potuto annettersi
la Giudea e il Regno dei Nabatei. Ma per evitare di dover veramente combattere
contro Augusto si doveva trovare un valido pretesto.
Si
dava il caso che Malchus, re dei Nabatei, cominciò a ritardare i pagamenti dei
tributi per Cleopatra dei quali Erode era garante e esattore. Su istruzioni di
Antonio, Erode mosse guerra al Regno dei Nabatei. che ebbe fasi alterne. L’intrigante
Cleopatra sospettò di un accordo fra i cugini Erode e Malchus per inscenare un
conflitto fra di loro per non dover combattere a fianco di Antonio e schierò delle
truppe vicino alla zona dei “combattimenti” per osservare gli eventi.
Dopo
la battaglia di Actius nell’anno 31 a.e.v., Erode, Malchus e tanti altri
re-vassalli e funzionari erano lesti a salire sul carro del vincitore Augusto.
Erode, a fianco del Legato della Siria (anche lui schieratosi con Augusto)
concorse ad impedire l’arrivo di rinforzi ad Antonio in Egitto. Malchus, a
propria volta, distrusse la flotta di Cleopatra sul Mar Rosso. Augusto sbarcò
ad Acco nell’anno 30 a.e.v. dove Erode aveva approntato un grande apparato
logistico e di approvvigionamento, riducendo cosi al minimo possibile l’impatto
del passaggio delle legioni su paese e popolazione. Nella marcia verso l’Egitto
Erode era al fianco di Augusto, come Antipater al’epoca della campagna egiziana
di Cesare.
Alessandria
d’Egitto venne conquistata con l’inizio di Agosto. Antonio e Cleopatra
commisero suicidio; i loro figli vennero portati a Roma. Cesarione (figlio di
Cleopatra e Cesare) tentò la fuga, pare verso l’India, ma venne catturato e
giustiziato; Augusto non voleva un possibile rivale.
Col
fallimento del progetto di un Impero d’Oriente centrato sull’Egitto un grave
pericolo per la Giudea, il Regno dei Nabatei e altri regni vassalli pareva
cessato. Però tutti questi vassalli, che nell’era repubblicana vennero già trattati
come servi dal potente del momento, dovettero ora adeguarsi all’impero
universale di Augusto che esigeva di venire, oltreché servito, anche adorato in
varie forme. La pretesa di adorare l’Imperatore portò ad una crescente cultura
di sospetti; bastavano voci incontrollabili e pettegolezzi per allarmare le
autorità imperiali. Negli anni venne organizzata un’estesa rete di spie, gli
“agentes in rebus”.
Nei
vari regni vassalli e nelle provincie cominciò l’epurazione – condanne a morte
variamente motivate – di coloro che erano stati troppo vicini a Cleopatra.
Iniziarono pure le dediche di città e templi ad Augusto (e suoi vari successori)
e ai membri della famiglia imperiale. Lealtà, adorazione e fede nella “pax
romana” dovettero manifestarsi anche con gli spettacoli, nei teatri e nei
circhi. Da questa adorazione coatta iniziarono a venire sempre più difficoltà
sia alla Giudea che alle comunità ebraiche sparse nell’Impero.
ERODE - IL GRANDE RE ED ETNARCA
Per
meglio comprendere gli avvenimenti successivi è necessario tenere presente che
il titolo completo di Erode era “Amico e Alleato del Popolo di Roma” anche se,
come è noto, il rapporto era con l’Imperatore. Nei fatti, non essendoci trattati
di alleanza o altri mezzi a loro tutela questi vassalli – re, etnarchi e tetrarchi
che fossero - dipendevano dal favore imperiale e potevano venire deposti in
qualsiasi momento. Erode era cittadino romano e quindi sia lui che i membri
della sua famiglia venivano giudicati e potevano agire in giudizio secondo il
diritto romano che considerava gli oltraggi al Pater Familias al pari di
tradimenti (punibili anche con la morte) e regolava i diritti delle donne in
modo differente rispetto alle norme ebraiche.
I
vassalli erano tenuti ad assistere Roma in guerra e versare tributi ma all’interno
godevano di quell’autonomia per cui la Giudea poteva essere quell’entità
statale dove i devoti potevano liberamente osservare la Torah e che, con
Gerusalemme capitale, era un punto di riferimento per le comunità della
Diaspora, sia dell’Impero Romano che di Oltre Eufrate (Babilonia).
Le
comunità ebraiche – in questo stato vassallo e nella Diaspora – dovevano,
ovviamente, convivere con le altre etnie dell’Impero Romano. La maggior parte
della popolazione ebraica viveva ormai fuori della Giudea dove la popolazione
era composita:
- I devoti, concentrati in massima parte nella zona poco fertile di Gerusalemme.
- Gli Idumei, formalmente convertiti all’Ebraismo, che vivevano nella zona fertile
fra Hebron e la costa.
- I Galilei;
ebrei osservanti abitanti della zona settentrionale, in maggioranza
agricoltori.
- I Samaritani che vivevano nella fertile Samaria, da secoli in forte divergenza
con i devoti.
- Greci e Ellenizzati in molte città.
E’ da
ricordare che i rapporti di Roma con il “Popolo Giudaico”, rappresentato dal
Sommo Sacerdote, erano regolati dall’anno 161 a.e.v. dai trattati conclusi dagli ambasciatori dei Maccabei, sanciti giuridicamente da un Senatoconsulto, e poi
rinnovati dai re-sacerdoti Asmonei. Come visto, nell’anno 63 a.e.v. Pompeo riconobbe al Sommo Sacerdote Hircanos II il titolo di Etnarca. Erode era
considerato successore degli Asmonei, e quindi anche Etnarca, per via del suo
matrimonio con Mariamme, nipote di Hircanos II. Questa posizione, del tutto
singolare, gli consentiva di intervenire presso Augusto e il suo fido compagno
d’armi Marcus Agrippa a favore delle varie comunità ebraiche della Diaspora
facendo valere i benefici concessi da Giulio Cesare grazie all’abilità di
negoziatore di Antipater.
Per la
sopravvivenza della Giudea quale stato vassallo era vitale evitare ogni motivo
di sospetti su possibili collusioni con l’estero nemico – il Regno dei Parti
con le sue grandi comunità ebraiche (Babilonia, ecc.) - da dove sempre potevano
venire attacchi a Roma. Anche rivolte all’interno potevano provocare un duro
intervento romano; ogni propaganda che potesse destare insospettire il Legato
per la Siria era quindi da impedire. Coloro che erano stati dalla parte di Cleopatra
erano visti come traditori di Roma., Erode dovette quindi evitare di muovere
formali accuse di tradimento allo stato parlando, invece, di oltraggi a lui
quale Pater Familias; Augusto preferì far finta di crederci.
Nella
primavera dell’anno 30 a.e.v. Erode dovette recarsi a Rodi, dove Augusto aveva
il quartiere generale per ottenere il favore del vincitore e conservare il
regno. Il vecchio Hircanos II, che non poteva più essere Sommo Sacerdote per
la mutilazione subita, poteva ancora diventare re. In più, da prigioniero nel
Regno dei Parti aveva stretto contatti con la comunità babilonese, inoltre era
sotto la pressione della figlia Alessandra che accusava Erode per la morte del
figlio Aristobulo III. Il dono di quattro cavalli e un indirizzo di saluti del
re nabateo Malchus venne presentato come la prova di un complotto per la fuga
di Hircanos II con un gruppo di sostenitori verso il territorio nabateo. E’probabile
che Alessandra abbia concepito un simile piano, del tutto folle. Hircanos II venne
comunque condannato a morte e strangolato per congiura con un altro re vassallo
di Roma; ciò non era però contatto con l’estero nemico. Se Erode non aveva più possibili
rivali, la rottura con Mariamme e Alessandra era però completa. Madre e figlia
vennero rinchiuse nella fortezza Alexandrium mentre i due figli vennero tenuti
a Masada.
A Rodi
Erode si presentò davanti ad Augusto senza il diadema, quasi a chiedere di
venire riconfermato, ed ammise di essere stato leale verso Antonio fino
all’ultimo momento ma aggiunse di avergli consigliato di allontanare Cleopatra,
vera nemica di Roma e causa della guerra civile. Questo discorso era centrato
sulla versione di Augusto che la guerra era contro la regina straniera
Cleopatra e non contro il romano Antonio. Augusto, saggiamente, aveva comunque
confermato tutti i re vassalli con l’ovvia eccezione di Cleopatra. Era chiaro
che Erode era la persona giusta per il governo della Giudea, specialmente in
vista di un prevedibile conflitto col Regno dei Parti.
Dopo
aver accolto benissimo Augusto allo sbarco ad Acco e averlo accompagnato e
assistito nella marcia verso l’Egitto, Erode ebbe il privilegio di accompagnare
il vincitore fino ad Antiochia.
Erode
riebbe sia i territori che aveva dovuta cedere a Cleopatra che le città costiere
di Ashdod e Javneh che trentatre anni prima Pompeo aveva sottoposto al diretto
controllo del Legato della Siria. Sulla costa rimase indipendente l’enclave di
Ascalon. Ad est vennero restituite le città di Gadara – grande centro della
cultura ellenista ma in posizione strategica su un altopiano ad est del
Giordano - e di Hippos (oggi Susita), sopra un precipizio ad est del Mar della
Galilea. Alle città con popolazione a maggioranza greca Erode dovette lasciare
le loro istituzioni di Polis, Il Regno di Giudea era ora stato vassallo ma
aveva quasi l’estensione dello stato del tempo di Alessandro Iannait. A capo
delle provincie con popolazione ebraica vi erano dei governatori; c’era poi il
sistema delle zone con struttura di Polis; la città di Gerusalemme non aveva
governatore. Si deve notare come l’inclusione di popolazioni non ebraiche,
essenzialmente elleniste, i cui diritti politici e religiosi dovevano venire
salvaguardati, era inteso da Augusto per indebolire il nazionalismo ebraico,
sia in Giudea che nella Diaspora. In Giudea Erode doveva quindi realizzare la
coesistenza fra diverse culture e religioni .
Per
Erode i rapporti col vincitore Augusto si sviluppavano abbastanza bene, anche
grazie al rapporto di amicizia stretto con Marcus Agrippa che spesso era in
Oriente; per alcuni anni (23 – 13 a.e.v. ) era pure Legato in Siria. In Giudea,
specificamente in famiglia, erano però rimasti problemi da risolvere: La moglie Mariamme, sotto la nefasta influenza della madre Alessandra, considerava Erode quale “schiavo
idumeo”; ciò era comunque un’ingiuria al marito. Una moglie che disprezza il
marito può cedere alla tentazione di commettere adulterio e di aderire ad un
complotto. Ma ogni complotto politico contro il re vassallo Erode era, di
fatto, anche contro lo stato romano. Per non mettere in pericolo il buon
rapporto con Augusto e l’esistenza dello stato vassallo della Giudea
l’imputazione poteva essere solo quella di adulterio. Si ebbe quindi l’arresto,
la detenzione in fortezza, il processo e l’esecuzione. Poco dopo Alessandra
venne accusata di aver istigato due ufficiali a ribellarsi contro Erode; venne
condannata a morte e giustiziata.
Qualche
anno prima Costobarus, governatore dell’Idumea, aveva ascoltato le lusinghe di
Cleopatra circa una possibile indipendenza. Erode in quel momento lo perdonò e
lo fece sposare con la sorella Salomè. Però intorno all’anno 28 a.e.v, Salomè chiese divorzio secondo le norme romane e informò Erode che Costobarus aveva nascosto due
giovani discendenti degli Asmonei; tradimento da punire con la morte. Salomè, divorziata per le norme romane e vedova per le norme ebraiche, poté
risposarsi.
Con
Erode Gerusalemme divenne una metropoli dove il Tempio, al quale affluirono i
contributi delle comunità della Diaspora, era la più importante fonte di lavoro.
Al tempo degli Asmonei – sacerdoti e re – la distanza fra Tempio e Reggia non
poneva problemi. Con Erode, che non era sacerdote, la reggia dovette essere costruita
ad una certa distanza dal Tempio.
La
Giudea doveva venire amministrata: era quindi necessario affidare gli incarichi
più importanti a persone con la necessaria cultura (che era quella greca), ebrei
o non ebrei che fossero. Sull’esempio della corte di Augusto, anche alla corte
di Erode vi erano quattro ordini di “Amici del Re”, in pratica i suoi
consiglieri. Era prevista la carica di “Intendente del Regno”, con particolare
riguardo alla gestione delle finanze; oggi potrebbe essere quella di un Primo
Ministro. Le funzioni del Sinedrio vennero limitate alle questioni religiose;
una primordiale separazione stato-religione. I processi di rilevanza politica
venivano decisi dal re con i suoi consiglieri, ma esisteva un sistema
giudiziario per far rispettare legge e ordine.
L’esercito
non era grande ma molto efficiente. Era previsto un sistema di assegnazione di
terre a coloro che avevano servito nell’esercito; vennero reclutati ebrei, sia
della Giudea che provenienti dalla Diaspora anche da quella babilonese. Cosi, con
Erode molti ebrei della Diaspora trovarono vantaggioso tornare in Giudea e
rafforzarne il carattere ebraico. Il reclutamento degli idumei era, ovviamente,
incoraggiato. Vennero poi arruolati anche traci, germani, greci e i galati
provenienti dalla guardia personale di Cleopatra.
Erode,
come tutti i vassalli, era visto come un servo dell’Impero, sia da parte dei
suoi avversari in Giudea che da parte della corte imperiale. Ne conseguì la
necessità, per salvaguardare l’autonomia della Giudea, di manifestare
continuamente la devozione all’imperatore celebrando il ricordo della sua
vittoria. Nel sistema greco-romano simili celebrazioni assumevano la forma di
rappresentazioni teatrali, giochi in arene, gare atletiche, corse equestri. Si
dovevano quindi costruire a Gerusalemme un teatro, un anfiteatro e un ipodromo.
I devoti sospettavano l’introduzione di simboli e usi pagani e da parte
greco-romana c’era chi cercò elementi per accusare Erode d fronte ad Augusto di
scarsa lealtà. In ogni modo Erode riuscì a far svolgere gli spettacoli
teatrali, le gare atletiche e le corse ippiche ma dovette rendersi conto dei
limiti della città di Gerusalemme nel ruolo di capitale dello stato.
La
città di Samaria – a suo tempo capitale del Regno di Israele, Polis per
concessione di Pompeo e poi parte del territorio governato da Erode per conto
di Sesto Cesare negli anni 46/45 a.e.v. – poteva assumere il ruolo di capitale
economica in quanto si trovava, ben collegata, in una regione fertile. Questa
città poteva venire abbellita e denominata Sebaste, forma greca del nome
Augusto. La borghesia greca della città aveva diritto ad un suo tempio che pure
poteva venire dedicato a Roma.
Per
l’economia della Giudea era importante sfruttare bene l’accesso al Mediterraneo
avendo Augusto restituito ad Erode le città costiere, anche se molto
ellenizzate. Le città portuali di Gaza e Ashdod si trovano nella parte
meridionale e il porto di Giaffa era del tutto insufficiente per Il traffico
marittimo più importante che doveva quindi passare per tramite del porto di
Acco, allora fuori dai confini della Giudea. Erode decise la costruzione di un
nuovo porto in una città portuale (da dedicare alla Casa Imperiale) e in grado
di competere con i grandi centri commerciali di Alessandria d’Egitto, di
Antiochia e del Pireo, sulla costa settentrionale allo sbocco della Samaria, ben
collegata con la capitale economica Sebaste. La costruzione di Cesarea
Marittima iniziò nell’anno 22 e durò fino all’anno 10 a.e.v.
La
munificenza di Erode verso città greche venne – e viene anche oggi - molto
criticata senza, però, tenere conto della necessità delle locali comunità
ebraiche di essere sostenute nelle loro dispute nella Polis e che una donazione
da parte dell’Etnarca poteva migliorare la situazione. L’assunzione della Presidenza dei Giochi Olimpici dell’anno 10 a.e.v. va visto come un gesto per affermare il prestigio della Giudea nell’insieme delle
“provincie greche”, che all’epoca costituivano la metà più fruttuosa
dell’Impero Romano.
I
buoni rapporti col Prefetto d’Egitto, consentiva l’acquisto di grano per
fronteggiare le conseguenze di siccità e carestie. L’amicizia con Marcus
Agrippa (Legato per la Siria dal 23 al 13 a.e.v.) consentiva importanti realizzazioni.
La
partecipazione con truppe alla spedizione di Ennio Gallo verso l’Arabia Felix
venne premiata da Augusto con la concessione di alcune zone ad Est del Mar
della Galilea. Eliminandovi il banditismo, venne reso più sicuro il collegamento
con la Babilonia e, quindi, il transito dei pellegrini e assicurato il controllo
sulle sorgenti del fiume Giordano; cosa vitale in una regione dove il possesso
delle fonti d’acqua era – ed è – vitale e motivo di conflitti. Erode partecipò
pure alle concessioni per lo sfruttamento delle miniere di rame di Cipro; è
presumibile che ciò assicurasse un afflusso certo di questa preziosa materia
prima all’artigianato della Giudea. Nel corso di quegli anni Erode abbassò due
volte la pressione dei tributi.
Erode
non poteva diventare Sommo Sacerdote ma poteva imparentarsi con una stirpe
sacerdotale; dopo lo sfortunato legame con gli Asmonei si rivolse all’Egitto
dove nell’anno 160 a.e.v. si era rifugiato il Sommo Sacerdote Onias IV e dove,
nella città di Leontopolis, funzionava un Tempio con Sacerdoti e Leviti.
Sposando la figlia di Simon Boethus, Erode si legava con una famiglia
sacerdotale più legittimata degli Asmonei. Nominando Simon Boethus Sommo
Sacerdote la dignità venne attribuita a persona qualificata; in più si ebbe un
rafforzamento del legame della Comunità di Alessandria con la Giudea.
Ma
l’impresa più grandiosa era il restauro e ampliamento del Tempio che divenne
quindi più imponente di tanti templi greco-romani. Questi lavori durarono anni
e decenni, anche oltre la vita di Erode.
Nell’anno
15 a.e.v. Marcus Agrippa - Legato per la Siria e uomo di stretta fiducia di
Augusto - visitò la Giudea e Gerusalemme; al Tempio fece l’offerta di cento
buoi per i sacrifici.
Nell’anno
14 a.e.v. Erode con la sua nuova flotta partita da Cesarea raggiunse Marcus
Agrippa sul Mar Nero per la campagna contro l’usurpatore del “Regno del Bosforo”,
vassallo posizionato sulla penisola di Crimea e quindi sulla via commerciale
per il trasporto del grano dalle pianure sarmatiche (l’attuale Ucraina). II
trionfo di Erode divenne completo quando accompagnò il suo grande protettore in
Asia Minore dove intervenne a favore delle comunità ebraiche che avevano
lamentato vari torti subiti da parte dei funzionari locali. In una riunione di
rappresentanti delle Polis e di re vassalli, dopo aver ascoltato l’orazione di
Nicola da Damasco, Marcus Agrippa disse che i benefici accordati da Cesare alle
comunità ebraiche dovevano essere rispettati, precisando che ulteriori benefici
potevano essere accordati solo se non in contrasto con gli interessi
dell’Impero Romano. Nell’Anno Giubilare 13 a.e.v., a cinquant’anni dall’ingresso di Pompeo a Gerusalemme, Erode annunciò ad un’assemblea popolare il grande
risultato dell’intervento presso Marcus Agrippa a favore delle comunità della
Diaspora ed era popolarissimo.
Nei
fatti Erode, grande re e etnarca, rafforzò la presenza ebraica in Giudea – un gruppo
di ebrei, guidato dal feudatario Zamir, vi si era rifugiato dal Regno dei Parti
- e i legami con le molte comunità della Diaspora facendo di tutto per rendere
possibile l’osservanza dei Precetti. Con Erode la Giudea vide un grande
sviluppo economico. I metodi di governo di Erode erano usuali in quel tempo. Erode
era fra il martello del sospettoso Impero Romano e l’incudine delle aspirazioni,
poco realistiche, del suo popolo.
LA CRISI DEL REGNO DI ERODE
Poco
dopo i grandi trionfi legati agli incontri con Marcus Agrippa Erode si trovò di
fronte ai figli che, crescendo, divennero, loro stessi, fattori politici. Ciò
valeva essenzialmente per i figli avuti dalla prima Mariamme I, Asmonea, giustiziata
con l’accusa di adulterio ma più probabilmente per complotto. Questi principi,
Alessandro e Aristobulo, erano stati pure mandati a Roma per completare la loro
istruzione.
Alessandro
aveva sposato Glaphira, unica figlia del re vassallo Archelao di Cappadocia, in
Asia Minore, dove all’epoca si trovava una grande comunità ebraica. Questo
legame dinastico fra il regno vassallo di Cappadocia - che confinava con il
tanto conteso Regno di Armenia, i regni vassalli di Comagene e di Ponto e il
Regno dei Parti - e quello di Giudea accerchiava la Siria da Nord e da Sud. Un
accerchiamento che il Legato della Siria avrà osservato, pur con tutta
l’amicizia per Erode, con la massima attenzione.
Aristobulo
che aveva dovuto sposare la cugina Berenice, figlia della terribile Salomè, era
geloso del fratello che aveva invece potuto sposare una principessa. Berenice
riportava alla madre Salomè tutte le umiliazioni subite dal marito.
I due
fratelli concordavano però nel proposito di vendicare la madre Mariamme riducendo le varie mogli di Erode a schiave tessitrici e i fratellastri a
impiegati di basso livello. Avevano fatto in tempo di imparare dalla madre
Mariamme e dalla nonna Alessandra il disprezzo per Erode, considerato solo come
“schiavo idumeo”. Alessandro e Aristobulo, probabilmente sotto l’influenza di
cortigiani intriganti, si consideravano quali principi eredi di Casa degli
Asmonei. Glaphira, a propria volta, si vantava di discendere, da una parte, dal
re persiano Dario I e, dall’altra dalla divinità greca Eracle e, quindi, di
essere superiore di rango rispetto al marito Alessandro. Quanto bastava per
destare i sospetti del nuovo Legato della Siria, Marcus Titius, succeduto a
Marcus Agrippa.
Ma Alessandro, Aristobulo e Glaphira non consideravano due fatti fondamentali:
- Sia
la Giudea che la Cappadocia erano regni vassalli. L’ultima parola su
successione di un re vassallo e sulla stessa continuità del suo regno spettava
all’Imperatore.
- Il
figlio primogenito di Erode era Antipater, che per lungo tempo era stato
bandito da Gerusalemme con la madre Doris e che solo da poco tempo era stato
riammesso a corte. Designato quale erede, senza considerare la sua amarezza per
il lungo esilio, era stato mandato a Roma al seguito di Marcus Agrippa.
Augusto
non era interessato alle beghe dinastiche ma solo al governo dei territori da affidare
a persone capaci e leali, vassalli o prefetti che fossero. Il fatto che
nell’anno 12 a.e.v. – proprio dopo la morte di Marcus Agrippa - il dissidio di
Erode con i figli fosse all’attenzione di Augusto, in quel momento impegnato
con le campagne militari sui confini nelle Alpi e sul Danubio, significa che l’Imperatore
temeva che la bega dinastica celasse progetti di ribellioni contro l’Impero
Romano. Infatti, Augusto ricevette Erode e i figli non a Roma ma ad Acquilea
dove si era trasferito per dirigere più da vicino le operazioni militari e le
dure repressioni. Viene detto che Erode abbia chiesto la mediazione di Augusto.
Appare, invece, più probabile che Erode, con i figli, sia stato convocato
d’urgenza da Augusto interessato a chiarire la portata del dissidio dinastico
di un importante vassallo che era re di un territorio in posizione strategica e
etnarca del popolo giudaico sparso in tutto l’Impero Romano. In ogni caso era necessario
che Alessandro e Aristobulo, dimostrando la loro fedeltà al Pater Familias,
Erode, dessero prova della loro lealtà all’Imperatore. Alla fine dell’udienza
Augusto “consigliò” a questi due principi di evitare ogni atteggiamento che
potesse destare i sospetti di Erode; in sostanza di non credere di poter
ripetere le gesta dei loro gloriosi antenati. Durante il viaggio di ritorno
Erode e i figli si fermarono ad Elaeussa Sebaste, nuova capitale marittima del
regno di Cappadocia, per informare re Archelao.
Tornato
a Gerusalemme Erode convocò una grande assemblea per annunciare che la
successione sarebbe stata divisa fra i figli Antipater, Alessandro e
Aristobulo.; quindi una diminuzione per Antipater e una apparente promozione
per Alessandro e Aristobulo, discendenti da parte di madre dagli Asmomei. E’ però
presumibile che questa modifica del testamento sarà stata ordinata da Augusto,
sotto la cortese forma di un “consiglio”, essendo ormai stata decisa la futura
divisione in tre parti del Regno di Giudea. E se per Alessandro – marito di
Glaphira unica figlia di re Archelao – era stato “consigliato” di lasciare un
terzo del Regno di Giudea quale idee aveva Augusto per il futuro assetto del
Regno di Cappadocia? Archelao aveva validi motivi per preoccuparsi.
Antipater,
che non aveva compreso l’intento di Augusto, credeva di poter contrastare la
decisione imperiale sulla futura successione di Erode tessendo intrighi contro
i fratellastri.
Nello
stesso anno 12 a.e.v. nella regione di Trachonitis (sul Golan)su istigazione
arabo-nabatea si ebbero attacchi sanguinosi contro i coloni – idumei e ebrei babilonesi
– insediativi da Erode che dovette agire con la sua, solita, massima energia. I
capi della rivolta trovarono rifugio nel Regno dei Nabatei dove venne concessa loro
una fortezza quale base per lanciare attacchi contro la Giudea. Il ministro Sillaeus che, data l’indolenza del vecchio re Oobodas III, era il vero
padrone del regno, voleva vendicare il rifiuto opposto, a suo tempo da Erode,
ad un suo matrimonio con Salomè.
Da una
parte Erode nell’anno 10 a.e.v. poté inaugurare il cortile del Tempio e
presiedere alle Olimpiadi e, nell’anno 9 a.e.v., inaugurare e dedicare alla Casa Imperiale la nuova città portuale di Cesarea Marittima. Dall’altra parte
però dovette portare all’attenzione del Legato della Siria la necessità di
agire contro il Regno dei Nabatei, sia per i continui attacchi che per il
rifiuto di pagare un grosso debito. Erode venne autorizzato ad agire, probabilmente
solo per un’operazione di polizia che gli sfuggi di mano e assunse la forma di
una guerra contro il Regno dei Nabatei. L’azione finì per Erode con un trionfo
sul piano militare ma con una quasi sconfitta sul piano politico.
Per meglio comprendere gli avvenimenti successivi, la situazione deve essere analizzata
dal punto di vista di Augusto:
- Il
Regno dei Nabatei era attraversato da grandi e importanti vie commerciali e aveva
di importanza strategica in caso di attacchi dal deserto oppure dal Regno dei
Parti. Data la sua grande estensione sulla Penisola Arabica, controllava pure
la maggior parte della sponda orientale del Mar Rosso.
- Il
Legato Marcus Titius non era stato abbastanza abile a prevenire la
degenerazione del conflitto fra due regni vassalli, entrambi in posizione
strategica.
- I
rapporti dell’Impero Romano con il Regno dei Parti in quegli anni erano
migliorati grazie all’italica Musa, una schiava mandata in regalo da Augusto al
Gran Re Fraate IV, che da semplice concubina era salita al rango di regina.
- Il
conflitto armato fra i regni vassalli – il Regno di Giudea punto di riferimento
della comunità ebraica babilonese e il Regno dei Nabatei confinante (nel
deserto) con il Regno dei Parti - poteva creare varie complicazioni alla
politica di Augusto. Bastava pensare alle possibili conseguenze dell’intervento
nel conflitto di uno o dei feudatari di stirpe araba del Regno dei Parti. Augusto
doveva quindi agire col massimo rigore.
Sillaeus
si era precipitato a Roma per accusare Erode e lamentare grandi distruzioni e
molte vittime in conseguenza dell’attacco. Augusto era dell’opinione che il
territorio nabateo doveva essere o regno vassallo o provincia, comunque sotto
il controllo dell’Impero di Roma. Augusto scrisse ad Erode per chiarire che se,
fino allora, era stato trattato da amico in seguito sarebbe stato considerato
come un suddito. Contemporaneamente Augusto nominò un uomo di sua stretta
fiducia, Saturninus, nuovo Legato per la Siria; evidentemente per controllare
meglio la Giudea.
Per
Erode la perdita del favore di Augusto – e quindi il restringimento dei suoi
margini di libertà nell’agire - era causa di gravi problemi in Giudea. Nella
regione di Trachonitis si ebbero nuovamente dei disordini. Più grave era che i
figli Alessandro e Aristobulo non avevano compreso il monito di Augusto,
premuroso nella forma ma molto serio nella sostanza, di comportarsi in modo di
non destare i sospetti, non solo del Pater Familias ma anche del Legato per la Siria. Molti credevano di poter alzare la testa e contrastare Erode ma non compresero che se
il re vassallo perdeva il favore dell’Imperatore lo stesso futuro del regno era
in pericolo.
Nell’anno
9 a.e.v. Erode sospettò di nuovo dei figli Alessandro e Aristobulo di
congiurare contro di lui. Ebbe cosi inizio una serie di avvenimenti che
portarono prima alla tragica fine di questi figli e poi allo smembramento dello
stato di Erode:
- Per
controbattere alle accuse di Sillaueus Erode dovette mandare a Roma il fido
Nicola da Damasco che con grande eloquenza e diplomazia riuscì in due anni a
riguadagnare, ma solo in parte, il favore di Augusto.
- In seguito alla morte di Obodas III nel
Regno dei Nabatei era salito al trono Areta IV* senza chiedere il consenso
preventivo di Augusto che per un solo momento esaminò l’idea di affidare anche
questo vasto territorio ad Erode, che era figlio di una principessa nabatea.
- Questa
opportunità, quasi unica, di allargare notevolmente il Regno di Giudea svanì
quando a Roma giunsero notizie circa nuovi dissidi fra Erode e i figli
Alessandro e Aristobulo. Augusto scelse quindi di approvare Areta IV quale re
dei Nabatei. Ciò portò pure all’eliminazione, prima politica e poi fisica dell’intrigante
Sillaeus.
- Alessandro, confessandosi colpevole verso Erode, accusò la zia Salomè di aver tradito segreti di stato a Sillaeus, che certamente avrà cercato di
sfruttare i dissidi fra Erode e i figli discendenti da Hircano, a suo tempo
“aiutato” dal re nabateo Areta III.
- Archelao
di Cappadocia, precipitatosi a Gerusalemme, ottenne una riconciliazione fra
Erode e questi figli. Fatto sta peraltro che Erode dovette accompagnare il
consuocero ad Antiocchia per chiarire alcuni problemi con il nuovo Legato della
Siria, Saturninus, ovviamente interessato a conoscere i rapporti fra queste
dinastie vassalle e ad osservare il loro comportamento.
- Nell’anno 8 a.e.v. Erode mandò a Roma per istruzione i figli Archelao, Antipas e
Filippo.
- Nell’anno 7 a.e.v. il tiranno di Sparta Eurycle visitò la Giudea e poi la Cappadocia e
diffuse voci che destavano nuovamente i sospetti, sia di Erode che del Legato
per la Siria, su una possibile congiura:
a. Archelao
di Cappadocia, secondo queste voci, sarebbe stato pronto a concedere asilo a
suo genero Alessandro e ad Aristobulo nel caso di una loro fuga.
b. Alessandro aveva commesso l’imprudenza di confidare ad Eurycle la propria
scarsa stima per Erode che, nel frattempo, aveva appreso notizie sulla
popolarità e il seguito di questi figli fra gli ufficiali dell’esercito. Ne derivò
il timore, ragionevole, di una rivolta militare.
- Alessandro
e Aristobulo vennero imprigionati, come pure circa 300 ufficiali dell’esercito.
- Augusto autorizzò Erode a processare i figli Alessandro e Aristobulo –
cittadini romani - davanti ad una corte romana, da riunire in territorio romano
fuori della Giudea, evidentemente per evitare disordini. Il processo si svolse
all’inizio dell’anno 7.a.e.v.davanti ad una pletorica corte riunita Berytus
(Beirut) e fu una farsa. Alessandro e Aristobulo, condannati come voluto da
Erode, vennero strangolati a Sebaste e sepolti nella tomba dei loro antenati Asmonei.
Anche gli ufficiali imprigionati, ritenuti loro seguaci, vennero condannati e
giustiziati.
Nell’anno 7 a.e.v. sembrò che Erode avesse riacquistato, almeno in parte, il favore di Augusto
che però inviò quale nuovo Legato per la Siria il duro Varus, ritenuto più
adatto di Saturninus a controllare i fermenti in Giudea. E’ probabile che Varus
abbia ordinato (sotto forma di suggerimento o domanda) ad Erode di esigere i
giuramenti di fedeltà. Molti Farisei, che ritenevano che solo un principe di
Casa di David potesse diventare re e avevano, a suo tempo, avversati gli
Asmonei, nell’anno 7 a.e.v. non vollero giurare fedeltà ad Erode e Augusto.
Erode all’inizio inflisse loro solo un’ammenda che però venne pagata dalla
moglie del fratello Pheroras, un’ex schiava, che ostentò cosi, e forse anche
con altre elargizioni, la propria simpatia per quel gruppo di Farisei che
sostennero la tesi di un passaggio, messianico, del trono a Pheroras, sua
moglie e loro discendenza.
Un altro gruppo di Farisei, basandosi su un versetto di Isaia, fece credere ad uno
degli eunuchi della corte di Erode che poteva essere lui il futuro re messianico.
La diffusione delle profezie messianiche era, in quel contesto politico, del tutto
irresponsabile. Il duro Varus, poteva vederci solo un incitamento ad una sedizione
contro l’Impero Romano e agire di conseguenza con spietate rappresaglie.
Erode
considerò quindi con crescente sospetto la grande consuetudine del figlio
Antipater, e sua madre Doris, con Pheroas e sua moglie. Antipater era a Roma
col testamento di Erode dove era stato proposto come successore unico quando
ebbe notizie di sospetti su di lui; durante il viaggio di ritorno vene
sollecitato dal padre di tornare con la massima fretta. A Gerusalemme Erode
accolse Antipater in presenza del Legato della Siria, Varus, che presiedette il
processo. Risultò che le accuse di Antipater contro i giovani fratellastri Archelao,
Erode Antipa e Erode Filippo si basavano su lettere falsificate e emersero
prove di un tentativo di avvelenare Erode che poi dovette chiedere ad Augusto l’approvazione
formale della condanna a morte.
Due cosi detti “maestri” cedettero giusto insegnare che la grave malattia di Erode fosse
punizione divina per le sue molte infrazioni alla Legge. In particolare
istigarono i propri discepoli a rompere l’aquila che ornava il cancello esterno
del Tempio, probabilmente fin dall’anno 18 a.e.v. quando la parte essenziale della ricostruzione era stata completata. Quell’aquila poteva essere visto come
simbolo romano ma anche come simbolo ebraico della protezione divina. Mentre
nei vari templi pagani nell’Impero si dovevano presentare sacrifici
all’Imperatore nel Tempio di Gerusalemme si presentavano i sacrifici offerti
(ciòe pagati) da Augusto. Chiaramente ogni mossa per togliere quell’aquila era
un gratuito oltraggio all’Imperatore che non poteva essere tollerato.
Quando si diffusero notizie sul peggioramento della salute di Erode, questi “maestri” pensarono
di poter far agire i loro discepoli ai quali prospettarono grandi meriti per un
mondo futuro senza, però, curarsi della dura repressione romana che quel gesto
poteva scatenare; Varus stava all’erta con le sue legioni. L’aquila venne tolta
in un giorno e ci furono manifestazioni che il comandante del presidio dovette
considerare sediziose. I due “maestri” e alcuni loro discepoli, presi sul fatto,
vennero arrestati e portati a Gerico per il processo. Erode pronunciò
personalmente il discorso di accusa quale ultimo tentativo di sventare un duro
intervento romano. La condanna a morte era inevitabile per questi “maestri” e i
loro discepoli arrestati; quelli riusciti a fuggire non vennero cercati. Il
Sommo Sacerdote Simone Boethus, suocero di Erode, venne destituito e sostituito
con un altro membro della sua famiglia. La regina Mariamme II, figlia di Simone, era già stata ripudiata in precedenza.
Fra i Farisei che avevano rifiutato di prestare giuramento ad Erode ed Augusto c’era
anche l’artigiano Giuseppe di Nazareth, in Galilea, che scelse la via della
fuga in Egitto, contando sull’aiuto che poteva trovare presso la popolosa
comunità ebraica di Alessandria; era la “Fuga in Egitto” narrata dall’Evangelista Matteo. La ”Strage degli Innocenti” della quale si incolpa Erode appare
quindi un’allusione in forma poetica alla condanna a morte dei figli Alessandro
e Aristobulo e degli ufficiali loro seguaci, avvenuta nell’anno 7 a.E.v. L’accenno ai Re Magi venuti dall’Oriente indica, sempre in forma poetica, i contatti del
Fariseo Giuseppe con il Regno dei Parti e la comunità ebraica babilonese. E
ipotizzabile che il censimento menzionato nel Vangelo sia la rilevazione di
tutti coloro che dovevano venire chiamati a prestare il giuramento. Giuseppe, quando
seppe della morte di Erode e del governo di Archelao in Giudea, tornò con la
Famiglia a Nazareth. La storia dell’origine del Cristianesimo è, quindi, legata
a quella della Dinastia Idumea fin dalla crisi del regno di Erode.
Augusto con una lettera autorizzò Erode a condannare a morte il figlio traditore
Antipater e “consigliò” – in realtà ordinò – di disporre in testamento la divisione
del regno fra tre figli – Archelao e Erode Antipa avuti dalla samaritana
Maltace e Erode Filippo avuto con Cleopatra (figlia di una distinta famiglia di
Gerusalemme). Alla sorella Salomè, infaticabile intrigante e spiona, dovette
venire lasciato un vitalizio. Nell’anno 9 a.e.v. Augusto per un momento aveva ipotizzato di ingrandire il regno di Erode affidandogli anche il territorio
nabateo mentre nell’anno 4 a.e.v., invece, si decise di ribadire il precedente
ordine di smembrare il Regno di Giudea, anche se con un riguardo, del tutto
particolare, alla Dinastia Idumea.
Erode, molto malato, morì in primavera dell’anno 4 a.E.v. a Gerico. Il suo funerale era l’ultimo grande evento del suo regno. Il progetto di un regno ebraico, con capitale Gerusalemme, autonomo nell’ambito dell’Impero Romano e punto di
riferimento per le comunità della Diaspora era fallito, in gran parte per le
troppe azioni stolte e i molti discorsi irresponsabili di tanti, cosi detti,
“maestri”.
Ebbe inizio il processo storico per cui dopo circa settant’anni i romani vennero e
distrussero Tempio, Città e Nazione. Il venire meno della figura di un
autorevole Etnarca, ben accetto presso la Casa Imperiale, indebolì sempre di più la posizione delle comunità ebraiche sparse
nell’Impero Romano.
I SUCCESSORI - I FIGLI DI ERODE (1)
Le decisioni di Augusto per la successione di Erode sono comprensibili se si guardano
gli avvenimenti dal punto di vista dell’Impero Romano che considerava la Giudea
territorio in posizione strategica dove il governo doveva essere affidato a
persone capaci e fidate. Quale quadro della situazione si presentò ad Augusto?
- Alla
morte di Erode la reggenza venne assunta dal figlio Archelao che convocò
un’assemblea di cittadini dove promise qualche alleggerimento dei tributi ma si
trovò di fronte a richieste impossibili; i tumulti vennero repressi dai
soldati.
- La posizione di Archelao venne subito contestata da Erode Antipa che si fece forte
di un testamento precedente.
- Archelao, Erode Antipa, Erode Filippo, l’intrigante Salomè, il ministro Tolomeis e Nicola
da Damasco si dovettero presentare a Roma.
- Durante l’assenza di Archelao a Gerusalemme erano scoppiati altri tumulti che
vennero repressi, questa volta con la massima durezza, dal Legato della Siria
Varus che era intervenuto con tre legioni: 2000 uomini giustiziati e alcune
città devastate.
- Si presentò pure una “Delegazione di cittadini di Gerusalemme” con la richiesta di
abolire il Regno di Giudea e di costituire la città in un Municipio a regime
teocratico alle dirette dipendenze del Legato della Siria. Una simile soluzione
era solo nell’interesse della borghesia ricca (che aveva i mezzi per ottenere
la cittadinanza romana e i relativi vantaggi) e avrebbe imposto vari,
ulteriori, pesi ai coltivatori delle campagne. Si disse allora – e forse si
dice anche oggi - che si voleva la Tohah come Legge; in realtà, non si voleva
rispettarne lo spirito in matteria di giustizia sociale.
- Non potevano mancare gli inviati di alcune città greche desiderose di venire poste
sotto diretto controllo del Legato della Siria.
Augusto vide quindi la mancanza di un personaggio con le capacità di Erode. Non era,
quindi, nell’interesse romano mantenere unito il Regno di Giudea che, formalmente
nel rispetto dell’ultimo testamento di Erode, venne suddiviso fra i tre figli
ormai adulti e con un lascito vitalizio a Salomè:
- La Giudea, la Samaria e l’Idumea vennero date ad Archelao, col solo titolo di
Etnarca mentre quello, più ambito, di re l’avrebbe avuto in seguito, ma solo se
lo meritava.
- La Galilea e la Perea (la striscia sulla riva est del Giordano) vennero date ad
Erode Antipa, col titolo di Tetrarca (principe provinciale).
- Le zone montuose a nord-est del Mare della Galilea (Batanitis, Trachonitis,
Auranitis, Paneas, Gaulanitis) – con popolazione in massima parte non ebraica –
vennero date ad Erode Filippo, col titolo di Tetrarca.
- Le città costiere di Ashdod e Jamnia e un piccolo lembo di terra ad ovest del
Giordano costituirono il vitalizio di Salomè.
- Le città greche Gadara e Hippos ottennero di ritornare nella Decapoli, quindi
direttamente sotto il controllo del Legato della Siria.
- Augusto rinunciò, poi, graziosamente a parte del denaro lasciargli, come uso, da Erode.
Agli occhi di Augusto e dei suoi consiglieri la richiesta presentata da una delegazione
di cinquanta persone, probabilmente “incoraggiate” da Varus – destituito l’anno
successivo e per diversi anni senza un nuovo incarico - di costituire la città
di Gerusalemme in Municipio Romano a regime teocratico (come ai tempi dei
domini dei Persiani e dei Tolomei) doveva sembrare allarmante. Dopo l’incidente
della rimozione dell’aquila dall’ingresso del Tempio e dei vari tumulti
popolari era sempre vivo il sospetto che dietro i discorsi di certi “maestri”
si celasse l’opera di agitatori venuti dal Regno dei Parti. Pochi avevano compreso,
quanto precisato da Marco Agrippa nell’anno 14 a.e.v., che la concessione di ulteriori benefici era possibile solo se non in contrasto con gli
interessi dell’Impero Romano. Da notare che il popolo semplice, in Giudea come
in altri regni vassalli, voleva invece un re.
La divisione in più parti del Regno di Giudea era una catastrofe economica e
sociale. Archelao non aveva più mezzi sufficienti per molte opere pubbliche che
davano lavoro e a pagare il soldo a parte delle truppe. Il gesto di ripudiare
la prima moglie per sposare Glaphyra, vedova del fratellastro Alessandro, da
una parte era una violazione della Legge (non era lecito sposare la vedova di
un fratello se c’erano stati figli) ma dall’altra parte un errore politico.
Infatti, per varie ragioni Archelao di Cappadocia, padre di Glaphyra, non
godeva più i favori da parte della Casa Imperiale.
Nell’anno 6 e.v. Augusto accolse la richiesta di una delegazione congiunta di Giudei e
Samaritani e depose Archelao che venne esiliato in Gallia, a Vienne vicino
Lione, dove morì forse nell’anno 18 e.v; il suo patrimonio venne confiscato. Forse
era già sospettato di scarsa lealtà e la delegazione sarebbe stata quindi una
mera formalità promossa dal Legato della Siria. Venne quindi istituita la Provincia Imperiale di Confine della Giudea che comprendeva la Giudea vera e propria (
Gerusalemme e dintorni), la Samaria e l’Idumea e affidata ad un Procuratore/Prefetto
– di rango equestre - con sede a Cesarea Marittima e dipendente direttamente
dall’Imperatore.
Ad Erode Antipa era stato assegnato, con il titolo di Tetrarca, il dominio sulla
Galilea e la Perea, striscia di terra ad est del Giordano fra il Mar della
Galilea fino al Mar Morto e confinante con il Regno dei Nabatei. Il matrimonio
con la figlia di re Areta IV era quindi una saggia precauzione.
La
Galilea era economicamente più sviluppata. Il paesaggio collinare sembrava un
giardino coltivato e sul Mar della Galiela (Lago di Kineret) si praticava la
pesca che permise lo sviluppo di una produzione alimentare nella città di
Magdala-Tarichea. Sul Mar della Galilea passava anche la via commerciale da
Damasco verso il porto di Cesarea Marittima con indubbi benefici economici. A
questa situazione economica-sociale si aggiunse che Erode Antipa, anche se di
cultura ellenista e legato a Roma, riuscì a coesistere con i Farisei. Malgrado
ciò, anche in Galilea si formarono gruppi apocalittici e messianici allarmati
dalla trasformazione della Giudea in Provincia; il più noto fu il movimento
degli Zeloti.
Erode Antipa non era molto stimato da Augusto ma dopo l’anno 14 e.v. riuscì a
rendersi ben accetto al nuovo imperatore Tiberio che adulò fondando la città di
Tiberiade sul Mar della Galilea.
Dopo oltre trenta anni di regno Erode Antipa commise il gesto che lo rese molto
famoso. In occasione di un viaggio a Roma, intorno all’anno 28 e.v., visitò il
fratellastro Erode Boethus, figlio della Mariamme II, che fu ripudiata da Erode
il Grande quasi alla fine. Questo Erode Boethus al momento della morte del
padre era troppo giovane per poter partecipare alla divisione del regno. La sua
preferenza per la vita privata e l’astensione da ogni attività politica –
saggia nel contesto dell’Impero Romano – non piacque alla moglie Erodiade,
figlia di Aristobulo giustiziato nell’anno 7 a.e.v., che pensò di sedurre Erode Antipa, ormai intorno ai cinquant’anni di età, ma almeno regnante su un
territorio, sia pure con il solo titolo di Tetrarca. I due fratellastri
trovarono l’accordo e Erode Antipa decise di ripudiare la prima moglie, che
avuto sentore di quella tresca pensò prudente rifugiarsi dal padre, re Areta
IV. Erode Antipa sposò Erodiade che portò a corte anche sua figlia, la famosa Salomè. Quel gesto era una violazione della Legge – non era lecito sposare la moglie
del fratello se c’erano dei figli - e una follia dal punto di vista politico
perché guastò i rapporti sia con il vicino Regno dei Nabatei - re Areta IV si
ritenne oltraggiato – che con i devoti. Vari predicatori dissero che Erode
Antipa viveva nel peccato e Erodiade pretese la condanna a morte di Giovanni il
Battista. Ad Erodiade poi non parve sufficiente il titolo di Tetrarca e
sollecitò continuamente Erode Antipa a chiedere il titolo di re.
Nell’anno 36 e.v. re Areta IV ritenne giunto il momento di vendicare l’affronto subito con
il ripudio della figlia, attaccò e sconfisse le deboli truppe di Erode Antipa; dovette
intervenire il nuovo Legato della Siria. Infatti, nello stesso anno, Erode
Antipa prese parte, col titolo di rappresentante personale dell’Imperatore
Tiberio, all’incontro sull’Eufrate tra il Legato della Siria Vitellius e il
Gran Re dei Parti Artabano III; mancano notizie sull’eventuale partecipazione,
a fianco di Artabano III, del dell’Adiabene, Izates, convertitosi circa dieci
anni prima all’Ebraismo; è ovvio che Erode Antipa ne avesse avuto notizia. Probabilmente
Erodiade fece, nuovamente, notare la differenza fra il titolo di re e quello di
tetrarca. Fatto sta che nell’anno 39 e.v. Erode Antipa venne accusato di mire
rivoluzionarie per aver accumulato una quantità di armi del tutto
sproporzionata al suo piccolo esercito. L’imperatore Caligula lo destituì mandandolo
in esilio, insieme ad Erodiade, a Lungdum/Lione in Gallia; il suo patrimonio
venne confiscato e donato al nipote Erode Agrippa.
Erode Filippo, al quale erano state assegnate le zone a nord-est del Giordano e del
Mar della Galilea (Batanea, Auranitis, Trachonitis, Paneas, Gaulanitis), ebbe
il buon senso di vivere quietamente nella sua tetrarchia dove riuscì a
sviluppare sia il commercio che la cultura ellenistica di proprio gradimento.
La maggioranza della popolazione era aramaica e greca e i coloni ebrei che
Erode il Grande aveva insediato erano in minoranza. Ampliò una località sulle
sorgenti del Giordano e ne fece la capitale Cesarea Filippi e un’altra sulla confluenza del Giordano nel Mar della Galilea che
denominò Bethsaida Julias. In ultimo era sposato con la famosa Salomè, figlia di Erodiade. Morì, senza figli, pacificamente nella sua capitale e nel suo
letto nell’anno 34 e.v. La sua tetrarchia venne prima aggregata alla Provincia
della Siria e poi concessa dall’Imperatore Caligula, nell’anno 37 e.v., ad
Erode Agrippa.
Erode II Boethus, figlio di Mariamme II ebbe la possibilità di vivere
tranquillamente a Roma. Alcune figlie di Erode dovettero sposare cugini, figli
di Pheroas, che non hanno avuto ruolo politico; i loro nomi non sono stati
neanche tramandati.
Si narra che figli di Erode si erano recati da Pilato riuscendo ad ottenere la
revoca di un provvedimento molto oltraggioso per il Tempio.
I SUCCESSORI – NIPOTI E PRONIPOTI (2)
Con Erode Agrippa I entrarono sulla scena proprio gli orfani dei figli
dell’Asmonea Mariamme I - Alessandro e Aristobulo - che furono giustiziati
nell’anno 7 a.e.v. Per la storia ebraica sono rilevanti i discendenti di
Aristobulo e Berenice. I discendenti di Alessandro e Glaphyra, quindi di Archelao
di Cappadocia, sono stati rilevanti sulla scena politica dell’Asia Minore.
Erode
Agrippa era uno dei tre figli di Aristobulo. Con la madre Berenice, la sorella Erodiade e il fratello Erode soggiornò a Roma dove era compagno di
studi del futuro imperatore Claudio e venne poi assegnato come aiutante a Caligula
che seppe adulare. Queste ed altre amicizie spiegano la sua breve carriera,
anche se nell’ultimo anno del governo di Tiberio venne mandato in prigione.
Nell’anno 37 e.v. - morto Tiberio – Caligula liberò subito il suo vecchio aiutante e gli
concesse la Tetrarchia già di Erode Filippo e il titolo di re. Nell’anno 40
e.v. ricevette pure i domini – Galiea e Perea – che furono di suo zio – e
cognato - Erode Antipa, esiliato.
Erode Agrippa attese alcuni mesi a Roma e si mosse solo nell’anno 38 e.v. a prendere
possesso del primo dei domini assegnatigli. Densa di conseguenze fu la decisione
di viaggiare attraverso Alessandria d’Egitto dove volle forse dimostrare la sua
regalità ad una comunità che qualche anno prima lo aveva conosciuto come persona
che si era giocato il tutto proprio patrimonio.
Ai festeggiamenti della comunità ebraica si contrapposero gli scherni dei greci
che fecero sfilare un demente vestito da re e pretendevano la collocazione
nelle sinagoghe di immagini dell’Imperatore; dopo il rifiuto ebraico si ebbero
saccheggi e incendi. I contendenti si appellarono all’Imperatore.
La delegazione greca, guidata dal retore Apione trovò buon ascolto presso Caligula,
di orientamento ellenistico. La delegazione ebraica, guidata dal filosofo
Filone, invece, venne accolta male; Caligula avrebbe esclamato. “Poveri scemi,
non capiscono che sono un dio”. Infatti, con Caligula inizia la serie degli
imperatori ellenisti e perciò gli incidenti di Alessandria erano l’inizio di un
peggioramento dei rapporti, sempre tesi, fra le minoranze ebraiche e le
maggioranze greche delle varie città.
All’arrivo
di Erode Agrippa in Terra di Israele, sempre nell’anno 38 e.v., nella città di
Jamnia (piana dei Filistei) i greci eressero un altare per Caligula che venne
distrutto dagli ebrei. Infuriato, Caligula pretese pure l’erezione di una sua
statua nel Tempio di Gerusalemme. Erode Agrippa dovette far ricorso alle
proprie abilità istrioniche per far desistere l’esaltato l’imperatore dal suo
proposito.
Caligula
venne assassinato poco dopo per una congiura di pretoriani. Erode Agrippa,
presente a Roma, ebbe un ruolo per l’elezione ad imperatore del proprio
compagno di studi Claudio che lo compensò con la concessione della Giudea. Nell’anno
41 e.v., il Regno di Giudea di Erode il Grande sembrò ricostituito.
Dopo
trentaquattro anni di governo da parte di prefetti/procuratori romani i Farisei
avevano finalmente compreso che un re-vassallo fosse la soluzione migliore.
Erode Agrippa – che prima era stato uomo di vita mondana sregolata – da parte
sua comprese la necessità di avere buoni rapporti con i Farisei e di essere
formalmente osservante, almeno a Gerusalemme. Oltre a Giuseppe Flavio anche la letteratura rabbinica offre di lui un quadro favorevole. Coloro che a
suo tempo avevano rinfacciato ad Erode il Grande la nascita idumea, ora gridarono
nel Tempio in occasione della celebrazione della Festa delle Settimane
(Pentecoste): “Non piangere Agrippa, sei nostro fratello”.
L’ostilità
di Erode Agrippa verso la comunità cristiana viene spiegato col desiderio di
combattere elementi filo ellenisti, una tesi non condivisibile. Appare, invece,
più verosimile che Erode Agrippa abbia considerato la comunità cristiana quale
gruppo di seguaci di un discendente di Casa di David – cfr. la Genealogia di
Gesù Cristo – e quindi ostile al proprio governo; é ovvio il quadro negativo offerto
in Atti degli Apostoli .
Nell’anno
43 e.v. Erode Agrippa consentì la venuta a Gerusalemme della regina madre
dell’Adiabene, Helene, con alcuni giovani figli di Re Izates per lo studio
della Legge e della lingua. Le due dinastie di proseliti – quella Idumea e
quella dell’Adiabene – evidentemente avevano trovato un accordo per la
coesistenza; mancano notizie su, probabili, legami matrimoniali.
Erode Agrippa I non aveva la grande prudenza di suo nonno e riuscì a destare i sospetti
del Legato della Siria:
- Decise
la costruzione di una terza muraglia di cinta a Gerusalemme ma venne obbligato
ad interrompere i lavori.
- Una
riunione di vassalli iniziata a Tiberiade dovette venire interrotta e ai
partecipanti venne ordinato di tornare nei loro territori.
Erode
Agrippa morì poco dopo, nell’anno 44 e.v., in circostanze misteriose a Cesarea
dove si era recato per farsi festeggiare dai cittadini greci. Si noti che,
almeno, un altro partecipante alla riunione di Tiberiade morì improvvisamente poco
dopo.
L’Imperatore
Claudio colse l’occasione per trasformare tutto il regno nuovamente in
Provincia Imperiale di Confine con un Prefetto/Procuratore con sede a Cesarea.
Il grande progetto di un Regno di Giudea con capitale Gerusalemme e punto di
riferimento per la Diaspora era definitivamente fallito.
I membri della Dinastia Idumea ebbero però varie nomine quali vassalli in
territori più o meno lontani da Gerusalemme.
L’ultimo membro della Dinastia Idumea importante per la storia ebraica era Erode Agrippa
II*, figlio di Erode Agrippa I. Alla morte del padre, nell’anno 44 e.v., era
un giovinetto di 17 anni che dovette ritornare a Roma per completare la propria
istruzione.
Nell’anno 48 e.v., all’età di 21 anni, alla morte dello zio Erode gli venne concesso il
dominio su Chalcis, una città a mezza strada fra Damasco e Beirut, e conferito
il titolo di Ispettore per il Tempio con il potere di nominare il Sommo
Sacerdote; o meglio, il compito di avvallare le nomine decise dal
Prefetto/Procuratore. Ovviamente stette per la massima parte del tempo a Roma
fino all’anno 53 e.v. quando gli vennero concessi i territori già della
Tetrarchia di Erode Filippo. Il Legato della Siria e il Prefetto/Procuratore
della Giudea ebbero, ovviamente, l’incarico di controllarlo. L’anno successivo
– 54 e.v. – Nerone aggiunse la città di Tiberiade e parte della Perea, sulla
riva orientale del Giordano. A questo punto il giovane re risiedete parte a
Gerusalemme e parte a Cesarea. Si ricordano diversi interventi presso
l’Imperatore Claudio a favore di comunità ebraiche della Diaspora. Ebbe
occasione di assistere all’interrogatorio a Cesarea di Paolo di Tarso e disse
al Prefetto: “Quell’uomo potrebbe essere liberato se non si fosse appellato a
Cesare”.
Nell’anno
63 e.v. vennero terminati i lavori per la costruzione del Tempio di Gerusalemme
e molti artigiani rimasero disoccupati; contemporaneamente si ebbe un sensibile
aumento della tassazione data la corruzione degli ultimi due
Prefetti/Procuratori. In occasione dei tumulti dell’anno 66 e.v. a Gerusalemme
e Cesarea Erode Agrippa II tentò, ma senza successo, di dissuadere i cittadini
di Gerusalemme da azioni inconsulte, facendo notare la guerra con il Regno dei
Parti si stava concludendo con un compromesso. Dovette però sconsigliare
l’invio di una delegazione dall’Imperatore; il prefetto aveva appoggi troppo
buoni a Corte. Gli Zeloti riuscirono a prendere il sopravvento.
Erode
Agrippa II dovette stare dalla parte di Roma e a fianco di Vespasiano. Era a
Roma nell’anno 69 e.v., detto dei quattro imperatori, forse ebbe un ruolo per
l’elezione di Vespasiano ad Imperatore. Ritornò sotto Gerusalemme all’inizio
dell’anno 70 e.v. quando Tito iniziò assedio. Nella dinamica degli eventi, a
differenza di Erode il Grande, non poté fare niente per evitare il disastro
della distruzione. La situazione, infatti, era ben differente. Nell’anno 37 a.e.v. i Maestri Hillèl e Shamai avevano potuto, nel Sinedrio, perorare la resa. Nell’anno 69 e.v. il Maestro Jochanan ben Zakai dovette fingere di essere morto e farsi
portare dai suoi discepoli fuori da Gerusalemme in una bara e chiedere a
Vespasiano la concessione della città di Javneh/Jamnia per costituirvi una
scuola dove riprendere lo studio e l’insegnamento della Legge.
Nell’anno
74 e.v., grazie alla sua amicizia con Vespasiano e Tito, poté aiutare la
comunità di Cirene accusata dal governatore di favorire rivoluzionari zeloti.
Nell’anno 75 e.v. Vespasiano lo nominò Praetor inserendolo nella gerarchia
imperiale. Dopo la distruzione di città e nazione molti devoti sperarono nel
miracolo della sua nomina a re di Giudea e andarono a salutarlo all’arrivo;
ormai era tardi. Giuseppe Flavio afferma di aver fatto leggere, prima della
pubblicazione, la sua opera LA GUERRA GIUDAICA ad Erode Agrippa II.
Degli
ultimi anni di vita di Erode Agrippa II si sa poco; non si sa se abbia avuto
moglie e figli. La sua morte viene datata da alcuni al terzo anno del governo
di Traiano, cioè all’anno 100 e.v.
Altri nipoti
e pronipoti di Erode, dalla parte di Alessandro e Glaphira (figlia di Archelao
di Cappadocia), erano i candidati romani per il trono dell’Armenia o ebbero
piccoli domini nell’Asia Minore; quel ramo della dinastia non ebbe alcun ruolo
nella storia ebraica.
Con Traiano ebbe fine il sistema dei regni o principati vassalli e clienti; quindi
anche la Dinastia Idumea, dopo 160 anni, uscì dalla scena politica pur restando
nella storia.
p.s.
| Per la genealogia della Dinastia Idumea vedi la fonte di questo saggio:
exodus.jimdo.com/erode/ |
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| Per vedere una ricostruzione ideale del Tempio di Gerusalemme
restaurato da Erode il Grande e dai suoi successori, clicca
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Testi consigliati da Homolaicus
- Gunther Linda-Marie,
Erode il Grande, 2007, Salerno
- Hengel Martin,
Gli zeloti. Ricerche sul movimento di liberazione giudaico dai tempi di
Erode I al 70 d. C., 1996, Paideia
- Prause Gerhard, Erode il Grande, Rusconi Libri 1981
- Prause Gerhard, Erode il Grande. Il re dei giudei oltre il velo della
diffamazione, Rusconi Libri 1996
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