SCOPERTA E CONQUISTA DELL'AMERICA

Dall'avventura di Colombo alla nascita del colonialismo


Cap. IX

IL SECONDO VIAGGIO
LE ANTILLE
RIBELLIONE NELLA SPAGNOLA
LA SCHIAVITÙ DEGLI INDIOS
I NEGRI
IL TERZO VIAGGIO
LA TERRAFERMA E IL PARADISO TERRESTRE
LA PRIGIONIA DI COLOMBO
INSUCCESSO DELL'AMMIRAGLIO

Lo sbarco a Hispaniola nel corso del primo viaggio (xilografia del 1493-94)

La premura che avevano i Re di Spagna di permettere a Colombo di ripartire il più presto possibile era dovuta al timore di qualche tiro mancino dei portoghesi; premura che era così grande come quella dell'Ammiraglio, dato che questi voleva dimostrare chiaramente che era arrivato alle Indie. Premura che compartiva una buona quantità di spagnoli, spinti dalla febbre dell'oro e dallo spirito di conquista e d'avventura.

Il 25 settembre 1493 si riunì a Cadice una flotta di 17 navi, con 1500 uomini a bordo, scelti tra un gran numero di volontari. C'erano frati, contadini e artigiani in gran quantità, ma nessuna donna.

Alcuni, come Niño de Moguer, avevano già preso parte al primo viaggio, altri ci andavano per la prima volta, come Juan Ponce de León, Alonso de Hojeda (o Ojeda), il savonese Michele da Cuneo, fra' Bernardo Buil (o Boyl), rappresentante del Papa, il padre del futuro Bartolomé de las Casas, Diego Colombo (il fratello più piccolo dell'Ammiraglio, che era appena giunto da Genova), Antonio de Torres (fratello della nutrice dell'Infante don Giovanni) e fra' Antonio de Marchena. 

Bisognava evangelizzare gli indios e allacciare relazioni commerciali, costruire centri abitati e creare tutta un'organizzazione adeguata, perciò s'imbarcarono cavalli, muli, mucche, tori, maiali, galline, anitre, pecore ed altri animali, inoltre sacchi di zucchero, riso, grano, alcuni tipi di fagioli, zafferano, aranci, oltre a viti, piante e semi diversi.

Colombo prese il comando delle navi, imbarcandosi su una nuova 'Santa María', denominada 'Marigalante'. Uscendo dal porto le 17 navi incrociarono una flottiglia di galere veneziane che le scortarono per alcune miglia con musica e cannonate a salve.

Il 5 ottobre arrivarono alle Canarie e ancorarono nell'isola di Gomera; Colombo non s'era dimenticato di Beatriz, né lei di lui, infatti il ricevimento fu festeggiato con fuochi artificiali e cannonate a salve.

Il 7 salparono e il 3 novembre incontrarono le isole delle Antille (che così chiamarono credendole le leggendarie Antille o Antilie), e furono battezzate rispettivamente coi nomi di Domingo, Marigalante, Santa María de Guadalupe, Monserrat, Santa María de la Redonda, Santa María de la Antigua, San Martín, Santa Cruz (dove incontrarono indios bellicosi contro i quali dovettero combattere); poi apparve una gran quantità di isolette che Colombo chiamò Santa Úrsula, la più grande, e le diecimila vergini, le altre (che sono le attuali isole Vergini).

Poi incontrarono altre due isole più grandi, Colombo ne chiamò una Gratiosa (Graziosa), in onore alla madre di Alessandro Geraldini e San Juan Bautista (San Giovanni Battista, oggi Porto Ricco), l'altra.

Il 27 novembre ancorarono nell'isola Spagnola, di fronte al forte di Navidad, ma il forte era sparito. Quando sbarcarono si resero conto che era stato distrutto, gli spagnoli s'erano uccisi tra loro e quelli che erano rimasti erano stati trucidati dagli indios, i quali s'erano stancati di essere maltrattati e saccheggiati. 

Il padre Buil ed altri esigevano la cattura e l'uccisione degli indios, per castigarli, ma Colombo s'oppose. Quindi ordinò la costruzione di tre forti nell'interno e una città sulla costa, che chiamarono Villa Isabella.

Il 12 febbraio 1494 ritornarono in patria 12 navi al comando di Antonio de Torres con la relazione dettagliata del viaggio.

Passando i giorni gli spagnoli cominciarono a lamentarsi, il cibo europeo scarseggiava, quello locale non piaceva loro, inoltre causava problemi stomacali e molti cominciarono ad ammalarsi e nessuno voleva lavorare. Alcuni cominciarono a vagabondare internandosi nell'isola e rubando oro e donne agli indios. Bernal Días de Pisa, contabile reale, tentò una rivolta e Colombo lo fece imprigionare.

Il 24 aprile l'Ammiraglio salpò con tre navi 'La Niña' (La Bambina), 'La Cordera' (L'Agnella) y la 'San Juan' (San Giovanni), con lo scopo d'esplorare la costa meridionale di Cuba, per rendersi conto, d'una buona volta, se si trattava d'un isola o d'una penisola. Suo fratello Diego restò a Isabella come presidente, mentre frate Buil e Pedro Hernández Coronel come reggenti.

Durante il viaggio Colombo scoprì l'isola di Giamaica, dove inutilmente cercò di trovar dell'oro, quindi costeggiò la costa meridionale di Cuba arrivando a cento miglia circa dalla sua estremità occidentale, convinto che si trattasse d'una penisola asiatica (1), ed obbligò gli equipaggi a giurare che tutti erano d'accordo con lui. L'Ammiraglio era già malato gravemente.

Il 29 settembre le tre navi erano di ritorno a Isabella, dove Colombo vi trovò suo fratello Bartolomeo, il quale aveva saputo a Parigi della scoperta avvenuta nel primo viaggio, corse a Siviglia, ma le navi erano già partite per il secondo viaggio, allora accompagnò Fernando e Diego, figli di Cristoforo, alla Corte reale a Valladolid, affinché servissero da paggi al principe don Giovanni, dopodiché la Regina gli dette tre navi per poter raggiungere suo fratello nella Spagnola (2). 

Frattanto alcuni sobillatori continuavano a ribellarsi, imponevano la loro autorità e seminavano zizzania tra gli indios. I rivoltosi, rendendosi conto che non potevano impadronirsi dell'isola, presero la decisione di tornarsene in Spagna, con frate Buil ed altri, abbandonando i loro seguaci nell'interno dell'isola, i quali continuarono a rubare e ad uccidere indios (3). Questi esasperati si vendicavano uccidendo tutti gli spagnoli isolati che incontravano e Colombo dovette intervenire per castigarli, mandando in Spagna come schiavi i loro capi. 

Ad un certo punto ebbe luogo una scaramuccia nella quale -secondo Fernando Colombo -300 spagnoli con venti cavalli e cani da caccia, misero in fuga 100.000 indios; ne fu catturato un centinaio che fu inviato a Siviglia per essere venduto come schiavo, con l'autorizzazione dei Re di Spagna, per ricuperare parte delle spese sostenute per il viaggio (4). Un'altra vendita di schiavi si registrò nel 1496.

A causa dei tanti problemi che erano sorti nell'isola e le lamentele che arrivavano alla Corte spagnola i Re di Spagna mandarono Juan de Aguayo alla Spagnola a investigare. Con lui giunse anche Diego, il figlio di Colombo.

Il 10 marzo 1496 l'Ammiraglio decise di partire per la Spagna per difendersi dalle accuse che gli scontenti e i ribelli facevano circolare a Corte (5).

Colombo partì con Aguayo, Diego, 225 spagnoli e 30 indios a bordo di due navi: 'La Niña' e 'La Santa Cruz' (La Santa Croce) che fu la prima nave costruita in America. Passarono per le isole Marigalante e Guadalupe, dove s'imbatterono in donne adornate di piume, nude e bellicose ed armate con archi e frecce. Ne catturarono una e capirono che in quell'isola comandavano le donne. In una certa epoca dell'anno vi arrivavano degli uomini provenienti da altre isole, avevano relazioni sessuali con loro e se nascevano dei maschi se li portavano via gli uomini, se femmine restavano con le loro madri. Ma, in realtà, era tutta un'invenzione. In quell'isola le donne erano così guerriere come i loro uomini, che in quell'occasione questi non si trovavano sulla spiaggia, in ogni modo gli spagnoli credettero che erano finalmente arrivati nell'isola delle leggendarie amazzoni. Più tardi i conquistatori andarono in quell'isola a cercarle, ma non le trovarono, cosicché continuarono la loro ricerca nel continente americano del nord, del centro e del sud. 

L'8 giugno del 1496 avvistarono Odmira, tra Lisbona e Capo San Vincenzo, gli equipaggi erano così affamati che avrebbero mangiato gli indios, se l'Ammiraglio non l'avesse impedito loro. Finalmente l'11 giunsero a Cadice e Colombo si diresse a Burgos, dove si trovavano i Re di Spagna per le nozze del principe don Giovanni con Margherita d'Austria.

Fernando e Isabella ricevettero con piacere gli omaggi di Colombo, che consistevano, oltre gli indios, in piante e animali esotici, strumenti, lamine e pepite d'oro. Come sempre gli confermarono i suoi privilegi e ne ottenne degli altri. Nel mentre, nella Spagnola, il governatore Bartolomeo Colombo diede ordine di abbandonare la città di Isabella, costruita in un terreno malsano, e ne fece fondare un'altra dai 630 spagnoli che vi restavano, e la chiamò Santo Domingo, in memoria di suo padre Domenico (Domingo in spagnolo).

In quei giorni arrivarono alcune donne spagnole, furono le prime europee a sbarcare sulle isole americane.

Nel 1497 altre spedizioni diedero inizio all'esplorazione delle terre al sud di Cuba. Su richiesta dell'Ammiraglio furono inviate navi dalla Spagna a Santo Domingo, due delle quali erano al comando di Pedro Fernández Coronel, con contadini, generi alimentari, animali e semi. 
Colombo, in Spagna, dovette superare gli ostacoli e far fronte alle critiche e di don Juan de Fonseca (capo della fazione cortigiana nemica sua e che più tardi fu vescovo di Burgos), il quale l'odiava e fu sempre contrario ad ogni scopritore e conquistatore. Inoltre dovette superare altre difficoltà, la principale delle quali fu quella di riuscire a riunire gli equipaggi ed altri 600 uomini, per il terzo viaggio. Per completare il numero dovette ricorrere a una buona quantità di galeotti, con eccezioni di quelli che erano condannati per delitti molto gravi, come i traditori e gli eretici.

Prima di partire dettò e firmò la scrittura di maggiorasco, intestata a suo figlio Diego, per la successione, seguendogli in ordine l'altro figlio Fernando e i fratelli Bartolomeo e Diego. In questa scrittura reiterò il suo amore per Genova: 'Poiché da essa partii e in essa nacqui', ricordava inoltre ai Re di Spagna che l'oro ottenuto dalle Indie doveva esser destinato alla liberazione del Santo Sepolcro.

Dal ritorno del secondo viaggio Colombo si mise il saio francescano e non se lo tolse più per tutto il resto della sua vita. Visitò in varie occasioni la certosa di Santa María de las Cuevas, a Siviglia, dove strinse amicizia con il padre italiano Gasparre Gorricio di Novara e con il quale ebbe una lunga corrispondenza.

Finalmente il 30 maggio 1498 sei navi (6) cariche di provviste partirono dal porto di Sanlúcar de Barrameda, toccarono Porto Santo nell'isola di Madeira, e furono ben ricevuti dai portoghesi e, il 17 giugno, giunsero nella solita Gomera. Qualche ora prima una nave francese aveva catturato due navi mercantili castigliane, Colombo dette ordine di raggiungerle e riuscì a liberarne una. 

Il 21 dall'isola di Hierro (Ferro) l'Almirante decise di dividere la flotta, inviò tre navi nell'isola Spagnola e lui, con le altre tre, fece rotta verso le isole di Capo Verde, con il proposito di attraversare l'Oceano più a sud, sperando di trovare finalmente terraferma. Le prime tre navi erano comandate rispettivamente da Pedro de Arana, fratello di Beatriz Enríquez, da Alonso Sánchez de Carvajal, governatore di Baeza, e da Giannantonio Colombo, cugino dell'Ammiraglio, anche lui venuto da Genova (7).

Il 5 luglio Colombo partì facendo rotta sud-ovest ed il 31 arrivò in un'isola con una montagna con tre picchi, che chiamò Tinidad (Trinità), quindi scorse la costa del Venezuela, che credette trattarsi d'un'altra isola. Il 5 agosto toccò terraferma nel golfo di Paria. Per una serie di considerazioni, tra le quali la gran quantità d'acqua dolce dell'Orinoco che sfociava nel mare, Colombo pensò che doveva trattarsi di un continente, d'un mondo nuovo, cioè di una terra asiatica sconosciuta agli europei. In caso contrario doveva proprio trattarsi della terra che si diceva che si trovava ai piedi del paradiso terrestre, infatti i teologi affermavano che Dio, dopo il peccato d'Adamo, non l'aveva distrutto, ma l'aveva collocato negli antipodi. La dolcezza del clima, gli indios che erano bianchi come gli spagnoli, la sensazione di navigare in salita, l'osservazione delle stelle e l'ago della bussola che sembrava impazzita, furono tutti fenomeni strani che Colombo, già malato agli occhi e di gotta, interpretò a modo suo. E dall'Europa lo scettico Pietro Martire commentava che le ragioni dell'Ammiraglio non lo convincevano per niente e che tutto gli sembrava frutto della fantasia. 

Le tre navi continuarono la loro navigazione e toccarono un'isola che chiamarono Margarita (Margherita), dato che vi trovarono perle (fino al 1700 le perle si chiamavano margherite), da lì fecero rotta al nord giungendo alla Spagnola ed ancorando a Santo Domingo il 30 d'agosto. Molti degli spagnoli che erano restati nell'isola erano morti, centosessanta erano malati di sifilide (8), altri s'erano ribellati e, sotto il comando di Francisco Roldán, volevano impadronirsi dell'isola, dell'oro e uccidere Colombo.

Le altre navi inviate dalle Canarie arrivarono per errore in una parte dell'isola controllata dai rivoltosi, sebbene un buon numero degli equipaggi passarono dalla parte di Roldán, i comandanti e molti altri marinai restarono fedeli a Colombo e riuscirono a fuggire riunendosi con l'ammiraglio a Santo Domingo.

Colombo, non potendo domare la rivolta, dovette mettersi d'accordo con Roldán, nominandolo guardiano maggiore e facendogli delle concessioni, sempre e quando si fosse sottomesso e lo avesse aiutato a debellare la ribellione. Tra i ribelli c'era Alfonso de Hojeda, vassallo del conte di Medinaceli e protetto dal vescovo Juan Rodríguez de Fonseca, che era arrivato con quattro navi per scoprire altre terre (9), con l'autorizzazione dei Re di Spagna, i quali gli avevano consegnato le carte e la rotta tracciate da Colombo.

Hojeda era stato a Paria in cerca di perle ed era arrivato fino al golfo di Maracaibo catturando indios per venderli come schiavi (cosa che continuò a far più tardi nelle Bahamas), e portar via tutto il legno ,chiamato brasile, che poteva. Roldán dovette combattere contro di lui e lo sconfisse obbligandolo ad abbandonare la Spagnola, ma vi lasciò alcuni dei suoi uomini che continuarono a creare disordini, finché furono catturati e impiccati per ordine di Colombo.

Nell'agosto del 1500 arrivò a Santo Domingo un inviato dei Re di Spagna, Francisco de Bobadilla, commendatore dell'ordine di Calatrava, con pieni poteri per investigare e giudicare (10). Requisì la casa dell'Ammiraglio, il quale si trovava nell'interno dell'isola cercando di pacificare gli indios, dette ordine di imprigionare Diego e s'impadronì di tutte le proprietà e gli oggetti di Colombo, inclusi i libri, le carte e la sua parte d'oro. Si autoproclamò governatore, ascoltò solo quelli che si lagnavano dell'Ammiraglio e quando questi arrivò lo fece incatenare, lo stesso successe a Bertolomeo qualche giorno dopo. Quindi incominciò ad arricchirsi assegnando gli indios agli spagnoli ricchi e dividendo con loro il guadagno ottenuto dal lavoro degli schiavi.

Colombo e i suoi fratelli, incatenati per ordine suo, furono inviati in Spagna con la nave 'La Gorda' (La Grassa). Il suo capitano Andrés Martín volle toglier loro le catene, ma Cristoforo rifiutò, dicendo che i Re di Spagna dovevano vedere in quale stato il loro inviato l'aveva ridotto, e lasciò anche detto che alla sua morte voleva essere sepolto insieme a quelle catene.

Il 20 novembre arrivò a Cadice, da dove scrisse ai Re di Spagna, i quali ordinarono la sua immediata liberazione e lo ricevettero 'affettuosamente' a Granada. Udite le lagnanze dell'Ammiraglio mandarono a Santo Domingo don Nicolás de Ovando affinché restituisse ai Colombo i loro beni, iniziasse un processo, castigasse i ribelli e ristabilisse la legge. Ovando, più tardi, fece uccidere 50 maggiorenti indios, dopo una repressione crudele ed ingiusta, dato che non c'erano prove di una progettata loro cospirazione.

Colombo, da Siviglia, aveva mandato segretamente una lettera a donna Juana de Torres, ex-governante dell'Infante don Giovanni. In essa si lamentava amaramente delle umiliazioni ricevute, dell'ingratitudine dei Re di Spagna, ai quali aveva dato un nuovo mondo con centinaia di isole, tutto per volontà divina, in modo che la Spagna, da povera che era, era diventata ricca dalla notte alla mattina. Aveva perso la sua gioventù ed anche i suoi titoli e privilegi a causa dell'invidia e dell'ingratitudine: 'Mi stanno giudicando come se avessi governato la Sicilia o un'altra terra dove impera un governo regolare e si rispettano le leggi; mentre mi dovrebbero giudicare come un capitano che arrivò come conquistatore di popoli bellicosi, differenti per religione e per costumi'.

Non sono pochi gli scrittori che affermano che Colombo fu un pessimo amministratore della Spagnola, e sono invece pochi quelli che ricordano le sue parole quando affermò che qualsiasi cosa avesse fatto non avrebbe cambiato nulla, date le condizioni peculiari delle località scoperte, degli indios, della stessa conquista e, soprattutto, per esser lui uno straniero. 

Se gli stessi spagnoli si ammazzavano tra loro era assurdo pretendere che rispettassero uno straniero, essendo così un facile capro espiatorio d'invidie, ambizioni, rancori ed odi. Non contava con una polizia, con una forza armata sufficiente per imporre le leggi, e i Re di Spagna si trovavano a migliaia di chilometri di distanza. Tutto ciò spiega la sua politica, a volte contraddittoria, a volte indecisa, alternando le decisioni tassative con compromessi e perdoni. I Re stessi, che apparentemente, lo appoggiavano, non fecero mai cessare le invidie, le lagnanze, le bugie e le calunnie che circolavano nella stessa Corte.

Lo stesso successe più tardi con Magellano, portoghese al servizio della Spagna, circondato da intrighi e liti tra i portoghesi e gli spagnoli degli equipaggi delle sue navi, da tentativi di assassinio, di ammutinamenti, di aperte ribellioni per togliergli il comando e infine, dopo la sua morte, si fece di tutto per infangare il suo nome e la sua memoria.

'Qualsiasi governatore -scrisse Fernández de Oviedo -per aver successo qui dovrebbe essere un superuomo'. 

Malgrado ciò se non mancò disciplina, organizzazione e senso civile si deve all'autorità dei Colombo, per esempio Bartolomeo si rivelò un uomo energico e nato per il comando. Ciò che successe agli spagnoli del forte Navidad, in assenza di Colombo, è uno degli esempi più significativi.

I Re, soprattutto Isabella, comprendevano bene i fatti e le situazioni, ma erano anche consapevoli che Colombo aveva già terminato il suo compito, ora altre persone dovevano aprirsi a ventaglio, in ogni direzione, per conquistare e soggiogare. In altre parole si chiudeva l'epoca degli esploratori e cominciava quella dei conquistatori. Questo straniero, questo Colombo, ora dava fastidio, ingombrava, era necessario scavalcarlo. E così si fece.

Oggi, in prospettiva storica, ci rendiamo conto che Colombo trionfò, non solo per aver attraversato l'Oceano Tenebroso ed aver scoperto un continente, con tutte le sue conseguenze, ma anche perché rese possibile la scoperta d'un altro cammino verso le Indie, dette alla Spagna grandi ricchezze e un grande impero, al cristianesimo la possibilità di convertire nuove popolazioni e al mondo la formazioni di nuove nazioni e nuovi popoli. Oggi sono numericamente superiori i cristiani delle Americhe di quelli dell'Europa. Il suo ideale fu così grande che la sua vita fu appena sufficiente a realizzarne il principio, secoli e secoli dovettero trascorrere e dovranno ancora trascorrere affinché si realizzi completamente.

NOTE

  1. Fino al 1515 si credette che Cuba facesse parte dell'Asia. 
  2. Bartolomeo stette nella Spagnola fino al dicembre del 1500, svolgendo vari incarichi. 
  3. Nel libro di Fernando Colombo si riporta una relazione d'un certo frate Román Pane che, avendo imparato la lingua locale, narra alcuni usi indigeni, descrive i loro idoli di legno e racconta che durante le cerimonie si spargevano sulle teste una polvere che anche aspiravano, per mezzo d'una canna di due tubi che si mettevano nelle narici, ed allora cominciavano a 'delirare fuori misura come ubriachi'. Alcuni idoli parlavano ai fedeli, ma il frate scoperse l'inganno, dato che erano vuoti e dentro c'era uno stregone, il quale per mezzo d'una cerbottana faceva sentire la sua voce come se fosse stata la voce dell'idolo. Questi pregò il frate di non rivelare l'inganno perché solo così tutti i sudditi gli ubbidivano. Con relazione alla religione credevano che ci fosse un essere immortale che era in cielo ed era invisibile ed eterno, e che aveva una madre. Possedevano anche leggende che spiegavano l'origine del mare, del sole, della luna, credevano anche che i morti si manifestassero ai vivi e che l'anima era immortale. 
  4. Il primo ordine dei Re di vendere gli indios come schiavi in Andalusia, fu del 12 aprile 1495; poi si fecero delle eccezioni, seguirono ordini e contrordini, si abolì la legge, ma tante furono le proteste degli spagnoli proprietari di schiavi che tornarono ad applicarsi con qualche modifica ed alcune eccezioni. Secondo l'uso dell'epoca si poteva rendere schiavo qualsiasi prigioniero di guerra che non fosse cristiano. Così era successo coi mori di Spagna che furono venduti a buon prezzo alla nobiltà spagnola ed ai favoriti della Corte reale, i quali poi li rivendevano a loro volta, e ad ogni compra-vendita si pagava un'imposta che riscuotevano i Re di Spagna. 
    Maria di Toledo, vedova del viceré Diego Colombo, rivendette un centinaio di schiavi negri ottenuti come compenso per i privilegi promessi e poi annullati dalla stessa Corona.
    Con relazione agli indios il problema era più complicato, essendo questi sudditi reali e non nemici. Inoltre, non appartenendo a nessuna religione nemica, rappresentavano anche un ottimo materiale grezzo e malleabile per essere cristianizzato. Tutti questi fattori suscitavano polemiche pro e contro la schiavitù degli indios. Ci furono interminabili discussioni cercando di dimostrare se erano o no esseri umani, cioè se erano o no esseri razionali (ricordiamo che nel secolo XVIII a Lyon, Francia, si dibatté la questione se le donne avevano un'anima, e la votazione fu affermativa, avendo ottenuto pochi voti di maggioranza). La maggior parte dei giuristi, basandosi sugli scritti d'Aristotele, negarono che gli Indios avessero un'anima, erano esseri inferiori e dovevano servire la razza superiore (...curiosa teoria che di tanto in tanto ritorna di moda).
    Tuttavia il re Fernando, nel 1511, proibì la schiavitù degli indios, ma con eccezione degli abitanti delle isole dei Caraibi, i quali dovevano esser marcati col ferro rovente, per riconoscerli dagli altri, essendo cannibali e bellicosi, Tutto ciò non faceva altro che confermare il decreto della regina Isabella, del 1503, che aveva concesso il permesso di catturare e vendere gli indios dei Caraibi. Si organizzarono così spedizioni per catturare schiavi, poi se erano o no cannibali importava poco, cosicché il Re e i nobili in Spagna e in America ebbero i loro schiavi indios nelle miniere e nei latifondi. La Chiesa faceva sentire inutilmente la sua voce in favore degli indios, e, in generale, furono i frati coloro che li difesero. 
    Qualcuno li difese, soprattutto religiosi. Il domenicano Antonio de Montesino predicò instancabilmente in favore degli indios, Fu querelato e denunciato, come perturbatore sociale ai suoi superiori, al Viceré e ai Re di Spagna, e si pensò anche di riunire tutti i domenicani e rispedirli in Europa.
    Fernando e Isabella decretarono che i coloni spagnoli avevano la legge divina naturale a loro favore, conseguentemente frate Antonio era pericoloso e doveva starsene zitto. Alle proteste di Montesino s'unirono quelle del frate Bartolomé de las Casas: 'Magari li avessero trattati (gli indios) per lo meno come animali, ma li trattavano come sterco, maltrattavano le loro mogli e i loro figli, rubavano il loro cibo e li uccidevano come cani'. 
    La stessa cosa era successa nelle Canarie con gli indigeni che s'opponevano alla conquista spagnola. È difficile sapere quanti furono gli indios che morirono a causa della conquista e dominazione spagnola, il numero più probabile è di circa quindici milioni. In Brasile, dopo i massacri fatti dai 'bandeirantes', si davano agli indios cibi con arsenico o contagiati dai virus del tifo o del vaiolo. Nella Spagnola c'erano circa 250 mila indios nel 1492, 60 mila nel 1508 e 500 circa nel 1558; gli spagnoli dovettero far razzie in Cuba e nelle Bahamas per ripopolarla.
    In Cuba c'erano circa 600 mila indios nel 1508, nel 1579 vi restavano solo 270 famiglie. Ma è anche vero che moltissimi morirono a causa delle malattie introdotte dagli europei, come il vaiolo e l'influenza.
    Nel 1501 i Re di Spagna decretarono che dovevano essere importati in America schiavi negri africani, perché erano più robusti, lavoratori e di buon carattere, in poco tempo tutti i dignitari civili ed ecclesiastici ebbero i loro schiavi negri.
    Gli indios erano obbligati a trovare e consegnare oro per i Re di Spagna, come imposta, ogni tre mesi. Si fissarono multe e castighi per i riottosi. Ci furono molti casi in cui si torturavano gli indios nel dubbio che avessero nascosto l'oro invece di consegnarlo. 
    Molti fuggirono rifugiandosi nelle montagne e nei boschi, ma furono braccati e scovati dagli spagnoli con l'aiuto dei cani. Vari biografi incolpano anche Colombo di aver consigliato ed ottenuto la vendita dei primi schiavi a beneficio dei finanziatori dei viaggi e dei Re di Spagna.
    Secondo il frate Bertolomé de las Casas Colombo non fu né crudele né benevolo con gli indios, il suo atteggiamento cambiava secondo le circostanze e gli ordini che riceveva. E Colombo lo scrisse chiaramente: 'Se la Regina che raccomanda tanto la moderazione nei confronti degli indios e chiede tanto oro, venisse a vedere il lavoro che costa ottenerlo, tanto più che l'indio è indolente e preferisce suicidarsi piuttosto che lavorare'.
    D'altra parte anche i Re cambiavano continuamente d'opinione, secondo le circostanze, con relazione alla schiavitù degli indios, mentre non dubitarono mai con relazione alla schiavitù dei negri.
    La regina Isabella nel suo testamente lasciò scritto: 'Né il Re mio signore, né la Principessa mia figlia, né mio figlio il Principe permetteranno che gli indios, che abitano le isole e la terraferma soffrano alcun danno nelle loro persone e nei loro beni. E baderanno che queste popolazioni siano trattate con giustizia e bontà'. Ma la maggioranza degli indios che rimasero dovettero contentarsi solo delle buone intenzioni.
    Anche il papa Paolo III (1468-1549) intervenne in loro difesa con una bolla: 'Gli indios sono uomini e non bestie, liberi e non schiavi'. Ma in pratica restò lettera morta, come quella di Pio V, che fu santificato, quando, nel secolo XVI, condannò le corride dei tori, scomunicando tutti coloro che vi partecipavano, ma furono tante le proteste spagnole, che dovette ritirare la scomunica.
    L'Inghilterra abolì la schiavitù nel 1801, il Messico nel 1810, ma diventò realmente effettiva en 1829, la Colombia nel 1851, gli Stati Uniti nel 1865 e la Spagna nel 1880, ma ancora esiste oggigiorno in varie parti dell'Africa e dell'Asia.
  5. Nel 1496 il papa Alessandro VI concesse ai Re di Spagna il titolo di 'Cattolici'. Non era realmente una gran novità, i pontefici concedevano tali titoli con una certa magnanimità. Enrico VIII d'Inghilterra era stato nominato 'Difensore della Fede', prima del suo matrimonio con Anna Bolena e della scissione della Chiesa anglicana. Carlo VIII di Francia si offese quando seppe del titolo concesso ai Re di Spagna, dato che a lui spettava il titolo di 'Re del Cristianesimo', ereditato da suo padre.
    Nel 1496 Enrico VII d'Inghilterra permise al veneziano Giovanni Caboto di attraversare l'Atlantico nord, sotto bandiera inglese, ma pagando questi tutte le spese della spedizione.
    Malgrado le proteste spagnole Caboto arrivò nell'attuale New Foundland e nella Nuova Scozia, avendo così approdato prima di Colombo nella terraferma americana. 
    In un secondo viaggio toccò il Labrador e la Nuova Inghilterra, non trovò oro né spezie, ma solo importanti banchi di pesce che, a quei tempi, non suscitarono l'interesse di nessuno. Più tardi ne approfittarono i portoghesi, convinti che fossero terre asiatiche.
  6. Si conoscono i nomi di cinque delle sei navi: 'Santa María', 'La Guía' (La Guida), 'Castilla' (Castiglia), 'La Gorda' (la Grassa), 'La Rábida' e 'La Garza' (La Gazza). 
  7. Giannantonio Colombo, che conservò sempre il suo cognome originale italiano, alla morte dell'Ammiraglio continuò ad essere agli ordini del figlio di questi, Diego. Giunse in Spagna anche un fratello suo, di nome Andrea, il quale partecipò al quarto viaggio di Colombo. 
  8. Questa malattia, che gli spagnoli chiamavano 'il bubbone', gli italiani 'il morbo francese' e i francesi 'il morbo di Napoli', prese il nome di sifilide, dal titolo di un poema didascalico del medico italiano Gerolamo Fracastoro, pubblicato nel 1520. Secondo Emiliano Jos, il medico Rodrigo Díaz, Ballesteros, Taviani ed altri, Pinzón fu la prima vittima europea di questa malattia. 
  9. Oltre quella d'Ojeda (o Hojeda), del 1499, ci furono altre spedizioni spagnole e portoghesi di Peralonso Niño, di Yáñez Pinzón e di Vélez de Mendoza, nel 1500 quelle di Rodrigo de Bastidas, di Pedro Álvarez e di Diego de Leite (queste ultime in Brasile). 
  10. Gli ammutinati che tornarono in Spagna ebbero contatti con vari cortigiani reali, alcuni con gli stessi Re, e dichiararono che i Colombo erano crudeli, che pensavano d'impadronirsi di tutte le terre che avevano scoperto per offrirle a qualche principe straniero, che nascondevano l'oro, che erano incapaci di governare essendo 'stranieri e d'oltralpe' e che non permettevano che gli indios servissero gli spagnoli né che fossero battezzati. E Fernando, con la sua solita politica ambigua, inviò alla Spagnola un certo Bobadilla con pieni poteri 
  11. Un paio di esempi, tra molti: Diego Velásquez tradì Diego Colombo, a sua volta Cortés tradì Diego Velázquez. In Perù gli spagnoli fecero scoppiare lotte fratricide d'una crudeltà più che raffinata, guerre civili, tradimenti e rivolte anche contro i Re di Spagna.

prof. Giancarlo von Nacher Malvaioli

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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Storia - Moderna
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Aggiornamento: 01/05/2015