LE MONARCHIE NAZIONALI


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LA RIVOLUZIONE INGLESE
le questioni dinastiche

Elisabetta I regina inglese (Firenze, Galleria Palatina)

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Come noto la nascita dell'anglicanesimo fu un evento strettamente legato a questioni dinastiche. Enrico VIII Tudor (1491–1547) aveva desiderato un maschio dalla consorte Caterina d'Aragona, la quale però gli aveva dato solo la figlia Maria.

Quando si separò dalla moglie, sposando Anna Bolena, che poi fece decapitare, ebbe solo un'altra femmina, Elisabetta.

Il sovrano si sposò altre quattro volte, con Jane Seymour (che gli diede il figlio Edoardo), Anna di Clèves (da cui non ebbe figli), Caterina Howard (da cui non ebbe figli e che fu decapitata) e Caterina Parr (da cui non ebbe figli). Il sovrano ebbe poi un figlio dall'amante Elizabeth Blount, chiamato Henry Fitzroy (1519–36), che però morì di tubercolosi.

Nel 1544 Enrico VIII indicò la linea di successione designando al trono, dopo Edoardo, la cattolica Maria, e dopo di lei la sorellastra anglicana Elisabetta.

Edoardo VI Tudor (1537–53) fu incoronato re d'Inghilterra e Irlanda il 20 febbraio 1547, all'età di dieci anni, ma morì molto presto, essendo debole e malaticcio.

Prima di morire fece una cosa che suscitò alcuni problemi: manipolato dagli uomini di potere della sua corte, il sovrano fu convinto ad apportare delle modifiche alla legge di successione del padre, e ne promulgò una nuova che escludeva Maria, al fine di evitare la ricaduta del regno in mano ai papisti. Quindi erano da considerarsi pretendenti al trono unicamente la cugina Jane Grey e, in caso di mancata discendenza, la zia Margherita, sorella di Enrico VIII.

Maria Tudor però chiese l’appoggio popolare e quello della corte, che la consideravano legittima erede al trono, e in soli nove giorni si prese, con la forza, quel regno che le spettava di diritto, venendo incoronata regina d'Inghilterra il 19 luglio 1553.

Come primo atto del suo governo abolì quasi tutta la riforma religiosa del padre, riportando il paese al cattolicesimo (in linea con la fede della propria madre), nonostante l’opposizione del Parlamento, e restituì al clero gran parte di ciò che suo padre gli aveva confiscato.

Nel 1554 cercò di dare un erede al trono d’Inghilterra, sposando Filippo II di Spagna e portando così il paese nell’orbita spagnola. Qualunque opposizione religiosa veniva duramente repressa.

Gli eccessi portarono a una rivolta capeggiata da Thomas Wyatt, duca di Kent, che aveva trovato seguito presso tutti coloro che non volevano l'ingerenza della Spagna e del papato nelle questioni inglesi, e che propugnavano la salita al trono di Elisabetta, la figlia di Enrico VIII e di Anna Bolena.

La congiura fallì, la repressione fu terribile e a farne le spese fu anche Jane Grey, mandata sul patibolo. Temendo di poter essere deposta e sostituita dalla sorellastra, Maria la fece imprigionare nella Torre di Londra. Gli spagnoli chiesero l'esecuzione di Elisabetta, ma pochi inglesi desideravano mettere a morte un membro della popolare dinastia Tudor e anche i tentativi di rimuoverla dalla successione fallirono a causa dell'opposizione del Parlamento.

Fallì anche la successione dinastica al trono, poiché la regina morì per un tumore allo stomaco nel 1558 e non fece alcun figlio. Prima di morire, rifiutò di far giustiziare Elisabetta, anche perché s'era convinta che la sorella fosse divenuta cattolica.

Elisabetta salì al trono il 17 novembre 1558 e fu incoronata il 15 gennaio 1559 dal vescovo di Carlisle, una figura poco importante, in quanto i vescovi cattolici rifiutarono di partecipare alla cerimonia (perché illegittima secondo il diritto canonico, essendo stato suo padre scomunicato dal papa, e perché lei era anglicana).

I cattolici inglesi, che non riconoscevano questa successione, si rivolsero a Maria Stuart (Stuarda), già regina di Scozia dalla nascita nel 1542, in quanto il padre, Giacomo V, fervente cattolico, perennemente in lotta con lo zio Enrico VIII, che voleva conquistare la Scozia, non aveva avuto eredi diretti maschi. La madre di Maria era la duchessa francese Maria di Guisa, imparentata con la dinastia reale dei Valois. I rapporti con la Francia erano nati non solo a motivo di questa politica matrimoniale, ma anche perché Giacomo V s'era risolto a chiedere aiuto ai francesi per fronteggiare gli inglesi.

Quando Giacomo V morì, nel 1542, l'ultima figlia, Maria Stuart, era nata sei giorni prima. Reggente di Scozia fu dunque la madre Maria di Guisa, che mandò la figlia in Francia a farsi una cultura e dove poi avrebbe sposato il delfino e futuro re di Francia Francesco II, figlio di Enrico II e Caterina de' Medici.

Quindi, in sostanza, secondo la discendenza genealogica Maria Stuart era seconda nella linea di successione al trono inglese dopo la cugina Elisabetta. I diritti vantati dalla regina di Scozia risalivano alla parentela tra Enrico VIII e sua sorella Margherita Tudor, la quale aveva sposato Giacomo IV di Scozia: di fatto la nonna paterna di Maria e il padre di Elisabetta erano fratelli.

Il 24 aprile 1558 Maria Stuart si era sposata con Francesco II, il quale aveva acconsentito allo scopo di unire Francia e Scozia. Dal momento che Elisabetta era considerata una bastarda illegittima da molti cattolici in Europa, Enrico II aveva reclamato il trono d'Inghilterra per la nuora. Ma non poté far nulla per pretenderlo, perché morì mentre stava partecipando a una giostra, nel 1559.

Maria comunque divenne la regina consorte di Francia accanto al marito Francesco II, che iniziò anche lui a rivendicare la Corona inglese, per sé e per la moglie.

Intanto, mentre Maria si trovava in Francia, la Scozia, grazie soprattutto al riformatore calvinista John Knox, era passata dal cattolicesimo al protestantesimo, e aveva imposto col trattato di Edimburgo che la Francia ritirasse le truppe dalla Scozia e riconoscesse ad Elisabetta il diritto di regnare sull'Inghilterra. Francesco e Maria rifiutarono di ratificare ufficialmente il trattato, ma Francesco morì nel 1560 per un ascesso cerebrale e senza avere discendenza.

La suocera di Maria, Caterina de' Medici, divenuta reggente per il figlio minorenne Carlo IX, ordinò a Maria di tornare in Scozia per sistemare la grave crisi che si stava verificando in quel regno, dove il Parlamento, senza l'assenso della sovrana, aveva ratificato il passaggio da una religione di stato all'altra.

Giunta in Scozia, Maria, rendendosi conto di non aver sufficienti appoggi militari, tollerò la supremazia protestante. Tuttavia il 29 luglio 1565 sposò il cattolico Henry Stuart, suo cugino di primo grado e suddito inglese. L'unione fece infuriare non solo Elisabetta, in quanto sia Maria che Henry erano pretendenti al trono inglese, essendo discendenti diretti di Margherita Tudor, ma anche i protestanti scozzesi, che non volevano un sovrano cattolico nel loro regno.

La fortuna venne incontro alle aspirazioni dei protestanti, in quanto il marito di Maria Stuart, a motivo della sua inettitudine e delle sue intemperanze, fu fatto eliminare probabilmente dalla stessa moglie, dopo ch'essa ebbe avuto un figlio, chiamato Giacomo (1566-1625), che succederà alla stessa madre in Scozia e a Elisabetta in Inghilterra, unificando per la prima volte le corone d'Inghilterra, Scozia e Irlanda.

Dopo la morte del marito, Maria Stuart si sposò con l'avventuriero James Hepburn, conte di Bothwell, con rito protestante. Ma la nobiltà scozzese, che vedeva in lui l'altro mandante dell'omicidio di Henry Stuart, ne approfittò per rivoltarsi anche contro Maria. E così, mentre Bothwell fuggì in Danimarca, dove poi morì prigioniero del re danese, Maria invece fu imprigionata e costretta ad abdicare in favore del figlio.

Il 2 maggio 1568 Maria, dopo essere fuggita di prigione, si rifugiò in Inghilterra, chiedendo aiuto a Elisabetta, che però, come mise piede in Inghilterra, la fece incarcerare. Elisabetta non voleva eliminarla ma solo renderla inoffensiva, per cui cercò di tenerla rinchiusa in un castello. Per molti anni la principale attività di Maria divenne il ricamo, finché non ebbe modo di allacciare una relazione con Thomas Howard, duca di Norfolk, cugino di Elisabetta.

Maria sperava di poterlo sposare e di essere liberata, tanto più che molti nobili inglesi, se lei avesse mantenuto la fede protestante in Scozia e sposato Thomas, le avrebbero fatto restituire il trono e sarebbe stata nominata legittima erede di Elisabetta. Quest'ultima però, scoperte le trattative segrete, non ne volle assolutamente sapere e fece imprigionare entrambi.

Mentre Maria fu di nuovo portata nella sua prigione dorata, il papa Pio V promulgò la bolla Regnans in Excelsis, con cui scomunicava Elisabetta, rendendo i sudditi cattolici liberi di disobbedirle. Alcuni signorotti locali organizzarono un piano di fuga per liberare la regina di Scozia, ma quest'ultima confidava ancora nella possibilità che Elisabetta la reinsediasse sul trono.

Nel 1570 Thomas Howard, uscito di prigione, prese parte a una cospirazione contro Elisabetta, ma questa scoprì tutto e fece arrestare i congiurati. Fatto giustiziare il duca, Elisabetta, con l'aiuto dei propri giuristi, emanò dei provvedimenti per impedire a Maria di succederle al trono.

In nome di Maria furono rivendicati numerosi complotti per assassinare Elisabetta e innalzare la regina di Scozia al trono con l'aiuto della Francia e della Spagna. Alla fine i nobili anglicani trovarono il modo di processare Maria per alto tradimento, pur essendo lei regina per diritto divino e non soggetta alle leggi inglesi. Elisabetta firmò la condanna a morte il 1º febbraio 1587. Restando tuttavia nubile, non ebbe discendenti, sicché alla sua morte (1603) salì sul trono inglese il figlio di Maria Stuart, Giacomo. La dinastia Tudor era finita e la rivoluzione inglese sarebbe avvenuta sotto quella degli Stuart.


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Storia - Moderna
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Aggiornamento: 07/01/2015