The Making of Materia e Coscienza
il capitalismo in questa epoca E' cosI' tenero che si spezza con un grundrisse
(1997-2002)
4. Opere di “filosofi” (teoria della conoscenza, epistemologia, scienze
sociali)
F. Hayek, Conoscenza…
“l’elemento empirico nella teoria economica - la sola parte che non si occupa
semplicemente di trarre delle implicazioni, ma di individuare cause ed effetti,
la sola parte, quindi, che porta a trarre conclusioni di cui, almeno in linea di
principio, è possibile effettuare la verifica [o piuttosto la falsificazione,
aggiunge in nota] - consiste di proposizioni relative ai modi di acquisizione
della conoscenza” (227) (sottolineatura mia)
Come si formano le aspettative? Come si prevede il futuro?
“Sono certo che sono parecchi coloro che valutano con impazienza e sfiducia la
generale tendenza, intrinseca alla moderna analisi di equilibrio, a trasformare
la scienza economica in una branca della logica pura, cioè in un insieme di
proposizioni autoevidenti che, al pari della matematica o della geometria, sono
soggette a nessun’altra prova che a quella della coerenza interna. Tuttavia,
sembra che il solo rimedio a questa situazione consista nello spingere
sufficientemente a fondo il processo stesso” (229)
Dunque i fatti della vita economica “che sono veramente a priori”, (poveri noi)
ma, dice Hayek, tali proposizioni tautologiche non sono direttamente applicabili
alla spiegazione delle relazioni sociali.
I problemi del processo produttivo si legano sempre allo stadio raggiunto dalla coscienza. L’alienazione, la coscienza di classe l’ideologia, la filosofia ecc. Le sovrastrutture sono l’esito del rapporto tra processo produttivo e coscienza.
Falsa coscienza, ovvero, falsa conoscenza? La società è divisa, la coscienza è
divisa, la conoscenza è divisa; le asimmetrie informative non sono che un
riflesso della divisione sociale del lavoro, nessuna pianificazione nel processo
produttivo, irrazionalità teorica (o rovesciamento: armonicismo).
S. Tagliagambe, L’epistemologia contemporanea
Rapporto centrale: processi percettivi-processi di pensiero. Lenin parla di
riflesso attivo (carattere attivo e approssimativo della conoscenza),
mediazione, processo di elaborazione. La coscienza ci serve per capire, nella
forma del pesce c’è la legge oggettiva ma lui non la capisce. Si noti che la
dialettica di teoria e pratica a volte rischia di essere interpretata troppo
“comodamente”: chi ha torto nella sua posizione politica ha torto in tutte le
altre posizioni. Il che è usualmente perfino vero. La teoria è sempre una
approssimazione, perché allora diciamo che è vera? E il medioevo era falso
perché meno sviluppato del capitalismo? E gli australopitechi “falsi” perché
estinti?
AA VV, L’automa spirituale
Popper
La gravità è “immateriale e invisibile” e dunque “segna la fine del
materialismo”, allora la paura, che è immateriale e invisibile, distrugge il
materialismo già prima della nascita dell’uomo! Popper continua così “la
materia, ben inteso, resta molto importante. Ma il materialismo è morto” (10);
in realtà Popper sta attaccando il sensismo e non lo sa. In genere Popper con la
scusa che le definizioni non sono importanti, confonde scuole diverse da vero
asino. Popper e Eccles credono nel “libero arbitrio”, ma che significa? Che se
io voglio posso volare? L’idea settecentesca che Popper si è fatto del
determinismo viene annientata dalla teoria del caos. E' vero che la scoperta
cambia il mondo? Sì, ma secondo leggi oggettive. L’uomo non può creare il fuoco
con la volontà! Può solo capirlo! Colombo credeva di andare in India ma ha
scoperto l’America!
Dennett
“Il cervello è il quartier generale, la sede dell’osservatore finale, ma non
abbiamo nessuna ragione di credere che esso abbia a sua volta un quartier
generale ancora più ristretto o un luogo privato e recondito che costituisca la
condizione necessaria e sufficiente per l’esperienza cosciente. Non esiste,
insomma, nessun osservatore all’interno del cervello” (20)
Nagel
Il problema è spiegare la mente, capire la coscienza. Il funzionalismo non
basta, occorre capire l’organizzazione generale della mente. Non serve la
chimica o la fisiologia per spiegare la teoria generale della coscienza. Per
Nagel non possiamo estendere il realismo alla coscienza perché essa ha a che
fare con stati soggettivi (lato buono: è antiriduzionista), “il mio istinto mi
porta a prevedere un monismo di tipo spinoziano”, e tutto sommato ti guida bene.
Giorello
Contro i sensisti e contro gli animisti. Per noi materialisti dialettici è ovvio
che gli stati mentali sono reali! Ma questo non implica un vecchio con la barba
che fa pupazzi col fango! “le informazioni sono tali entro un contesto e una
data interpretazione” (47), quindi prima di tre milioni di anni fa, prima che
nascesse l’uomo, non esisteva l’universo…
Nota: tutti i cialtroni idealisti che negano l’esistenza oggettiva, negano
l’evoluzione. E' inevitabile. O l’uomo è un animale evolutosi da altri, e allora
esisteva il mondo prima di lui (altrimenti da dove si sarebbe evoluto?), oppure
lo ha creato dio. “Come Karl Popper ha più volte sottolineato, anche il comune
vedere o l’afferrare un oggetto con la vista non è semplicemente una sorta di
processo fotografico ma un processo di interpretazione (48) e allora come mai
quando torturano la gente, soffrono tutti quanti? E chiudono così: “riteniamo
che la migliore risposta al materialismo riduzionistico vada cercata nei nostri
tentativi non solo di resistere all’ambiente, ma di mutarlo in accordo con
costellazioni di valori per passare dalla semplice sopravvivenza a una vita
migliore” (51)
Eccles
Per questo ci sono lui e Popper da una parte e tutti gli altri dall’altra (un
po’ paranoico). Dio ci ha dato la coscienza (e guai a chi ce la tocca!).
Changeux-Dehaene
“Secondo noi, il cervello deve essere considerato come un sistema evolutivo e
non come una macchina statica che elabora dati in entrata e in uscita. Esso fa
parte di un organismo appartenente a una specie che si è evoluta (e che continua
ad evolversi)” (90), bene.
Sperry
E' un bravo ragazzo: combatte il riduzionismo, è un monista ma non un cretino.
Per esempio un tizio dice “la mente non muove la materia” (Herrick), ma che
significa?, che non esiste la telecinesi?, i meccanicisti sono dei veri asini.
La mente non è il cervello, come la mano non è la scrittura e il pene non è il
rapporto sessuale! “L’esperienza cosciente è una proprietà del sostrato
cerebrale, e non può sussistere al di fuori di esso” (101). Bene! I behavioristi
sono idealisti come e peggio di Berkeley col loro rifiuto della mente! E Sperry
arriva anche all’ottima idea che ci sia una controllo causale del tutto sulle
parti, solo che non estende ciò dal singolo alla società. Purtroppo vede il
materialismo come uno dei pilastri e non il pilastro, perché non conosce il
marxismo che anzi denigra. Arriva a capire che il riduzionismo è un cadavere
puzzolente in tutte le scienze, ma non va oltre.
Trevarthen
La coscienza c’è dalla nascita? La risposta è né sì né no. E': ora sì, pur con i
caveat di Piaget.
“La coscienza del neonato è essenzialmente tesa all’esplorazione degli altri
esseri viventi” (120), e non vi sorge qualche dubbio allora sulla sua origine?
“fine ultimo della mente umana è la comunicazione” (123), ovvio.
“Numerose ricerche mostrano quanto il cervello umano sia modificato
dall’esperienza e dall’apprendimento” (130), vero, è un fatto sociale.
“personalmente non ho dubbi sul fatto che la coscienza umana si sia evoluta per
essere condivisa” (131)
Tegliasco
“l’IA non solo ha trascurato il corpo, ma ha proposto, di fatto, la separazione
mente/cervello” (158)
Poggio
L’apprendimento è il nucleo centrale dell’intelligenza.
Schank
Che significa capire? Reagire bene? Apprendere? Ricordare? Interagire? Significa
avere fiducia? Adattarsi? Learning by doing.
Searle
So’ dumila anni che il problema mente corpo ci affligge. No, gli rispondiamo,
so du mioni! Il computer non capisce quello che fa! Il modello computazionale
del rapporto mente/cervello fa schifo. Il cervello è uno strano organo, i
processi biologici causano la vita mentale: anti-riduzionismo.
G. Giorello, Introduzione alla filosofia della scienza
Sentiamo che dice un matematico italiano:
“Si vuol dire che la dinamica newtoniana, o l’elettrodinamica…sono sempre vere
nei loro limiti, cioè per quanto si riferisce a fenomeni che importano un certo
ordine di misura, e che escludono certi tipi di azione ecc. L’affermazione,
perfettamente legittima, equivale a dire che codeste dottrine rispondono ad uno
scopo pratico e conservano insomma la loro verità relativa. Ma se vogliamo
conoscere di più, affacciandoci ai limiti loro, bisogna rompere la armatura
logica, e ricercare le intime ragioni dell’evoluzione delle idee: come da una
precedente teoria inferiore si è passato ad una teoria superiore, più
comprensiva ed esatta, e perciò in quale senso debbano modificarsi e correggersi
le ipotesi adottate, sotto pressione delle nuove discordanti esperienze” (F.
Enriques, 1936)
Rischio di psicologismo ma evoluzione. Nota che Lakatos era un hegeliano, per
questo riuscì a migliorare il falsificazionismo.
A. Gianquinto, Critica dell’epistemologia
In epistemologia come in economia I marxisti fanno: per il 90% critica delle
concezioni borghesi e per il 10% scienza positiva.
K. Mannheim, Sociologia della conoscenza
Quest’uomo ha preso dal marxismo, dallo storicismo di Rickert e Scheler, dalla
fenomenologia. Dice P. Kecsekensati (prefatore):
“Cercare di dimostrare che il pensiero dell’uomo è determinato da fattori
oggettivi, quale la realtà sociale, è un’impresa rischiosa. Infatti, se
assumiamo questa teoria, corriamo il pericolo di esporci all’obiezione che la
teoria stessa, essendo un elemento di pensiero, è il prodotto di forze sociali
oggettive che hanno plasmato il nostro pensiero. Stando così le cose, allora,
non è inutile discutere il merito della teoria? Se la tua coscienza si trova ad
essere soggetta alla stessa influenza determinante della mia (che propongo la
teoria stessa) sarai d’accordo con me; se accade che sia invece condizionata
diversamente, non lo sarai” (38-39). Asino! E le classi? E poi è anche
meccanico. Ciò è usato contro Mannheim per esaltare il relativismo e negare la
dimensione sociale della conoscenza.
“Le nuove filosofie non nascono quando qualcuno elabora un qualsiasi sistema,
escogitando un qualsiasi gruppo di pensiero, ma quando un contenuto filosofico
già presente, anche se dapprima in modo non-riflessivo, di nuovi atteggiamenti
di vita, giunge a livello di coscienza.” (106)
E con ciò Mannheim anticipa in parte Kuhn (era bravo, tutto sommato). Che
significa che una teoria è falsa? Che non corrisponde alla realtà? O che ne è
una falsa rappresentazione? Marx svaluta una teoria legandola alla lotta di
classe? No, la spiega!
Ayer, Il problema della conoscenza
(ex neopositivista ortodosso, poi eclettico empirista). Problema centrale:
analisi dello scetticismo, “ciò che distingue la filosofia dalle altre arti o
scienze è il metodo piuttosto che l’oggetto” (5); conoscenza come: stato della
mente, capacità della mente. Materialismo: “ciò che verifica l’asserzione che io
ho mal di testa è il fatto che io sento mal di testa e non che io abbia un
sentimento di fiducia che l’asserzione del mio aver il mal di testa sia vero”
(20). “La peculiarità dei dubbi filosofici sta nel fatto che essi non sono
connessi con l’esperienza” (38);lo scetticismo è agnosticismo: nega la verità e
dunque la realtà. E' inevitabilmente anche relativista: “se l’esperienza non può
giustificare lo scettico, non può però contraddirlo” (41). I primi tentativi di
dare una base scientifica e granitica alle scienze furono: Cartesio e Bacone.
Inoppugnabilità di asserzioni. Gli errori dell’esperienza immediata. Alla
Gramsci “nulla è conosciuto finché non c’è qualcosa che lo conosce”. Problemi
con lo scetticismo, logicamente dunque la scienza è irrazionale: “la relazione
tra premesse e conclusione non è deduttiva” (79) e qui ok. Allora: la logica
butta l’induzione, Gödel butta la deduzione, che rimane? Il riduzionista tenta
di colmare il vuoto dello scettico. Il realista ingenuo vorrebbe andare avanti
col senso comune. Oggetti percepiti direttamente?, “dati sensibili”?, solo in
entrata.
“Da ciò che abbiamo detto risulta che noi ammettiamo il primo momento
dell’argomento scettico e così facendo noi ci scostiamo dal realismo ingenuo; ma
noi nel senso che sconfessiamo la pretesa del realismo ingenuo di conoscere ciò
che crede di conoscere, ma semplicemente perché riconosciamo una distinzione che
egli rifiuta di considerare” (119)
Solito problema: manca riflessione-riproduzione, semplifica troppo, noi
accettiamo la teoria causale della percezione? Sì ma solo come anisotropia,
riflessione. Che rapporto ha ciò con le qualità primarie/secondarie di Locke? In
realtà su ciò accettiamo la critica di Berkeley. Per i fenomenisti le assunzioni
sugli oggetti sono in realtà assunzioni sui dati di fatto. Invece una certa
connessione logica tra oggetti fisici come appaiono o come sono, c’è (buona
discussione sulla memoria). La causa deve precedere l’effetto. Qual è il
carattere dell’esperienza? E' privata, individuale? Solo nel suo lato
riflessivo, noi rifiutiamo questo insieme al fisicalismo.
H. Putnam, Mente, linguaggio, realtà
La teoria di Putnam degli stati mentali è una forma di funzionalismo. Concetti e
parole non solo la stessa cosa. Vero o falso. Quine disse che non c’era
differenza tra proposizioni sintetiche o analitiche. Putnam risponde attaccando,
il fatto di non chiarire l’errore di Quine, non significa che non ci sia. Putnam
attacca sia il convenzionalismo di Quine che di Chomsky. Commentando Engels,
nota che:
- concetti non rigorosamente veri di alcunché possono nondimeno riferirsi a
qualcosa
- concetti riferiti a teorie diverse possono riferirsi alla stessa cosa.
Il positivismo sbaglia perché ha una visione del mondo idealista e cioè
sbagliata. Interessante osservazione: al crescere della divisione del lavoro
cresce anche la divisione del lavoro nel linguaggio (e nella coscienza we add).
Attacco al pragmatismo. Sulla traducibilità interteorica non è facile criticare
l’“attivismo” di Putnam. Per costui un essere umano è, nel suo complesso, una
macchina di Turing. Putnam nota giustamente che spesso la difesa dello scettico
è il probabilismo, difende la IA contro varie critiche e si dimostra ingenuo e
poco profondo. Comunque fa il solito gioco: dimostra che ha torto e dice che i
robot sono coscienti, ma anche i loro avversari.
H. Putnam, Rappresentazione e realtà
Putnam si pente dei suoi errori passati. Fu forse il primo, con il
funzionalismo, a ipotizzare da filosofo, che il computer fosse un modello per la
mente (una specie di “I repent an error”, come fece Haldane). La critica della
IA forte parte dall’intenzionalità. L’idea positivista logica di controllare
enunciato per enunciato è stata abbandonata per le critiche “olistiche” di Quine.
Per i teorici chomskiani, a livello più profondo, vi è identicità tra segno e
significato; Putnam obietta sostenendo il ruolo sociale nella determinazione
semantica delle parole. I mentalisti sono un fallimento completo: il “mentalese”
non esiste.
C. Rossi, Fenomeno e contenuto della coscienza
La solita terza via tra realismo e idealismo (è un idealista italiano, forse un
gentiliano); “i fenomeni sono modifiche del contenuto della coscienza”, “nulla
vi è nell’oggetto e nei fenomeni che non venga ripreso e risolto nella
coscienza” e allora perché gli uomini di 100mila anni fa non conoscevano la
termodinamica?
N. Chomsky, Linguaggio e problemi della conoscenza
La lingua è un fenomeno sociale. Unicità del linguaggio della specie umana.
Struttura gerarchica del linguaggio. Acquisire il linguaggio->riflessione (il
bambino ontogeneticamente lo fa), produrre linguaggio-> riproduzione. Nota:
storicamente teoria della conoscenza e della coscienza tecnicamente significava:
teoria del linguaggio e teoria della visione.
S. Timpanaro, Sul materialismo
Esalta Trotskij nella prefazione…
I riformisti sono antimaterialisti. Attacchi a Stalin, a Lysenko e allo
stalinismo. Materialismo significa: la realtà immediatamente ci si impone. E
tutti lo attaccano per l’elemento di passività nell’esperienza, in realtà la
riflessione non nega la riproduzione!, ne è solo la forma primigenia nella
materia vivente e la prima fase nell’uomo, ne è la progenitrice storica, la
fonte ontologica e l’anticamera gnoseologica. Obiezioni: anche gli input sono
selezionati (ma Piaget e Lorenz). I commenti di Timpanaro su Colletti e sugli
altri sono perfetti.
AA VV, I problemi attuali della linguistica
Molti saggi specialistici. A noi interessa Linguaggio e realtà di Schaff.
Attacca la teoria del riflesso tramite il linguaggio. E' proprio un asino: cosa
più del linguaggio, che è in perenne sviluppo e movimento, rappresenta la
realtà? lega la copia a un sostrato fisico! Ma la pagina che esce dalla
stampante e che è una copia della videata, ha un qualche rapporto fisico con i
pixel dello schermo? No!, quelle sono macchioline di toner e questi sono
elettroni sparati dal tubo catodico, eppure sono letteralmente la stessa cosa!
E' ovvio che l’elaborazione avviene tutta assieme, ma ciò: non è vero nello
sviluppo storico e non è vero per la scienza. Altrimenti tutti avremmo inventato
tutto in ogni momento. E infatti attacca Lenin…, confonde due piani temporali o
spaziali: la percezione e la sintesi, e attacca anche il Marx delle Tesi “la
conoscenza è sì una copia ma, copiando il reale, lo colora di soggettività”.
L’uomo per conoscere deve trasformare la realtà:
- filogeneticamente: lavoro-strumenti-coscienza-conoscenza (sviluppo forze
produttive)
- ontogeneticamente. ma tutto ciò non contrasta con il riflesso. L’elemento
soggettivo da dove viene? Dal nulla! E invece è solo la realtà a un nuovo stadio
di sviluppo. La conoscenza è una copia soggettiva della realtà oggettiva (detto
così è ambiguo, “interazionistico”). E' unione di soggetto e oggetto? Nel senso
che il grado di sviluppo sociale è un dato oggettivo. Nota: per i linguisti è
ovvio che il linguaggio è un prodotto sociale e un atto collettivo (eppure il
riduzionismo fa capolino anche qui). Ma sulla coscienza regna ancora il
riduzionismo.
G. Bateson, Mente e natura
Fa una metafisica del rapporto mente-mondo. Centrale ciò: “la scienza non prova
mai nulla” (43), perché non abbiamo mai conoscenze sufficienti. “Ogni esperienza
è soggettiva”, ciò è banale e antistorico, mentre per questo asino è
un’illusione l’intersoggettività delle sensazioni. Nota: l’errore di Lamarck
c’entra molto con l’indeterminismo della meccanica quantistica: in entrambi i
casi si nega il determinismo perché non si studia la foresta ma gli alberi!
Secondo Bateson il cambiamento genetico e l’apprendimento sono processi
stocastici.
N. Malcolm, Mente, corpo e materialismo
Rifiuta nell’ordine: il dualismo mente corpo, il monismo mente corpo, il
behaviorismo. Per Malcolm dualismo significa: non c’è connessione tra stato
mentale e pensieri. Il punto è la natura della connessione. Se poi se ne nega
l’esistenza stessa addio. Già Locke aveva capito il potere astraente della
mente. l’unica mente di cui ho esperienza diretta è la mia? Ma allora che parlo
da solo? Oppure io parlo pensando e gli altri no? (su ciò la risposta di Mill a
Berkeley è magistrale). E quelli dicono: è solo una probabilità e noi di
rimando: cialtroni! La critica al materialismo si basa sul meccanicismo e sul
behaviorismo. Evento mentale ed evento cerebrale sono due eventi diversi? E'
ovvio, in questo senso il monismo fa ridere. Significa negare lo sviluppo della
vita animale. Lo scrivere è evento diverso dal significato dello scritto.
E. Morin, La conoscenza della conoscenza
Si tratta di uno scienziato pazzo che ha scritto volumi su volumi sul metodo. Tenta una sintesi di centinaia di teorie, ma non avendo una sana teoria della scelta, unisce l’impossibile, spesso maldestramente[4]. La conoscenza è multidimensionale, più progrediscono conoscenza e società e più capiamo la coscienza. Dopo Popper la scienza non ha più fondamenti, come il capitalismo! Gödel viene usato qui per piangersi addosso, a noi invece ci rende felici. Contro la chiusura tra scienza e filosofia. L’epistemologia, anche quella soggettivista, non spiega in nessun modo il rapporto tra realtà e soggetto, né l’osservatore in sé. Lunga analisi della mente ‘computazionale’. Cose intelligenti sul rapporto intelletto azione e dunque: curiosità, esplorazione, ignoto.
“La coscienza fa emergere un ordine nuovo di riflessività in cui il soggetto si vede e si concepisce direttamente attraverso la mente” (77) e parla di “dialettica evolutiva” tra cervello-mano-tecnica. Le due correnti filosofiche fondamentali (materialismo e idealismo) per Morin sono “ossessioni metafisiche”. Propende per un neomonismo che però parte dall’idea che “l’identità del cervello e dello spirito comporta una contraddizione poiché si tratta con ogni evidenza dell’identità del non identico” (84), bravo! è proprio lì il trucco.
Piccola nota filosofica: solo da qualche decennio si è capito che i due emisferi
sono diversi, eppure già Platone parlava di cavallo bianco e cavallo nero. Nota
la plasticità del cervello: siccome nel giapponese dominano le vocali i
giapponesi lateralizzano a sinistra il linguaggio. Ma se educati in occidente a
destra! E' dunque un fatto sociale. Altro esempio di rapporto sensi reale:
l’ologramma ha 3 dimensioni “veramente”?
“La rappresentazione è qualcosa di diverso da un riflesso quasi ottico della
realtà percepita, l’abbiamo già detto e ripetuto. Essa è ad un tempo una
costruzione e una traduzione, ma questa traduzione costruttica può essere
concepita come la produzione di un analogon cerebrale/spirituale della realtà
percepita” (123)
Eventuale critica a riflessione-riproduzione: percepiamo il reale solo come
rappresentazione. Ovvio, la riflessione è solo la fonte. “Il linguaggio è
produttore di astrazione” (137), ottimo, ma è anche un prodotto dell’astrazione.
“La coscienza è inseparabile dal pensiero che è inseparabile dal linguaggio. La
coscienza è l’emergenza del pensiero riflessivo del soggetto su se stesso, sulle
sue operazioni, sulle sue azioni” (138)
Morin nota il ruolo del pensiero analogico e metaforico nella conoscenza e nella
ricerca scientifica, questo è materialismo pratico.
Popper, Eccles, L’io e il suo cervello
Per loro, materialismo significa: gli uomini sono macchine…, però la realtà oggettiva esiste, l’evoluzione esiste. Contro il riduzionismo: l’interazionismo. Solita storia della realtà del mondo 3. Gli oggetti del mondo 3 sono ‘già’ astratti e reali (quelli del mondo 1 specifici e reali). Popper si degna di spiegare la differenza tra materialismo radicale e materialismo sensato (tra cui il marxismo). Inutile dire che ritiene di aver confutato anche il materialismo dialettico dopo aver fatto a pezzi un pupazzo ridicolo e mostruoso, confondendo tra teoria di classe e relativismo. L’io esiste. Nota: “un bambino appena nato è un io? Sì e no” (143), molto dialettico ma poco popperiano! Il cervello è lo schiavo dell’io. Coscienza: evolutasi sotto pressioni selettive, problemi nuovi, la coscienza è necessaria per trovare la teoria corretta. Storia del problema mente corpo (presocratici, i tre tre, Descartes, Spinoza, Leibniz, Newton, Kant e Feigl).
Nel secondo volume c’è un’analisi particolareggiata del cervello; aree,
divisioni, struttura.
Nel terzo le discussioni. La tragedia è il cianciare sempre in termini
introspettivi! Non è un caso, è un preciso riflesso psicologico delle idee dei
due! Io sono questo, sono quello. La riflessione Popper la chiama
“sollecitazione in entrata” (527) e poi si elabora (confondono complicazione
funzionale con riflesso gnoseologico, i furbi!). Interpretare significa altro. I
gradi di vita e di coscienza. Popper il genio fa notare che gli animali vivono
nel presente…bontà sua. Popper dice: “il mondo 3 è il mondo dei prodotti della
mente umana”, e noi aggiungiamo: della società umana. Lui lo fa iniziare col
linguaggio e sminuisce la prassi. Per lui costruire utensili presuppone il
linguaggio. Allora le dighe dei castori, che sono ben più di questo, cosa
presuppongono? Eppure nessun castoro è stato visto molestare con chiacchiere
stupide, tipiche dei filosofi, gitanti e turisti. La mente autocosciente agisce
in modo deliberato sul cervello? No, se si intende come lo fa (nessuno ha un
controllo delle sinapsi ecc.), sì se si intende il se. Autonomia del mondo 3 per
noi significa: esiste la verità oggettiva.
G. Ryle, Lo spirito come comportamento
Orribile! Il tizio è un pessimo allievo di Wittgenstein. Al peggio di costui
unisce una disorganicità e una confusione spaventose. Il curatore (Rossi-Landi)
parla di filosofia “colloquiale e asistematica” e ammette che Ryle è un pazzo.
Unica idea interessante: lo spettro nella macchina: altro non è che la vecchia
teoria dell’homunculus, classica dei dualisti. By the way, leggendo questo libro
si capisce bene l’origine delle idee di Popper dagli anni ‘50, come reazione a
simile pazzie. Quando Ryle attacca una filosofia, sceglie gli argomenti più
secondari e inutili, in tal modo esalta tutto ciò che vorrebbe seppellire. Tutto
quel cavillare sui termini e le proposizioni, di risolvere le dispute con
trucchetti da circo delle pulci. Rappresentarsi qualcosa non è avere una
riproduzione, cos’è allora? Mistero. E' un libro che serve solo ad attaccare,
quando teorizza viene fuori un pragmatismo esangue (Ryle si definisce un
comportamentista, solo che non ha neanche il background pratico di questi). “La
storia dei due mondi è un mito filosofico”. Dire che è un libro disorganico è un
eufemismo. Solo dopo lo scoppio di una bomba dentro il libro, le pagine
potrebbero essere altrettanto sparpagliate.
Popper, Lorenz, Il futuro è aperto
Introduzione (Antiseri): due epistemologi evoluzionisti. Certo, Popper è un
liberale e Lorenz un millenarista, ma comunque la filosofia politica è la parte
più penosa e inutile del loro pensiero. Per altro, per entrambi, la filosofia
politica cozza terribilmente con le loro rilevanti teorie epistemologiche. Si
cita ancora l’episodio dei morti a Vienna nel ‘19. Il demone di Lamarck: come
varia la velocità dell’evoluzione. E' incredibile come Popper non si renda conto
quanto l’idea che lottare per un mondo migliore sia innata vada contro la sua
filosofia politica. Lorenz giustamente evidenzia il ruolo dell’ambiente contro
l’indeterminista Popper e anche sull’induttivismo ha qualcosa da dire ma Popper
lo attacca perché non lo vede nel suo ruolo evolutivo ma soggettivo: metto
vicine dieci rane e dico: le rane sono verdi. Lorenz spiega: logicamente ha
ragione il tipo, ma l’evoluzione se disinteressa della logica. Entrambi dicono
“apprendiamo mediante attività”, ma entrambi sembrano dimenticare che Marx li ha
anticipati di oltre un secolo. Per Lorenz l’a priori kantiano si spiega nel
contesto dell’evoluzione, Popper dice: tutto è innato anche le teorie false.
Alla teoria dei tre mondi Lorenz risponde magistralmente: “lo spirito umano è un
fenomeno collettivo, non può venir compreso come caso individuale”. Nel simposio
i relatori si scagliano contro Kuhn (dicendo che ha paragonato la scienza alla
mafia ecc.), Popper si definisce un kantiano. Popper ammette con Krevier che la
teoria del big bang è metafisica.
K. Popper, Objective Knowledge
Contro la tabula rasa Popper dice: noi sappiamo già qualcosa, ma ciò è vero e
falso insieme. Non risolve il problema nel tempo. Solita faccenda: Hume, come
scegliere le teorie migliori, le teorie sono solo ipotesi. Tranne i marxisti,
dice il vecchio, i filosofi hanno perso il contatto con la realtà e si chiedono
se il mondo esiste (32). A che deve servire la teoria della conoscenza? A
spiegarci come e perché la conoscenza cresce, evolve, si rivoluziona. Il
realismo è banalmente vero ma indimostrabile. Non esistono valide prove del
realismo. Poi esalta Churchill as philosopher e Tarski. Attacco all’idealismo
soggettivo: è contro l’evoluzione.
“The method of science is the method of bold conjectures and ingenious and
severe attempts to refute them” (81)
Se preso come invito, va bene, ma è soggettivista. L’induzione non esiste?
Diciamo che noi uomini possiamo superarla. Indipendenza del mondo 3: nel senso
di autostrutturazione ok, ma la sua esistenza è derivata (ecco perché per noi le
contraddizioni sono reali). Teorie come organi e in questo senso come strumenti.
Scopriamo le caratteristiche del mondo 1 che incorporiamo in teorie del mondo 3,
il tutto mediato dal mondo 2: prassi-coscienza-conoscenza. Il mondo 3 è vero ma
è un prodotto dell’attività umana (ma è vero anche il viceversa). Come un aereo
che funziona come leggi valide da miliardi di anni. Il mondo 3 “funziona” perché
riproduce il mondo 1 per il tramite della nostra mente. Teorie come risposte a
problemi. Il determinismo filosofico è compatibile con l’indeterminismo fisico
(se Popper avesse conosciuto il caos avrebbe forse lasciato perdere le prediche
indeterministe). Sulla coscienza Popper non afferra affatto il ruolo della
prassi attiva che si fa consapevole con lo sviluppo delle forze produttive. Gli
animali imparano dall’esperienza, sì ma con modi ed esiti ben diversi.
C. Hill, Sensations
Una difesa sensistica del materialismo, Eventi sensori identici a eventi fisici
(ma che significa identici?, nulla). Ma perché tutti i filosofi inglesi sono
brutte copie di Russell? Si parla di “semplicità ontologica”, di leggi
neurologiche. Dopo aver attaccato il dualismo, battendolo alla prova del rasoio
di Occam (sic!), fa lo stesso con il funzionalismo di Putnam. Poi passa
all’introspezione!
T. Nagel, Uno sguardo da nessun luogo
Contro le varie forme di riduzionismo per spiegare la mente. In fondo non va
oltre Berkeley: capiamo l’oggettivo solo tramite esperienze soggettive perché la
realtà è come una concessione che il soggetto fa a se stesso, anche se si
dichiara realista e parla di un mondo indipendente da noi.
Armstrong, The nature of Mind
Difendiamo il materialismo contro i dualisti ma anche contro i pasdaran del meccanicismo come i comportamentisti e G. Ryle. Approviamo comunque l’idea delle disposizioni come stati. La mente non è solo un comportamento, come credevano, ma si basa su di esso (anche evolutivamente).
La coscienza non serve per fare le cose ‘semplici’, tanto è vero che più
sappiamo fare una cosa e più la facciamo automaticamente, a volte senza
letteralmente accorgercene. La coscienza serve alla conoscenza astratta, e lì
gli automatismi veramente non possono entrare. Per Armstrong la coscienza è la
percezione dell’esserci (un ‘inner sense’ come per Kant).
La teoria materialista della mente si può riassumere così:
- i processi mentali sono processi fisici nel cervello (segue penosa
‘dimostrazione’ logica)
- le qualità fenomenali sono in pratica proprietà complesse di un certo tipo
accettabili da un punto di vista fisico.
Ora, come provare tutto ciò? Con deduzioni? Col buon senso? Qualche materialista
nega l’esistenza di processi mentali (Feyerabend negli anni ‘60, più cautamente
Rorty). Esistono cose immateriali? Ma poveri ingenui, esiste la selezione
naturale? E in che regione della terra vive? Le stagioni esistono? e dove
vivono? la noia, la lotta di classe, la società, l’umanità, l’odio, sono tutte
cose che esistono ma non sono “materiali”, se materiali significa fatte di
atomi. Il contenuto di un romanzo emerge dai capitoli, dalle pagine, dalle
parole, dalle lettere e alla fine dagli atomi di inchiostro. Ciò significa che
possiamo ridurre la poetica allo studio della fisica? Queste sono baggianate
riduzioniste che fanno il paio con le robinsonate dell’economia. Tipica frase di
questo tizio:
“The really important point to consider is that we have much better reason to
accept a purely Materialist account of man than we have to accept ANY
philosophical analysis of the mental concepts” (53)
La nozione di coscienza “is notoriously obscure”. Vediamo alcune coscienze:
- coscienza percettiva
- coscienza introspettiva (ovvero percettiva in senso complessivo). C’è dunque
una differenza tra la coscienza come mero riflesso (testuale) e la
autocoscienza. E' come la differenza che c’è tra “reflex `seeing`” e
“scrutinizing” (circa riflessione e riproduzione). Armstrong fa un’interessante
parallelo tra la coordinazione permessa dalla coscienza delle varie attività
percettive e i computer utilizzati nella pianificazione economica: solo se c’è
un’unità consapevole delle proporzioni del processo produttivo, la
pianificazione riesce (controllo a feedback).
Nota che Berkeley stesso introduce il concetto di riflessione dicendo nel First
Dialogue “in truth the senses perceive nothing which they do not perceive
immediately: for they make no inferences”. In realtà l’autore è un empirista,
non è andato oltre Hobbes, solo che espone le sue idee alla Russell. Nota:
Platone e Aristotele accettarono una dottrina realistica degli universali: lì
inizio la teoria dell’astrazione determinata.
Hanson, Modelli della ricerca scientifica
Tratta di fisica. Conferma la neutralità della riflessione: il Sole che sorge ha
i medesimi effetti fisici sul cervello di ogni uomo di ogni tempo (uomo medio,
normale!, se uno è cieco non vale ecc.). Ma la retina riflette, non riproduce!
Il cervello riflette e immagazzina, la mente riproduce, interpreta. Ma anche il
solo vedere è “carico di teoria” (abitudine, tromp l’oeil ecc.). Gli manca la
dialettica e l’evoluzione
Ossowski, Struttura di classe e coscienza sociale
Potremmo dire che così come la classe in sé nasce oggettivamente dallo sviluppo
dei rapporti di produzione moderni (rispetto a prima), mentre la classe per sé è
conseguenza delle contraddizioni di questo sviluppo con le forze produttive,
così la materia vivente è materia in sé e la materia cosciente è materia per sé
(e l’economia pianificata è produzione per sé).
AA VV, La terza cultura (check)@
Penfield
Penfield è un neurochirurgo che pensa. La mente ha un’esistenza distinta da
quella del corpo anche se ad esso collegata. Il libro è un attacco diretto al
meccanicismo behaviorista. Come medico, si sente in dovere di giustificare le
sue conclusioni filosofiche partendo da un’analisi fisica del cervello e del SNC
umano. Il che in sé non è un errore, se non si scade nel fisicalismo.
Contro la localizzazione della coscienza:
“Gradatamente divenne del tutto chiaro nell’esperienza neurochirurgica, che
l’ablazione di tratti anche rilevanti di corteccia cerebrale poteva non abolire
la coscienza. Di contro, traumi o interferenze nella funzione del tronco
cerebrale superiore, anche in piccole zone, la eliminavano completamente.” (39)
Purtroppo spende troppo tempo a discutere di epilessia. Alla fine Penfield è un
dualista in senso epistemologico (un po’ come Civita e in questo accettabile).
Kosslyn
Naturalmente le immagini mentali c’entrano con i problemi dell’astrazione.
Soliti problemi di trompe l’oeil. Gli oggetti visualizzati simulano gli oggetti
reali (la riproduzione serve per bypassare la riflessione); “la mente, per
definizione, è un fatto privato.” (261), no! E' un fatto sociale.
Jackendoff
Il linguaggio non è essenziale per il pensiero ma aiuta la creazione di
metaconcetti… (ovvero riproduzione).
Mead
E' un comportamentista. Introduce lo studio della società con l’analisi delle
api…E' interessante l’idea che la mente sia funzionale ovvero solo sociale, non
dentro ognuno di noi. Ma ciò fa dell’uomo un’ape! La coscienza è anche in ognuno
di noi, solo che è una coscienza sociale, determinata dall’ambiente sociale ecc.
“I nostri simboli sono tutti universali”, altrimenti non sarebbero simboli. la
formazione del sé è un processo sociale. Giusto, ma c’è un’interazione,
altrimenti non esisterebbe la coscienza. Il processo sociale preesiste
all’individuo e alla sua mente che è una “impostazione individuale” di tale
processo. Molto giustamente Mead lega il soddisfacimento di bisogni anche
fisiologici ai rapporti sociali. Però attacca la chiesa ed è un progressista. E
sostiene la teoria marxista
“la coscienza come tale si riferisce insieme all’organismo ed al suo ambiente”
(324)
Gazzaniga
Una teoria sulla mente modulare. Le diverse parti del cervello sono
relativamente indipendenti e non c’è una coscienza sovraordinata che comanda
tutto. E' una confederazione, non un comitato centrale. Il lavoro della gente
come Gazzaniga, Sperry e altri è una reazione al comportamentismo il quale a sua
volta reagiva all’introspezionismo (la solita negazione della negazione). E'
importante il rapporto che c’è tra processi inconsci e modularità: molte cose le
facciamo senza pensarci. Ma anche cose molto importanti a cui non vogliamo o
possiamo pensare consapevolmente. Quanto distingue il cervello moderno è la sua
capacità di fare inferenze (accettabile). Solo l’uomo pensa.
Nella parte finale una discussione abbastanza confusa in cui si mischiano
osservazioni egualitariste, attacchi ai privilegi della burocrazia stalinista,
pregiudizi sulle differenze tra gli uomini ecc. Morale della fiera: viva la
tolleranza abbasso il fondamentalismo.
Griffin
“La presenza di immagini mentali e il loro impiego da parte di un animale per
regolare il suo comportamento forniscono una definizione operativa, pragmatica,
della coscienza.” (11)
Il linguaggio animale è molto versatile (ma non è astratto). Ma si difende la
consapevolezza degli animali contro l’imperialismo e il meccanicismo di specie.
Gli animali hanno intenzioni coscienti? certo, ma concrete. Gli animali hanno
esperienze mentali in termine di riflessioni.
Whorf
Psicolinguistica. La sua idea fondamentale è che le idee sono modellate dal
linguaggio almeno quanto modellano il linguaggio e in sé è un’idea eccellente.
Questo è anche il motivo per cui è molto difficile tradurre in lingue che
appartengono a società molto diverse! Si rischiano continui fraintendimenti
causati dal feticismo del nostro tempo. Lunga parte dedicata alla lingua Maya.
Una lingua distingue quello che serve allo sviluppo sociale. Se gli aerei non
esistono per una tribù della foresta, essa non avrà una parola per questo ecc.
Olson
Il processo cognitivo di base è un processo percettivo. I mezzi con cui il
bambino apprende non sono neutrali, sono invece decisivi; occorre aumentare il
ruolo dell’esperienza diretta e dell’apprendimento pragmatico della lingua. La
struttura della nostra conoscenza non sta al linguaggio come il contenuto alla
forma. La cosa è molto più stretta, intrecciata e dialettica. La conoscenza è
specifica e così il linguaggio.
Coulter
Un sociologo della conoscenza piuttosto scialbo. Giunge all’incredibile verità
che la conoscenza si attua per categorie! Che il linguaggio è anche teoretico,
ovvero che nelle parole vi è anche della teoria…E' realismo ingenuo credere che
le cose che capiamo della realtà ci siano dettate dalla realtà stessa. Dettate
no, ma almeno conficcate sì. Invece qui la conclusione è niente realismo, avanti
con il relativismo. E' un’opera contro il materialismo in filosofia e nelle
scienze sociali. Eppure dice “comprensione e interpretazione sono fenomeni
distinti (e diversi)” (183), dunque riflessione e riproduzione..
“Mente, organizzazioni e istituzioni: i fondamenti microeconomici del
neoistituzionalismo” (Economia Politica 1996)
Solleva molti punti interessanti, soprattutto per quanto concerne il rapporto
tra i problemi della mente e della conoscenza e la scienza economica. Piuttosto
che discutere delle singole concezioni che mi sembrano carenti e che tali sono
considerate anche nell’ambito delle discipline di riferimento (siano esse la
psicologia, il cognitivismo ecc.), mettiamo in discussione l’assunto di fondo
dell’approccio in questione e cioè quello secondo cui l’economia dovrebbe
recepire, inglobare una teoria del funzionamento della mente dalla psicologia o
addirittura dalla neurofisiologia. Vale l’esatto contrario: il motivo per cui i
filosofi e gli psicologi hanno tanti problemi con le teorie della mente è che
conoscono poco l’economia politica e soprattutto la storia. L’analisi economica,
ancorché di un tipo affatto eterodosso, è determinante per comprendere la
nascita e l’evoluzione della mente. In sintesi, dunque, non è l’economia a dover
carpire i segreti della mente da altre discipline. Dovrebbero piuttosto le
scienze che si occupano della mente accettare alcune intuizioni della critica
dell’economia politica.
Critiche al metodo che l’economia ha ripreso dalla
filosofia: a) distinzione tra sintattica e semantica: i computer hanno a che
fare con la sintattica (ovvero con il come le proposizioni sono costruite),
mentre la mente dell’uomo ragiona con la semantica (il significato, i
contenuti); b) riduzionismo. La mente umana non funziona come somma del
funzionamento di miliardi di cellule e sinapsi sconnesse ma funziona come una
totalità organica che suddivide le funzioni in aree e poi in cellule ecc. Se c’è
una cosa che la neurofisiologia ha dimostrato è l’estrema plasticità e unità
della mente umana. Credere di poter riprodurre quanto la mente umana fa,
imitando pezzo per pezzo ogni piccolo “congegno”, significa non capire non solo
il funzionamento di essa ma la sua origine evolutiva, il come e il perché la
mente umana è emersa nel corso dell’evoluzione dell’uomo. Come spesso accade
l’economia politica si ciba degli avanzi ammuffiti di altre scienze e ancora
oggi il riduzionismo, nella teoria e nel metodo (individualismo metodologico)
sono il paradigma dominante. Si arriva dunque al problema fondamentale che
l’autore dell’articolo pone brillantemente così: “Come è possibile che un ordine
sociale possa emergere spontaneamente dall’azione di molteplici individualità”.
Con il Nobel 2002, l’economia e la psicologia sono ufficialmente sposate. Ma
perché l’economista dovrebbe porre alla base delle proprie teorie le ultime
scoperte della psicologia?
S. Tagliagambe, Il sogno di Dostoevskij
Tagliagambe usa Dostoevskij come esempio di studioso che si oppose al “fisiologismo”,
all’idea di ridurre il pensiero alla fisica, come faceva Secenov ai suoi tempi.
Detto altrimenti, il riduzionismo forte impedisce di comprendere come funziona
davvero la mente umana. Alla fine tutta la discussione sulla coscienza è “il
duello tra eliminativismo e mentalismo”. I più acuti dei riduzionisti dicono: la
mente e il corpo sono sistemi complessi. Basta ingegnarsi a scrivere un software
abbastanza complesso e la coscienza uscirà fuori da sola. Il punto è che occorre
scegliere le metafore giuste prima di partire…, la mente non è una macchina, non
è un sistema di elaborazione di informazioni, né un calcolatore. La mente è uno
strumento relazionale: serve a far interagire efficientemente gli uomini. Per
far ciò deve, ovviamente, anche saper fare calcoli, elaborare informazioni ecc.
Ma deve anche sentire emozioni, capire il prossimo. Nella mente umana non c’è
alcuna distinzione tra significato e informazione, tra emozione e ragione. Per
una programma di videoscrittura avere un file con scritto “ti amo” o “f=ma” è
del tutto indifferente, ma per un uomo pronunciare quelle frasi significa fare
esperienze diverse e dunque modificare la propria mente in direzioni diverse.
La nostra mente è sempre attiva, nel senso che non è una spugna passiva. Questo,
di nuovo, è facilmente comprensibile se pensiamo al suo ruolo evolutivo: a che
servirebbe alla nostra mente produrre suoni che altri uomini non possono udire?
Ma attenzione, quando si dice che la mente è come un “filtro” si fa un esempio
contrario all’attivismo mentale, infatti il filtro ha un funzionamento del tutto
obiettivo (un filtro di sigaretta non filtra l’olio o i neutrini, ecc.).
L’esperienza filogenetica ed ontogenetica plasmano il cervello (ovviamente con una velocità e una profondità diverse). Parlando del dualismo popperiano (che secondo me ha una valenza materialista, depurato dall’ingenuità di Sir Karl), Tagliagambe parla esplicitamente di coevoluzione: acquisizione biologica e conoscenze acquisite coevolvono con l’ambiente.
Occorre citare un cavallo di battaglia dei moderni innatisti: non è vero che gli anticorpi “copiano” gli antigeni come si credeva un tempo, essi già esistono e viene selezionato quello adatto. Ma si tratta di un’obiezione davvero debole. E' infatti vero solo a livello individuale. L’adattamento non avviene infatti a livello di individuo ma nella storia della specie.
Se si pensa al ruolo della coscienza nell’evoluzione, si comprendere anche l’estrema plasticità della memoria. I ricordi non servono per rivedere un film di seconda visione, per quello ci sono le foto. Servono per risolvere problemi attuali della collettività e dell’individuo. Per questo è del tutto ovvio che ogni qual volta un’esperienza è richiamata alla mente viene in qualche modo modificata. E' come dire: facciamo vedere un quadro cubista a un contadino medievale, a un oplita greco, a un professore francese degli anni ‘50. Ne penseranno la stessa cosa? Sarà per loro la stessa esperienza?
Tutto ciò ci avvicina alla teoria di Edelman e Tonioli, che si definiscono
“realisti condizionati”. Quanto all’IA, Dyson conferma che solo la connessione
tra milioni di pc e cpu potrà produrre qualcosa come la coscienza, non la
semplice potenza di calcolo in sé.
Sempre l’evoluzione come molla di tutto dovrebbe spiegare la perenne interazione
di processi consci e inconsci nella mente. Inconsci qui significa sia automatici
sia rimossi. La coscienza come vista periferica, come metodo per consentire
un’analisi complessiva del reale e un’interazione con i nostri simili.
Senza coscienza non c’è vera conoscenza (cioè categorizzazione astratta del reale). Ma la vera conoscenza è sociale in quanto relazionale. A che serve saper scrivere senza persone che leggano quello che scriviamo?
Prima della coscienza, del linguaggio, non esisteva nemmeno l’inconscio: ciò che
passava per la testa poteva essere realizzato.
Sul libero arbitrio si fa ancora molta confusione. La libertà è coscienza della
necessità. L’individuo sceglie sulla base di ciò che sa, dunque è libero
all’interno di un quadro dato.
D. Campbell, Epistemologia evoluzionistica
Questa scuola ha tre esponenti chiave: Popper, Lorenz e Campbell. La scienza è un processo sociale evolutivo. La condizione umana, con essa la scienza, è frutto dell’evoluzione sociale. Le teorie eliminate come specie o individui ma che cos’è che seleziona? Il contenuto empirico? La comunità scientifica? Variazioni alla cieca anche nella scienza? Popper voleva difendere l’oggettività della scienza.
Ed ecco la soluzione di tutto: teorie scientifiche, animali e aziende sono
speciazioni à la Gould-Eldredge. Ovvero equilibri punteggiati, alberi. Ecco
l’evoluzione dialettica:
- nella natura Darwin: (conflitto tra specie che forgia l’ambiente e ne è
forgiato)
- nella società Marx (conflitto tra le classi che forgia lo sviluppo delle forze
produttive e ne è forgiato)
- nella scienza: Kuhn (rivoluzioni scientifiche, sviluppo quantitative
all’interno del paradigma).
M. Cini, Un paradiso perduto
(Cini è un fisico che negli anni ‘70 ha dato ottimi contributi alla teoria
economia marxista. Più tardi si è rinchiuso nelle discussioni sulla biodiversità,
anche se da par suo)
Il linguaggio della complessità
Da Wiener in avanti si è capito che la linearità poteva spiegare ben poco.
Inoltre il riduzionismo inizia a subire le prime disfatte, perfino nella sua
roccaforte secolare: la fisica. Il caos deterministico elimina l’idea di sistemi
isolati e di perfetta prevedibilità. Il demone di Laplace non potrebbe prevedere
il futuro più di quanto un giocatore del lotto possa prevedere i numeri che
escono. Non solo abbiamo scoperto che la natura fa salti, ma anche il problema
dell’irreversibilità ormai è comune. Cosa distingue la materia organica da
quella inorganica? Fondamentalmente la capacità di quest’ultima di
autorganizzarsi. L’embriologia rivaluta la dialettica e devasta il riduzionismo:
“l’unità [dell’organismo] non funziona come una somma di caratteristiche, ma
come un tutto coerente. La posizione di un membro in un embrione non può essere
compresa a partire dalla previsione della sua utilità futura. Deve essere al
contrario vista come il risultato dell’interdipendenza e della definizione
reciproca di ciò che avviene in ogni punto dell’embrione.” (138)
Quello che ora l’epistemologia è costretta a considerare è la coevoluzione
dialettica di ambiente e organismo.
Il linguaggio della mente
Il computer potrà mai pensare? I riduzionisti hanno pensato di sì perché
riducevano il comportamento del cervello a operazioni elementari compiute da
singole cellule le quali erano imitabili per via tecnologica. E' come insegnare
ad un analfabeta a leggere dicendogli di ricopiare i caratteri che non conosce e
che dunque per lui sono disegni come altri. Fra l’altro i riduzionisti con la
loro incapacità di concepire la mente umana come un sistema complesso,
permettono alla religione di rifarsi avanti come spiegazione generale di
funzionamento dell’anima. Intanto Gödel dimostra che qualunque sistema
assiomatico è incompleto. L’autoreferenzialità conduce all’indecidibilità, detto
altrimenti, la scienza è il riflesso del mondo reale e non il frutto
dell’ispirazione divina.
Validità della conoscenza scientifica
L’empirismo baconiano altro non è se non la fede della nascente borghesia
riflessa in filosofia. Il positivismo è la fine di questo lungo cammino di
ottimismo empiricista. Il fatto che Popper neghi e rovesci la prospettiva
riflette il rovesciamento del ruolo sociale della borghesia, ma questo è un
altro discorso. Fatto sta che con la crisi dell’epistemologia positiva e
positivistica il pendolo si è spostato tutto nell’altro senso, dando adito a
concezioni soggettiviste non meno metafisiche. Da Feyerabend ai sociologi della
conoscenza il relativismo ha avuto un nuovo revival. In tutto ciò Kuhn ha un po’
la funzione del precursore ingenuo. Sebbene la sua teoria possa essere letta in
modo materialistico, essa ha indubbiamente anche accenti relativistici che
ovviamente sono diventati il fondamento per le teorie successive. E'
interessante notare che anche Cini parla di una suddivisione del paradigma
discutendo di “sottocomunità”. Nota anche come durante i periodi di rivoluzione
sociale la comunità scientifica presenta un fiorire di idee e scuole: dopo la
rivoluzione francese vi è uno sviluppo straordinario della scienza “sotto la
spinta di una nuova concezione del rapporto fra scienza e tecnica”. Cini parla
apertamente di “stratificazione gerarchica della comunità” che è un’espressione
ben vicina alla idea di stratificazione paradigmatica. L’attacco alla sociologia
della conoscenza è chiaro, per questi soggettivisti dichiarati, se due
archeologi litigano sulla identità di una città appena scoperta, significa che
la città non esiste…
L’analisi che Cini fa di Kuhn è assolutamente eccellente, il libro lo affascinò,
ma gli interessava quello che si “intravedeva” eppure mancava, ovvero i legami
tra contesto sociale e le rivoluzioni scientifiche. Anche le critiche al falso
libertarismo di Feyerabend sono le stesse fatte a suo tempo da noi. La critica a
Kuhn riguarda l’appiattimento dei livelli di conoscenza, ovvero l’idea di
paradigma tout court, senza stratificazione:
“Ciò che sembra mancare nella concezione kuhniana è appunto la consapevolezza di
questa gerarchia di livelli di selezione e di controllo che ha la funzione di
assicurare il mantenimento dell’identità di una data disciplina.” (211)
Quello che occorre chiarire è che le anomalie non sono mai ostacoli
insormontabili. La rivoluzione scientifica è sempre un qualcosa che si decide
per una serie di ragioni.
Neumann è stato il campione del riduzionismo più onnipresente di questo secolo.
Dalla fisica all’economia il suo grido era: assiomatizzazione o morte. Neumann
giustificò “razionalmente” la corsa agli armamenti con la teoria dei giochi.
Attenzione a una critica al materialismo dialettico: Engels sbaglia perché
utilizza le tre leggi della dialettica sia come espressione della conoscenza
della totalità del reale, sia per la spiegazione delle leggi valide in ogni
singola teoria scientifica. In questo senso avrebbe commesso un errore di
passaggio di livello. Ma su questo occorrerà riflettere.
Scienza e contesto sociale
Per chi non ha un criterio scientifico per distinguere le varie società, il
legame tra scienza e contesto sociale significa relativismo assoluto. Feyerabend
esagerava solo un po’ a riguardo, ma la tendenza è necessaria. Chi ci dice che
la teoria fisica di un filosofo indiano di tremila anni fa fosse peggiore della
relatività einsteiniana, se entrambe sono legate al contesto sociale? Non solo,
ma poiché l’attività degli scienziati è almeno dal dopoguerra intrecciata
strettamente con il processo produttivo, è ancora più facile cadere nel
nichilismo. La fine del libro è un po’ pessimista per la situazione ambientale.
[4] Nelle sue note autobiografiche sui testi che crescono più velocemente quanto più si approfondisce il già letto, espone un’esperienza a noi nota: “finché, sentendomi travolto e come soffocato, non ho preso la decisione, arbitraria intellettualmente ma biologicamente necessaria, di chiudere la bibliografia e di elaborare la nuova stesura del presente testo.”
Csepel - Xepel - Homolaicus