STORIA DEL CRISTIANESIMO PRIMITIVO
Dal Gesù storico al Cristo della fede


QUANDO NACQUE IL CATTOLICESIMO

L'imperatore Teodosio

Walter Peruzzi

cattolicesimo-reale.blogspot.com

Il Cattolicesimo reale

Il passaggio dalle prime comunità cristiane delle origini, dalle assemblee democratiche alla Chiesa con i suoi vescovi, la sua gerarchia, i suoi dogmi, il suo irrigidirsi in istituzione, comincia presto. Ma la sua formalizzazione si ha nel corso del IV secolo quando “l’imperatore è diventato papa”.

Un antefatto. Da pacifisti a soldati

Un antefatto importante, perché dà un’idea dei cambiamenti che accompagnano tale passaggio, è il mutato atteggiamento dei cristiani verso la guerra.

Ancora nel 304-305 Lattanzio ribadiva quanto nel III secolo il vescovo Ippolito aveva fissato in un Regolamento ecclesiastico e cioè che un cristiano deve aborrire la guerra e le armi. Ma il Concilio francese di Arles, tenutosi nel 314, stabiliva che fossero scomunicati i disertori.

In mezzo, a fare da spartiacque fra due posizioni così antitetiche, c’è l’editto di Milano con il quale Costantino concesse libertà di culto ai cristiani e avviò al tempo stesso il trapasso dal cristianesimo originario alla Chiesa costantiniana con l’incorporazione dei cristiani nelle strutture dell’impero, come funzionari, soldati, ufficiali; con l’attribuzione di privilegi e poteri civili oltre che religiosi ai vescovi; e con la graduale assunzione del cristianesimo a religione dell’impero: è dello stesso 313 l’indizione di un concilio romano, “il primo organizzato in pieno accordo con il potere civile” (Claudio Rendina, I papi, Roma 2005), tenutosi “nella casa dell’imperatrice Fausta, seconda moglie di Costantino” dal 2 al 4 ottobre. “L’imperatore, da autentico e geniale uomo di Stato”, nota Rendina, “si rese conto della forza che aveva ormai il cristianesimo nei confronti della cultura pagana e s’impegnò per sostituire gli ingranaggi pagani dello Stato con quelli cristiani”.

A questa compenetrazione fra cristianesimo e impero, avviata da Costantino in vista di rafforzare lo stato romano, non poteva non corrispondere l’ingerirsi dell’imperatore nella vita della Chiesa, per assicurare la stabilità della nuova religione e la sua compatibilità dottrinale e morale con le esigenze statali. Così l’imperatore è fatalmente indotto a farsi papa, come avviene appena dodici anni dopo l’editto di Milano, nel 325, col primo concilio ecumenico della storia, quello di Nicea.

L’imperatore che diventa papa

Nel 325 vescovo di Roma era Silvestro I. Ma Silvestro, come lo definisce Rendina, è un “uomo di paglia di Costantino” ed è quindi quest’ultimo, non il papa, ad aprire, presiedere e guidare i lavori del concilio che non solo approva il Credo della nuova religione (nella cui formula appare per la prima volta il termine “cattolico” riferito alla Chiesa), ma ne definisce alcuni caratteri fondamentali.

A soli dodici anni da quando aveva solennemente proclamato con l’editto di Milano il diritto alla libertà di religione (“La libertà di religione non può subire costrizione e per quanto riguarda le cose divine bisogna permettere ad ognuno di obbedire alla propria coscienza….Ognuno ha il diritto di seguire il culto che preferisce senza essere leso nel suo onore e nelle sue convinzioni”) Costantino, nella nuova veste di presidente della suprema assemblea dei vescovi, intima di scomunicare Ario e di comminare la pena di morte a chi ne conservi i libri, che vengono condannati al rogo.

Nella Dichiarazione che introduce i lavori del Concilio, “Costantino Vittorioso e Augusto” afferma infatti: “Poiché Ario ha imitato uomini malvagi ed empi, merita di subire con loro la stessa pena di infamia… Inoltre comandiamo che venga distrutto con le fiamme qualsiasi scritto di Ario… Comunico anche che, se qualcuno fosse trovato di avere nascosto un libro composto da Ario e non lo distrugga subito nel fuoco, deve subire la pena di morte… Dio vi assista.”

Qui sono fissati due tratti tipici della nuova religione: la presunzione di infallibilità, che soltanto può legittimare la distinzione fra “ortodossi” ed “eretici”, fra la Chiesa come sinonimo di verità e chi, allontanandosi da lei, cade nell’errore; e l’intolleranza che prefigura già dal 325 il futuro istituto dell’inquisizione perfino nel tipo di sanzioni (il rogo dei libri e la messa a morte degli eretici).

Ma soprattutto si stabilisce quell’intreccio fra Chiesa e Stato, fra potere spirituale e temporale, reso anche fisicamente dal ruolo dell’imperatore come presidente del Concilio, che distanzia la Chiesa cattolica dal cristianesimo delle origini, spirituale e avversato dall’impero.

Il cattolicesimo religione di stato

Il passo successivo di questa trasformazione del cristianesimo in religione mondana, legata al potere, da esso tutelata e che lo tutela, si compie il 27 febbraio 380, con l’Editto degli imperatori Graziano, Valentiniano II e Teodosio (voluto in realtà da quest’ultimo), che denomina “cattolica” la nuova religione e la costituisce in “religione di stato”, condannando quanti si discostano da essa come “eretici”, sottoposti non solo a pene spirituali ma anche temporali.

“Vogliamo che tutti i popoli, governati in giustizia dalla Nostra clemenza”, recita l’editto, “seguano quella religione che... il divino apostolo Pietro ha dato ai Romani, professata dal pontefice Damaso e da Pietro, vescovo di Alessandria... Ordiniamo che coloro che seguono tale dottrina siano chiamati cristiano-cattolici, e che tutti gli altri invece, che giudichiamo dementi e insensati, subiscano l'infamia dell'eresia, che le loro comunità non abbiano il nome di Chiese e che debbono essere puniti non solo dalla vendetta divina, ma anche dal potere che la Volontà celeste ci ha accordato”.

A conferma di questo editto Teodosio fece seguire fra il 390 e il 392 misure persecutorie contro i pagani, ormai costretti a non riunirsi nei templi ma in case private, come in passato era accaduto ai cristiani, e condannati a morte dopo il 392 (come i cristiani dei primi secoli o i nemici del Dio degli Ebrei uccisi, stando alla Bibbia, per volontà del “Signore”) se facevano pratiche divinatorie.

Negli stessi anni vengono anche fissati quelli che il Concilio di Trento confermerà solennemente come libri canonici, ossia ispirati da Dio, dell’Antico e del Nuovo Testamento (Decreto di Damaso, o De explanatione fidei, 382), con la conseguente espulsione, fra gli altri, dei cosiddetti Vangeli apocrifi.

Dall’imperatore-papa al papa-re

Damaso è anche il primo vescovo di Roma che a fondamento della propria autorità invoca il poi celebre versetto del Vangelo di Matteo (16,18) “Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia Chiesa”, secondo molti interpolato, assente negli altri vangeli sinottici e insufficiente a giustificare la fondazione di una Chiesa da parte di Cristo e addirittura il primato del vescovo di Roma su tutti gli altri, se non fosse che tale primato si stava imponendo nei fatti, grazie al sostegno dato a Damaso dall’imperatore e sancito anche dall’editto del 380 sopra citato.

Il rafforzamento del papa è un passaggio importante anche verso quella supremazia della Chiesa sullo stato, ossia verso la trasformazione del cesaropapismo costantiniano in teocrazia, che è l’idea di fondo della Chiesa cattolica già nel IV secolo (“Il clero occupa una posizione più altolocata del re… Come l’anima sul corpo, come il cielo sulla terra…”, Giovanni Crisostomo, Omelie, fine IV sec.), anche se bisognerà aspettare la caduta dell’impero romano, che fa della Chiesa l’unica autorità in Occidente, perché papa Gelasio (492-96) dica all’imperatore d’Oriente Anastasio: “Tu sai, grazioso figliolo, che tu, malgrado sia al vertice dell’umanità per dignità, tuttavia devi chinare devotamente la testa davanti ai padri nelle questioni divine, e aspettare da loro lo strumento della tua salvezza” (Epistola 12).

Con altre parole Benedetto XVI ribadisce la stessa intramontabile vocazione teocratica della Chiesa quando afferma nel Discorso all'assemblea dei vescovi italiani del 18 maggio 2006: “Una sana laicità dello Stato comporta senza dubbio che le realtà temporali si reggano secondo norme loro proprie, alle quali appartengono però anche quelle istanze etiche che trovano il loro fondamento nell'essenza stessa dell'uomo e pertanto rinviano in ultima analisi al Creatore…”, cioè alla Chiesa poiché, come ebbe a dire Pio XI, “il rappresentante delle idee, dei pensieri e dei diritti di Dio non è che la Chiesa” (Discorso agli iscritti della federazione francese dei sindacati cristiani, 1938).

Il cattolicesimo, il cristianesimo e Gesù

Più complesso è il discorso sul rapporto fra questa Chiesa cattolica, quale viene definendosi dal IV secolo e quale ho cercato di descrivere nel Cattolicesimo reale attraverso i suoi stessi documenti – una chiesa gerarchica, solidale col potere e con le classi dominanti, intollerante e dogmatica nella sua pretesa di infallibilità, sessuofobica, omofoba, misogina, fautrice della guerra santa e della guerra di evangelizzazione e di conquista, della tortura e della pena di morte, negatrice dei diritti umani – e il cristianesimo che l’ha preceduta o Cristo stesso.

Si tratta di un discorso che non ho voluto affrontare nel mio libro, restringendomi all’analisi della dottrina cattolica, e che anche qui mi limito ad accennare data la mia scarsa competenza in materia. La riduzione dei libri canonici del Nuovo Testamento riconosciuti dalla Chiesa di Roma ad alcune lettere apostoliche e ai quattro vangeli tradizionali, con esclusione di molti altri materiali della tradizione cristiana primitiva, fa sì infatti che quando parliamo del cristianesimo delle origini o di Gesù si debba farlo, a meno di non conoscere e saper esaminare i materiali “apocrifi” (e non è appunto il mio caso), sulla base del materiale propostoci, già “filtrato”, dalla gerarchia cattolica, se non addirittura con le “note” dei vari Ricciotti (che anche dove i testi parlano di “fratelli” e “sorelle” di Gesù si affrettano a avvertirci, ad esempio, che deve intendersi “cugini”, in modo da far salva la verginità di Maria…).

Ci è difficile capire quanto della tradizione cristiano-cattolica è già in Paolo - di cui si contestano alcune lettere ritenute dalla Chiesa canoniche e che molti ritengono, da solo o insieme a Giovanni, il vero fondatore del cristianesimo. Ancora più è difficile stabilire il rapporto fra il cristianesimo e la figura di Cristo da cui prende il nome, ossia quanto del corpus dottrinale cristiano o paolino si possa far discendere dall’insegnamento di Gesù – la figura storicamente meno determinata (al punto che alcuni ne contestano perfino l’esistenza storica), fra i fondatori delle grandi religioni. Mi ha colpito sentir affermare nel corso del nostro dibattito, da qualche appartenente a una comunità cristiana di base, che si ritiene seguace di Gesù, più che “cristiano” (e men che mai “cattolico”), in quanto pensa che Gesù c’entri poco con il cristianesimo a lui successivo.

Per tutti questi motivi mi limiterò qui solo a qualche osservazione cauta sul rapporto cattolicesimo-cristianesimo. La prima riguarda l’idea che talvolta mi è parsa emergere anche dal nostro dibattito, secondo cui il cattolicesimo sarebbe la pura e semplice negazione del cristianesimo, scaturita da un lucido calcolo degli imperatori, quasi frutto di un “complotto”. Ciò mi convince poco. Diffido delle teorie complottiste. Valga ad esempio la caduta del socialismo reale, che alcuni hanno attribuito a un complotto della Cia e di qualche “rinnegato” mentre appare ormai chiaro che è stato principalmente frutto di limiti e contraddizioni interne a quel modello.

Qualcosa di simile mi pare debba dirsi per il cristianesimo. Il teologo protestante Troeltsch scrive nel suo studio su Le dottrine sociali della Chiesa e dei gruppi cristiani che uno spirito conservatore e rispettoso delle diseguaglianze esistenti (che poi troveremo nel cattolicesimo alleato del potere) era già presente nel cristianesimo primitivo – convinto dell’eguaglianza di classe e di genere, ma nell’altra vita (ritenuta imminente); o che praticava il comunismo sì, ma all’interno della comunità, e non come modello di organizzazione della società ecc.

E Manacorda fa osservare come già nel II-III secolo, in vari autori cristiani si manifestasse l’intolleranza verso i non credenti, si auspicasse l’inferno per i persecutori. Egli ritiene anzi che proprio questa intolleranza verso le altre religioni sia stata la causa che ha reso i cristiani invisi e ha causato le persecuzioni. Anche Gesù infine, almeno per come è presentato nei Vangeli canonici, è talora esempio di mitezza e amore ma altre volte terrifico nella sua ricorrente minaccia all’inferno.

D’altro lato, se è vero che il cattolicesimo è in nuce o per certi aspetti già nel cristianesimo, e anche vero che il cristianesimo e Gesù continuano a essere presenti dentro il cattolicesimo, ad attraversarne la storia, sia come fondamenti cui si richiama in modo strumentale la Chiesa gerarchica (con la retorica della povertà, dell’amore, degli ultimi) perché di qui trae la sua legittimazione, sia come aspirazione e come mito del ritorno alle origini evangeliche delle minoranze ribelli, dissenzienti o espunte come eretiche nel corso dei secoli, che coltivano l’utopia di una impossibile “riforma” della Chiesa di Roma. Ultimo esempio le illusioni alimentate dal Vaticano II e che ancora oggi alimenta il sogno di una sua ripresa, nonostante il pontificato di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI abbiano riaffermato quella Chiesa costantiniana che non è l’eccezione ma la regola.

Intervento di Walter Peruzzi del 29-IX-2009 presso la comunità di base di Pinerolo.

Fonte: www.cattolicesimo-reale.it

Dell'Autore vedi anche www.homolaicus.com/storia/religione-vita/ e www.homolaicus.com/teoria/ateismo/cattolicesimo-reale.htm

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Aggiornamento: 01/05/2015