COMMENTO LIRICO-FILOSOFICO
AL RACCONTO BIBLICO DELLA CREAZIONE

Siamo usciti dal buio.
La luce è identità che splende nelle tenebre, è l'identità che vuole mostrarsi.
Da potenza diventa atto.
Nel buio l'essere era in potenza e diventa atto come luce.
In origine era la tenebra, il buio.
La luce va oltre gli astri.
Gli astri hanno ricevuto luce, gli astri sono un prodotto di luce, gli astri
sono luce nata nelle tenebre.
Le tenebre restano, affinché la luce si riveli. Beato chi trova in sé la luce,
nel proprio buio.
Il nero è primordiale, il bianco è derivato e col bianco tutti gli altri.
Il buio è semplice, la luce è complessa, è composita. Il buio è profondo e dal profondo nasce
la luce.
Si esce dalla notte e si ritorna nella notte. Passando per la luce.
Nascita e morte coincidono, non del tutto, non completamente.
La luce trasforma. Ciò che è nato, è nato e ora può solo riprodursi.
Non si torna indietro come se nulla sia stato.
Nel nulla l'essere è e si sviluppa.
Dal nulla è nato qualcosa il cui tempo è eterno, eterno per creare e ricreare.
Tenebra e luce, notte e giorno, nero e bianco oscillano, vanno e vengono, si
ripetono nello spazio infinito, nel tempo illimitato. Sono come onde del mare,
come battiti del cuore.
Chi ha paura del buio ha paura di se stesso. Nelle tenebre non ci si
nasconde, si diventa luce. Beato chi viene alla luce dal buio che l'avvolge.
La luce è fuoco che pulsa, fuoco perenne, inestinguibile, che brucia la
doppiezza, l'ambiguità e che alimenta il paradosso, la coincidenza degli
opposti.
Luce è trasparenza, essere quel che è, quel che si è.
L'essere è l'esserci dell'uomo.
Un imponente orgasmo cosmico è all'origine della nascita dell'universo. Un
magma informe e incandescente ha fecondato l'universo in ogni sua parte e in una
in particolare: la Terra.
Gli antichi parlavano di logos spermatikos, pensando a un'eiaculazione come atto
d'amore, un'esplosione cosmica.
In origine l'uno è duale: maschio e femmina.
"Facciamo l'uomo a nostra immagine, facciamolo a nostra somiglianza".
Tutto quello che precede la nascita dell'uomo è stato un gioco, figlio della
malinconia, della curiosità, dell'eccitazione. Con la nascita dell'esserci
l'essere diventa adulto. L'essere diventa responsabile dell'esserci. L'universo
si umanizza. Una spinta lo fa uscire dall'infanzia, dall'adolescenza e lo fa
diventare adulto.
L'universo è per l'essere umano, affinché lo popoli. La Terra è il modello da
seguire, l'archetipo.
Fine dell'universo è la riproduzione dell'esserci. Produzione e soprattutto
riproduzione, secondo le modalità più diverse della materia, che è, per sua
natura, un'esperienza di fuoco, energia primordiale, inesauribile.
La creazione dell'essere va ricreata dall'esserci, in maniera incessante. Con
l'esserci l'universo ha preso consapevolezza di sé.
La dimensione della materia che ci è nota sta per essere superata da una
nuova dimensione, in cui l'energia è materia essa stessa. E non esistono parole
per definirla. L'esserci diventa come l'essere: energia in grado di creare.
L'origine dell'universo e l'origine dell'uomo sono un unico capitolo
comprendente la storia della natura e dell'essere umano. Il fine ultimo della
nascita e dello sviluppo dell'universo è la formazione e lo sviluppo dell'essere
umano. Al centro dell'universo vi è l'esserci e null'altro. Pensare a
un'ulteriore fase evolutiva dell'essere umano ha senso solo se si ammette
l'ipotesi di una diversa configurazione dell'universo, cioè se si ammette la
possibilità di un pluriverso. L'universo sta alla nostra limitata conoscenza
come il pluriverso all'infinità della materia.
La Terra, forse l'intero universo, sono destinati a tornare così com'erano al
momento della loro nascita, ma non in forme esattamente identiche, poiché in
natura nulla si ripete in maniera eguale, essendo tutto soggetto a perenne
trasformazione.
Il fatto che l'alfa coincida con l'omega ci fa capire che le trasformazioni,
pur inevitabili, pur decisive ai fini dell'evoluzione, restano relative rispetto
all'esigenza di ricomporre il tutto in un unico punto, cioè di ricapitolare
l'enorme varietà e diversità a una semplice essenzialità e unità interiore.
L'evoluzione arriva a un punto oltre al quale diventa involuzione, ed
entrambe le forme dell'esistere contribuiscono a dare un senso all'esserci.
L'involuzione è glaciazione, diluvio universale, apocalisse che azzera e fa
rinascere.
Ogni configurazione dell'essere ha un principio e una fine correlata,
corrispondente alla forma, cioè ogni inizio ha una fine che gli è propria, che
gli appartiene di natura, intrinsecamente.
Ciò dunque significa che il ritorno dal molteplice all'uno che l'aveva
generato è in realtà l'inizio di una nuova tipologia di esistenza, in cui la
molteplicità si riforma necessariamente secondo inedite modalità.
La molteplicità è la ricchezza dell'uno, ma anche la sua dispersione, che non
può essere illimitata nel tempo e nello spazio. Ad un certo punto l'uno
rivendica la propria specificità irriducibile, la propria presenza archetipica,
la propria rassicurante autonomia. La pangea diventa cosmica.
Questo processo di ritorno all'origine semplice, pura, primordiale, ognuno la
sperimenta su di sé, come un fenomeno del tutto naturale, indipendente dalla
propria volontà.
Se è il tempo a determinare l'esserci, l'unico modo di farlo scorrere in maniera
regolare, uniforme, è quello di vivere il più possibile secondo natura.
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