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Quando Vlad tornò in patria, nel 1448, per prenderne possesso, con l'aiuto
dei turchi, dopo la morte del padre, si trovò subito a dover fronteggiare
l'ostilità dei boiardi del regno, i quali, elettori del principe, non
riconoscevano un'autorità che s'imponeva di forza, senza il loro consenso, né
erano disposti a cedere il potere a un principe che voleva superare il
frazionamento feudale a vantaggio di uno Stato centralizzato.
Sfruttando il malcontento contadino nei confronti dei grandi proprietari
terrieri, Vlad, dopo un breve periodo passato in Moldavia perché sconfitto dai
boiardi, decise di liberarsi in maniera risoluta di tutta l'opposizione. In una
serata del 1459, dopo avere invitato 500 boiardi a cena, in segno di
riappacificazione, li fece impalare tutti attorno al suo palazzo di Tirgoviste.
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L'impalamento, appreso in Turchia, consisteva nell'infilare un palo unto di
miele su per l'intestino, finché usciva, senza ledere organi vitali, da una
scapola: il palo veniva poi infisso nel terreno e l'agonia poteva durare giorni.
Oltre all'impalamento Vlad usava altre torture ed esecuzioni capitali:
scuoiamento, rogo, decapitazione, olio bollente, fino agli incendi dei villaggi.
Si è calcolato che nel corso della sua vita mandò a morte almeno 100.000
persone, escludendo ovviamente i nemici caduti in battaglia.
Particolarmente selvagge furono le persecuzioni nei confronti dei mercanti
tedeschi, che dalla Transilvania scendevano in Valacchia: forse per questo le
cronache sulle crudeltà di Vlad vengono quasi esclusivamente dalla Germania.
Successivamente risolse, a suo modo, il problema dei questuanti del regno,
riunendoli in un palazzo e dando loro fuoco.
Sistemata la Valacchia, si trasferì in Transilvania, dove maggiore era il
malcontento per le sue efferatezze, e qui, in una sola notte, fece impalare ben
20.000 persone.
La prima moglie fu proprio una sedicenne transilvana, comprata per cento
sacchetti d'oro, dalla quale ebbe due figli, prima che la donna si suicidasse
gettandosi dalle mura del castello di Curtea de Arges, per la cui costruzione
Dracula aveva organizzato una vera e propria deportazione di massa.
La seconda moglie, sposata per ragioni di stato, fu invece una parente del
re ungherese Mattia Corvino, che era disposto ad aiutarlo a condizione che lui
s'impegnasse militarmente contro i turchi. Ma Dracula in realtà ebbe molte
amanti, che spesso trattava con estrema durezza, come quando, p.es., a una di
origine zingara che gli confessò per gioco d'essere incinta, sbudellò il ventre
per sincerarsene.
Negli anni 1461-62 gli eserciti di Vlad fermarono a più riprese l'avanzata
ottomana nei Balcani (suo fratello Radu combatteva invece a fianco dei turchi).
Famose le battaglie di Giurgiu e di Turnu.
Il 5 febbraio 1462 egli invia al re di Ungheria, Mattia Corvino, un racconto
dettagliato di una spedizione anti-turca con annesse 23.000 teste, tra cui molte
di donne e bambini.
Dracula era molto coraggioso sul campo di battaglia, amava dirigere i propri
soldati combattendo in prima fila. In quegli anni, con un esercito di soli
30.000 uomini, si oppose praticamente da solo al dilagare dei turchi, il cui
esercito nei Balcani superava le 250.000 unità.
Applicò anche con successo la tattica della terra bruciata, ritirandosi
senza lasciare nulla all'avversario, colpendolo poi con azioni di guerriglia
(p.es. assalì di notte il campo di Maometto II, facendo migliaia di vittime) e
frastornandolo con la guerra psicologica, come quando sbarrava la strada al
nemico alzando muraglie di cadaveri di musulmani, presi prigionieri in
precedenza.
Nonostante queste vittorie, fu costretto a riparare in Transilvania,
lasciando la Valacchia in mano turca. Gli ungheresi di Mattia Corvino
pretendevano che Vlad si convertisse al cattolicesimo latino se voleva
continuare a ricevere aiuti dalla chiesa romana (il cui papa allora era Pio II) e dagli stessi ungheresi.
Vlad, che era del tutto indifferente alla religione, decide di convertirsi e
partecipa negli anni 1462-74 ad altre campagne anti-turche.
Nel 1476, grazie agli ungheresi, viene di nuovo messo sul trono di
Valacchia, ma dopo due mesi muore in una battaglia nei pressi di Bucarest:
sembrava avesse la meglio, ma, postosi su una collina per controllare dall'alto
la situazione, fu scoperto e con l'aiuto di alcuni boiardi traditori venne
ucciso.
La testa gli fu tagliata e portata a Costantinopoli. Vlad venne sepolto da
un gruppo di monaci nel monastero di Snagov, dove egli stesso avrebbe voluto.
Subito fiorirono leggende su di lui e sulla maledizione di quel luogo. In
realtà, per evitare profanazioni del cadavere, i monaci l'avevano sepolto in
un'altra tomba, poco distante. Quando questa fu scoperta da due archeologi
rumeni negli anni '30 del XX sec., di Vlad non era rimasto che un abito di seta
gialla coi bottoni d'argento.
Ancora oggi in Romania Vlad viene considerato un eroe dell'indipendenza
nazionale, anzi in un certo senso il fondatore dello Stato nazionale rumeno, in
quanto segnò il passaggio in Valacchia e Transilvania dallo stato medievale a
quello moderno e centralizzato, con Bucarest che da borgo contadino si trasformò
in capitale.
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