Gioxe de Micheli, Il contadino e il cavaliere, dittico 1972

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L'esattore delle tasse, di Jan Massys (Foto Archivio IGDA)
Abbacinato dall'idea di dover difendere a tutti i costi lo sviluppo del capitalismo rispetto a quello del feudalesimo, il marxismo s'è sempre ben guardato (in tal senso gli studi di Engels sulla guerra contadina vanno visti anche come un tentativo di sottrarsi all'enorme influenza esercitata su di lui da Marx) di sottolineare il fatto che mentre nell'ambito del feudalesimo venivano tollerate forme di produzione borghese (vedremo alcuni esempi in riferimento alla Germania), viceversa nell'ambito del capitalismo non vengono mai tollerate forme di produzione basate sull'autoconsumo o sull'autosussistenza.
La produzione per il mercato viene sempre considerata superiore a qualunque forma di autoconsumo: per il socialismo marxista si tratta soltanto di organizzarla in maniera razionale, sottraendola alla logica del profitto privato.
Ecco gli esempi relativi alla Germania del XVI sec.
  1. Elementi di produzione capitalistica nella forma della manifattura sparsa si trovano là dove vigeva il cosiddetto "sistema di acconto" (Verlagssystem), mediante cui gli artigiani (soprattutto del tessile) lavoravano per un mercante che anticipava loro la materia prima da trasformare, e che poi la rivendeva come prodotto finito o semilavorato sul mercato, vicino e lontano, a prezzi molto competitivi. Questo modo di produzione scardinava le regole delle corporazioni artigiane e trasformava i produttori diretti in operai salariati, la cui paga spesso altro non era che una parte del prodotto finito.
  2. Altri elementi di produzione capitalistica si trovano nell'industria mineraria (soprattutto quella relativa all'argento) che nella Germania di allora era molto sviluppata. Tale primato rimase, seppure in misura ridotta, anche quando giunsero in Europa, dopo la conquista dell'America, ingenti quantitativi di metallo pregiato: in particolare non subì una battuta d'arresto l'estrazione di quei minerali che permettevano la costruzione delle armi.
    Nell'estrazione di questi metalli si sentivano direttamente coinvolti anche i regnanti della casa d'Asburgo e i principi feudali, in quanto avevano capito che da lì potevano ricavare ampi redditi senza dover fare particolari concessioni alle classi emergenti.
    Questo a testimonianza che i poteri feudali non disdegnavano, né mai l'hanno fatto per tutto il Medioevo, l'idea di poter sfruttare economicamente i vantaggi di una produzione mercantile senza dover rinunciare al privilegio feudale. Ciò che tali poteri non sapevano fare (e su questo limite il capitalismo giocò le proprie carte), era quello di trasformare una risorsa privilegiata in un'impresa produttiva vera e propria.
    Tutta la cultura feudale di stampo cattolico è sempre stata caratterizzata dall'idea di rendita, anche quando pensava di poter realizzare un profitto borghese, come p.es. accadde agli spagnoli schiavisti nel Nuovo Mondo.
    Un profitto capitalistico, infatti, non si ottiene soltanto dallo sfruttamento del lavoro altrui, ma anche dallo sviluppo del macchinismo: più si sviluppa una rivoluzione tecnico-scientifica e più è possibile realizzare un rapporto tra capitalista e operaio salariato in cui quest'ultimo, prima ancora di diventarlo, si trova sul mercato del lavoro formalmente "libero", cioè padrone solo delle proprie braccia. Viceversa, la rendita suppone un rapporto di dipendenza personale, in cui la tecnologia ha un'importanza relativa.
    La differenza di atteggiamento stava nel diverso modo di affrontare non solo il rapporto uomo-uomo ma anche quello uomo-natura.
  3. La Germania, con le sue città commerciali di Augsburg (Augusta) e Norimberga, era diventata uno dei punti di concentrazione della ricchezza e del lusso determinati dai prodotti di seta italiani, dalle spezie indiane e da tutta la produzione del Levante.
    E questo nonostante che con la conquista dell'America il fulcro dei traffici commerciali andava sempre più spostandosi verso l'Atlantico, determinando il progressivo calo dell'attività del commercio anseatico, come d'altra parte di quello mediterraneo.
Oltre a ciò però va detto che i principi feudali non seppero mai adeguarsi in maniera intelligente allo sviluppo capitalistico ch'era iniziato anche nel loro paese. Essi volevano beneficiare dei vantaggi di questo sviluppo restando però ancorati alle classiche posizioni di privilegio, tipiche della rendita.
Anzi, di fronte alle accresciute esigenze determinate da questo sviluppo borghese dell'economia, essi non seppero fare altro che peggiorare le già dure condizioni dei contadini, acuendo le contraddizioni del servaggio, soprattutto nell'area geografica sud-occidentale della Germania, in quanto ad est, nelle terre strappate agli slavi, già al tempo delle crociate baltiche, i contadini tedeschi si trovavano in una posizione più favorevole.
Di qui l'aumento delle corvées, delle tasse e dei tributi, delle vessazioni usuraie e delle decime ecclesiastiche, la riduzione delle terre comuni, l'abolizione del diritto di eredità dei possessi terrieri dei contadini, la riduzione dei termini del possesso temporaneo, l'imposta sull'eredità del contadino defunto (riscossa in natura e spesso ammontante a 1/3 della proprietà lasciata), un'imposta in denaro in caso di matrimonio, e così via, di abuso in abuso.
Praticamente si era arrivati a una situazione di molto peggiore a quella feudale classica, in cui gli sviluppi del capitalismo commerciale erano del tutto marginali e i loro effetti negativi, finché prevalse il primato del valore d'uso su quello di scambio, non potevano farsi sentire, neppure indirettamente, sulle condizioni della vita rurale.
Ora invece le cose erano molto cambiate, al punto che bisognava prendere una decisione di carattere storico. Furono appunto queste contraddizioni che fecero scoppiare la rivolta contadina negli anni 1524-25.

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Ultimo aggiornamento: 20-dic-2004