Gioxe de Micheli, Il contadino e il cavaliere, dittico 1972

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Contadini tedeschi che abbattono un cavaliere
Una delle cose che la storiografia marxista di tutti i tempi ha sempre sostenuto è l'idea secondo cui il mondo contadino, da solo, non è in grado di creare alcun vero processo democratico, in quanto troppo influenzato da idee religiose, troppo individualista nell'agire sociale, troppo disorganizzato e spontaneista nell'agire politico. Il mondo rurale, detto sinteticamente, ha bisogno di quello operaio per passare al socialismo.
Vediamo ora quali effetti ha prodotto l'aver applicato una tesi del genere allo studio dei tempi passati. Prendiamo come caso emblematico la guerra contadina nella Germania del XVI sec.: un argomento trattato estesamente già da Engels, ripreso da molti altri storici, fino a Bloch, e sviluppato ampiamente nel volume IV della Storia Universale dell'Accademia delle Scienze dell'URSS.
Se esaminiamo p.es. il modo di affrontare il periodo di formazione dello Stato unitario tedesco, subito appare in evidenza un giudizio negativo sulla frantumazione del paese in tanti principati tra loro indipendenti. Con ciò si dà praticamente per scontato che il concetto di "nazione" o di "Stato centralizzato" sia, rispetto alla divisione politica, un fattore in sé positivo, quasi un indice sicuro di progressiva democratizzazione.
Ovviamente mettendo a confronto termini come "unificazione" e "divisione" è facile che la scelta cada sul primo. Se esiste una "divisione" in tanti principati o staterelli è giocoforza pensare che sia da preferire l'unità nazionale.
E' rarissimo vedere qualche storico chiedersi se per caso non sia o non fosse possibile costruire l'unità a livello locale o regionale, in modo che l'unità nazionale altro non sia o non fosse che un patto federativo tra le varie realtà locali o regionali. La necessità di uno Stato centralizzato, sotto questo aspetto, appartiene tanto alla storiografia borghese quanto a quella marxista.
In pratica si sostiene che l'unificazione nazionale può essere garantita soltanto da uno Stato centralizzato, che inevitabilmente si pone in maniera autoritaria rispetto alle istanze di tipo locale o regionale. E' lo Stato che deve decidere i criteri fondamentali con cui vivere gli aspetti dell'unificazione nazionale. Lo Stato non riconosce le esperienze di unità presenti nella società civile, non si limita a coordinarle, tutelandone le specificità, ma, al contrario, presume di ricavare da esse soltanto ciò che è funzionale all'idea di unificazione centralizzata.
In sostanza la storiografia marxista, piuttosto che chiedersi quali possibilità vi fossero di democratizzare, sul piano socio-economico, la realtà feudale del singolo lander tedesco, preferisce limitarsi a dire che un sicuro progresso politico sarebbe stata l'unificazione nazionale in nome di uno Stato centralizzato, che, in tal modo, avrebbe potuto competere con gli Stati confinanti, già da tempo convinti di questa necessità.
Detto in parole più semplici ma più efficaci, la storiografia marxista, piuttosto che stare dalla parte dei contadini, preferisce, in mancanza di un proletariato industriale, stare dalla parte della borghesia. Questo in coerenza con le tesi classiche secondo cui senza borghesia industriale non ci sarebbe neppure una classe operaia vera e propria.
La storiografia marxista non può chiedersi (anche se dopo la perestrojka gorbacioviana molti progressi sono stati fatti) come le cose sarebbero potute andare, senza lo sviluppo del capitalismo, proprio perché essa è convinta che senza questo sviluppo esisterebbe ancora oggi un feudalesimo coi suoi privilegi di casta, le sue rendite, i suoi integralismi..., essendo storicamente provato che le forze rurali non sono capaci di porre una valida alternativa a tutto ciò.
Quindi il marxismo prende atto di come le cose si sono storicamente svolte e, in nome della categoria della "necessità storica", plaude allo sforzo della borghesia, la quale, grazie anche all'aiuto dei contadini, è riuscita a liberarsi di un pesante fardello del passato, costituito appunto dal servaggio feudale e dal clericalismo cattolico-romano.

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Ultimo aggiornamento: 20-dic-2004