Da Abramo a Isacco

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Da Abramo a Isacco - La Genesi. Come e quando è nato questo libro - Gli ebrei in Egitto

Viaggio di Abramo dalla terra di Ur a quella di Canaan

Abramo (Mosaico della Basilica di S. Marco)

I racconti della Genesi spaziano dalla creazione dell'uomo fino all'entrata degli ebrei in Egitto. Concentriamo per il momento l'attenzione sulle peripezie dell'umanità, dislocata su territori che attualmente andrebbero dall'alto Egitto fino all'Iraq.

Le vicende ruotano attorno alla storia degli ebrei, un popolo che si pone al centro dei racconti proclamandosi l'unico prediletto dal Signore. Il termine "ebreo" viene utilizzato per la prima volta ad indicare Abramo (Gn 14.13), un nomade il cui padre, Terach, si era spostato dalla città di Ur, in Mesopotamia, per raggiungere Canaan, l'attuale Palestina.

Ma non sarà lui bensì proprio suo figlio Abramo che la raggiungerà partendo da Carran, sul fiume Eufrate al confine sud dell'attuale Turchia, dove resterà per poco tempo per colpa di una carestia, prima di emigrare fino in Egitto. Come si capisce Abramo era un capo tribù di pastori nomadi, che necessitava di terreni e pozzi per i suoi animali e che quindi facilmente si spostava da un luogo ad un altro per sopperire a queste necessità.

Dal soggiorno in Egitto si desume un primo modo di comportarsi dei capi tribù nomadi, che ci vengono descritti come uomini abituati a fornire la propria moglie come prostituta presso i funzionari e i re che li ospitavano, in cambio di beni materiali e protezione:

Per riguardo a lei, egli [il faraone] trattò bene Abram, che ricevette greggi e armenti e asini, schiavi e schiave, asine e cammelli. (Genesi 12:16)

La cosa non fu senza conseguenze, in quanto la scarsa igiene di questi pastori era furiera di malattie tra i popoli sedentari abituati a condizioni di vita più civilizzate. [1] Questo potrebbe in realtà esser stato il vero motivo per cui Abramo dovette andarsene, anche se il narratore lo giustifica in altra maniera (Gn 12,17), sempre chiamando in causa il Signore e occultando le responsabilità materiali dei protagonisti della storia. Che il popolo in questione vivesse in condizioni igieniche pericolose lo si desume infatti a chiare lettere in tutti i successivi libri e nella legislazione emanata in seguito da Mosè.

Mentre tornava indietro nella Palestina, costretto a lottare contro invasori che venivano da Oriente, Abramo ricevette da Dio il grande patto di vassallaggio (Genesi 15) così riassumibile: la terra che andava dal "torrente d'Egitto" fino "al fiume grande l'Eufrate" e i popoli che l'abitavano sarebbe stata per sempre di Abramo e della sua discendenza. In pratica questo "Stato" comprendeva una parte dell'attuale Egitto (sostanzialmente la penisola del Sinai), Israele, il Libano, la Giordania, la Siria e una parte dell'Iraq; quindi, visto il viaggio finora percorso da Abramo, includeva tutte le terre da lui conosciute.

Gli mancava però un erede perché sua moglie Sara non riusciva a dargliene, problema comunque facilmente risolvibile perché a quel tempo vigeva la poligamia: Abramo aveva infatti la disponibilità di molte donne ed ebbe infatti il primo figlio Ismaele proprio da una sua schiava egiziana. Ma non appena Sara partorì Isacco, la schiava egiziana e il figlio furono cacciati nel deserto (Gn 21), iniziando così la serie di rifiuti dei figli di sangue misto che vedremo perpetuarsi in tutta la storia degli ebrei.

Ad una prima lettura ciò potrebbe rispecchiare la necessità di mantenere una razza pura, ma vedremo che questa non sembra essere la motivazione più ragionevole. Ciò si rileva anche dalla risposta del Signore:

Ma Dio disse ad Abramo: «Non ti dispiaccia questo, per il fanciullo e la tua schiava: ascolta la parola di Sara in quanto ti dice, ascolta la sua voce, perché attraverso Isacco da te prenderà nome una stirpe. Ma io farò diventare una grande nazione anche il figlio della schiava, perché è tua prole». (Genesi 21:12-13)

E' prematuro anticipare la spiegazione se non dopo aver percorso ancora diversa strada con questi primi capi tribù, che dovevano lottare continuamente con le popolazioni dei luoghi in cui arrivavano con gli armenti e il resto delle piccole comunità. [2]

E' significativo al riguardo la narrazione della strage di Sichem (Gn 34). In essa, oltre a far risaltare l'ingratitudine e il cinismo dei figli di Giacobbe, vengono descritti i modi con cui venivano trattate le popolazioni che facevano dei torti agli ebrei, con metodi che verranno ripresi e addirittura prescritti dal YHWH nella successiva conquista di Canaan:

[…] i due figli di Giacobbe, Simeone e Levi, i fratelli di Dina, presero ciascuno una spada, entrarono nella città con sicurezza e uccisero tutti i maschi. Passarono così a fil di spada Camor e suo figlio Sichem, portarono via Dina dalla casa di Sichem e si allontanarono. I figli di Giacobbe si buttarono sui cadaveri e saccheggiarono la città, perché quelli avevano disonorato la loro sorella. Presero così i loro greggi e i loro armenti, i loro asini e quanto era nella città e nella campagna. Portarono via come bottino tutte le loro ricchezze, tutti i loro bambini e le loro donne e saccheggiarono quanto era nelle case. (Genesi 34:25-29)


[1] La civiltà Egiziana con i suoi primi insediamenti stabilmente abitati conta un inizio antico databile nel III millennio a.C., quindi circa 1500 anni prima dei fatti relativi ad Abramo. Cfr. [Enciclopedia generale] vol. 2, pag. 1625. (torna su)

[2] Per inciso è in questi passi (Gn 21) che vengono nominati i Filistei, prima contraddizione "storica" in quanto significherebbe che questa popolazione dovrebbe essere stata presente nella zona all'incirca nel XVI secolo a.C., mentre gli studiosi li collocano nel X secolo a.C.. Cfr. [Enciclopedia generale] vol. 1, pag. 583. (torna su)



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Ultimo aggiornamento: 01-05-15