The Making of Materia e Coscienza
il capitalismo in questa epoca E' cosI' tenero che si spezza con un grundrisse
(1997-2002)
3. Opere dei fondatori del marxismo e di autori riconducibili al marxismo
R. Havemann, Dialettica senza dogma
Anisotropia=oggettività di specie (l’evoluzione seleziona il miglior rapporto
ambiente-specie)
“Noi non vediamo affatto la realtà semplicemente come essa si presenta da sé.
Che ciò sia possibile, è un’opinione veramente ingenua. Se non altro per la
particolare costruzione dei nostri organi di senso, noi vediamo del nostro
ambiente solo il riflesso in una sfera limitata di effetti fisici” (68)
Il poveretto confonde malamente l’aspetto gnoseologico con l’aspetto
metodologico! La realtà è! Punto!, Altro che anisotropia (gli manca la
distinzione tra riflessione e riproduzione), è vero che già nell’intuizione noi
astraiamo, per esempio non facciamo caso al rumore di fondo, ma questo non
significa nulla rispetto alla natura gnoseologica del rapporto.
A. Schaff, La teoria della verità nel materialismo e nell’idealismo
Questo tizio ha scritto un sacco di cose sciape, inutili. Questo testo è invece eccellente. Non solo analizza superbamente un problema gnoseologico chiave, ma segue molto bene lo sviluppo della filosofia borghese.
Verità: problema centrale della gnoseologia. Tutte le correnti filosofiche ne
parlano in qualche modo. Semplicità (con Popper contro i neopositivisti), ma
precisione (il viceversa). “La realtà oggettiva non è né vera né falsa, ma è
semplicemente, esiste”; la verità appartiene solo al giudizio, alla teoria, alla
riproduzione: teoria del rispecchiamento. Per i marxisti è impossibile concepire
pensiero, linguaggio, parole separati: formano una realtà unitaria dialettica.
Ma, nota, ciò lascia impregiudicata le reali sorti storiche del loro sviluppo
(Donald, Vygotsky ecc.). La verità è legata sempre alla prassi, all’azione atta
a una sua prova concreta. Nel vuoto vale zero, anche se esiste.
“Base della gnoseologia del materialismo dialettico è la teoria del
rispecchiamento, le cui tesi fondamentali sono i) che l’oggetto del conoscere ha
una esistenza obiettiva, ossia indipendente dalla coscienza e al di fuori di
essa e ii) che questo oggetto reale, fonte della percezione sensibile, viene
rispecchiato (riprodotto) nella coscienza teoretica.” (25)
Nella realtà troviamo proposizioni particolari: oggi piove, il fiore profuma e
non “d’inverno piove” e “i fiori profumano” ma come avviene la generalizzazione?
- obiettivamente: c’è una connessione oggettiva (la proprietà dei fiori che gli
è comune per dna ecc.)
- soggettivamente: l’uomo astrae ‘per natura’.
“La teoria del rispecchiamento è la concezione della conoscenza come processo
infinito di approssimazione al rispecchiamento pieno e completo della realtà: la
quale è sempre più ricca, concreta e complessa della nostra conoscenza” (30)
Nota: la riproduzione è indipendente dalla coscienza singola? Sì e no: classi, e
teoria dell’innatismo evolutivo. Il giudizio vero è un rispecchiamento della
verità oggettiva. Ruolo di analogie, metafore del rispecchiamento (non
identità). Contro ogni forma di verità come fedeltà a canoni, apriorismi.
Che cosa sono i giudizi falsi? Per loro il pensiero falso è il pensiero di
nulla, il pensiero di qualcosa che non c’è. Tutt’altro per noi. Pensare ‘male’
significa pensare in modo distorto (socialmente, in due sensi: sviluppo forze
produttive, di classe). Analisi critica del formalismo di Tarski. Dice: per noi
esistono contraddizioni reali ma siamo contro le contraddizioni logiche,
concettuali. Come ogni libro dell’epoca ci sono decine di citazioni di Stalin.
Analisi di varie concezioni di verità come evidenza, coerenza, convenzione, cosa
utile.
“Gli idealisti di tutte le tendenze…hanno questo in comune, che nelle loro
concezioni la prassi è tenuta accuratamente divisa dalla teoria” (116)
Il criterio marxista della verità: la prassi, la trasformazione. L’uomo ha la
necessità oggettiva di trasformare il mondo: prassi->teoria (teoria
dell’astrazione determinata)->metodo->prassi->sviluppo forze produttive ecc.
Il rapporto tra verità assoluta e relativa è contraddittorio e dialettico: la
teoria è sempre anche sbagliata, oppure la scienza a un dato momento finirebbe.
La verità è un processo di scoperta graduale e insieme rivoluzionario. La verità
ha un carattere concreto: tempo, spazio, condizioni e dunque ha un carattere
parziale, non conclusivo. Tutto ciò non ha nulla a che vedere col relativismo.
Carattere storicamente e socialmente relativo della conoscenza. Nella seconda
parte: critica alle concezioni della verità (premessa che è una breve
“distruzione della ragione” ma molto più equilibrata).
- varianti dell’empiriocriticismo
- convenzionalismo: Poincaré assiomi come accordi (nota che costui, insigne
scienziato, contro i suoi discepoli ultrasoggettivisti è costretto a difendere
una sorta di realismo)
- pragmatismo: la filosofia dell’uomo d’affari, ma anche nichilismo
- neopositivismo: varie correnti e fasi. E' la fusione di quasi tutte le
correnti soggettiviste precedenti (si parla anche di Popper)
- operazionismo.
R. Mondolfo, Umanismo in Marx
Coscienza tabula rasa? No grazie. La coscienza come forma di conoscenza? Sì,
ora. La coscienza è un prodotto sociale né più né meno della televisione.
Provate a negare la realtà della televisione! O a dire che un film è solo
“fisico”! Il soggetto isolato non ha coscienza, non ha economia non ha nulla e
non esiste! Si può capire la specie ape studiando cosa fa un’ape chiusa in un
bicchiere di vetro?, per gli economisti si deve!
F. Albergamo, La teoria dello sviluppo in Marx ed Engels
Riflessione e riproduzione=fenomeno ed essenza? In un certo senso. “Noi
comprendiamo un fenomeno nella misura in cui siamo in grado di riprodurlo” (7),
comprendere -> riprodurre, “gli scienziati producono conoscenza così come gli
operai producono merci” (eccessivo). Kant annunciò le rivoluzioni scientifiche
del XIX secolo, la rivoluzione industriale le rese possibili e necessarie. Tutti
gli scienziati accettano che la teoria di Einstein incorpora quella di Newton,
ma negano che ciò valga per la dialettica con la logica.
K. Marx, Lettere a Kugelmann
Dice Dietzgen a Marx:
“Lei esprime per la prima volta in forma scientifica, chiara e irresistibile,
ciò che d’ora innanzi sarà la tendenza cosciente dello sviluppo storico, quello
cioè di subordinare alla coscienza umana la forza naturale, finora cieca, del
processo sociale di produzione” (69)
F. Engels, Dialettica della natura
“L’animale arriva al massimo a raccogliere; l’uomo produce, allestisce i mezzi
necessari all’esistenza nel senso più vasto della parola, che la natura senza di
esso non avrebbe prodotto. Ciò impedisce di trasferire, così senz’altro, le
leggi di vita delle società animali alla società umana” (316)
Il risveglio post-rinascimentale della scienza si basò sull’idea della
immobilità della natura, come la nascita dell’economia politica sulla società:
Coscienza: nella natura -> compare l’uomo, nella scienza -> compare il marxismo,
nella società -> la pianificazione ( il partito come strumento).
E. Fiorani, F. Engels e il materialismo dialettico
Marx ed Engels spiegano che la vita materiale è la chiave per capire l’uomo
steso, la coscienza dell’uomo deve essere spiegata dalle condizioni materiali di
vita. Se non si studia lo sviluppo di tali condizioni la coscienza apparirà
sempre come un’anima soffiata nella mente umana! La coscienza è un prodotto
della specificità dell’evoluzione umana, come i colli delle giraffe.
Fondamentale è: la coscienza si sviluppa socialmente, nella relazione con gli
altri (è come il linguaggio, chi parla da solo?!), “la riflessione del reale da
parte del pensiero avviene sotto determinate condizioni”, la dialettica è la
scienza delle leggi generali del movimento e dello sviluppo della natura, della
società e del pensiero. “In ultima analisi, per il materialista la coscienza è
parte della materia, che la precede ma gnoseologicamente le si contrappone”
(139). Se il pensiero è il prodotto della natura, ha le stesse leggi.
Bucharin N., Teoria del materialismo storico
“Per Marx la dialettica, cioè lo sviluppo attraverso le contraddizioni, è prima
di tutto una legge di “esistenza”, una legge del movimento della materia, una
legge del movimento della natura e della società: il processo del pensiero non
fa che esprimerla. Il metodo dialettico è indispensabile perché permette di
afferrare la dialettica della natura.” (75)
“Nella società, le rivoluzioni sono l’equivalente dei salti nella natura” (82),
ovvero una nuova struttura che porta a una contraddizione tra struttura ed
esigenze di nuovo sviluppo (Bucharin anticipa Gould).
La seconda appendice è una conferenza sull’epistemologia del materialismo
storico. Bucharin inizia ponendo il problema della crisi della cultura borghese
e della scienza. In questa situazione storica si pone in modo centrale il
problema del rapporto fra teoria e pratica. Mentre i teorici borghesi ritornano
all’idealismo più inutile, i marxisti proseguono la lotta che fu di Feuerbach
contro il panlogismo hegeliano. Teoria e pratica hanno questo rapporto:
“La teoria è pratica accumulata e condensata. Nella misura in cui essa
generalizza la pratica del lavoro materiale ed è qualitativamente una
particolare e specifica continuazione del lavoro materiale, è essa stessa
qualitativamente una pratica speciale, una pratica teorica; nella misura in cui
comporta un’azione è pratica modellata dal pensiero. D’altra parte l’attività
pratica utilizza la teoria, e in questo senso la pratica stessa è teorica. In
realtà in ogni società di classe noi abbiamo lavoro diviso e quindi
contraddizione, cioè, fra teoria e pratica. Ma, come in ogni divisione del
lavoro, anche qui si tratta di una vivente unità di opposti. L’azione diventa
conoscenza; la conoscenza feconda la pratica. L’una e l’altra sono momenti
dell’unico processo di “riproduzione della vita sociale”.” (366)
E per dimostrare l’idealismo borghese Bucharin dice, come mai da tempo ci si
domanda “com’è possibile la conoscenza”, mentre non ci si è mai chiesti “come è
possibile l’azione”. Occorre dunque incorporare la pratica nella teoria della
conoscenza, l’epistemologia reale deve considerare l’unità (non identità) tra
teoria e pratica, con il criterio pratico come criterio di verità. La scissione
relativa di teoria e pratica crea una teoria supersperimentale quasi metafisica
della conoscenza, e uno svilimento assurdo della pratica. Riflesso della
divisione tra lavoro mentale e pratico. Per i marxisti invece sia storicamente
che socialmente la pratica ha il primato, pur nell’interazione. E ciò sia perché
la teoria nasce a partire dalla pratica, sia perché “l’essere sociale determina
la coscienza sociale” e anche dal punto di vista epistemologico, perché è
l’intervento attivo che determina la verità. La prassi deve servire a
determinare cosa succede:
“La prassi è un’irruzione attiva nel reale, la fuoriuscita dai limiti del
soggetto, la penetrazione nell’oggetto, l’”umanizzazione” della natura, la sua
modificazione. L’attività pratica è il rifiuto dell’agnosticismo, il processo
della trasformazione di “cose in sé” in “cose per noi”, la prova migliore della
congruenza del pensiero, della sua verità - intese storicamente, come processo.
Perché, se il mondo oggettivo viene modificato attraverso la pratica e in
conformità con la pratica, e se questo implica la teoria, ciò significa che la
pratica prova la verità della teoria, e significa altresì che in una certa
misura (misura che gradualmente si accresce) noi conosciamo la realtà oggettiva,
le sue qualità, i suoi attributi, le sue regolarità” (370)
Ecco come il marxismo confuta l’agnosticismo. Il soggetto reale che conosce non
è lo spazzino neopositivista, né uno spettatore (qui Bucharin attacca i
circolisti e loro “padre” Russell). L’uomo riesce a penetrare sempre più
nell’ambiente tramite la scienza e la tecnologia. Trasformiamo il mondo ma la
conoscenza è un riflesso della realtà. La corrispondenza conoscenza-realtà è la
stessa cosa del criterio strumentale della verità pratica. Ma Bucharin avverte
che questo non c’entra niente col pragmatismo che considera “prassi” tutto ciò
che esiste (anche la preghiera).
“La conoscenza, considerata storicamente, è il riflesso sempre più adeguato
della realtà oggettiva. Il criterio fondamentale dell’esattezza del conoscere è
perciò il criterio della sua congruenza, del suo grado di corrispondenza alla
realtà oggettiva” (371)
Non esistono teorie astratte, nate nel nulla e nel vuoto. Ogni teoria e ogni
scienza riveste uno specifico ruolo nello sviluppo sociale. “Ogni conoscenza ha
il suo collaudo nella pratica, attraverso l’esperienza”. Nota: collaudo, non
verità. Bucharin scrive come gli scienziati abbiamo dovuto riconoscere che anche
da un punto di vista genetico-storico è la prassi a creare la teoria, la
conoscenza (per esempio la “prassi” della mano umana ha creato le conoscenze del
cervello, ecc.). Per questo “Dal punto di vista dello sviluppo sociale, la
scienza o teoria è la continuazione della pratica “con altri mezzi” - per
parafrasare la nota formula di Clausewitz” (373). Dunque il ruolo della scienza
è orientare la società nella natura. L’uomo insomma con la sua produzione reale,
verifica la teoria e pone le premesse per la crescita delle forze produttive e
dunque le future conoscenze. Bucharin attacca l’idea di distinguere tra scienze
“speculative” e quelle pratiche. Nessun criterio funziona, perché anche la
scienza più astratta si pone obiettivi di servire allo sviluppo tecnico,
tecnologico o gnoseologico. Tuttavia da questa polemica corretta (attacca anche
lo storicismo di Rickert) Bucharin arriva a dire che dividere tra scienze
sociali e naturali è impossibile. Se ciò è vero nel senso che entrambe sono
pratiche e teoriche, la differenza sostanziale è che le scienza sociali,
dovendosi occupare direttamente della lotta di classe, non possono usare il
criterio strumentale di verità con la neutralità possibile in fisica e in
biologia. Ciò non significa che sono per forza più oggettive o non “politiche”,
basta pensare alla frenologia, all’eugenetica, ecc., ma la differenza c’è. Ha
argione invece quando dice che le differenti formazioni sociali portano a
differenti rapporti teoria-pratica. Ma se Bucharin fosse stato coerente con ciò,
avrebbe dovuto dire che anche differenti classi hanno un rapporto diverso, per
questo le scienze sociali non sono uguali alla fisica. E' poi verissimo che gli
scienziati sono legati alla classe dominante e che fra loro sono in concorrenza.
E da qui il feticismo del pensiero, l’idealismo, ecc.
G. Lukàcs, Storia e coscienza di classe
La conoscenza è possibile solo come conoscenza di una totalità organica. Solo la
mente dell’uomo conosce perché solo essa può arrivare alla comprensione di tale
totalità (riproduzione), dove gli animali riflettono semplicemente. Gli
idealisti “scambiano questo processo di riproduzione nel pensiero della realtà
con il processo in cui si struttura la realtà stessa”
“soltanto con l’apparire del proletariato giunge a compimento la conoscenza
della realtà sociale”; solo il proletariato può conoscere la totalità sociale e
la complessità dello sviluppo storico perché questa conoscenza è favorevole al
proprio interesse di classe e alla coscienza di classe, “soltanto la classe può
penetrare mediante l’azione la realtà sociale e modificarla nella sua totalità”
(conoscenza totale, teoria organica, prassi rivoluzionaria), invece “al pensiero
borghese la storia stessa si presenta come un compito che esso tuttavia non è in
grado di assolvere”;
“la realtà immediata non può essere data direttamente in queste sue vere forme
strutturali agli uomini che la vivono, e neppure agli storici. Tali forme
debbono essere anzitutto ricercate e scoperte - e la conoscenza del processo
dello sviluppo storico come totalità è la via che conduce al loro ritrovamento”
(203)
Al pensiero borghese sfuggono le mediazioni e dunque la teoria dell’astrazione e
la categoria della totalità. Al più, i migliori esponenti del pensiero borghese
sono “realisti”, mai materialisti. L’uomo può scoprire se stesso nel rapporto
organico con la natura solo rifiutando la falsa immediatezza delle teorie
reificate. Nel falso immediatismo si nasconde l’alienazione dell’eternizzazione
dei rapporti borghesi di produzione. Non si può conoscere veramente se si ha
paura degli effetti della conoscenza! E d’altra parte solo con la pratica si
conosce veramente e la borghesia non può esplicare una pratica rivoluzionaria.
Attraverso la pratica il proletariato acquisisce una nuova coscienza. Che cosa
rappresenta la coscienza di classe della classe rivoluzionaria? Lo sviluppo
delle forze produttive, come sempre: è il preludio alla rivoluzione e quindi al
liberarsi di nuovi rapporti di produzione che permetteranno uno sviluppo delle
forze produttive. “ogni logica pura è platonica”, e noi aggiungiamo: ogni metodo
“puro” è platonico. Il pensiero acquisisce una sua realtà nel rapporto con il
processo complessivo. Realtà e pensiero non si riflettono e basta, questo è
dualismo, essi sono “momenti di uno e di uno stesso processo dialettico
storico-reale”. Fondamentale l’unità tra politica, coscienza e organizzazione (è
quello che differenzia i bolscevichi dalla Luxemburg pure grande
rivoluzionaria); “l’organizzazione è la forma della mediazione tra teoria e
praxis.” Il partito rivoluzionario è la forma organizzativa che segna il primo
passo verso il regno della libertà.
A. Gramsci, Il materialismo storico
Le verità scientifiche sono eterne o sono storiche? La loro verità è in
movimento continuo. Sicuramente non esistono limiti a priori, metafisici, della
conoscenza. Esiste solo la limitatezza concreta delle conoscenze umane:
“ciò che interessa la scienza non è tanto dunque l’oggettività del reale, ma
l’uomo che elabora i suoi metodi di ricerca, che rettifica continuamente i suoi
strumenti materiali” (66)
Eccessivo quando dice “senza l’uomo, che cosa significherebbe la realtà
dell’universo”, qui una discussione con Gould avrebbe risolto. Non basta dire
che nell’uomo si fondono realtà ed essere, che la scienza è l’unione di fatti e
ipotesi. Occorre analizzare la natura di questo rapporto! E' questo che divide i
semplici realisti dai materialisti;
“Credere di poter far progredire una ricerca scientifica applicandole un metodo
tipo, scelto perché ha dato buoni risultati in altra ricerca alla quale era
connaturato, è uno strano abbaglio che ha poco che vedere con la scienza. Ci
sono però anche dei criteri generali che si può dire costituiscano la coscienza
critica di ogni scienziato.” (170)
E veniamo a una questione basilare: oggettività della scienza significa
oggettività umana?, ovvero storica, sociale? e dunque “l’uomo conosce
oggettivamente in quanto la conoscenza è reale per tutto il genere umano
storicamente unificato in un sistema culturale unificato”? La risposta è tout
court: no! Le leggi della fisica non sono mutate quando è nata la coscienza
sulla terra, così come nessuna nuova legge di funzionamento dell’universo è nata
in concomitanza con la nascita di una qualsiasi specie animale. Se domani un
meteorite colpisse la Terra e morissero tutti gli uomini, l’universo sarebbe
retto dalle stesse leggi, avrebbe solo qualche abitante in meno. Allo stesso
modo gli uomini possono credere tutti a cose che non esistono, anzi devono
crederci, altrimenti non ci sarebbe l’alienazione. Il discorso muta per le
scienze sociali, perché qui la forma di conoscenza è più strettamente legata
alla lotta di classe. Tuttavia anche l’economia ha delle leggi di sviluppo
oggettive, non meno della chimica e della fisica. Gramsci dice: “quando si
afferma che una realtà esisterebbe anche se non esistesse l’uomo o si fa una
metafora o si cade in una forma di misticismo.” e questo è inaccettabile. Buono
qui: “E' una ubbia da intellettuali fossilizzati credere che una concezione del
mondo possa essere distrutta da critiche di carattere razionale” (276).
Marx, Engels, L’Ideologia tedesca
Il presupposto da cui la scienza deve partire è l’esistenza di uomini. Noi
partiamo dall’organizzazione fisica di questi individui, dalle condizioni
materiali della loro esistenza.
“Si possono distinguere gli uomini dagli animali per la coscienza, per la
religione, per tutto ciò che si vuole: ma essi cominciarono a distinguersi dagli
animali allorché cominciarono a produrre i loro mezzi di sussistenza” (8)
Qui c’è già quanto basta a capire l’origine e la funzione della coscienza. Senza
questo, l’analisi della coscienza fuori dalla storia e dalla società non può che
portare alle sterili diatribe sui computer ecc. Quando Marx dice “come gli
individui esternano la loro vita, così essi sono”, collega la coscienza allo
sviluppo materiale dell’uomo. La coscienza è il risultato di un certo modo di
relazionarsi degli uomini nella produzione materiale della propria esistenza. In
questo è proprio come il linguaggio.
“La produzione delle idee, delle rappresentazioni, della coscienza, è in primo
luogo direttamente intrecciata all’attività materiale e alle relazioni materiali
degli uomini” (13)
“La coscienza non può mai essere qualche cosa di diverso dall’essere cosciente,
e l’essere degli uomini è il processo reale della loro vita” (ivi)
Lo sviluppo della produzione materiale è la fonte dello sviluppo della
produzione intellettuale: le forme di coscienza derivano da questo e dunque “non
è la coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la coscienza”
E quasi parlasse contro i cialtroni di oggi Marx avverte:
“Là dove cessa la speculazione, nella vita reale, comincia dunque la scienza
reale e positiva, la rappresentazione dell’attività pratica, del processo
pratico di sviluppo degli uomini. Cadono le frasi sulla coscienza e al loro
posto deve subentrare il sapere reale” (14)
La storia dell’uomo comincia quando esso crea i mezzi per soddisfare i propri
bisogni. L’uomo nasce quando accanto alle condizioni semplici, naturali di vita,
aggiunge, grazie allo sviluppo delle forze produttive, le condizioni sociali di
vita. Ma questo implica e a sua volta favorisce la conoscenza astratta, la
coscienza. Ecco la distinzione tra riflessione (natura) e riproduzione
(società).
“Il linguaggio è la coscienza reale, pratica, che esiste anche per gli altri
uomini e che dunque è la sola esistente anche per me stesso, e il linguaggio,
come la coscienza, sorge soltanto dal bisogno, dalla necessità di rapporti con
altri uomini” (20)
Dunque è reale ciò che esiste per tutti. La coscienza nasce come un prodotto
sociale. L’uomo è un prodotto sociale.
“Gli uomini hanno una storia perché devono produrre la loro vita, e lo devono,
precisamente, in una maniera determinata: ciò è dovuto alla loro organizzazione
fisica; così come la loro coscienza” (ivi)
“La coscienza è dunque fin dall’inizio un prodotto sociale e tale resta fin
tanto che in genere esistono uomini” (21)
E' l’aumento della produttività, delle forze produttive che fa mutare la
coscienza. Lo sviluppo della coscienza è una conseguenza dello sviluppo della
produzione. Ecco perché si parla di coscienza di classe ora! Ecco perché le idee
dominanti, che diventano coscienza “comune”, non sono che la coscienza,
reificata, eternizzata, del proprio dominio sulla produzione (ed ecco perché i
filosofi, da bravi ideologi reificati e reificanti, credono di attribuire la
coscienza a una macchina!).
M. Horkheimer, Studi di filosofia della società
“Poiché tutte le ideologie sono oggettivamente vincolate, il problema se siano
esatte o false è ammesso solo nella forma di un giudizio sulla loro attualità o
inattualità. La scelta di questo criterio mette più che mai in evidenza
l’orientamento spiritualistico che sta alla base della sociologia di Mannheim.”
(24)
Nota: come per Marx gli economisti sono i rappresentanti scientifici della
borghesia, lo stesso vale per la filosofia, i filosofi sono i rappresentanti
filosofici della borghesia.
K. Korsch, Dialettica e scienza nel marxismo
Le scienze sono legate al processo di riproduzione sociale complessivo: le
scienze naturali sono connesse immediatamente alla produzione materiale, le
scienze sociali mediatamente, ma immediatamente con la produzione di rapporti
sociali e sovrastrutturali, le scienze dello spirito aleggiano. Hegel
“empirico”, Anche, certamente. Ma non è che se un filosofo si dichiara
“antiempirico” nel senso che non si occupa di realtà, allora veramente è così!
Al più può falsare quello che vede. Il vero limite della dialettica di Hegel è
che lui non “trattava” il lato empirico come si deve perché lo negava, era
insieme troppo e troppo poco empirico. Secondo Pannekoek Lenin ha frainteso Mach
il quale avrebbe voluto costruire una teoria materialista della conoscenza, e
Lenin non supera mai il materialismo borghese e dunque arriva al capitalismo di
Stato…
K. Korsch, Il materialismo storico
Si noti che Kautsky aveva esposto una “legge di natura di ogni sviluppo naturale
e sociale in genere” che ha poi vari gradi. La storia umana sarebbe solo un caso
particolare della legge generale. Attenzione a una metafisica dello sviluppo.
Noi non siamo semplici “naturalisti”, siamo rivoluzionari e critici del
capitalismo per il tramite delle sue rappresentazioni scientifiche. Marx ed
Engels hanno criticato la società del loro tempo tramite l’idea che la classe
dominante se ne faceva, ovvero la scienza e l’ideologia dominante, esponendo
contestualmente la propria filosofia critica.
K. Korsch, Marxismo e filosofia
Critica a Lenin: tutta errata tranne sull’avvicinarsi alla realtà: non è un
asintoto ma una spirale (come sappiamo dopo Kuhn e come Lenin disse nel
frammento sulla dialettica).
“Una concezione che attribuisce alla teoria un’esistenza indipendente, esterna
al movimento reale, con tutta evidenza non sarebbe materialista e neppure
dialettica in senso hegeliano, sarebbe pura e semplice metafisica idealistica”
(55)
Qui il poveretto è proprio fuori strada. Fondamentalmente attacca Lenin perché
non capisce la differenza tra riflessione e riproduzione. E' chiaro che il
realismo ingenuo fa schifo ma Korsch non ha assolutamente capito la direzione
della filosofia della scienza di questo secolo. La conoscenza si colloca nel
modo di cui è “parte reale, vera” (anticipazione del mondo 3). Il marxismo
rifiuta l’illusione dell’oggettività, la scienza è legata alla lotta di classe.
Marx non ha creato il movimento operaio né la lotta di classe; ma alla coscienza
di classe ha fornito una base razionale. E' solo nella prassi rivoluzionaria che
si capisce cosa significhi “rovesciamento della dialettica hegeliana”
L. Goldmann, Recherches Dialectiques
La cosa migliore del libro è la dedica a Piaget. Ci sono ragionamenti ontologici
alla base del marxismo? Per forza, solo che la pretesa universalizzante si basa
su condizioni materiali storiche. La rivoluzione si può fare solo se la presa di
coscienza corrisponde al vero! Se la teoria di classe è oggettivamente corretta.
Il materialismo marxista è come quello di un guidatore: se credi alla realtà del
camion che hai di fronte, allora freni. Il proletariato è la prima classe
sociale nella storia a poter fare a meno di una falsa coscienza. Ogni filosofia
è un tentativo di risposta concettuale ai problemi umani fondamentali come
vengono posti in una certa epoca in una certa classe.
R. Garaudy, La théorie mathérialiste de la connaissance
Molto ben strutturato, come un manuale; solo che è stalinista in modo orribile.
Cita Stalin ogni sei righe per qualsiasi ragione, esalta Lysenko ecc.
“La matiére est la réalité première dont nos sensations et notre penseé ne sont
que le produit et le reflet” (21, nota mia)
“Il n’y a point de barrière absolue entre les deux termes extremes du processus
de la connaissance: la matiere et la penseé” (23)
Il pensiero non è solo l’attività del cervello, esso è una attività sociale, è
il sostrato materiale necessario, l’organo individuale di un’attività sociale.
La biologia ci insegna: che non c’è pensiero senza cervello e che il Sole ha
creato l’occhio non l’occhio il Sole (Garaudy è molto didattico, didascalico e
molto polemico).
“L’obiettivo della teoria materialista della conoscenza è proprio di non
separare mai il pensiero filosofico da quello scientifico né dalla pratica
secolare dell’umanità nella sua lenta conquista della natura” (34)
I parte: materia e movimento (i vari tipi di movimento)
II parte: la vita. Tolta la difesa del lysenkismo, è accettabile, non solo ma
anticipa ampiamente Gould parlando di evoluzione e rivoluzione (p. 123).
Rapporto materia vivente-ambiente: metabolismo, omeostasi, ovvero lotta per
mantenere una certa situazione, attività. Nota:
“non solo la luce esiste indipendentemente dall’occhio, ma l’occhio non esiste
che nella misura in cui esiste la luce” (143)
L’occhio è un adattamento alla luce, non il contrario. Come sempre l’evoluzione,
se compresa, conduce a una gnoseologia materialista. La percezione è l’inizio
(storico, “tecnico” e gnoseologico) della conoscenza. La coscienza segna un
cambiamento qualitativo: il ruolo del lavoro “il lavoro ha creato l’uomo”
(Engels). Nella misura in cui si sviluppa la produzione, la coscienza dell’uomo
si arricchisce. Essa nasce per dominare gli oggetti esteriori che servono a
soddisfare i bisogni. Lavoro-coscienza-linguaggio-conoscenza astratta. “a
differenza di quella degli animali, la percezione dell’uomo è condizionata
socialmente” (187), anche se le basi neurofisiologiche non mutano. “Les
sensations constituient la source de toutes nos connaissances” (191), sono il
filo diretto realtà-coscienza, perciò la conoscenza dell’uomo “ne se limite pas
au reflet de ce qui est directement sensible”, nasce l’astrazione.
Ricapitolando, la conoscenza è:
- un riflesso oggettivo di una realtà oggettiva
- un processo storico in evoluzione continua
- condizionata dalla pratica, dal lavoro
- il frutto dell’attività sociale di produzione
- è nata e si è sviluppata col linguaggio
Il concetto è una forma di riflessione della realtà, è dunque oggettivo (magari
reificato).
Poi si critica l’interpretazione idealista della meccanica quantistica
(rifiutano la contraddizione reale) e quindi della teoria della relatività.
Anticipa Kuhn, parlando di Bachelard, la rivoluzione scientifica come negazione
della negazione; errore come “moment de la vérité en train de se faire”.
Csepel - Xepel - Homolaicus