STORIA DEL POPOLO EBRAICO


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I profeti e l'accentramento della ricchezza

Il profeta Isaia (Michelangelo, Cappella Sistina)
Il profeta Isaia (Michelangelo, Cappella Sistina)

La concentrazione del potere e della ricchezza, che dalle 12 tribù condusse alla nascita dei due regni del nord (Israele) e del sud (Giuda), li portò ad essere uniti in questo periodo sotto la guida di un unico re.

Le guerre interne per il predominio al vertice della piramide sociale portarono successivamente alla divisione di un regno ebraico che vide il proprio territorio unito solo durante il periodo di Davide e Salomone.

L'esistenza di una nazione che appartenesse agli ebrei come promessa da Yahweh ai loro antenati durò forse solo 80 anni, dal 1000 a 922 a.C.. Le disparità sociali però continuarono ad aumentare negli anni successivi; come dimostrato in Rappresentazione geometrica della gerarchia sociale la scissione di una piramide in due con la stessa struttura non diminuisce infatti l'indice di Gini che misura la disuguaglianza sociale.

Nel libro del profeta Amos sono chiari i riferimenti ad un'epoca di benessere con un vistoso accentramento della ricchezza misurata dalla nascita di latifondisti terrieri che schiacciano i piccoli agricoltori. Amos è un pastore, senza preparazione e cultura, ma che si sente mandato da Dio per condannare i nuovi costumi e l'ingiustizia, soprattutto gli abusi subiti dai poveri di Samaria.

Il suo rimprovero parte quindi dal benessere economico, che schiaccia i meno fortunati; include anche la corruzione dell'amministrazione tesa al permissivismo e al continuo uso della forza per sottomettere gli altri e far valere il proprio potere.

Ha parole dure anche contro i traffici economici che non rispettano i poveri, i giorni di riposo, l'utilizzo di strumenti di imbroglio quali la contraffazione dei sistemi di misura e peso e la speculazione sui prezzi; a cui si aggiunge la sua battaglia contro le città, dove i poveri non possono dimorare per l'alto costo degli edifici e degli affitti.

Michea, che vive e opera nel regno di Giuda, attacca l'iniquità e l'accaparramento delle proprietà, le città in cui vivono i ricchi che proferiscono menzogne, i funzionari e i giudici che operano o giudicano in modo iniquo e i falsi profeti che si fanno comprare e profetizzano secondo quanto vengono pagati, o che pensano che nulla possa accadere al popolo ebreo in quanto prediletto di Yahweh.

In lui vi è anche un risvolto di speranza, in quanto annuncia la venuta del Signore per restaurare un regno universale, quando da Betlemme di Efrata nascerà colui che avrebbe dovuto regnare sopra Israele. La stessa Betlemme in cui fu seppellita Rachele moglie di Giobbe, di dov'era anche Iesse, il padre di Davide.

Le idee del profeta Isaia sono simili a quelle dei suoi predecessori:

"imparate a fare il bene; cercate la giustizia, rialzate l'oppresso, fate giustizia all'orfano, difendete la causa della vedova! (Is 1,17)

Sono parole che sintetizzano il suo interesse per la situazione sociale. In lui vi è anche la condanna dell'idolatria, dell'accumulazione della ricchezza, del culto vacuo, dei funzionari corrotti, ma anche la speranza in un mondo migliore, in cui da Gerusalemme uscirà la legge e la parola del Signore (Is 2,3). Anche Isaia, come Michea, profetizzò l'avvento di un uomo mandato da Dio, che doveva chiamarsi Emmanuele (Is 7,10), nascendo dalla casa di Iesse (Is 11,1) il padre di Davide.

Abacuc (6 secolo a.C.) è invece preoccupato dal problema del bene e del male che rappresenta con la figura del giusto (che è oppresso) e dell'ingiusto (che è l'oppressore). Dipinge la miseria del povero insistendo sulle malvagità che sono portate avanti a causa della mania di ricchezza e potenza. La risposta a questo problema viene da Dio, che gli dice:

[...] soccombe chi non ha l'animo retto; il giusto invece sopravvive per la sua fedeltà. (Ab 2,4)

I profeti insomma furono le persone che tentarono di riabilitare la teologia mosaica che, a causa delle umiliazioni subite con le continue invasioni e saccheggi, sarebbe stata dimenticata mentre il popolo cadeva in mano agli idoli stranieri. I profeti lessero gli avvenimenti negativi che capitavano agli ebrei come il conseguente castigo per i loro comportamenti che avevano rotto l'alleanza con Yahweh, dio che comunque non avrebbe abbandonato il suo popolo.

E' in questo contesto che si inserisce l'annuncio più originale e foriero di conseguenze epocali in tutto il mondo: il Signore invierà ebrei superstiti presso le nazioni del mondo per condurle a venerare il suo nome a Gerusalemme; anche tra questi popoli il Signore susciterà dei sacerdoti e dei leviti, così che il suo nome sarà riconosciuto e venerato da tutti i popoli (Is 66,18ss).

E' il primo messaggio di globalizzazione.


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La parte relativa a questa storia del popolo ebraico è stata presa dalla sezione di storia, che ora può essere trovata in questo libro

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