Dalla fine della guerra all'ultima rivolta del 135 d.C.

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Dalla fine della guerra all'ultima rivolta del 135 d.C. - Dai regnanti Asmonei a Erode il Grande - Le rivolte galilee e giudaiche - Gli Zeloti alla guida dei rivoltosi - Conseguenze interne delle diatribe sociali - Ruolo degli Zeloti nella rivolta del 66 d.C. - Rappresaglie contro i Giudei

La I guerra giudaica durò dal 66 al 70 d.C. Tra i trofei condotti a Roma vi furono anche i due capi della rivolta: a Giovanni di Giscala fu riservata la prigione a vita mentre Simone bar Ghiora venne decapitato alla fine del corteo trionfale che Vespasiano e suo figlio Tito condussero nella capitale. Strenua resistenza mantenne fino al 73 Eleazar figlio di Giairo a Masada. La capitolazione non avvenne per un attacco dei Romani ma per decisione degli stessi assediati di togliersi la vita attraverso un suicidio collettivo. A tanto erano disposti gli Zeloti come ci ha tramandato Flavio Giuseppe nel discorso finale di Eleazar:

"Muoiano le nostre mogli senza conoscere il disonore e i nostri figli senza provare la schiavitù, e dopo la fine scambiamoci un generoso servigio preservando la libertà per farne la nostra veste sepolcrale. Ma prima distruggiamo col fuoco e i nostri averi e la fortezza; resteranno male i romani, lo so bene, quando non potranno impadronirsi delle nostre persone e vedranno sfumare il bottino. Risparmiamo soltanto i viveri, che dopo la nostra morte resteranno a testimoniare che non per fame siamo caduti, ma per aver preferito la morte alla schiavitù, fedeli alla scelta che abbiamo fatta fin dal principio." [1]

Cosa accade da allora in poi? Non avendo più uno storico che ce lo racconti con la stessa passione e dovizia di particolari che ci ha lasciato Giuseppe Flavio, siamo costretti a riprodurre alcuni stralci riassuntivi trovati in testi moderni:

"Iudaea capta era l'iscrizione che, da allora in poi, apparve sulle monete coniate per la provincia romana. […] Vespasiano reclamò tutto il territorio come sua proprietà privata [2] mentre dei coloni lavoravano la terra per lui. La comunità giudaica, abituata a pagare mezzo siclo come tassa per il tempio di Jahvèh, doveva ora dare lo stesso contributo al fiscus iudaicus per il tempio romano di Giove Capitolino". [3]

Ma tra gli Ebrei continuò a serpeggiare sempre l'idea di restaurare il proprio regno e ciò contribuì ad alimentare alcune rivolte nel 115-116 d. C. seguite da quella più consistente avvenuta nel 132-135 d.C., anch'essa sedata in modo violento dai Romani. L'imperatore Adriano in carica "[…] decretò che tutta la nazione giudaica non potesse da allora in poi entrare nel distretto attorno a Gerusalemme, cosicché nemmeno da lontano potesse vedere la sua patria". [4]


[1] Cfr. [Guerra giudaica] 7.334-336.  (torna su)

[2] Cfr. [Guerra giudaica] 7.217. (torna su)

[3] Cfr. [Commentario] 75:164-165.

[4] Cfr. [Commentario] 75:169.



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Ultimo aggiornamento: 01-05-15