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Nel 1810, quando le province del Rio de la Plata conquistarono l'indipendenza dalla Spagna, approfittando della detronizzazione del re Ferdinando VII, la maggior parte dell'Argentina era popolata da tribù indigene insorte.

Nonostante la loro scarsità numerica (intorno al 1500 non erano che poco più di 400.000 persone), queste tribù costituivano un forte elemento di autocoscienza e di unificazione nazionale.

Tuttavia, dopo la rivoluzione del maggio 1810 la situazione degli indigeni invece di migliorare peggiorò.

Infatti, mentre la corona spagnola, impadronendosi delle loro terre, aveva riconosciuto almeno teoricamente, il diritto delle comunità indigene all'usufrutto della terra, partendo nientemeno dal concetto dell'inferiorità degli indigeni, la legge creola, al contrario, pur considerando gli aborigeni cittadini di uguale diritto, non garantiva loro il diritto di lavorare la terra in loro possesso.

L'uguaglianza costituzionale si era trasformata in disuguaglianza sociale ed economica.

Tant'è che già nel giugno 1810 la giunta governativa inviò una spedizione a Salinas Grandes (attuale provincia della Pampa) per verificare la legittimità del possesso delle terre e del bestiame, dando inizio alla campagna di annessione al territorio statale della terra occupata dagli indigeni.

Fino al 1852 la campagna oltre la linea di frontiera, situata poco più a sud di Buenos Aires, contro gli indigeni del sud, fu realizzata dai capi locali di Buenos Aires, Mendoza e Cordoba, che utilizzavano i gauchos nei loro eserciti.

Cinque tribù indigene crearono una confederazione militare nel sud della frontiera, ma nel 1872 il generale Rivas riuscì a sconfiggerla definitivamente.

Nel 1879 le truppe comandate dal generale Julio A. Roca intrapresero una spedizione per conquistare il deserto della Patagonia e, dopo che nel 1885 si arrese l'ultimo cacique ribelle, la bandiera argentina fu issata sulla sponda dello stretto di Magellano.

Nel settembre dello stesso anno i 541 partecipanti alle spedizioni si divisero circa 4.500.000 ettari di terra, creando così le premesse per la grande proprietà agraria, ostacolo alla colonizzazione di massa.

La ferrovia e il telegrafo concretizzarono la "nazionalizzazione" del territorio indigeno.

Intanto, tra il 1870 e il 1884 furono inviate nella regione settentrionale del Chaco sette spedizioni militari, al comando dello stesso generale Roca, che sterminò la quasi totalità degli indigeni.

La resistenza delle ultime tribù insuminas fu piegata intorno al 1917. Dopodiché iniziò la cosiddetta storia moderna del Chaco, l'epoca della colonizzazione pacifica da parte degli immigrati europei, determinata soprattutto dalle fortune che procurò l'allevamento bovino ed equino della Pampa. Gli Italiani costituirono circa il 35% degli immigrati.

Nel 1869 la popolazione argentina era di 1,7 milioni di ab. e nel 1914 era già di 8 milioni. Oggi sfiora i 40 milioni.

Attualmente la popolazione indigena ammonta a circa 240.000 abitanti e dall'arrivo degli spagnoli a La Plata s'è ridotta della metà.

L'Argentina è il paese sudamericano che conserva meno tracce delle antiche popolazioni indigene, quasi totalmente sostituite dai bianchi (oggi gli amerindi sono il 3% dell'intera popolazione). [Clicca sulla mappa che rappresenta l'ubicazione della maggioranza delle Comunità Aborigene dell'Argentina]

Enrico Galavotti

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Ultimo aggiornamento: 17-mag-2005 - Homolaicus - Storia