LINGUAGGIO E COMUNICAZIONE


¿LA “GRAMMATICA DEI CHATTER” RAPPRESENTA LA CULTURA ITALIANA?

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Da “I SEGNI NEL TEMPO”, di Carmine Natale
New York, Lulu Press
www.lulu.com/content/417303

Carmine Natale

¿¡In una civiltà dominata dai segni sono assenti proprio quelli ortografici!? Pe’ forza... ¿a che servono questi ultimi, se le parole non segnate sono comprensibili, e quindi risultano chiari anch’i concetti?

Non soltanto, ma chiunque potrebbe facilmente dimostrare l’inutilità di molti altri parametri convenzionali, se si richiama a qeullo stiduo di una univretisà inlegse, sconedo cui l’oridne dlele letetre all’intreno di una praola non è improtatne, pcrehé ciò che improta è la pirma e l’utlima letetra. Il retso? non improta motlo in qulae oridne si trvoi, pcrehé si leeggrà comnuque sezna prbloema.

¡Però, non è da prodnaere l’offerta di pochi termini e di poch’espressioni, ché ci ricordano le tecniche di addestramento studiate per gli animali!

Riguardo i programmi televisivi e i siti web di importanti organizzazioni culturali ed economiche:

  1. perché gli errori rimangono tali, anche per giorni, senza interventi di correzione?
  2. ¿come mai convivono, anche nello stesso servizio o nella stessa pagina internet, forme sbagliate e corrette?

“Xché” la manovalanza non è qualificata, così come sono impreparati i responsabili dei programmi. ¡Può darsi anche che questi ultimi non controllino il lavoro dei proprj subalterni!

¡Ci si mette anche la corsa all’oro, che induce gl’imprenditori a investire poco! (1) Confortàti, in questo, dalle léggi su gli sgravi fiscali che favoriscono l’assunzione di ragazzi aventi un’età compresa fra i 18 e i 26 anni! (2)

Il legittimare forme in voga (per esempio la x – Sai xché, Xdono – e la k – OKKUPATI, MARKETTE) (3) non è il massimo, se rivolto a una platea che non abbia dimestichezza con la propria lingua nazionale; e giustifica a non rispettare neanche le elementari regole rappresentative di una nazione.

RAI e Mediaset – ormai è chiaro – non spiccano né per una grammatica puntuale né per un modo d’esprimersi dignitoso, e non si affannano, al contrario di La7, per distinguersi in meglio.

Questi centri di diffusione non conoscono l’accento, infatti non distinguono né quello tonico dal fonico né quello aperto dal chiuso; non si destreggiano neppure con le regole della punteggiatura e della spaziatura, e spesso non correggono gli errori di battitura. Perfino l’apostrofo assume l’eccentrica funzione di accento, finanche nelle minuscole.

L’apostrofo che accenta avrebbe una relativa giustificazione nelle vocali majuscole, giacché sulle tastiere degli elaboratori elettronici le vocali majuscole accentate mancano, però i programmi di scrittura di cui so’ dotàti i computer permettono l’accentazione regolare; si deduce, pertanto, che i gruppi televisivi italiani non dispongono di personale qualificato nella grammatica di base che indirizzi gl’informatici.

Nella stessa situazione si trovano altre prestigiose realtà amministrative, culturali ed economiche, fra le quali… il Governo italiano: nel proprio sito internet, in genere ben scritto, troppe volte appajono vocali accentate senza criterio e apostrofi che accentano.

Bisogna dire che i quotidiani e, più di questi, le riviste – con uscita settimanale, quindicinale, mensile, soprattutto le cosiddette femminili – rispettano da sempre i segni grafici e la naturalezza espressiva.

¿Per che ’n questi anni si adotta una grammatica e un linguaggio approssimativi, proprj della comunicazione che si adopera in chat?

¡Di certo è più facile per una massa di analfabeti (4) imporre la propria cultura che accéttarne e assimilarne una!

¡E poi, c’è il commerciante (chi guadagna sulla quantità di prodotto offerto – anche prestazione intellettuale –; fra i commercianti, annoveriamo i professionisti: artisti, giornalisti...), che si adegua pur di vendere!


Ora veniamo al punto: ¿la “grammatica dei chatter” à un fondamento culturale?

  • Chat e gergo: molti chatter sono orgogliosi di comunicare con un linguaggio gergale: sarà gergale veramente?

Due qualità del gergo:

1) il “parlare nascosto” (5).

- “È una varietà di lingua adottata da un gruppo di persone per comunicare all’interno di un mondo segreto, escludendo gli altri dalla comunicazione. È la lingua di un determinato gruppo sociale isolato e con regole di vita particolari che si costruisce un codice di comunicazione diverso dagli altri” (La comunicazione linguistica, cit.).

E così pure il linguaggista Giulio Bretoni conferma nello stesso libro: il termine “vale a designare genericamente ogni lingua convenzionale parlata da certe classi di persone con l’intenzione di non farsi comprendere dagli altri”.

- Per il Sabatini-Coletti (cit.), il gergo è la “lingua usata da una comunità, da un gruppo i cui membri hanno necessità di comunicare tra loro senza essere capiti da altri, oppure se ne servono per distinguersi: g. della malavita, g. carcerario, g. giovanile”.

Il dizionario dà anche il significato esteso: “Lingua che fa largo uso di termini settoriali scientifici, di mestieri, oppure linguaggio deformato, allusivo, poco comprensibile: parlare in g.”. (6)

2) La presenza di figure retoriche (7). Esse, indispensabili per non farsi capire, conferiscono vivacità, fantasia e colore.

Il chattese non vincola idealmente il “popolo della chat” (8), perché è una lingua non convenzionale, non distintiva, dato che il chatter non à nulla da nascondere, anzi desidera manifestarsi. Per questa ragione, questi › comunica in stanze pubbliche, soprattutto con sconosciuti › cercando (cercando) di trasmettere proprj sentimenti e pensieri (amore, sesso, rabbia...) › senza figure retoriche, e attraverso simboli nazionali, quali quelli della messaggeria telefonica s.m.s.

  • La scrittura abbreviata: il bisogno di “tagliare” non è specifico della nostra cultura; da centinaja d’anni ci sono esempj di scrittura accorciata, o meglio di parole non trascritte per esteso. La scrittura antica, però, era codificata, cioè le parole erano trasformate attraverso l’uso di segni convenzionali – segni diacritici –, e chi non li conosceva non era capace di decodificarla (Mercogliano, alla presentazione de L’oca chattajola, cit.).

All’opposto, i chattajoli (e chi mutua da essi) troncano i vocaboli e de-vocalizzano con metodo non rigoroso; ecco la ragione per la quale – senza meraviglia! – essi vomitano le nostre continue proposte di de-vocalizzare col metodo Vacca.

La chat-lingua, “in pratica”, rimane ai margini d’un contesto culturale, nel quale non esistono certezze ma anarchia linguistica; perciò / perché questa lingua è / permette la

diffusione sgrammaticata, confusa e non approfondita di pochi e semplici argomenti. Diffusione che complica la comunicazione fra persone di cultura dissimile.


G) AUTOMOBILISMO E MOTOCICLISMO

Da RAI (automobilismo) e Mediaset (motociclismo).

Griglia di partenza: esist’espressione corrispondente?

Si leggano, nei dizionarj, il significato di autore e protagonista:

“autore di un testa-coda”, “autore di una gara”, “autore di un’esibizione”, “autore di un incidente”; “protagonista di un testa-coda”, due piloti “protagonisti di uno splendido duello” (cioè?), “protagonista di un incidente” (mondiali calcio 2006: un argentino è “protagonista” di una gomitata).

Nelle prove per il Gran Premio di Montecarlo (2006), ¿quante volte Massa è stato “autore di un incidente”?

Ma poi: Schùmacher o Schumàcher? (9) Maicol, Micail o Micael? E Raikkónen o Ràikkonen?

¿Da chi andar a pianger per saper la nazionalità dei piloti e la pronuncia del loro nome?

- Sopravanzare - è diventato il verbo tipico della Formula 1. I piloti non sono sorpassàti, superàti ma “sopravanzati”, e nessuno s’offende: il mitico “Schumacher è stato sopravanzato da”, “Alonso à sopravanzato Massa”, “sta sopravanzando”, “nel sopravanzare”.

- Reduce - due citazioni rendono l’idea: “reduce da un’esibizione” e (dal calcio) “reduce dalla vittoria”: ¿che cosa penseranno quelli che tornano dopo anni di guerra?

- Accreditare - “accreditate a essere più leggère”. Anche un pilota pò avere l’onore d’essere accreditato: di un “ics numero di soste”, oppure di tot “chilogrammi di carburante”.

¿E la brutta, laddove non calzante perifrasi nei confronti di?

“Un varco nei confronti di Liuzzi”, “un attacco nei confronti di Barrichello”, “un attacco nei confronti di Coulthard”, “l’inseguimento nei confronti dello Spagnolo”, ecc. etc. ecc. etc.

¿Niente d’alternativo a nel corso del tot giro; effettuare; sopraggiungere; sopravanzare; conclusione (gara motociclistica: “nove giri alla conclusione. Quest’oggi prova conclusiva”)?

Nelle gare di motociclette, lo stesso cronista:

  • “bagarre”, “gran bagarre”, “distendersi” (= cadere: cioè, ¿il pilota si distende ché nella caduta trova serenità?), “francobollato” (è l’inseguitore che sta quasi attaccato all’avversario), “impiccato” e “ultra impiccato” (colui che si trova in una situazione sfavorevole), “infilare” e “sfilare” (due termini che, seppur di significato diverso, adesso indicherebbero sorpassare), “qualificona”, “pozzangherona”, “piegone”, “peccatissimo”, “rimontone”, “rettifilo”, “scivolare” (scivola chi, sorpassato, perde posizione (10)), “tempone” (giro percorso in tempo brevissimo), “sverniciare” (sfiorare la motocicletta dell’avversario nell’atto di superarla).
  • “Andare / partire / arrivare a cannone” (il cannone è pesante e il suo projettile lentissimo: meglio il trito “a razzo”), “alla grandissima”, “escursione fuori pista” (la esegue il pilota che, a causa di un errore, esce dalla pista. Cioè, ¿il pilota approfitta per godersi l’esplorazione? ¿Il centauro compie escursioni anche fuori pista?), “guidare da paura” e “staccate da paura” (¿la paura è vissuta dal telespettatore o da chi guida?), “spazzolare la pista” (slittare lateralmente con la ruota posteriore), “parzializzare il gas” (ridurre la velocità).

Da quando il Calcio è “sottoposto” a indagini giudiziarie, i cronisti mutuano dal linguaggio della magistratura e del gossip:

  1. *Indirizzo: “il gesto di rabbia del calciatore è rivolto all’indirizzo del giocatore avversario”, “il passaggio all’indirizzo di”.
  2. Scandalo calcio”: scandalo è un termine inopportuno xché è scandaloso un comportamento contrario alla sensibilità morale e al costume corrente, che provoca turbamento e disapprovazione;

più precisamente, i calciatori, i medici, i presidenti e gli àrbitri commettono reati amministrativi e penali.

E poi:

  • ¿ché usare questo termine per una realtà di cui siamo abituàti?
  • ¿Per quale motivo non associare costantemente la parola con medicina (scandalo medici), politica, cultura, sport (scandalo sport, scandalo ciclismo), e così via?
  1. “E adesso parliamo di calcio giocato”: è una distinzione sterile quella fra calcio sportivo e calcio d’interesse penale; anche perché non forgiano formule che distinguano fra medicina praticata e quella giudiziaria, tra ciclismo sportivo e no, fra politica in Parlamento e quella nelle aule dei tribunali, ecc.

(1) “Gli uomini si dividono in due grandi categorie: quelli che dedicano la vita a coniugare il verbo essere e coloro che la passano a coniugare il verbo avere” (Luigi Arnaldo Vassallo “Gandolin”, giornalista e scrittore). (torna su)

(2) Questi ultimi, provenienti da una scuola che insegna poco, non ànno, data la loro giovine età, esperienza in alcun settore, e neanche sono messi in condizione di farsela, per il repentino licenziamento, e così il livello di professionalità s’abbassa. (torna su)

(3) Il presentatore-ideatore sottolinea verbalmente: “Markette, con la k”. (torna su)

(4) Morando Morandini, nella sua rubrica “ieri, oggi, domani” (settimanale «Film TV», n. 45, novembre 2004, EDM SRL, Milano) parla di “neoanalfabetismo”, quando riprende uno studio di Tullio De Mauro (in La cultura degli italiani, Laterza ed.), secondo cui nel 1999 più di 2 milioni di italiani adulti (5% della popolazione) sono analfabeti completi, e circa 15 milioni (33%) semianalfabeti. Il 42% della popolazione tra i 25 e i 64 anni possiede un diploma di scuola media superiore. La media europea è del 59%; Francia e Gran Bretagna sono al 62%, la Germania all’81, la Grecia al 50. Spagna e Portogallo stanno peggio dell’Italia. Il 9% degli italiani adulti è laureato, mentre la media europea è del 21%. (torna su)

(5) La comunicazione linguistica, GIUSEPPE PITTANO, Milano, Edizioni Scolastiche Bruno Mondatori, 1988, pagg. 519-526 (cfr, del presente studio: Appendice 3 - IL LINGUAGGIO GERGALE). (torna su)

(6) Dallo stesso, l’etimologia della parola: ant. gergone, fr. ant. jargon “linguaggio degli uccelli”, poi “linguaggio incomprensibile”, e la datazione: sec. “XVI”. (torna su)

(7) Alcune si leggono più avanti, in Appendice 3 - IL LINGUAGGIO GERGALE. (torna su)

(8) Il virgolettato, in “Chat e linguaggio gergale”, L’oca chattajola, cit, pag. 46. (torna su)

(9) Ma Schumy ¿non si offende nel sentire continuamente storpiato il suo nome di famiglia? (torna su)

(10) Analizzare “perdere posizione” con il principio adottato in B) VOCABOLI FACTOTUM, E RIPETUTI CON OSSESSIONE, Posizione. (torna su)


Vedi anche Linguaggio - Traduzioni di testi e mode lessicali - Lessico telegiornalistico

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Le immagini sono state prese dal sito Foto Mulazzani

Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Linguaggi
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Aggiornamento: 22/04/2015