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Lutero catalogò genericamente gli
anabattisti come oppositori non cattolici della riforma protestante, al
pari degli zwingliani.
Sul piano politico li condannò perché li considerava
troppo estremisti (il che in sostanza voleva dire troppo democratici);
sul piano ideologico perché predicavano il battesimo per gli adulti.
Le motivazioni per cui Lutero era a favore
del pedobattesimo erano le stesse del mondo cattolico: anche se il
bambino non può avere alcuna fede, è la chiesa a garantire per lui. |

Martin Lutero |
Già dal 1528 egli propugnava la pena di
morte contro gli anabattisti. Ciò che di loro non sopportava era la
"pubblica ribellione". Scrisse contro di loro la Lettera a due
parroci sul ribattesimo (1528) e Contro gli ipocriti e i
predicatori di soppiatto (1532).
Era noto, d'altra parte, che Lutero,
soprattutto dopo la propria svolta reazionaria del 1521-23, era soprattutto
contrario al reato di sedizione (p.es. il rifiuto di partecipare alla
guerra per motivi di coscienza o di servire come magistrato).
Tuttavia, nonostante approvasse i metodi
violenti usati dai principi per sterminare gli anabattisti, a volte, sul
piano delle considerazioni umane, si chiedeva se fosse davvero giusto
sterminare tutta quella gente.
Si può dire, in un certo senso, che la
originaria predicazione di Lutero (quella appoggiata dalle masse
popolari), fu portata avanti, oltre che da Thomas Müntzer, dagli stessi
anabattisti. |