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Il mito del vampiro, di cui il conte Dracula è fortuito rappresentante,
divenne un genere letterario verso la fine del Settecento, cioè ben prima del
celebre romanzo di Bram Stoker, del 1897.
Tuttavia, in Romania le tradizioni legate ai vampiri sono antichissime. Una
diffusa idea voleva che la vita dopo la morte fosse molto simile a quella
terrena; i morti viventi vagherebbero sulla terra non sotto forma di spiriti o
di fantasmi, ma come persone fisicamente concrete.
La stessa idea secondo cui un uomo è un vampiro se non mangia l'aglio, la si
ritrova anche presso gli slavi meridionali.
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Nel passato il maggior numero di casi di vampirismo proveniva proprio dalla
Transilvania del nord. E raggiunsero il loro culmine durante il XII sec.,
allorché la profanazione delle tombe era diventata un serio problema di ordine
pubblico.
In Europa occidentale gli studi ecclesiastici sul vampirismo cominciarono
con le persecuzioni degli eretici durante la Controriforma.
Nel Settecento, al tempo della sovrana Maria Teresa d'Austria, si sviluppò
una sorta di "epidemia vampirica" in Moravia, dove i cadaveri di coloro ritenuti
essere stati vampiri, venivano riesumati dalle loro tombe, trafitti con un
paletto di legno al cuore e decapitati, infine ridotti in cenere. La prima volta
che s'incontra il termine "vampiro" è infatti nel 1725, proprio in Moravia.
Da notare che la prima vera trasposizione poetica del mito folklorico del
vampiro si ha nel 1797 con la ballata Die Braut von Corinth (La sposa
di Corinto) di Goethe.
Dracula però in Romania non è mai stato considerato un "vampiro", ma, al
contrario, un eroe nazionale. Scritti letterari su di lui s'incontrano fin dal
1574, nella ballata di Gaspar di Heltai e in un poema di Matthias Nagybanki, del
1560.
Il principe Dimitrie Cantemir (1673-1723), nella sua opera Storia
dell'impero ottomano, che ispirerà molto Le legende des siecles di V.
Hugo, aveva dipinto Dracula come un baluardo contro il nemico musulmano.
L'opera epica Tiganiada di Ion Budai-Deleanu (1760-1820) presenta il
conte come un acerrimo nemico non solo degli oppressori turchi, ma anche, e
addirittura, di ogni sorta di spiriti maligni e di vampiri.
La leggenda che ha applicato al conte Dracula lo stereotipo del vampiro
trova le sue premesse sul lago di Ginevra, allorché nel 1816, presso la villa
Diodati, stavano passando insieme
delle vacanze Percy B. Shelley, con la seconda moglie Mary, e Lord Byron (1788-1824), col
suo medico personale, John Polidori (1795-1821), di origine italiana.
In un'atmosfera decameroniana essi decisero d'inventarsi delle storie
fantastiche per passare il tempo, e fu così che, sistemate sul piano letterario,
nacquero il "Frankenstein" di Mary Shelley, nel 1817, capostipite
tanto del romanzo d'orrore soprannaturale, quanto della moderna narrativa di
fantascienza, e il "Vampiro" di Polidori,
pubblicato, come novella, nel 1819, dove il protagonista, lord Ruthven, diventa
l'assassino delle sue amanti. Byron si limitò a una storia di vampiri mai
condotta a termine (il Frammento).
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Il successo di entrambi i racconti fu enorme, al punto che si ruppero i
rapporti tra Byron e Polidori (quest'ultimo poi morirà suicida per debiti di
gioco). Nel testo di Polidori il vampiro, da povero contadino ignorante,
persecutore di vacche e parenti prossimi, frutto di superstizioni nate nei
campi, viene trasformato in figura a tutto tondo, con il prestigio e il vigore
di un archetipo, dove prevale un certo accostamento tra rapporto sessuale e
vampirizzazione, nel senso che la vittima, una fanciulla indifesa, prima che
dalla violenza del vampiro, è travolta dal suo fascino maschile, tipicamente
romantico. E' forte la rappresentazione del dandy impenetrabile e seducente, la
concezione dell'eroe maledetto e fatale, che rovina gli altri e se stesso.
Goethe fu così entusiasta di questo libro che lo attribuì allo stesso Byron.
Il vampiro della letteratura europea ottocentesca aveva l'aspetto di un
aristocratico che combatteva contro la società borghese che lo stava
progressivamente emarginando, declassando. Egli esige sangue perché il sangue è
l'occupazione dell'aristocrazia, il sangue sparso in guerra e il sangue di
famiglia.
Uno dei primi che s'ispirò a Polidori fu E.T.A. Hoffmann, che col suo
Vampyrismus (1828) introdusse la figura della donna vampiro (Empusa), associandola
alla necrofagia.
In Francia, già nel 1820, Charles Nodier mise in scena a Parigi, con
straordinaria fortuna, una pièce teatrale tratta dal racconto di Polidori,
intitolata Le Vampire; qualche anno dopo, scrisse un seguito al racconto,
Lord Ruthven et les Vampires, nel quale faceva morire il sinistro
personaggio mediante il classico impalamento su una pubblica piazza di Modena.
Nel 1828 il suo dramma generò il libretto di un'opera dallo stesso titolo
musicata dal tedesco H. A. Marschner, alcune delle cui arie, come la Chanson
à boire du Vampire, divennero popolarissime (ma già nel 1801 un certo A. de
Gasparini aveva messo in scena a Torino un dramma lirico intitolato Il
Vampiro).
Variazioni vampiriche sono presenti in Nikolaj Gogol che con Il Vij
(1835) produce la sua novella più perfetta.
Clarimonde, la morte amoreuse (1836) di Théophile Gautier è un
racconto nel quale realtà e sogno si mescolano in una trama originale che
piacque moltissimo a Baudelaire (nella cui poesia, peraltro, corrono potenti
vene vampiriche).
Molte ballate ispirate a vampiri vennero incluse da Prosper Mérimée in La
Guzla (1827), centone di composizioni liriche popolareggianti presentate
(falsamente) come traduzioni dall'illirico; lo stesso Mérimée affermò di essere
stato testimone oculare, nel 1816, di un caso di vampirismo a Varbesk, in
Serbia.
E l'ombra del Vampiro aleggia su tutti i Chants de Maldoror (1868) di
Lautréamont.
Intanto, in Inghilterra, patria del romanzo gotico, il vampiro era entrato
nei ranghi dei personaggi della nascente stampa popolare con una serie di
dispense a puntate del genere horror, Varney the Vampyre del 1847,
pubblicate anonime ma dovute probabilmente a Thomas Preskett Prest e James
Malcolm Rymer.
Del 1872 è il romanzo breve Carmilla dell'irlandese Joseph Sheridan
Le Fanu (1814-73), uno dei maestri riconosciuti della narrativa soprannaturale,
nel quale tutta la tematica ormai classica del vampiro - le nobili origini, il
maniero perduto nella foresta, il sottofondo erotico (in questo caso legato a un
sorprendente, per i tempi vittoriani, tema lesbico), la vittima inconsapevole,
la tradizionale fine cruenta - sono concentrati e riassunti. E proprio la
lettura di Carmilla sembra abbia ispirato, alla fine del secolo, la
nascita del più celebre vampiro di tutti i tempi, quello di Stoker, per non
parlare di tutta quella tradizione cinematografica che va da Dreyer a Vadim.
Pietra miliare nella storia letteraria del vampirismo, resta indubbiamente
il Dracula di Bram Stoker, giornalista irlandese, nato a Dublino nel 1847
e morto nel 1912.
Stoker non si affidò soltanto alla propria immaginazione, ma fece anche
ricorso alla storia, all'etnografia e al folklore. Egli, in tal senso, ammise il
suo debito allo studioso ungherese Arminius Vambery, per aver collegato Dracula
al vampiro. |
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La sua descrizione fisica di Dracula è tutt'altro che romantica: è anzi una
specie di uomo-lupo, con un che di sottilmente perverso, di virilità deviata, un
diabolico seduttore. (1)
Stoker scrisse in un certo senso l'ultimo grande romanzo gotico, una sorta
di ponte tra l'orripilante romantico e il thrilling moderno. Ed è singolare che
il più famoso romanzo dell'orrore in lingua inglese (e forse il più famoso in
senso assoluto) sia stato scritto da un uomo che iniziò la sua carriera
pubblicando I doveri degli impiegati nelle udienze per i reati minori in
Irlanda.
Stoker fu non solo il principale responsabile dello stereotipo
Dracula-Vampiro (cui aggiunse una certa tendenza all'omosessualità), ma anche una fonte preziosa per tanti altri scrittori e
cineasti che dopo di lui vollero riprendere il tema del vampirismo, da Vernon
Lee (pseudonimo di Violet Piaget) a Horacio Quiroga, fino al Dracula del
regista americano Coppola.
Nel corso della seconda guerra mondiale gli alleati chiamarono col nome di
"Operazione Dracula" una loro sanguinosa e devastante offensiva in Birmania e
gli americani stamparono un'edizione in paperback del volume di Stoker destinata
alle loro truppe.
(1) Lo stesso Stoker fu segretamente innamorato di Henry
Irving, il più grande attore teatrale dell'Inghilterra Vittoriana, per il quale
lavorò anche come manager, senza però riuscire mai ad ammetterlo.
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