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Alla storiografia marxista bisogna riconoscere un merito, il saper mostrare
quanto le posizioni intellettuali spesso siano solo un riflesso di esigenze
popolari. Lutero diede voce istituzionale a un malcontento da tempo diffuso tra
le masse.
Le 95 tesi redatte in latino contro le indulgenze, affisse sulla porta della
chiesa del castello di Wittenberg, erano tesi contro uno strumento che oggi
potremmo definire "millantatorio", in quanto si pretendeva, in forza della
propria posizione di prestigio, un compenso per un'attività d'intermediazione
tra la sfera terrena e quella ultraterrena (prassi, questa, ascrivibile al reato
di "circonvenzione d'incapace"): insomma una truffa e un raggiro ben
orchestrati.
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Avere il coraggio di dirlo pubblicamente, precludendosi qualunque carriera di
prestigio, dovette costare a Lutero non poche perplessità. E' tuttavia fuori
discussione che con le sue tesi Lutero non avesse di mira solo la questione
delle indulgenze, bensì una critica molto più generale dell'intera istituzione
ecclesiastica. Era una critica così radicale quale non si vedeva dai tempi dei
movimenti ereticali pauperistici, tutti duramente perseguitati.
Qui ora bisogna aprire una parentesi. Il movimento umanista e rinascimentale
italiano aveva radici profondamente laiche anche perché era stato preceduto da
tre secoli di movimenti ereticali contro la chiesa trionfante e di sommosse
popolari urbane contro gli emergenti ceti imprenditoriali.
L'Italia è stato il primo paese ad affrontare la critica teologica della
chiesa (si pensi solo a quel grandissimo intellettuale che fu Marsilio da
Padova) e la protesta sociale contro il capitalismo commerciale e
manifatturiero, proprio perché è stata la prima che con la nascita dei
Comuni, delle Signorie e con lo sviluppo delle città marinare che dominavano i
traffici mediterranei, seppe porre le basi di una rivoluzione che in Europa
sarebbe andata ben oltre le proprie aspettative e che invece nella stessa Italia
non trovò adeguato svolgimento proprio a causa dello scollamento esistente tra
masse e intellettuali.
In Germania si volle fare una riforma teologica quando in Italia, da almeno
quattro secoli, si erano poste le basi pratiche (sociali ed economiche) per il
superamento del primato della chiesa; quelle basi che sul piano ideologico
avevano prodotto un movimento laico come appunto l'umanesimo.
Ciò che mancò alla borghesia italiana fu la volontà di creare uno Stato
unitario, che avrebbe dovuto avere una naturale connotazione federale e che
invece tre secoli dopo la controriforma diventerà forzatamente centralista.
In un certo senso si può dire che la borghesia italiana assunse nei confronti
della teologia cattolica un atteggiamento non riformistico (era già stata
riformista al tempo dei movimenti ereticali, che erano "pauperistici" e
"piccolo-borghesi"), ma un atteggiamento di indifferenza più o meno aperta.
Ad un certo punto ci si convinse in Italia che la chiesa romana non era più
riformabile e che un'esperienza alternativa poteva essere condotta solo
ponendosi al di fuori di essa, o comunque continuando ad avere con essa un
rapporto formale, più politico che ideologico.
Sotto questo aspetto la riforma protestante va considerata come un movimento
anacronistico rispetto a quello umanista italiano, e tuttavia, proprio per la
capacità che ebbe di coinvolgere le masse, essa rappresenta un movimento
assolutamente decisivo per lo sviluppo del moderno capitalismo (anche se qui
andrebbero specificate le differenze, radicali per molti versi, tra Lutero e
Calvino).
Non si può mettere in dubbio il fatto che la riforma sia stata un movimento
di massa per l'affermazione dei diritti del singolo e dei ceti borghesi
emergenti: un singolo o un ceto che voleva restare sì religioso, ma a modo suo,
senza dover fare riferimento ad alcuna tradizione ecclesiale, ad alcuna
istituzione clericale, che rappresentasse ufficialmente una dottrina comune,
vincolante per tutti.
In tal senso le tesi di Lutero sono già chiarissime sin dall'inizio, per
quanto esse non avessero un vero contenuto politico-rivoluzionario in direzione
della democrazia socio-economica. Molto più radicali, sotto questo aspetto,
erano state le tesi di Arnaldo da Brescia, vissuto quattro secoli prima.
E' comunque inutile disquisire sul livello del contenuto
rivoluzionario delle tesi religiose di Lutero: di fatto esse furono oggetto di
un grande dibattito in tutta la Germania e anche in tutta Europa, un dibattito che nel giro
di poco tempo si trasformerà in un meccanismo eversivo inarrestabile, che
procederà poi anche contro lo stesso Lutero. Tant'è che il terreno più
favorevole alla realizzazione di queste idee non sarà tanto l'Europa quanto gli
Stati Uniti d'America.
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