|
|
La Legione “Valiente”
Gli Italiani si distinsero valorosamente nell’accanita difesa della città, insieme ai soldati del col. Bartolomé Mitre che comandava la Guardia Nazionale, tanto da guadagnarsi il titolo di “Valiente” (Coraggiosa) riportato poi in tutti gli atti ufficiali.
Giunse a Roma, dove per la soffiata di una spia venne scoperto, arrestato dalla polizia pontificia e condannato alla forca. Si avviarono intense trattative diplomatiche tra il governo argentino, del quale aveva acquisito la cittadinanza dopo aver combattuto nella guerra civile, e lo Stato Pontificio che sostituì la pena di morte con l’esilio, a condizione che Olivieri non facesse più ritorno a Roma. Ritornato a Buenos Aires nel gennaio 1855 fu accolto calorosamente dagli italiani d’Argentina che lo amavano, poiché sempre pronto a combattere per la libertà. Giunse anche un altro condannato a morte e rifugiato politico: il repubblicano lombardo Filippo Caronti. Nella cattedrale di Buenos Aires il 22 dicembre 1855 Olivieri sposò Leocadia Cambaceres, appartenente a una famiglia d’immigrati francesi importanti possidenti terrieri e allevatori di bestiame. La donna gli diede Silvina, l’unica figlia che nacque il 2 novembre 1856 e che, come vedremo, non potrà conoscere. Il governo di Buenos Aires, come già detto, voleva colonizzare vasti territori fertili, fino ad allora occupati dagli indios, come succedeva per la conquista del Far West negli Stati Uniti. Nel novembre 1855 si decise la fondazione di una colonia agricola-militare per far sviluppare la zona ove sorge attualmente la città di Bahía Blanca: essa fu la prima ad essere organizzata nel XIX secolo in Argentina. A questo scopo fu creato un corpo dalla doppia essenza civile e militare, che unisse le attività agricole alla funzione di soldato di frontiera: nacque così la Legión Agrícola Militar, i cui appartenenti erano coloni che sapevano combattere. Il comando fu affidato al colonnello Silvino Olivieri, giunto per la seconda volta in Argentina. Furono arruolati seicento uomini per tre anni come soldati di frontiera. La Legione era costituita da sei compagnie di fanteria, una batteria di artiglieria al comando del capitano Giovanni Penna ed uno squadrone di cavalleria agli ordini del capitano Barilari. L’uniforme somigliava a quelle degli Zuavi francesi e dei soldati piemontesi indossate durante la guerra di Crimea. I legionari, da lunedì a sabato, svolgevano lavori agricoli, la domenica e le festività civili e religiose eseguivano manovre militari e l’addestramento (molti non sapevano ancora cavalcare). Il cappellano impartiva brevi direttive morali ed educava i giovani, il comandante militare era anche capo della colonia e doveva consegnare ad ogni legionario ed alla sua famiglia un appezzamento di terreno. Nel febbraio 1856 arrivò a Bahía Blanca il primo gruppo di legionari, ma l'imbarcazione che trasportava gli uomini, gli attrezzi da lavoro e le sementi s’incagliò 5 km. prima dell' ancoraggio e non poté arrivare a Puerto Viejo nella foce del fiume Napostà Grande. Purtroppo andò perso quasi tutto il carico. Il comandante Olivieri non si scoraggiò e così parlò alla popolazione di Bahía Blanca: «Vi prego vedere nei legionari, fratelli che vogliono aiutarvi nel grande impegno per popolare questa immensa terra del sud...». Tra le numerose difficoltà, i legionari dovettero affrontare anche una epidemia di colera, che aveva già colpito l’Europa, il Brasile e l’India. Si ritiene che essa si sia propagata in Argentina mediante una nave che aveva fatto scalo in India. Secondo gli scritti del tenente dei legionari Pietro Hugony, l’epidemia infierì da febbraio ad aprile 1856; su mille abitanti ne perirono più di cinquecento tra legionari e civili, morirono anche alcuni indios dei dintorni. |
|
|