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L’ammutinamento

Il Col. Olivieri era un uomo coraggioso, energico e portato al comando, disposto a lottare per i suoi ideali, ma anche molto autoritario, brusco e irascibile. Per far rispettare la sua autorità inflisse delle severe punizioni e mise agli arresti il capo dei ribelli minacciandolo di fucilazione. Si dice che una grotta tuttora esistente, scavata nella friabile roccia calcarea, venisse utilizzata come luogo di reclusione.

A questo punto i cospiratori, temendo per la vita del loro capo, decisero di passare all’azione, dopo un viaggio effettuato da Olivieri a Bahía Blanca in compagnia del cappellano Cassani.

Nella notte di domenica 28 settembre 1856 verso le ore 3.00 i rivoltosi accerchiarono la capanna dove il comandante, l’aiutante Tomaello e il cappellano alloggiavano. Cominciarono a sparare contro la fragile dimora; il comandante uscì, con spada e pistola si difese colpendo alcuni ribelli, ma crollò a terra crivellato dai colpi. L’aiutante cadde prima di lui, mentre il cappellano, colpito da un colpo di fucile ad una spalla, morì pochi giorni dopo di cancrena.

La rivolta fu sedata il 20 ottobre successivo dalle truppe provenienti da Bahía Blanca. Ventisei cospiratori furono imprigionati e accusati di complicità nell’assassinio del Col. Olivieri; essi furono processati da un Consiglio di Guerra che emise la sentenza il 22 aprile 1858.

Un sergente ed un caporale furono condannati alla fucilazione, un ufficiale e altri dodici tra sottufficiali e militari di truppa furono condannati a varie pene tra cui la reclusione da un massimo di dieci ad un minimo di due anni. Dopo pochi anni, comunque, furono messi in libertà grazie all’intercessione del console del Regno di Piemonte e Sardegna e della Società di Dame della Carità di Buenos Aires.

Silvino Olivieri, italiano coraggioso ed amante della libertà, perì così in terra straniera, cinque anni prima dell’unità d’Italia. Con la sua scomparsa fallì l’esperimento della colonia di Nuova Roma. In un sito Internet viene indicato tra 114 “grandi italiani nel mondo”; purtroppo non tutte le notizie sulla sua storia ivi contenute hanno sostegno storico.

Il Col. Olivieri fu sepolto con tutti gli onori militari il 5 aprile 1857 a Buenos Aires; nella cerimonia, il generale Bartolomé Mitre, Ministro della Guerra, pronunciò un discorso d'elogio che così si concluse: « … Addio coraggioso e sfortunato Colonnello Olivieri, fratello in tante cause e ideali, al cui fianco ho combattuto. Addio per sempre».

Dopo la partenza dei legionari italiani Nuova Roma diventò un fortino per arginare le scorrerie degli indios che, poi, fu ampliato nel 1870. Oggi seppure il forte non esiste più, la località continua a chiamarsi Nuova Roma.

Gli storici argentini discutono sulle responsabilità di Olivieri nel fallimento della colonia agricola di Nuova Roma. Alcuni gli rimproverano l’eccessiva severità, altri mettono in risalto la pericolosità di alcuni legionari, che più di soldati e coloni erano furfanti fuggitivi.

Fondata l’11 aprile 1828, la cittadina di Bahía Blanca nel 1859 aveva circa mille abitanti più i soldati e i legionari. Nella prima metà del secolo XIX Bahía Blanca si chiamava “Nueva Buenos Aires”, ma anche “Fortaleza Protectora Argentina” (opera di fortificazione che proteggeva la città e la regione circostante). Davanti alla piazza principale c’era il Fuerte Argentino ove erano accasermati i soldati.

A Bahía Blanca vi era un altro gruppo di legionari italiani giunti da Buenos Aires al comando del capitano d’amministrazione Filippo Caronti. I reduci di Nuova Roma, non ribellatisi e non fuggiti, furono aggregati a loro e abbandonarono definitivamente l’attività agricola.

Apriamo una parentesi per introdurre la figura di un altro italiano: Antonio Susini Millelire. Nato a La Maddalena (Sardegna) l’11 aprile 1819, nel 1840 cercò la fortuna in Sud America. Prestò servizio come artigliere nella Legione Italiana a Montevideo in Uruguay dove conobbe Giuseppe Garibaldi.

Nel 1841 è nominato ufficiale nella marina da guerra uruguayana e poi promosso da Garibaldi a Ten. Col., comandante della Legione Italiana, poiché si era distinto valorosamente nella difesa della capitale Montevideo assediata dal generale golpista Oribe.

Dopo la morte di Olivieri nel 1857, si recò a Buenos Aires ove, su richiesta della Repubblica Argentina, assunse il comando della Legione Militare Italiana.


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Ultimo aggiornamento: 17-mag-2005 - Homolaicus - Storia