La terra promessa

Home
Le origini
Schiavitù egizia
L'esodo
La terra promessa
La nazione finita
Esilio e ritorno
La Palestina
Fonti
Cronologia
Contatto

Gli ebrei isolati nella terra conquistata - Una nazione senza re - L'incapacità a governarsi senza accentramento di potere - Dai condottieri alla monarchia - Davide e Salomone - Potere ai sacerdoti!

Clicca qui per ingrandirla

Con il libro di Giosuè il nuovo popolo ebreo oltrepassa il fiume Giordano e comincia la conquista della terra per la quale era partito dall'Egitto. Ma la terra di cui riescono a impadronirsi non coincideva con quella sognata e già delineata ad Abramo e sorsero da subito difficoltà nell’eseguire gli ordini divini, che erano di sterminare tutte le popolazioni senza riserva alcuna.

Per raggiungere lo scopo prefisso vengono ingaggiate lotte contro le popolazioni locali utilizzando una crudeltà abominevole; Gerico venne rasa al suolo, uccidendo tutti i suoi abitanti e armenti, e depredando le ricchezze in oro e argento. Della città di Ai vennero uccise dodicimila persone, ma risparmiato il bestiame e gli oggetti di valore, e la città incendiata. I Gaboniti, abitanti della zona, si arresero e diventarono invece schiavi degli israeliti. Altri massacri furono compiuti a Makkeda, Lachis, Eglon, Ebron, Debir, Azor. Così gli ebrei avevano messo in atto il piano che gli aveva ordinato il Signore (Gs 10,40).

Questo modo di agire si spiega con la teoria dei triangoli. Essa rende infatti conto dei seguenti fatti:

  • I maschi vengono tutti uccisi per poter annullare le forze maggiormente resistenti e concorrenti nella ricerca del benessere
  • La città viene depredata di tutti i beni materiali (corrispondenti all' ''energia" nel triangolo sociale)
  • Vengono risparmiati i bambini, che non essendo ebrei potevano essere ridotti in schiavi, e le donne, oggetto di servizio lavorativo e procreativo oltre che di piacere.

Come si vede la gente si stava muovendo per trovare una terra che offrisse le risorse che erano andate concentrandosi nelle mani di pochi nell'impero egiziano d'origine. La prospettiva di impadronirsi delle fertili terre palestinesi fu ingigantita dalle tribolazioni sopportate nell'attraversare il torrido deserto del Sinai.

Quando arrivarono a destinazione, i luoghi erano occupati da altre genti che ovviamente non volevano certo lasciare le terre di cui erano proprietari da centinaia di anni e che costituivano indubbie risorse di vita per popolazioni che, dopo la nascita di città, da tempo si dedicavano più ad attività sedentarie e di commercio piuttosto che al nomadismo. La città, come dimostra il caso dell'Egitto narrato dalla Bibbia, sono sintomo però di una non equa distribuzione della ricchezza che crea latifondismo e concentrazione di popolazioni in borghi alle dipendenze di pochi facoltosi signori.

Come sembrano suggerire studi recenti, l'arrivo degli ebrei turbò il delicato equilibrio che sottoponeva i ceti emarginati alle élite dominanti e mise in subbuglio anche strati emarginati della popolazione locale che si allearono agli invasori destabilizzando l'intera zona. [1]

Gli ebrei entrarono perciò in possesso della terra promessa ma, contrariamente a come gli era stato imposto dai dettami di Mosè, non riuscirono a decimare le popolazioni locali. Cosa che era assolutamente importante, in quanto distruggere le popolazioni era una prassi supportata da norme ben specifiche miranti a isolare il popolo israelita dagli altri. Esempio di questa legislazione isolazionista sono le seguenti regole:

  • Le popolazioni locali dovevano venir cacciate, dopo aver distrutti prima di tutto i loro altari e idoli (Es 34,13)
  • Con le altre era vietato fare alleanza, né imparentarsi in alcun modo
  • Dal punto di vista economico allo straniero poteva essere chiesto l'interesse nei prestiti, ma non a un fratello israelita (Dt 23,21)
  • Dalle nazioni straniere gli ebrei non potevano chiedere prestiti; piuttosto erano gli ebrei che dovevano risultare sempre in credito per aver ragione di dominarle (Dt 15,6) e, ovviamente, non avere mai come capo un re straniero (Dt 17,15).

La risposta al motivo per cui il grande sacerdote - condottiero avesse imposto chiare regole di minime relazioni con le altre nazioni si ottiene ragionando ancora con la teoria dei triangoli. Prendendo come termini di paragone la nazione ebrea ed una qualsiasi contermine, è chiaro che il legislatore cercava di ridurre al minimo i contatti tra le due in modo che la situazione non degenerasse in quella rappresentata dalla figura 3 di Rappresentazione geometrica della gerarchia sociale, dove gli ebrei finivano coll'assumere la parte della società sottomessa. Questa era una condizione da cui gli ebrei erano fuggiti avendola subita quando erano in Egitto e non potevano sopportare di ricaderci nuovamente. Un modo per impedirlo era appunto quello di mantenere la costituenda società - una specie di esperimento sociale creato a tavolino - isolata dalle altre.


[1] Cfr. [Storia Israele]. (torna su)



Home | Le origini | Schiavitù egizia | L'esodo | La terra promessa | La nazione finita | Esilio e ritorno | La Palestina | Fonti | Cronologia | Contatto

Inviare domande o segnalazioni di problemi relativi a questo sito Web a Enrico Galavotti
Copyright © 2003 www.deiricchi.it Tutti i diritti riservati
Ultimo aggiornamento: 01-05-15