STUDI SUL NUOVO TESTAMENTO


GESU’ E GESU’

I - II

di Daniel T. Unterbrink – AlterEgo Editore
Recensione di Nunzio Miccoli

Il Vecchio Testamento, per ebrei e protestanti è costituito di 39 libri, diviso tra legge, libri profetici e scritti; ricatalogato dalla chiesa cattolica in Pentateuco, libri storici, libri sapienziali e libri profetici, in tutto 46 libri (include due libri dei Maccabei, Sapienza e Siracide che non esistono nella Bibbia ebraica); invece, il Nuovo Testamento è costituito da 27 libri.

La fissazione del canone dei 27 del Nuovo Testamento fu fatta nel 367 da Atanasio, che lavorava in accordo con Costantino ed Eusebio; nel 405 nacque la Vulgata di Gerolamo in latino: era una traduzione libera dei testi ebraici e non della versione greca dei Settanta.

Nel 1428 fu condannato a morte il prete inglese John Wycliffe per aver voluto tradurre la Bibbia in inglese; nel 1536 fu impiccato l’inglese William Tyndale che aveva ripetuto l’impresa; tra il 1521 e il 1534 Lutero tradusse la Bibbia in tedesco; nel 1611 re Giacomo d’Inghilterra ne fece fare una traduzione in inglese. La Chiesa era sempre stata contro la traduzione della Bibbia in volgare.

Le scritture ebraiche furono il collante della diaspora e permisero di salvare un’identità nazionale ebraica; i vangeli, seguendo un costume della Bibbia ebraica, sono attribuiti agli apostoli per conferire loro autorità: quest’opinione oggi è condivisa anche dalla chiesa cattolica.

La letteratura neo-testamentaria più antica è data da alcune lettere di Paolo, a cominciare dalla lettera ai Tessalonicesi; il vangelo più antico è quello di Marco; il più recente è quello di Giovanni; Luca scrisse anche gli Atti degli apostoli. Tutti questi libri, secondo me, nacquero nel II secolo e negli anni furono modificati ed ampliati: non abbiamo gli originali.

Secondo Unterbrink, Gesù è la ricostruzione storica del patriota galileo Giuda di Gamala, morto, secondo Unterbrink, il 19 d.C, il quale si oppose all’occupazione romana e alle loro tasse e fu crocifisso.

Giuda era un fariseo figlio di Ezechia e padre di Giovanni, che secondo David Donnini Nuove ipotesi su Gesù e Luigi Cascioli La Favola di Cristo sarebbe invece la controfigura di Gesù; secondo me anche Menhem, figlio o nipote d Giuda, che fu fatto re di Gerusalemme e messo a morte del 66 d.C., potrebbe essere la controfigura di Gesù.

Se la Bibbia, che è una raccolta di libri, è il libro più letto al mondo, la critica biblica ormai costituisce complessivamente la seconda letteratura nel mondo. Ogni libro, come questo di Unterbrink, fornisce un contributo per fare chiarezza su questa materia; le nebbie che avvolgono le sacre scritture si stanno diradando.

Giuseppe Flavio, Plinio il giovane, Tacito e Svetonio, relativamente alle loro citazioni sul  cristianesimo e Cristo, furono falsificati nel IV secolo, per affermare la realtà di Cristo e del movimento cristiano; infatti, storici ebrei come Giosefo non ci hanno parlato di Cristo.

Giuseppe Flavio ispirò le scritture cristiane rendendo possibile la costruzione del romanzo storico su Gesù: è stato lui a parlarci ampiamente di Giuda il galileo.

Per i romanzi storici è importante conoscere epoche, costumi, partiti e luoghi citati, poi gli autori prendono ispirazione da personaggi esistiti, ampliandone e magnificandone le gesta e facendone i protagonisti dei romanzi.

Fu il potere romano che sponsorizzò il cristianesimo; infatti il vangelo di Marco e le prime epistole di Paolo nacquero a Roma; questo potere, nella costruzione della figura di Gesù, per la parte umana prese da Giuda, Giovanni e Menahem, mentre per la parte divina prese da Mitra, che aveva già metabolizzato le religioni misteriche.

Così il cristianesimo cattolico, per garantire la governabilità, nacque a tavolino, prendendo a personaggi e religioni precedenti, perché le vecchie religioni erano in crisi; materialmente l’operazione fu opera di Eusebio ed Atanasio e fu commissionata da Costantino; infatti, nel IV secolo nacque il credo niceno ed il terzo canone cattolico, dopo quello gnostico di Marcione della prima metà del II secolo e dopo quello proto-cattolico d’Ireneo della fine dello stesso secolo.

Il cristianesimo era nato prima gnostico, credeva Cristo un essere soprannaturale, celeste o spirituale ma non un Dio; poi ariano, in quanto lo si riteneva un uomo o meglio un superuomo, ma non un Dio, perché a questi subordinato e di diversa sostanza; e poi divenne cattolico. Infatti, secondo la teologia di Giovanni, Gesù era uomo e Dio, della stessa sostanza di Dio suo padre.

Il Testimonium Flavianum, che nelle opere di Flavio accenna a Cristo, è un’interpolazione alle opere di Flavio fatta nel IV secolo da Eusebio; entrò in circolazione allora perché Origene, che era vissuto prima,  aveva affermato che Flavio non aveva riconosciuto Cristo come messia.

Giuseppe Flavio ci parla dell’esecuzione di Gesù ma non di quella di Giuda, delle cui opere però ci fa ampio resoconto; però Flavio ci parla dell’esecuzione di figli e nipoti di Giuda, cioè Giacomo, Simone, Menahem ed Eleazar, alcuni di loro omonimi con i fratelli  di Gesù.

Flavio ricorda che Giuda diede vita ad una nuova dottrina da lui chiamata “Quarta filosofia”, che riscontriamo diversa dal cristianesimo dei gentili varato da Paolo; secondo Unterbrink a questa filosofia facevano capo il movimento di Giuda di Gamala e i giudeo-cristiani di Gerusalemme, diretti da Giacomo, fratello di Gesù, secondo gli Atti degli Apostoli, o figlio di Giuda, secondo Flavio.

Se Unterbrink, come me, ritiene il cristianesimo una costruzione artificiale assemblata e che il romanzo di Cristo fu ispirato alla vita di Giuda, per altro verso, io dissento da lui quando riferisce la quarta filosofia ai giudeo cristiani.

In realtà, Giuda di Gamala fondò il movimento zelota, nazionalista, rivoluzionario, comunista, contro il governo, contro i romani e contro le tasse; nel I secolo non esistevano giudeo cristiani in Palestina, ma solo esseni che vivevano comunisticamente nel loro convento di Qumram e ispirarono la vita dei primi cristiani; questi esseni erano in rapporto con gli zeloti e, assieme a loro, costituivano la quarta filosofia.

Solo nel IV secolo, tramite missionari imperiali, i primi cristiani arrivarono in Palestina: Elena, madre di Costantino, vi costruì la prima chiesa, cioè dopo che il cristianesimo cattolico era stato adottato da Roma.

Le falsificazioni delle scritture cristiane hanno cercato di far credere che in Palestina era già esistito un cristianesimo ebionita e nazareno, con il suo vangelo di Matteo, perché il romanzo storico aveva sostenuto che Cristo era nato in Palestina, dove aveva dei seguaci che continuarono la sua opera, dove la legge era rispettata da zeloti ed esseni e dove le novità dei gentili di Paolo non sarebbero state accettate.

Se Cristo non è esistito nella sua dimensione soprannaturale ma è esistito con altro nome in quella umana, peraltro ingigantita e falsificata dal romanzo storico, nemmeno Paolo o Saul è personaggio storico; fu un’invenzione di Marcione, che a Roma presentò il suo primo vangelo gnostico e le prime lettere di Paolo.

Tra i vangeli e Paolo c’è una certa convergenza di vedute, anche perché gli evangelisti tenevano presente anche le opere di Paolo, però Paolo non parla di dodici apostoli, ma della chiesa di Gerusalemme, retta da Pietro, Giacomo e Giovanni.

Con la morte di Giacomo, gli zeloti  si rivoltarono e distrussero gli archivi che contenevano i nomi dei debitori usurati (Guerra Giudaica); i romani reagirono e nel 73, con la fine di Eleazar, nipote di Giuda, cessò la resistenza zelota a Masada.

Gli zeloti erano determinati, attaccati alla legge, ma non fanatici religiosi; infatti attaccarono i romani a Gerusalemme senza tener conto del riposo sabbatico (Guerra 2,517), come aveva già fatto Mattatia Maccabeo (Antichità 12,276-277).

Nel 168 a.C. Antioco IV Epifane seleucida saccheggiò il tesoro del tempio, proibì circoncisione e rispetto del sabato ed innalzò nel tempio una statua a Giove; si rivoltarono i pii asidei e la famiglia sacerdotale di Mattatia Maccabeo, a cui successe il figlio Giuda Maccabeo e poi l’altro figlio Gionata, che divenne re e sommo sacerdote, unificando, con l’indipendenza, i due poteri; il che fece nascere l’opposizione di farisei ed esseni.

Farisei ed esseni nacquero per scissione dagli asidei, i farisei erano scribi e dottori della legge ed erano in opposizione a sadducei, asmonei ed erodiani; gli esseni erano monaci comunisti, contrari ai sadducei (la casta dei sacerdoti) e vicini agli zeloti nazionalisti.

I vangeli nacquero in un’epoca in cui si voleva dissociare i cristiani dalla guerra giudaica e dai giudei, malvisti dai romani.

Il battesimo di Gesù da parte di Battista è una finzione come il tradimento di Giuda, i comandamenti di Giovanni Battista, che era esseno e personaggio storico citato da Flavio, erano quelli di Gesù e di Giuda, cioè amare il prossimo e amare Dio, rispettando la legge di Mosè.

Osserva giustamente Unterbrink che la quarta filosofia era divisa in due fazioni, una seguiva Giacomo e l’altra voleva combattere i romani con le armi: erano le due anime degli esseni e degli zeloti.

Il sommo sacerdote Anna, nemico di Giuda e di Gesù, fece un processo irregolare a Giacomo, figlio di Giuda, fatto passare dagli Atti degli Apostoli per fratello di Gesù (Antichità Giudaiche 20,200) e lo fece lapidare nel 62; quest’episodio ispirò la sorte di Cristo agli evangelisti.

Giuda fu la controfigura di Cristo, entrambi messia, Giuda capeggiò la rivolta contro il censimento di Quirino del 6-7 a.C., fatto a fini fiscali, ed anche Cristo fu accusato di renitenza fiscale; entrambi furono crocifissi; vangeli ed Atti hanno utilizzato le opere di Flavio, sostituendo a Giuda, Gesù, come succede nei romanzi storici: non si può inventare o creare mai niente da zero.

Secondo Unterbrink, Giovanni e Giacomo figli di Zebedeo erano figli d’Ezechia padre di Giuda,  Zebedeo sarebbe il nomignolo d’Ezechia; in pratica erano fratelli di Giuda; da notare però che questi nomi erano ricorrenti in Palestina; inoltre i giudei e i galilei avevano più di un nome e un soprannome o nome di battaglia, come accadeva nelle società segrete; quindi Gesù potrebbe essere stato un nome di battaglia di Giuda di Gamala.

Nel 135, con Giovanni Ircano I, re e sommo sacerdote, iniziò la dinastia degli asmonei maccabei; alla suo morte i figli Ircano II e Aristobulo II si contendevano il potere; Ircano II chiamò Pompeo che esiliò Aristobulo II (48 a.c.).

Erode il Grande governò dal 41 a.C. al 4.a.C., era  cittadino romano e ricostruì il Tempio; Giuseppe Flavio ricorda che nel 25 a.C. Giuda di Gamala, allora città della Galilea, tentò di assassinare Erode il Grande.

Alla morte d’Erode il Grande gli successe il figlio Erode Antipa, etnarca di Galilea. La Giudea era sotto il controllo del governatore romano, che aveva un tribunale per i reati politici. Secondo Flavio, Ponzio Pilato fu governatore della Giudea dal 26 al 36, però, secondo Unterbrink, fu governatore fin dal 18, perciò presente all’esecuzione di Giuda avvenuta nel 19.

Pilato, appena fu nominato governatore, entrò a Gerusalemme con gli stendardi imperiali, offendendo i giudei che combattevano le immagini, poi espropriò il tesoro del tempio per costruire l’acquedotto di Gerusalemme, suscitando l’opposizione dei giudei che, alla fine, provocarono la sua rimozione da parte di Roma.

Nel 6 a.C., a causa del censimento di Quirino, ci fu la rivolta fiscale di Giuda il Galileo, nel 45 ci fu la rivolta di Teuda, che fu decapitato, forse era figlio di Giuda; nel 47 perirono due figli di Giuda. Giuseppe Flavio accenna anche ad una rivolta di un egiziano che guidava 4.000 uomini (Guerra Giudaica).

Secondo Flavio la repressione romana fece 20.000 morti, nel 62 perì l’apostolo Giacomo, nel 66 perì Menahem, figlio o nipote di Giuda e re di Gerusalemme; dal 66 al 70 ci fu la prima guerra giudaica, narrata da Flavio, conclusa da Tito, figlio di Vespasiano, che distrusse Gerusalemme e Tempio, asportandone i tesori;  nel 73 cadde la fortezza di Masada, presidiata da Eleazar nipote di Giuda.

In questa guerra, morirono forse 600.000 giudei, centinaia di migliaia di loro furono fatti schiavi e deportarti. Dal 132 al 135 scoppiò la seconda guerra giudaica, diretta da Simone Barcocheba, proclamato messia, come Giuda, dal grande rabbino Akiba; il nome di Gerusalemme fu cambiato in Aelia Capitolina ed il tempio fu dedicato a Giove, però i giudei non abbandonarono mai completamente il paese.

Flavio (37 a.C. – 105 d.C.) era nato a Gerusalemme da famiglia sacerdotale e nel 66 d.C. fu uno dei capi della resistenza giudaica, poi si consegnò ai romani e profetizzò a Vespasiano la nomina a imperatore; ottenne la cittadinanza romana e fu adottato dalla famiglia di Vespasiano della gens Flavia; a Roma scrisse la Guerra Giudaica dal 75 al 79 e le Antichità Giudaiche dal 93 al 94.

Sembra la figura di un traditore, però secondo Abelard Reuchlin, Il vero autore del nuovo testamento, Giuseppe Flavio era uno pseudonimo di Ario Pisone, aristocratico romano della Famiglia dei Flavi, imparentata con imperatori, che, per conto del potere, gettò le basi del cristianesimo; infatti, Lucio, Ario e Gaio Pisone, con l’aiuto di Marcione e Plinio il giovane, crearono Paolo, le sue prime epistole ed il primo vangelo di Marco.

Non finirono però le falsificazioni: nel IV secolo l’opera storica di Flavio fu falsificata, con brevi riferimenti a Cristo contenuti nel Testimonium Flavianum (Antichità Giudaiche 18,63), laddove si afferma brevemente che Cristo era un uomo (cioè non un Dio), fu eletto Messia, condannato da Pilato alla croce, risorse il terzo giorno. Poiché i docetisti gnostici credevano che Cristo fosse solo uno spirito, l’evangelista Giovanni ribadì che il verbo si era fatto carne ed era Dio.

Gesù entro a Gerusalemme su un asino (Zaccaria 9,9) dopo essere stato unto messia, come Giuda di Gamala conosceva bene le scritture, entrambi avevano purificato il tempio; per le scritture cristiane Gesù era il servo sofferente d’Isaia. Queste scritture attinsero a piene mani anche alla Bibbia ebraica, alla ricerca di riferimenti (falsi) su Gesù.

Vangeli e soprattutto Atti degli apostoli si sono ispirati ai libri storici di Giuseppe Flavio, però Flavio parla degli aderenti alla quarta filosofia di Giuda come dei briganti e dei fuorilegge egualitari, pertanto non si riferisce ai giudeo-cristiani, come afferma Unterbrink, ma agli zeloti.

Secondo Unterbrink, invece, il movimento cristiano nacque con la crocifissione di Giuda avvenuta  nel 19 d.C.

I primi documenti cristiani gnostici trascuravano la nascita terrena di Gesù, considerato una figura celeste. Nel II secolo a Roma nacque il vangelo di Marco, anche per dissociare la figura di Gesù dai giudei. Tacito attesta l’avversione dei romani verso i giudei.

Matteo e Luca presentano genealogie discordanti su Gesù, Luca colloca la sua nascita in coincidenza con il censimento di Quirino avvenuto nel 6 a.C.; il suo ministero, secondo le scritture e la tradizione, pare che iniziò a trent’anni e durò tre anni.

Tacito fu falsificato e colloca la morte di Cristo sotto Tiberio, fece uso delle opere di Flavio come gli evangelisti, però Flavio non dedicò molta attenzione a Gesù ma a Giuda, fondatore di una nuova filosofia. Cristo metabilizzò i miti di Mitra, la cui nascita, avvenuta in una grotta, era già celebrata il 25 dicembre; il mito di Gesù nacque per andare incontro alle idee dei gentili.

Narra Flavio (Antichità e Guerra) che Giuda di Gamala, figlio d’Ezechia, ed il suo braccio destro Mattia avevano distrutto un’aquila d’oro messa da Erode il grande  nel 5 a.C.  nel tempio e poi lo avevano purificato; dopodiché fecero un attentato al re, che mise al rogo Mattia e imprigionò Giuda.

Secondo Unterbrink il successore di Erode, Archelao, sollecitato dal popolo, ridusse le tasse e  liberò Giuda dal carcere; seguendo la narrazione di Flavio, Giuda si recò alla città di Sefforis, s’impadronì delle armi dell’arsenale, fu proclamato messia; anche suo figlio o nipote Menahem ripeté le sue gesta e mise le mani sull’arsenale di Masada.

Gli Atti degli apostoli citano sia le rivolte di Teuda che quelle di Giuda (5,36-37). Il movimento di Giuda durò fino al 73 d.C. con la presa di Masada. Giuda sosteneva che pagare le tasse equivaleva a riconoscersi schiavi, era affiancato dal fariseo Saddoc, che aveva preso il posto di Mattia e seguiva le orme dei Maccabei.

Per Unterbrink Giuda era il Maestro di Giustizia degli esseni, mentre il sommo sacerdote Joazar, il sacerdote empio, perché favorevole alle tasse dei romani. Anche Gesù fu accusato d’essere obiettore fiscale e di essersi fatto re, cioè messia (Luca 20,21-25); sulla tassazione Paolo aveva la stessa posizione di Joazar e degli erodiani esattori dei romani.

Pietro proclamò Gesù Messia come Saddoc aveva fatto con Giuda. Gesù risorto riapparve per primo a Pietro e Giacomo e poi agli altri apostoli. I fratelli di Gesù portavano i nomi dei figli di Giuda di Gamala. Giuda rappresentava la teologia della liberazione palestinese.

Giuda di Gamala era sposato con Maria e Cristo con Maria di Magdala; Giuda Iscariota, il traditore, porta il nome della Giudea che non aveva accettato la buona novella di Paolo e di Giovanni: il personaggio serviva a far ricadere le colpe della morte Gesù su un’intera nazione. In realtà, responsabili della morte di Cristo o Giuda di Gamala furono i romani, con i quali gli autori di Paolo avevano voluto il compromesso storico.

Il rilascio di Barabba ricorda il rilascio di Giuda avvenuto nel 4 a.C. Cristo affermò di non essere venuto ad abolire la legge (Matteo 5,17-19); invece secondo Paolo, Cefa, Giacomo e Giovanni predicavano un altro vangelo perché attaccati alla legge (Galati capitolo 1).

Il vangelo di Paolo, contenuto nelle sue lettere, aveva questi principi: fede nella resurrezione di Cristo, fede nella grazia gratuita di Dio, superiorità del battesimo con lo Spirito Santo, obbedienza alle autorità, abolizione della legge.

Per Paolo la salvezza si aveva con la grazia, la resurrezione era un evento ultraterreno e spirituale (1 Corinzi 15,35-38); Paolo era sostenuto da una rivelazione personale, accettava ricchi e schiavi; mentre la quarta filosofia o seguaci della via, erano nazionalisti e contro i padroni.

Paolo predicava la circoncisione del cuore e invitava a rinnovare il sacrificio di Cristo con pane e vino (1 Corinzi 11,23-26); affermava che con la resurrezione di Cristo c’era la remissione dei peccati: una tesi diversa da quella degli esseni, che praticavano il battesimo per iniziare e purificare come fosse una resurrezione spirituale.

Tra Paolo e quarta filosofia c’era un diverso atteggiamento verso le tasse. Gli Atti degli apostoli furono creati per allontanare dalla Legge e avvicinare alla visione paolina della grazia. Marco presenta la famiglia di Gesù in modo negativo (3,20-35, 6,4), come fosse d’intralcio alla sua predicazione, il che rispecchia la visione di Paolo verso Gerusalemme.

Saul era con il sommo sacerdote e contro la quarta filosofia. Per Robert Eisenman, Stefano era la controfigura di Giacomo, Giacobbe il fratello di Gesù; egli afferma che Giacomo, figlio di Giuda,  era un esseno; io sono d’accordo, gli zeloti erano contigui agli esseni che però non erano cristiani.

A causa dell’evoluzione del cristianesimo, i vangeli sinottici sono antisemiti e il vangelo di Giovanni è più antisemita degli altri tre. Non per niente, Paolo affermò che i giudei predicavano un falso vangelo (Galati 1,6): questi si vendicarono accusandolo d’appropriazione indebita (Corinzi 12,14), avendo usato per sé i soldi della comunità.

Flavio ci parla di un Saul che si scagliava contro i deboli, che era stato accusato di truffa a carico di una romana e d’appropriazione indebita, afferma che i seguaci di Saul erano malviventi  (Antichità 20, 214). Per me si tratta d’omonimia con il Saul dei cristiani. Dagli Atti, pare che i giudei-cristiani avevano in comune con Paolo solo la fede nella resurrezione di Cristo; in realtà, nei primi tre secoli non ci furono giudeo-cristiani in Palestina.

Secondo la lettera ai Romani (16,11), nel romanzo storico cristiano, Saul apparteneva alla famiglia d’Erode, con la quale era imparentato, però potrebbe anche essere stato un affine in una famiglia allargata e non un consanguineo; comunque, anche Erode, come Paolo, aveva la cittadinanza romana, gli erodiani erano esattori dei romani.

Anche secondo Unterbrink, Hyam Maccoby, La Rivoluzione giudaica, e Robert Eisenman Giacobbe il fratello di Gesù, Paolo era un erodiano e non un fariseo; infatti, gli erodiani erano esattori dei romani e Paolo, diversamente dagli zeloti, era collaborazionista e a favore del pagamento delle tasse a romani. La tesi è credibile, però per me Paolo non è mai esistito, è solo un personaggio inventato di un romanzo storico.

Nella prima lettera ai Corinzi (11,14) Paolo afferma che è indecoroso portare i capelli lunghi, come facevano i nazareni palestinesi: era un’altra sua polemica contro i costumi dei nazareni di Gerusalemme, portata avanti dai gentili convertiti alla religione di Paolo.

Nell’ultima cena Gesù paragonò simbolicamente pane e vino al suo corpo e al suo sangue (Mt 26,26-28); Paolo, nella prima lettera ai Corinzi (11,23-25) ripeté il rito che pian piano si trasformò in sacramento, come in altre religioni misteriche; Giustino affermò che la cerimonia fu rubata al culto di Mitra (Apologia 1), che sosteneva che resurrezione e vita eterna erano assicurate dal sangue sacrificale di un agnello.

L’alleanza tra Dio ed i giudei era provata dalla circoncisione, anche i seguaci di Giacomo erano legati alla legge; invece Paolo contrapponeva alle opere della legge la grazia, con la fede nella resurrezione; però per Giacomo la fede, senza le opere, era morta (Giacomo 2,14-26).

La quarta filosofia difendeva la legge con la vita; Paolo, il collaborazionista dei romani non era d’accordo: nella seconda lettera ai Corinzi difese il suo vangelo ed attaccò i falsi vangeli predicati da Cefa (Pietro o Simone) e Giacomo (11,13-15). Paolo affermava di aver ricevuto il suo vangelo in visione direttamente da Cristo; Maometto sostenne la stessa cosa con il Corano.

Paolo affermò di aver ricevuto dalla tre colonne di Gerusalemme (Pietro, Giacomo e Giovanni) il mandato di predicare ai gentili; però, mentre Giacomo considerava questi gentili solo dei timorati di Dio, Paolo, per aprirsi ai gentili, decise che la legge era superata (Galati 5,1-6). La dottrina paolina della grazia legava il perdono solo alla fede in Gesù crocefisso; invece Battista perdonava solo con il battesimo.

Le recognitiones pseudoclementionae, un romanzo storico attribuito a papa Clemente (88-97), un papa mai esistito nella storia della Chiesa, perché fino al III secolo la successione apostolica romana fu inventata da Tertulliano e Ireneo, definisce Paolo menzognero ed apostata ed afferma che negli anni 40 assalì Giacomo a Gerusalemme (Unterbrink). La matassa cristiana è ingarbugliata, a causa della tradizione e delle lotte per il potere all’interno della Chiesa, fin dal suo nascere.

Rabbi Yochanan si accostò a Vespasiano, dopo la prima guerra giudaica, ricostituì il sinedrio e gettò le fondamenta del giudaismo rabbinico che nacque ufficialmente, come giudaismo rabbinico unificato, dopo il 132 d.C., cioè dopo la seconda guerra giudaica, per opera di Johanan Ben Zakkai, protetto dai romani.

Questi, con la fine del sinedrio, si accostò ai romani, allontanò i messia e non ammise nel canone i libri battaglieri e nazionalisti dei Maccabei, invisi ai romani (Unterbrink). I romani non volevano l’estinzione del giudaismo e proteggevano le religioni che potevano essere utili allo Stato; in Palestina trovarono collaborazionisti, non solo tra sadducei ed erodiani, ma anche tra alcuni farisei.

I farisei appartenevano alla classe media, avevano rotto con gli asmonei, che avevano unificato la carica religiosa con quella politica. Gionata Maccabeo governò dal 160 al 143 a.C. e a lui si opposero gli esseni per lo stesso motivo; Giuda, zeloti ed esseni uniti costituivano la quarta filosofia, della quale non fecero parte i giudeo-cristiani.

Secondo Flavio, la quarta filosofia non voleva chiamare nessuno “padrone” (Antichità 18,23-24); i suoi membri resistevano alle torture (Guerra 2,152-153, 7,418), non mangiavano cibi proibiti, diversamente dai seguaci di Paolo (1 Corinzi 8). Sull’eroismo e la resistenza alle torture Flavio esagera: sappiamo dai padri della Chiesa che tanti cristiani, per paura della morte e delle torture, abiurarono. Plinio il giovane (112 d.C.) sostiene che, al tempo di Traiano, i cristiani, per paura delle torture, abiuravano.

La quarta filosofia aveva in comune con i farisei la fede nell’immortalità dell’anima e nell’inferno (Antichità 18,24-14); farisei, zeloti ed esseni erano collegati; Giuda, Gesù, Mattia, Saddoc erano rabbi. Secondo Unterbrink, i seguaci di Giacomo appartenevano alla quarta filosofia.

Per i giudei, l’amore per Dio implicava il rispetto della legge, del sabato e della circoncisione. Giuda il galileo preparava l’avvento del Signore. L’amore per il prossimo implicava il comunismo. 

Giuda passò gran parte della vita come latitante: ignoriamo anche trent'anni della vita di Cristo. Le tasse dei romani erano pesanti e perciò Giuda era contrario alla tassazione. A tale proposito anche Tiberio affermò, ma tanti governanti non sono d’accordo, che i pastori devono tosare le pecore e non scorticarle (Svetonio, Vite dei cesari, Tiberio 32).

La quarta filosofia aveva rapporti con esseni, zeloti e farisei. I monaci esseni non erano sempre pacifici: nella Guerra Giudaica (2,567) Giovanni l’esseno era leader di guerra. Secondo le scritture cristiane non tutti i farisei erano contro Gesù, alcuni lo avvertirono che Erode Antipa voleva ucciderlo (Luca 13,31). Invece i sadducei erano con erodiani e romani. La dottrina degli esseni era simile a quella dei farisei.

Giuseppe Flavio afferma che i rivoltosi ridistribuivano le ricchezze prese nei saccheggi e nelle razzie; la differenza tra i seguaci di Giuda e gli esseni era che i primi costituivano il partito d’azione; inoltre i seguaci di Giuda si sposavano e gli esseni no; anche Paolo sosteneva il celibato.

Per Unterbrink i membri della quarta filosofia erano i giudeo-cristiani, per me solo zeloti collegati agli esseni: alcuni di loro avevano anche il titolo di fariseo, divenuto una specie di patente religiosa.

Nel 25 a.C., quando si tentò di assassinare Erode il grande, ne nacque un movimento che s’ispirava a Mattatia e a suo figlio Giuda Maccabeo (170 a.C.), perciò nel 5 a.C.  Mattia e Giuda di Gamala erano a capo del movimento e distrussero l’aquila d’oro, come aveva fatto Mosè con il vitello d’oro.

Quando Giuda arrivò a Gerusalemme, purificò la seconda volta il tempio e raccolse i suoi sul monte degli Olivi, dove fu catturato: il fatto ispirò la cattura di Cristo; comunque, pare che, secondo Flavio, l’esecuzione di Giovanni Battista avvenne dopo quella di Cristo. Battista è esistito, non riconobbe l’autorità di Cristo e non lo conobbe nemmeno; da lui discendono i mandei dell’Irak, che non credono in Cristo.

Alla quarta filosofia aderivano quelli che desideravano libertà ed eguaglianza: erano nazionalisti, rivoluzionari e comunisti; la quarta filosofia era caratterizzata da un forte legame tra i membri, com’era nelle sette; quello di Gesù e di Giuda era un numeroso clan familiare.

Nel Documento di Damasco degli esseni (1,9-11) si para di quattro personaggi: la radice, il maestro di giustizia, il sacerdote empio ed il menzognero; per Robert Eisenman Gesù è la radice, Giacomo il maestro di giustizia, Anna il sacerdote empio, Paolo il menzognero. Gli ortodossi associano il sacerdote empio a Gionata  Maccabeo (152 a.C.).

La radice della pianta potrebbe essere anche stata Mattatia Maccabeo; sia Mattatia che Mattia purificarono il tempio: i due movimenti volevano liberare la Giudea; come Antioco IV, anche Erode il Grande aveva introdotto nel paese pratiche straniere, come i giochi atletici.

Giuda di Gamala divenne il "maestro di giustizia", quello originario era Giuda Maccabeo; entrambi i movimenti erano fedeli alla legge e ribelli ai romani e verso il governo; anche Gesù, nel mito, divenne "maestro di giustizia": il titolo equivaleva anche a quello di Messia. A lui successe Giacomo, morto nel 62.

Il maestro di giustizia insegnava a seguire la retta via e la legge; per gli esseni, anche Gionata, fratello di Giuda Maccabeo, potrebbe essere stato il sacerdote empio, perché unificò il potere civile con quello religioso. Sacerdoti empi furono anche Alcimo sotto i maccabei, Joazar al tempo di Giuda di Gamala, Anna, nemico di Giuda e di Gesù; tutti a favore del pagamento delle tasse ai romani.

Allora le caverne di Qumran erano presidiate dai membri della quarta filosofia, cioè non da  giudeo-cristiani, come afferma Unterbrink, ma da esseni e zeloti. Qumran fu abitata dal 103 a.C. al 68 d.C.; dal 4 a.C., con la morte di Erode il grande, esplose il movimento di Giuda di Gamala; il prototipo del suo movimento fu quello di Mattatia e Giuda Maccabeo, rivoltatisi contro Antioco IV Epifane seleucida nel 169 a.C.

La regola della comunità degli esseni era del 100 a.C. ed esaltava la luce contro le tenebre, prevedeva la messa in comune dei beni, come facevano anche i seguaci di Giuda e i cristiani negli Atti degli apostoli; il comunismo era facilmente accettato da poveri ma non dai ricchi. Negli Atti degli apostoli i seguaci di Gesù sono detti la via (24,14), espressione usata anche dalla quarta filosofia, la quale operò proprio nel periodo in cui era aperta Qumram (84 a.C. 68 d.C.).

Il governo dei Maccabei durò fino al 37 a.C., anno in cui Erode il grande prese il potere; gli asidei o puri sostenevano Mattatia; la ribellione dei ceti poveri aveva il carattere di rivoluzione, come sarebbe avvenuto al tempo di Giuda di Gamala.

Il comandamento: “Ama il prossimo tuo” per gli esseni e Cristo era un invito alla condivisione delle ricchezze ed a donare a poveri (Mt 19,21-24). I titoli di Cristo erano titoli di Giuda di Gamala, cioè quello di logos, figlio di Dio per elezione, messia e salvatore.

La quarta filosofia aveva mescolato idee dei farisei con quelle degli esseni, che del resto avevano un’origine comune; gli esseni avevano colonie in ogni città, la regola della comunità essena prevedeva un praticantato di tre anni; infatti, anche Paolo s’incontrò con gli apostoli tre anni dopo la sua conversione (Galati 1,18). Gli esseni, anche se non si sposavano, istruivano i figli degli altri, cioè avevano delle scuole.

Per concludere, ritengo importante il contributo critico sulle scritture cristiane e su Giuseppe Flavio di Unterbrink; si tratta di una critica biblica meritevole d’attenzione per ogni appassionato della materia.

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Aggiornamento: 22/12/2012