LA SCIENZA NEL SEICENTO

L'inizio della fine della natura

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L'antropocentrismo dell'Umanesimo

I

    1 - Con l'Umanesimo e il Rinascimento (1400-1550) nasce l'epoca moderna, del tutto diversa da quella medievale. Questi due fenomeni sorgono anzitutto in Italia perché qui, prima che altrove nel mondo, si era sviluppata una classe borghese che (già a partire dai Comuni del Mille) voleva sentirsi autonoma da qualunque potere istituzionale, laico o ecclesiastico che fosse. I filosofi principali sono Telesio, Bruno e Campanella (gli ultimi due domenicani, di cui il primo messo sul rogo nel 1600 e il secondo incarcerato per 30 anni). Ma molto importante sono anche il cardinale tedesco Cusano ed Erasmo da Rotterdam (quest'ultimo polemizzerà con Lutero sulla questione del libero arbitrio), poi vengono Ficino e Pico della Mirandola (quest'ultimo nettamente contrario all'astrologia proprio in nome del libero arbitrio).

    2 - L'Umanesimo e il Rinascimento si sviluppano sul piano filosofico e soprattutto artistico, mentre nel resto dell'Europa sanguinose guerre civili portano alla formazione delle monarchie assolutistiche, appoggiate dalla borghesia, che necessita di un unico mercato nazionale contro il decentramento dei nobili feudali, che non sopportano d'essere governati da un potere centrale. Si può in un certo senso dire che la filosofia della natura, caratterizzata dall'uso di una ragione neoplatonica, anticipa la nascita di una scienza della natura, caratterizzata dalla logica matematica.

    3 - Gli umanisti affermano la priorità o centralità dell'uomo (antropocentrismo) e della natura vivente (ilozoismo-panpsichismo), come gli antichi filosofi greci della natura. E quando fanno riferimento alla divinità, o la trattano come un'entità astratta, ineffabile o indicibile, di tipo filosofico (nei cui confronti al massimo si può sostenere una “dotta ignoranza”), come fece Cusano, che riprese idee greco-ortodosse di tipo apofatico; oppure ne parlano in maniera più o meno panteistica (Dio in tutte le cose), sperando, invano, di non andare incontro a spiacevoli conseguenze da parte del potere clericale. Dalle loro idee nascerà il deismo nei secoli successivi.

    4 - La natura non viene più considerata come un ente del tutto autonomo rispetto alla volontà umana, che solo Dio può usare come meglio crede (soprattutto per punire la malvagità degli uomini). La natura è un ente vivente che possiede proprie leggi razionali, conoscibili dall'uomo, il quale quindi potrebbe anche dominarla. Siccome, al tempo dell'Umanesimo, non esiste ancora una scienza vera e propria, ci si limita a sviluppare la matematica e la geometria, soprattutto in campo artistico e architettonico (un'altra significativa applicazione delle scienze esatte è la cartografia, sollecitata dai viaggi oltreoceano). Ma anche l'astrologia, l'alchimia e persino la magia vengono considerate scienze con cui “dominare” la natura (ciò è ben visibile in Telesio, Bruno e Campanella). Gli umanisti contribuiscono a sviluppare anche la medicina, in particolare l'anatomia. In sostanza pongono le basi culturali per lo sviluppo della scienza sperimentale del Seicento, che vedrà la matematica applicata alla fisica e all'astronomia.

    5 - In campo artistico il simbolismo religioso perde la sua pregnanza, sostituito da un'arte prospettica, tridimensionale o da una ritrattistica favorevole ai soggetti borghesi. Cioè si continuano a trattare temi religiosi, ma senza misticismo: l'arte acquista chiarezza espositiva, plasticità, grazie all'uso della prospettiva, del chiaroscuro, delle leggi del colore e della luce, dell'anatomia del corpo umano, ecc. Si pongono le basi di un'arte che durerà sino al cubismo di Picasso.

    6 - Rispetto ai dogmi della fede, alle tradizioni religiose e all'autorità ecclesiastica si afferma una certa priorità dei sensi, della ragione e dell'esperienza, sviluppando le idee empiristiche dell'ultima Scolastica, quella inglese dei francescani Duns Scoto, Ruggero Bacone e Ockham. Questo perché gli umanisti vogliono l'uomo libero di credere nelle cose, senza imposizioni dovute a tradizioni o poteri costituiti. A volte sostengono la teoria della “doppia verità”, secondo cui se una verità di fede contrasta una verità di ragione (p.es. l'universo creato o increato, finito o infinito), non è detto che le verità razionali siano sbagliate, in quanto possono anche essere considerate valide nel loro campo.

    7 - Gli intellettuali non mostrano particolare interesse per la Riforma protestante del 1517, perché la vedono come la lotta di una religione contro un'altra religione, mentre loro vogliono porre l'Umanesimo (tendenzialmente laico-borghese) in opposizione culturale (non politica) a tutte le religioni (considerate tra loro più o meno equivalenti). Quando parlano di religione lo fanno in maniera razionale, non mistica o teologica. Si sentono cosmopoliti, irenici (tolleranti), ecumenici (disposti a cercare integrazioni interconfessionali in nome di ideali umanistici)... Quando parlano di “anima”, generalmente intendono qualcosa di astratto, non definibile, di carattere universale e non individuale, qualcosa più che altro di natura psichica, non superiore alle funzioni del corpo.

    8 - Quando trattano di argomenti scientifici gli umanisti si basano sull'induzione esperienziale (per essere propriamente “sperimentale” ci vorrà la rivoluzione scientifica di Copernico, Keplero, Galilei e Newton). Non sono interessati alla logica sillogistica e deduttiva che la Scolastica aveva desunto da Aristotele, per loro vuota di contenuto. Quando rileggono Platone e Aristotele capiscono che da questi filosofi poteva emergere anche un certo interesse per la scienza (matematica, geometria, fisica, astronomia, botanica...), seppure senza ancora l'apporto specifico di una tecnica avanzata, per cui inevitabilmente restano astratti, anche se più concreti dei teologi medievali, che avevano usato Platone e Aristotele o in chiave teologica (sant'Agostino aveva preferito Platone, san Tommaso invece Aristotele) oppure in chiave logica (come fece appunto la Scolastica, che aveva ampliato i sillogismi aristotelici). E comunque più che la filosofia di Platone e Aristotele, cercano di recuperare soprattutto quella post-aristotelica, cioè ellenistica: stoica, epicurea e scettica.

    9 - Per loro anzitutto viene l'individuo borghese (cortigiano al servizio di una Signoria, oppure mercante, imprenditore, artigiano, libero professionista, intellettuale, artista) e solo in secondo luogo vengono le altre importanti figure sociali: il nobile e il clero. Non hanno interesse né per il mondo contadino tradizionale né per quello operaio emergente (che lavora negli opifici tessili). Non s'impegnano politicamente (salvo eccezioni) né contro la Chiesa romana (diversamente dai protestanti) né a favore dell'unificazione nazionale (a parte Machiavelli), in quanto pensano che lo Stato della chiesa sia una realtà troppo forte per essere abbattuta.

    10 - Grazie agli intellettuali greco-bizantini emigrati in Italia in seguito all'occupazione turca dell'Asia minore, riprendono gli studi della lingua greca classica, leggendo in originale i testi della filosofia greca, non fidandosi delle traduzioni arabe né delle interpretazioni della teologia scolastica. La preoccupazione è quella di ristabilire l'esatto testo degli autori antichi, compiendo un lavoro filologico di comparazione dei codici.

    11 - Nei confronti dell'universo iniziano ad affermare l'idea di una infinità nello spazio e poi nel tempo, nel senso che non vi è né un centro né una periferia. Se l'uomo è al centro dell'universo, lo è solo in senso morale, non fisico, in quanto la Terra fa parte di un sistema solare fra tanti (no al geocentrismo medievale; sì a una pluralità di mondi, anche abitabili). Microcosmo (uomo, pianeta Terra) e macrocosmo (universo) coincidono, e la divinità non è più grande dell'universo che la contiene (panteismo). Se l'universo è infinito, allora è anche eterno, non creato. Si prospettano idee evoluzionistiche contro quelle creazionistiche. Come principio fondamentale della materia si individua l'unità degli opposti (coincidentia oppositorum), che si attraggono e si respingono di continuo, come se fosse una legge universale e necessaria. In questo anticipano le idee della dialettica filosofica formulate dall'idealismo tedesco.

    12 - Alcuni umanisti (Tommaso Moro, Utopia, e Campanella, La città del Sole) capiscono l'importanza di abolire la proprietà privata dei fondamentali mezzi produttivi, anticipando, in questo, le idee del moderno socialismo, utopistico e scientifico; e un filosofo come Montaigne capisce la relatività delle culture, anzi la superiorità della cultura primitiva basata sulla semplicità, anticipando, in questo, le idee della moderna etno-antropologia.

    13 - L'Umanesimo e il Rinascimento italiani subiscono un tracollo in seguito ad alcuni eventi storici epocali: 1. l'occupazione di Costantinopoli (1453) da parte dei turchi blocca i vantaggiosi commerci con l'oriente, impoverendo la nostra penisola, anche se l'emigrazione degli intellettuali bizantini aumenterà la nostra cultura; 2) la scoperta dell'America sposterà il baricentro dei commerci dal Mediterraneo all'Atlantico, vedendo l'Italia, ancora spezzettata in tanti Stati regionali, assente; 3) la Controriforma del Concilio di Trento (1545-63) bloccherà sia lo sviluppo della Riforma protestante in Italia che quello della borghesia, in quanto, ad un certo punto, il papato teme che questa classe sociale, approfittando del luteranesimo e soprattutto del calvinismo, possa rivendicare un potere politico anticlericale; 4) la mancata unificazione nazionale porterà la penisola italiana ad essere soggetta a continue invasioni straniere da parte di Francia e Spagna, delle quali la seconda avrà la meglio sino al 1861, spalleggiata nel Lombardo-veneto dall'impero asburgico, salvo la parentesi napoleonica.

II

Nel Medioevo il geocentrismo era visto in funzione di una realtà divina perfetta, esterna alle mutevoli e contingenti realtà terrene. Inevitabilmente quindi si aveva la percezione di vivere sulla Terra un momento di transizione verso la cosiddetta “Gerusalemme celeste”. Era evidente per tutti i credenti (ebraici o cristiani che fossero) la Terra doveva essere al centro (fisico-astronomico) di tutto l'universo, proprio perché l'essere umano andava considerato al centro (etico-metafisico) di tutto il creato.

Era forse sbagliato questo modo di considerare le cose? No, era solo ingenuo, e non tanto perché l'uomo non andasse considerato al centro dell'universo, quanto perché una centralità etica o metafisica non ha affatto bisogno di una centralità fisica o astronomica. La Chiesa romana invece riteneva che se si nega la centralità fisica si nega anche quella metafisica, e se si nega quest'ultima, si rende irrilevante l'opera salvifica del Cristo e quindi il ruolo della stessa Chiesa, che la deve tutelare e trasmettere a tutta l'umanità.

Probabilmente se la Chiesa romana fosse stata più “spirituale”, sarebbe rimasta indifferente alle teorie eliocentriche. Tuttavia, siccome aveva un potere politico da difendere, lo scontro ideologico (teologico e filosofico) diventò inevitabile e durissimo. Infatti un compromesso verrà realizzato soltanto quando la Chiesa avrà perduto gran parte del proprio potere politico, cioè dopo la breccia di Porta Pia.

Per gli umanisti e i rinascimentali italiani antropocentrismo significava che la divinità andava relegata in periferia, anche se esplicitamente nessuno di loro ebbe mai avuto il coraggio di affermarlo. Semmai nelle loro idee quanto maggiore era la consapevolezza d'essere un semplice puntino nell'universo, tanto più ci si concentrava sull'antropocentrismo individualistico, tutto terreno, immanente, in virtù del quale s'imponeva un certo relativismo etico.

Nel quadro di tale individualismo borghese ogni cosa appariva relativamente lecita, nella misura in cui non si doveva rendere conto, in maniera stringente, a istanze superiori di tipo religioso. La Terra appariva soltanto uno dei mondi possibili e forse neppure il migliore: in essa si poteva soltanto cercare d'essere sereni e tranquilli, nella consapevolezza che oggi le cose ci sono e domani no, e se anche il denaro, da solo, non può dare la felicità, non averne è sicuramente peggio. L'eliocentrismo borghese serviva proprio per togliere all'uomo quella centralità nell'universo che per i medievali corrispondeva a una dichiarata subordinazione alla realtà divina.

Praticamente gli umanisti e i rinascimentali buttarono via l'acqua sporca col bambino, cioè non capirono che l'uomo è davvero al centro dell'universo, ma senza la tutela di alcun Dio creatore. Si volle fare dell'eliocentrismo una questione anti-teologica, senza capire che la giusta intuizione di mettere l'uomo al centro dell'universo andava soltanto privata del suo involucro mistico.

Forse questo misconoscimento della centralità umana nell'universo è dipeso dal fatto che gli umanisti non andavano a ricercare la verità in se stessi, ma in tutto ciò che era al di fuori di loro, fossero testi classici da recuperare, operazioni scientifiche da verificare tecnicamente, indagini sulla natura e il cosmo, riflessioni filosofiche libere da condizionamenti teologici...: tutto poteva servire per cercare di affermare una personalità indipendente dalla tradizione ecclesiastica, feudale e contadina. Essi erano assolutamente convinti che, grazie ai loro studi, alla loro erudizione, si sarebbero potute porre le basi di una civiltà molto diversa da quella espressa dal “buio Medioevo”. L'idea di “progresso” nasce con loro.

Anche il rapporto con la natura cambia completamente, in quanto in essa gli umanisti vedono solo leggi scientifiche, che vanno conosciute e padroneggiate al fine di poterla meglio dominare. Essi si sentono uomini di natura e non propriamente religiosi: solo che nei confronti della natura vogliono esercitare un dominio non molto diverso da quello che il papato voleva esercitare nei confronti della società. Non dobbiamo infatti dimenticare che la borghesia nasce all'interno della Chiesa romana e, per quanto indifferente fosse alla religione, dimostra d'averne assorbito la pretesa egocentrica di dominare il mondo.

La debolezza degli umanisti e dei rinascimentali stava, in fondo, proprio nel fatto che alle pretese di una religione dispotica non avevano saputo opporre un'etica e una politica davvero democratica ed egualitaria. Anzi, all'universalismo del sapere medievale, tutto incentrato sulla teologia (o comunque a questa subordinato), avevano opposto un sapere specialistico e parcellizzato, che farà perdere agli studiosi quella necessaria visione d'insieme delle cose, con cui si può dare un senso etico e finalistico alle proprie ricerche, andando oltre l'utile immediato. Ancora oggi stiamo pagando le conseguenze di questa separazione di tutte le discipline (diritto politica economia scienza arte...) da valutazioni stringenti di tipo etico.

È assurdo sostenere, anche da parte degli storici, che la Chiesa medievale, di per sé, solo perché caratterizzata da elementi “mistici”, sia stata meno “umanistica” dell'Umanesimo borghese; o che nell'ambito di tale Chiesa non si poteva essere “liberi”, in quanto si doveva sempre tener conto di interessi estranei alla propria ricerca, mentre la vera “libertà” sta nell'autonomia dell'indagine conoscitiva. Come se un ricercatore potesse pretendere un'indipendenza assoluta rispetto all'ambiente in cui opera! Come se il proprio ingegno non necessitasse costantemente di una verifica etica dei suoi presupposti! Come se un artista, un letterato, uno scienziato potesse davvero pretendere di non essere condizionato da alcunché! Gli umanisti non erano forse al servizio dei potenti di turno? Le loro ricerche non erano forse finalizzate ad accrescere il potere di chi li pagava?

III

Quando si parla di Umanesimo si parla di cultura borghese, ma quando si parla di cultura borghese si intende una cultura scientifica, tecnologica, laicistica. E allora perché la cultura borghese più significativa dell'Umanesimo, invece d'essere neo-aristotelica, era neo-platonica? Non era forse stato l'aristotelismo a contestare in senso realistico il platonismo? A valorizzare molto di più la natura e la materia? E a dare poca importanza alle questioni mistiche e teologiche?

Qui bisogna anzitutto dire che il platonismo viene usato dall'Umanesimo per rompere con la tradizione teologica della Scolastica, che, per quanto laica fosse nella propria riscoperta dell'aristotelismo, restava pur sempre una tradizione fondamentalmente religiosa, anzi metafisica, poco avvezza ad approfondire tematiche più propriamente scientifiche. I risultati migliori la Scolastica li aveva dati in campo logico. E in ogni caso, quando si era spinta troppo in direzione del laicismo, separando nettamente le funzioni della ragione da quelle della fede, il papato aveva reagito molto negativamente. Per il resto non aveva fatto altro che servirsi di Aristotele in funzione anti-scientifica.

L'Umanesimo non fa che riprendere le tematiche della Scolastica inglese (cioè di Ruggero Bacone, Duns Scoto e Guglielmo di Occam), portandole a conseguenze ancora più laiche, ma senza gli addentellati della politica anticlericale.1 E, per fare questo, non poteva utilizzare Aristotele, che in Europa occidentale veniva studiato attraverso la mediazione della Scolastica. Doveva per forza utilizzare ciò che da sempre veniva considerato la sua opposizione: il platonismo.

Il problema che, a questo punto, si poneva era come poter recuperare il platonismo senza fare un passo indietro rispetto all'interpretazione Scolastica dell'aristotelismo. Il modo fu trovato in maniera ingegnosa: facendo dell'uomo l'unico vero Dio e trasformando il Dio degli Scolastici in un ente totalmente astratto, in un qualcosa di convenzionale, di scontato, su cui non valeva neppure la pena discutere, tant'è che si comincia a considerare la filosofia come una scienza superiore alla teologia, in grado di mettere d'accordo tra di loro le varie concezioni religiose dell'esistenza (in questo Pico della Mirandola fu il migliore).

La riscoperta del platonismo doveva in realtà servire per tornare al mondo greco-romano, saltando a piè pari tutta la tradizione medievale. E, poiché il platonismo era una filosofia contenente aspetti molto mistici (il demiurgo, l'anima, la metempsicosi, l'iperuranio ecc.), si era convinti che il potere ecclesiastico dominante non avrebbe ostacolato questo recupero del lontano passato, che già Agostino d'Ippona aveva largamente utilizzato. E gli umanisti ebbero ragione. Al papato, già profondamente corrotto e imborghesito, non dava affatto fastidio che il pensiero filosofico e la cultura in generale si laicizzassero (basta vedere con quanto impegno sponsorizzò lo sviluppo del laicismo in campo artistico).

Il papato cominciò a reagire negativamente alla cultura borghese quando nacque la Riforma protestante. Infatti con la Controriforma il papato non si oppose solo alle idee di Lutero e di Calvino, ma anche a quelle degli umanisti e dei rinascimentali, e poi anche a quelle dei politici alla Machiavelli e a quelle degli scienziati alla Galilei, e nell'Europa mediterranea l'operazione censoria gli riuscì perfettamente, almeno sino all'arrivo delle truppe napoleoniche.

Infatti, se sul piano teorico o culturale la Chiesa romana era relativamente disposta ad accettare la laicizzazione richiesta dalla borghesia, sul piano pratico o politico non era disposta ad accettare alcuna insubordinazione. Quando vide il radicalismo dei protestanti, li temette, scatenando contro di loro, con l'aiuto di Carlo V, guerre furibonde, e, in questo atteggiamento intollerante, furono travolti anche gli umanisti e i rinascimentali, che pur avevano considerato le argomentazioni teologiche dei riformati o evangelici un passo indietro rispetto alle loro concezioni laicistiche della vita. La Chiesa controriformistica temette che in Italia gli umanisti, vedendo la determinazione dei protestanti, potessero unire al loro preteso laicismo una rivendicazione più esplicitamente politica.

L'Umanesimo quindi, sino al concilio di Trento, poté svilupparsi magnificamente, proprio a motivo dell'ambiguità di fondo che caratterizzava la sua cultura, la quale, mentre sul piano formale assicurava d'essere conforme alla religiosità dominante, su quello sostanziale tendeva invece a sviluppare idee laico-razionalistiche, conformemente agli interessi della classe borghese, che, per affermarsi, aveva bisogno di fruire di un'ampia autonomia.

Facciamo ora qualche esempio di varie forme di ambiguità.

    1 - L'universo non è più una esplicita “creazione divina”, ma viene equiparato a Dio stesso, ed è possibile farlo in quanto lo si vuole “infinito”, mentre per tutto il Medioevo lo si riteneva “finito”, essendo appunto una “creazione divina”, soggetta ad avere un inizio e una fine. Quindi se da un lato è vero che l'uomo è moralmente al centro dell'universo, in quanto “creatura divina”, dall'altro è sbagliato considerarlo dipendente dalla volontà divina. Non solo, ma se nell'universo tutto è infinito, non ha senso considerare la Terra fisicamente al centro dei corpi celesti che le girano attorno, come se il tutto fosse un corpo chiuso. Nell'universo non vi è alcun centro né alcuna periferia.

    2 - Il recupero dell'antica lingua greca, favorita dall'immigrazione in Italia di molti intellettuali dell'Asia minore, occupata dagli Ottomani, sembrava, a prima vista, un'operazione meramente intellettuale, eppure con essa si poterono rileggere i testi antichi senza passare attraverso la mediazione teologica. Fu grazie a ciò che l'umanista Lorenzo Valla poté scoprire che la Donazione di Costantino era un falso elaborato al tempo di Carlo Magno.2

    3 - La natura non è più considerata come un ente del tutto autonomo rispetto alla volontà umana, che solo Dio può usare come meglio crede. La natura possiede leggi razionali che possono essere conosciute e che possono permettere all'uomo di dominarla, anche se, non esistendo ancora una scienza vera e propria, si pensa di poterlo fare sviluppando soltanto la matematica e la geometria, soprattutto in campo artistico e architettonico (un'altra significativa applicazione delle scienze esatte è la cartografia, sollecitata dai viaggi oltreoceano). Tutto l'universo è soggetto a leggi matematiche, che possono essere conosciute dall'uomo. Col neoplatonismo quindi, se è vero che si rivaluta l'anima umana, è anche vero che lo si fa all'interno di una concezione molto positiva della materia e della natura in generale, che viene considerata “vivente” in ogni suo più piccolo aspetto.

    4 - L'uomo è al centro dell'universo, padrone del tempo (che per la borghesia va quantificato economicamente). Microcosmo e macrocosmo si equivalgono. Nell'uomo c'è tutta la perfezione divina. Formalmente è un uomo ancora di fede, ma egli usa la propria fede in maniera sempre più autonoma, senza intermediazione ecclesiastica. Se è necessario avere un rapporto con Dio, è sufficiente averlo a titolo personale, privato.

    5 - L'arte, pur continuando a trattare temi religiosi, perde progressivamente il suo simbolismo mistico, acquistando però chiarezza espositiva, plastica, grazie all'uso della prospettiva, del chiaroscuro, delle leggi del colore e della luce, dell'anatomia del corpo umano ecc.

Tuttavia nel Quattrocento lo sviluppo delle scienze è ancora molto precario: di qui lo sviluppo della magia, dell'alchimia, dell'astrologia. Prima di arrivare alla scienza sperimentale vera e propria bisognerà attendere il Seicento. In questo periodo è soltanto ben visibile la matematizzazione dell'arte e dell'architettura. I filosofi neoplatonici e umanistici più importanti sono Cusano, Ficino, Erasmo, ma vanno segnalati anche Lorenzo Valla (per quanto riguarda la filologia), Leon Battista Alberti e Leonardo da Vinci (per quanto riguarda la nuova concezione dell'arte e dell'architettura).

Su Leonardo (1452-1519) possiamo spendere una parola in più, visto che fu un genio assoluto in varie discipline. È indubbio ch'egli conducesse le proprie indagini sulla natura con un approccio matematico derivante dall'ispirazione neoplatonica del suo pensiero. Non dimentichiamo che già per Platone la concezione delle idee trovava un'applicazione molto significativa nello sviluppo delle conoscenze matematiche e geometriche, anche se sarà proprio l'epoca moderna a trovare una perfetta corrispondenza tra le leggi matematiche e quelle della realtà fisica. Non a caso Galilei arrivò a dire che “La matematica è l'alfabeto col quale Dio ha scritto l'universo”.

Ebbene Leonardo non ha dubbi nel dover compiere un passo ulteriore, rispetto al neoplatonismo rinascimentale: quello di spogliare la natura di qualunque connotato metafisico o religioso, riconducendola alla sua struttura matematica essenziale. Nel rifiutare ogni concezione animistica, riduce i processi della natura, assolutamente necessari, a puro movimento meccanico, e vede ogni realtà – persino quella umana – come un complesso di meccanismi interagenti tra loro, ricostruibili meccanicamente grazie appunto all'uso della matematica. L'importante, secondo lui, era trovare qualcosa che mettesse in moto il meccanismo artificiale, costruito in laboratorio, dopodiché esso avrebbe funzionato in modo automatico. Era questa la sua massima aspirazione, che oggi ha trovato ampia applicazione in tutto il mondo grazie alla rivoluzione industriale, e che è responsabile dei maggiori disastri ambientali del pianeta.


1Nella Storia della logica di N.I. Stja×kin (Editori Riuniti, Roma 1980) viene detto che “Il punto più alto dei risultati raggiunti dai logici medievali... copre l'epoca tra Guglielmo di Occam (1288-1347) e la fine del Medioevo” (p. 43). Occam riteneva impossibile dimostrare l'esistenza di Dio, voleva la separazione tra Stato e Chiesa, ammise la possibilità che sia il papa sia il concilio potessero cadere nell'errore. Ruggero Bacone (1214-94) separò nettamente la scienza dalla teologia e dalla filosofia; per lui la matematica doveva essere considerata basilare per ogni scienza, essendo l'alfabeto della filosofia. Il fondatore della tradizione del pensiero scientifico nella Oxford medievale, Roberto Grossatesta (1175-1253), disse che la matematica deve essere il fondamento di tutte le discipline fisiche. “Lo studio dell'eredità logica di Duns Scoto mostra come essa possa essere considerata precorritrice non solo del calcolo proposizionale della logica matematica contemporanea, ma anche di studi logici di tipo husserliano” (p. 39).

2Prima di questo falso ve ne fu un altro, non meno importante, quello delle Decretali pseudo-isidoriane, ritenute autentiche per tutto il Medioevo. Introdotte nel IX sec., di esse fece uso per la prima volta Nicola I (858-867) per provare la sua autorità pontificia. Da queste Decretali risultava che il papa aveva la supremazia su tutti i vescovi, che i vescovi posti sotto accusa avevano il diritto di appellarsi al papa, che il papa aveva la “piena potestà” sulla Chiesa, che la Chiesa di Roma, in base a un unico privilegio, aveva il diritto di aprire e chiudere le porte del paradiso a chi essa voleva. Furono riconosciute false dalla Chiesa romana solo nel 1789, al tempo di Pio VI. Ma i primi a dubitarne l'autenticità furono i cardinali Giovanni di Torquemada e Nicolò Cusano; poi Erasmo e altri umanisti, cattolici e protestanti.


Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Scienza
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