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Vi era maggiore tolleranza che a Münster: il comunismo di produzione e di consumo era stato posto su basi volontarie; le comunità erano aperte: chiunque poteva entrarvi o uscirne. La fratellanza hutterita era organizzata in comunità-fattorie di circa 300 membri, che in taluni casi arrivavano a mille, del tutto autosufficienti, dotate di campi, boschi, stagni, presi in affitto dai nobili del luogo; avevano anche laboratori artigianali che provvedevano ai bisogni della comunità. Si producevano lana, filati, mobili, pelletterie, vino, birra; si potevano macellare gli animali. Parte di questi beni veniva venduta per procurarsi il denaro con cui finanziare le missioni. Le comunità infatti, utilizzando una tecnologia abbastanza avanzata, fruivano di una certa eccedenza di produzione rispetto ai consumi. La vita era austera, le case ben costruite, il cibo sano e sufficiente, gli indumenti decorosi, l'igiene assicurato. In un primo momento i signori feudali locali li rispettarono, anche perché gli hutteriti fornivano personale amministrativo molto capace e fidato. Poi però non fecero nulla per difendere queste comunità dall'esosità fiscale del governo di Vienna, finché nel 1622 (durante la guerra dei Trent'anni) esse furono spogliate di tutte le loro proprietà e gli hutteriti vennero cacciati dalla Moravia. |
Ultimo aggiornamento: 07-03-05 - Homolaicus - Contatto