|
|
LE SCOPERTE GEOGRAFICHE

(mappa del 1507 indicante a ovest le terre americane
esplorate sino a quel momento) La caduta dell’impero bizantino. La caduta di Costantinopoli
avvenne nel 1453 ad opera dei Turchi ottomani, che avevano preso il posto dei
Turchi selgiuchidi in Asia Minore. Essi erano di religione islamica. A Firenze
nel 1439 era stato siglato un accordo fra l’imperatore bizantino e la chiesa di
Roma che prevedeva la sottomissione dell’Ortodossia al Cattolicesimo in cambio
di una crociata anti-turca. Ma la crociata non venne intrapresa perché le masse
bizantine rifiutarono gli accordi di quel concilio.
Le scoperte geografiche. Lo sbarramento ai traffici tra Oriente e
Occidente frapposto dall’impero ottomano spinse gli europei a cercare nuove vie
di comunicazione. L’unica città che ancora conservava la possibilità di
commerciare coll’Oriente attraverso il Mar Rosso e l’Oceano Indiano era Venezia,
che non voleva dividere i suoi privilegi con nessuno. Oltre a ciò l’Occidente
aveva bisogno di oro e argento per dare impulso alle nuove attività produttive e
commerciali della borghesia.
La via oceanica all’Oriente venne aperta quando il portoghese Bartolomeo
Diaz doppiò la punta estrema del continente africano (capo di Buona Speranza).
La nave delle grandi scoperte fu la caravella, un piccolo veliero, agile e
veloce. Naturalmente nessun viaggio oceanico si sarebbe potuto fare senza il
perfezionamento della bussola, lo studio dei venti e l’elaborazione di carte
nautiche più precise.
All’inizio le scoperte geografiche saranno il frutto dell’intraprendenza
di mercanti, nobili decaduti, avventurieri e navigatori privati (genovesi e
portoghesi soprattutto). In seguito i viaggi saranno organizzati dagli Stati
dell’Occidente europeo. L’esigenza di scoprire nuove vie di comunicazione e
nuove terre da colonizzare, partiva anche dal fatto che la formazione delle
monarchie nazionali implicava la costituzione di eserciti di massa, di
un’amministrazione burocratica complessa, di una politica edilizia di prestigio
che col normale prelievo fiscale non si poteva più garantire.
La scoperta dell’America (1492). Allorché si cominciò a credere che
i portoghesi erano ormai prossimi a raggiungere le Indie (India, Cina e
Giappone), i sovrani di Spagna (Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona)
decisero di finanziare il progetto del genovese Cristoforo Colombo, che si
proponeva di raggiungere le regioni dell’Estremo Oriente, navigando verso
Occidente, attraverso l’Atlantico. Il progetto di Colombo era motivato da tre
considerazioni: 1) che la forma della terra fosse sferica, 2) che fosse
relativamente modesta la distanza, per via di mare, tra le coste occidentali
europee e quelle orientali asiatiche, 3) che fra esse nessun altro continente vi
fosse. Questo progetto venne dapprima sottoposto ai portoghesi, che però lo
rifiutarono, accontentandosi dell’impresa di Diaz.
Lo scopo dell’impresa era unicamente commerciale e mirava ai ricchissimi
mercati di Cina e Giappone, di cui aveva già parlato Marco Polo (1271-91) nel
suo libro il Milione. Quando Colombo approdò nell’arcipelago delle Antille era
convinto d’essere giunto in Asia e grande fu il suo stupore nel vedere che non
c’erano quelle enormi ricchezze di cui si parlava in Europa. Per questo motivo
la sua fortuna conobbe un rapido declino, nonostante i viaggi successivi. In
seguito, i viaggi di Caboto, Vespucci e Magellano dimostrarono che le terre
scoperte da Colombo erano in realtà un nuovo continente.
Le civiltà americane. Gli AZTECHI erano caratterizzati da una
monarchia elettiva molto forte. Il re aveva poteri assoluti, in qualità di capo
dello Stato e dell’esercito, nonché sommo sacerdote. Egli era affiancato da un
notevole apparato amministrativo. Le cariche civili e religiose erano riservate
a una casta ereditaria: la nobiltà, la quale era anche l’unica a possedere
privatamente la terra; i contadini invece la ricevevano in usufrutto dalla
comunità. Mercanti e artigiani erano un ceto intermedio di privilegiati che si
trasmettevano il mestiere di padre in figlio. Alla base della piramide sociale
stavano i servi e gli schiavi (prigionieri di guerra o colpevoli di gravi
delitti). Non conoscevano l’applicazione pratica della ruota né gli utensili di
metallo, nonostante conoscessero oro e rame. Molto considerate erano
l’architettura, la scultura, la musica, la danza e la religione. Celebravano
sacrifici umani. Ritenevano che la vita di ogni uomo fosse rigorosamente
predestinata, giorno dopo giorno, in ogni particolare. La loro capitale aveva
300.000 ab. ed era tra le più grandi città del mondo.
I MAYA era organizzati in città-stato dotate di completa autonomia. Non
erano però centri urbani abitati da una popolazione stabile, ma luoghi di culto,
dove avevano sede i templi e le abitazioni del clero. La popolazione viveva
nelle campagne e si recava in città per il mercato e le cerimonie religiose.
Capo della città era il sommo sacerdote, che deteneva anche i poteri politici e
giudiziari. Il clero era affiancato da un potente ceto nobiliare che aveva il
privilegio della proprietà privata della terra. I contadini lavoravano la terra
in comune. La scrittura maya è ideografica e molto complessa. Avevano conoscenze
astronomiche superiori a quelle occidentali: calcolavano l’anno solare in 365
giorni. Architettura, scultura, pittura e ceramiche erano molto evolute.
Gli INCAS avevano l’impero più vasto, controllato da un esercito
agguerrito e da una struttura amministrativa efficiente. Non erano tuttavia
bellicosi perché non schiavizzavano i popoli vinti ma li associavano, fornendo
loro ciò di cui avevano bisogno. Bene organizzata era la rete stradale. L’impero
era suddiviso in circoscrizioni rette da governatori. Capo supremo era
l’imperatore, con poteri politici, militari e religiosi. Egli era coadiuvato da
4 alti funzionari e dalla potente aristocrazia. Si serviva anche di un corpo di
ispettori per controllare tutto l’impero. L’economia era soprattutto agricola.
La proprietà individuale non esisteva. La terra era divisa in tre categorie:
terra del sovrano (per mantenere i nobili, i funzionari e gli inabili al
lavoro), terra dei sacerdoti e terra della comunità (per i contadini). Si
coltivava in maniera intensiva: mais, patate, cereali. Conoscevano l’anestesia e
una tecnica chirurgica molto avanzata. Praticavano concimazioni e irrigazioni
artificiali, allevano i lama. Tessitura e ceramica erano molto sviluppate.
Grande importanza attribuivano alla divinazione. Praticavano sacrifici umani.
Aspetti comuni delle tre civiltà. L’agricoltura si basava sulla
conoscenza d’importanti piante alimentari: mais, patate, fagioli, pomodori,
peperoni... Non esistevano animali domestici: sconosciuti bue cavallo, asino e
cane. Sconosciuto l’uso della ruota, della moneta e del ferro. Mancavano
contatti e conoscenze tra loro (parlavano più di 100 lingue). Religioni
politeistiche con culto delle forze naturali, presenza di una divinità suprema
circondata da divinità minori. Concezione del mondo molto pessimistica. Quando
vennero distrutte erano all’apice della loro potenza.
La formazione degli imperi coloniali. L’impero PORTOGHESE risultò
costituito da una grande rete di minuscole colonie commerciali e militari,
situate lungo le coste occidentali e orientali dell’Africa, nei pressi del Mar
Rosso e del Golfo Persico (che controllavano completamente), e in quei passaggi
obbligati del commercio asiatico: Birmania, Malacca... In tal modo il Portogallo
poteva controllare tutto il commercio con l’Estremo Oriente. Essi avevano
distrutto l’intera flotta degli arabi d’Egitto. L’unica colonia in cui il loro
dominio si estese anche nell’entroterra fu il Brasile.
L’impero SPAGNOLO nacque non secondo piani preordinati, ma dalle feroci
imprese dei conquistadores che la febbre dell’oro spinse ad addentrarsi nei
territori a nord e a sud dell’America. Il loro impero era immenso: dal Messico
all’Argentina. Le popolazioni indigene vennero costrette ai lavori forzati nelle
miniere e nei campi, e ad accettare la religione cattolica.
Per regolare le rispettive sfere di espansione, evitando di ricorrere
all’uso della forza, Spagna e Portogallo firmarono il trattato di Tordesillas
(1494), secondo cui alla Spagna sarebbero toccate tutte le terre a occidente del
meridiano che divideva l’Artico dall’Antartico, distante 370 leghe dalle isole
di Capoverde; al Portogallo quelle a oriente. I più famosi conquistatori
spagnoli furono Cortés e Pizarro.
I mezzi della conquista. La facilità con cui il Nuovo Mondo cadde
nelle mani dei conquistatori trova la sua spiegazione in una serie di ragioni:
1) armamento superiore (armi da fuoco leggere e pesanti, spade d’acciaio,
balestre, cavalli...), 2) buona parte delle popolazioni sottomesse da aztechi e
maya passarono dalla parte degli europei, 3) le conquiste furono mantenute per
mezzo di massacri militari e decimazioni attraverso il lavoro forzato e le
epidemie (ad es. in 120 anni la popolazione messicana passò da 25 a 2 milioni).
L’organizzazione delle conquiste. I conquistatori portoghesi e
spagnoli trasferirono nelle Americhe forme di organizzazione politico-sociale
simili al sistema feudale ancora diffuso, anche se morente, in quasi tutta
Europa. Nelle Americhe il modello feudale risultava molto più oppressivo: agli
indigeni venivano richieste prestazioni di lavoro illimitate e nessuna legge o
consuetudine poteva tutelarli. I villaggi indigeni venivano affidati a quei capi
militari che si erano distinti in guerra. L’attività economica più integrata
all’economia europea era l’industria mineraria. Si sottraevano risorse (poi
esportate in Europa, che in cambio forniva beni di consumo e di lusso per i
dominatori locali) senza creare investimenti.
Conseguenze dell’espansione coloniale in Europa.
- La sovrabbondanza di argento e oro svaluta il potere d’acquisto delle
monete tradizionali e fa aumentare il costo della vita. Le classi borghesi ci
guadagnano, ma quelle a reddito fisso ci rimettono.
- L’intero sistema mondiale dei rapporti commerciali si concentra
rapidamente attorno all’Atlantico e al Pacifico. Il Mediterraneo si avvia a
inesorabile declino e così pure l’economia italiana, asservita peraltro allo
straniero.
- Lo sviluppo capitalistico trova nel colonialismo un potente fattore di
sviluppo.
- Dal Nuovo Mondo giunsero in Europa oro, argento, schiavi, spezie,
zucchero, tabacco e molti prodotti alimentari sconosciuti.
L’economia schiavista. Quando gli indios furono decimati dalle
guerre, dai lavori forzati e dalle epidemie, gli europei pensarono di
sostituirli trasferendo i neri dall’Africa all’America. Per oltre tre secoli i
neri che venivano schiavizzati in Africa, vennero esportati attraverso
l’Atlantico, verso i mercati di schiavi d’America. La tratta dei negri fu
iniziata dalla Spagna e dal Portogallo, e divenne subito una fonte di profitto
per gli Stati, che vendevano licenze ai trafficanti e imponevano delle imposte.
Il monopolio ispano-portoghese venne spezzato ben presto dalla concorrenza di
Olanda, Inghilterra e Francia.
|