Sec. XX - Prima metà
   
Il XX secolo vedrà ancora l'Abbazia al centro della vita civile e religiosa della Romagna e protagonista, suo malgrado, negli anni della prima e seconda guerra mondiale.
Un ulteriore rischio di soppressione si affaccia nel 1909 , anno della morte dell' Abate Krug. La Sacra Congregazione Concistoriale aveva deciso trasformare il monastero in Seminario Regionale per le Diocesi della Romagna. La commissione inviata per un sopralluogo non reputò comunque il luogo adatto e il progetto fu accantonato.

Nel 1911 fu nominato priore del Monte D. Celestino Mercuro che, in circa venti anni, lavorò alla completa riedificazione della casa che, di lì a poco sarebbe stata ancora distrutta dalle bombe degli 'alleati' nel terribile 1944.
Nel 1913 si riaperse l'Alunnato monastico e fu riaperto lo scalone centrale di accesso alla Cappella Grande, chiuso dall'Abate Krug.
Nel 1914 fu celebrata solennemente la festa per il centenario dell'incoronazione della statua della Vergine avvenuta nel 1814, ad opera di Pio VII di ritorno dalla prigionia in Francia.

Prima guerra mondiale
Finite le feste del 1914, la prima guerra mondiale vedrà il monastero impegnato sul fronte della pace e dell'accoglienza. Dopo la disfatta di Caporetto l'Abbazia ospitò profughi delle provincie venete invase, i quali rimasero al Monte per due anni. Si racconta che in un inverno particolarmente rigido, per scaldare i profughi, vennero bruciate molte tavolette votive.
Dopo la prima guerra mondiale fu celebrato il primo centenario della morte di Pio VII.

Seconda guerra mondiale
Il Monastero diventa rifugio per tanti cesenati impauriti dai bombardamenti. Già prima però, nell'infuriare della guerra, i monaci erano stati coinvolti nell'aiutare delle famiglie ebree. Per ben due volte un monaco del monastero, Odo Contestabile, accompagnò in Svizzera due famiglie di ebrei nel terribile 1942.
Nel 1944 i sotterranei del monastero ospiteranno tante famiglie cesenati che intendono così scampare ai bombardamenti degli alleati e alle deportazioni in Germania. I ragazzi e gli uomini all'arruolamento forzato. Si organizza un piano per nascondere gli uomini ad ogni arrivo di soldati tedeschi e dei fascisti. Al contempo si tenta un dialogo con i militari tedeschi che occupano l'Abbazia e convivono con i profughi. La capacità di mediazione dei monaci impedirà che dei partigiani, anch'essi rifugiati nel monastero, organizzassero un attentato contro i tedeschi che avrebbe causato, per reazione, un terribile eccidio.
Non sarà possibile, invece, mediare con gli "sconosciuti" alleati le cui bombe danneggeranno in maniera grave l'Abbazia e la Chiesa.
Il prezzo pagato dal monastero per la pace è la chiesa sventrata, gli appartamenti crollati sotto il diluvio di bombe lanciate nell'ottobre del 1944, ma anche nessun morto tra i 700 rifugiati, la nascita e il battesimo di quattro bambini, l'aver accolto indistintamente i soldati tedeschi stanchi di guerreggiare, i partigiani, gli ebrei, le famiglie cesenati ponendo così le basi per la ricostruzione del monastero e soprattutto per la rinascita di una civiltà dell'amore.

Bombardamento ottobre 1944
L'evento è narrato dettagliatamente da dom Placido Zucal, monaco del Monte, nel suo volume "Clausura violata". In maniera molto più immediata è ricordato anche da un dipinto votivo, portato alla Madonna nel 1969, in cui si fa memoria del bombardamento.
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