MARX-ENGELS
per un socialismo democratico


I GRÜNDRISSE

Lineamenti fondamentali della critica dell'economia politica (1857-58)
(Ed. La Nuova Italia, Firenze 1997, vol. I)

Arte ed economia

Marx rileva uno sviluppo ineguale tra arte (presa come esempio) ed economia. Ma, ci si può chiedere, se avesse saputo collegare cultura a economia, si sarebbe trovato ugualmente in difficoltà di fronte a questo sviluppo ineguale o avrebbe trovato risposte convincenti? Partiamo dunque da questa domanda.

Marx fa una prima constatazione: "Per l'arte è noto che determinati suoi periodi di fioritura non stanno assolutamente in rapporto con lo sviluppo generale della società, né quindi con la base materiale... della sua organizzazione"(p. 39). Nel senso che p.es. l'arte greca è decisamente superiore alla società in cui si è sviluppata (ma anche, aggiunge, il teatro di Shakespeare rispetto all'Inghilterra elisabettiana).

"Per certe forme dell'arte -dice Marx-, p.es. per l'epica, si riconosce addirittura che esse non possono più prodursi nella loro forma classica... certe importanti manifestazioni dell'arte sono possibili solo in uno stadio non sviluppato dell'evoluzione artistica"(ib.).

Marx ovviamente si rende conto della complessità e scrive: "La difficoltà sta solo nella formulazione generale di queste contraddizioni"(ib.). E prova a formulare alcune idee, che solo un esperto potrà dire quanto originali, considerando anche che il campo non era certo quello di Marx.

"La mitologia greca non fu soltanto l'arsenale ma anche il terreno nutritivo dell'arte greca"(ib.) Qui Marx attribuisce alla religione un'importanza decisiva per spiegare l'evoluzione della cultura. L'ha mai fatto nei confronti del cristianesimo?

"Ogni mitologia vince, domina e plasma le forze della natura nell'immaginazione e mediante l'immaginazione: essa scompare allorché si giunge al dominio effettivo su quelle forze"(ib.). Ogni religione, in verità, svolge il medesimo ruolo. Ma di quella cristiana perché non dire nulla?

Marx ha studiato bene il mondo classico, perché, come il giovane Hegel, vedeva in quel mondo qualcosa di più genuino e autentico, di più libero rispetto alla politicizzazione della fede realizzata dal cristianesimo di stato.

Marx fa degli strani collegamenti tra mitologia greca e scienza moderna, senza rendersi ben conto che alle radici della scienza moderna vi è una deformazione della cultura cristiana operata in maniera esplicita a partire da Copernico, Keplero, Galilei e Newton: una deformazione che sarebbe stata culturalmente impossibile nell'ingenuo mondo classico.

La mitologia greco-romana non ha avuto bisogno della scienza per scomparire: è bastato il cristianesimo. E non è esatto dire che il cristianesimo ha soltanto mutato le forme della mitologia greca. C'è stato un progresso di tipo culturale, una forma superiore di astrazione delle fantasie religiose.

Il vertice del politeismo greco-romano s'è scontrato col monoteismo ebraico-cristiano e ha perduto nettamente il confronto. Non poteva perderlo coll'ebraismo, a motivo del carattere politicamente chiuso di questa religione, ma l'ha perso con la trasformazione dell'ebraismo da religione nazionalistica a religione universale, per quanto il cristianesimo (paolino) abbia dovuto rinunciare a una politica di liberazione nazionale.

A noi non interessa sapere il motivo per cui il politeismo o la mitologia classica abbia trovato nel mondo greco la sua massima fioritura, anche perché siamo convinti, anche perché siamo convinti che la Grecia sia stata una sorta di centro catalizzatore di culture e mitologie nate altrove, in Africa, nel Medio Oriente... La Grecia, essendo un crocevia strategico per i commerci di tutto il Mediterraneo, gestiti da popolazioni le più diverse, ha potuto operare una sintesi politica e culturale di grande valore e originalità.

Marx probabilmente si sarà chiesto il motivo per cui il capitalismo non nacque in Grecia, visto che qui i commerci si svilupparono intensamente almeno sino all'arrivo dei turchi selgiuchidi. Il motivo, in sostanza, è uno solo: in Grecia il cristianesimo rimase il più possibile vicino alle sue origini culturali (apostoliche) e non subì le deformazioni politiche del cattolicesimo-romano, nell'alto Medioevo, che portarono a quelle socioeconomiche del basso Medioevo, le quali, a loro volta, come un effetto domino, da un lato portarono agli sviluppi della riforma protestante e alla nascita del capitalismo, e dall'altro subirono un arresto nei paesi controriformisti, quando la chiesa di Roma s'accorse che in forza di quelle trasformazioni sociali essa rischiava di perdere il proprio potere politico.

Le strade da intraprendere per andare oltre Marx e il marxismo sono dunque le seguenti:

  1. recuperare il rapporto uomo/natura passando attraverso la storia dell'uomo primitivo (o del comunismo primitivo), con la precisazione che la soddisfazione delle esigenze femminili garantisce meglio la riproducibilità della natura (per un socialismo democratico);
  2. trovare un'alternativa culturale integrale al cristianesimo primitivo, la cui espressione più originaria resta quella della chiesa ortodossa (per un umanesimo laico). Il cristianesimo primitivo è stato il più importante tentativo, fallito, di recuperare le origini sociali e umanitarie dell'uomo primitivo.

"Perché mai la fanciullezza storica dell'umanità -si chiede Marx-, nel momento più bello del suo sviluppo, non dovrebbe esercitare un fascino eterno come stadio che più non ritorna?"(p. 40). Marx lo dice pensando al mondo greco, vero paradiso perduto per l'intellettuale tedesco in generale. Ed è disposto a fare delle concessioni poetiche che deroghino dalla ferrea legge economica della "necessità storica". Ma noi dobbiamo essere ancora più rigorosi; non possiamo fare concessioni, non possiamo essere nostalgici e non possiamo accettare l'idea di un paradiso definitivamente perduto.

Oggi la totale dissoluzione di quella forma di cristianesimo che ha portato, direttamente o indirettamente, all'edificazione del capitalismo, il quale, a sua volta, sta portando alla dissoluzione dell'umanità, deve porre all'ordine del giorno il problema di come recuperare in forme nuove ciò che del passato cosiddetto "preistorico" è andato perduto e che non si vuole resti perduto per sempre. E' evidente, in tal senso, che limitarsi ad accettare le forze produttive del capitalismo modificandone unicamente i rapporti, è un obiettivo troppo limitato.

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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Teorici
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Aggiornamento: 26/04/2015