LE MONARCHIE NAZIONALI


LA RIVOLUZIONE INGLESE
la restaurazione di Carlo II Stuart (1660-85)

Ritratto di Carlo II Stuart, re d'Inghilterra; eseguito da John Riley

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La restaurazione del potere reale in Inghilterra, nel 1660, avvenne non tanto come conseguenza di una superiorità politico-militare dei cavalieri-feudali nei confronti della borghesia, quanto piuttosto a causa del rafforzamento delle tendenze conservatrici nelle file della borghesia inglese, come pure nei circoli della nuova nobiltà, che volevano assolutamente tutelare le incredibili ricchezza dovute alla rivoluzione dalla minaccia di quelle masse popolari rimaste escluse dalla distribuzione della proprietà terriera.

Per queste classi al potere non era senza importanza il fatto che Carlo II tornasse in Inghilterra non in qualità di monarca assoluto, ma a condizioni concordate. Infatti con la dichiarazione di Breda dell'aprile 1660 egli prometteva un’amnistia politica, la libertà di religione e il riconoscimento del diritto di proprietà sui beni acquistati durante la rivoluzione. Appena giunto in Inghilterra confermò anche una serie d’importantissimi atti costituzionali, quali la Magna Charta Libertatum, La petizione dei diritti e gli articoli sul diritto esclusivo del Parlamento di ratificare i tributi.

Non potendo disporre di un esercito permanente, se non in misura insignificante, privato delle terre della Corona, confiscate e vendute al tempo della rivoluzione, Carlo II, dal punto di vista finanziario, dipendeva completamente dal Parlamento, che aveva destinato al mantenimento del re e della sua corte una determinata somma.

Tuttavia Carlo II, suo fratello ed erede al trono Giacomo, duca di York, il cancelliere Clarendon e altri cavalieri rivelarono ben presto le loro precise mire di restaurazione dell’ordinamento politico assolutistico pre-rivoluzionario. Sapendo che il nuovo Parlamento eletto nel 1661, dopo lo scioglimento di quello del 1660, era composto per la maggioranza assoluta di cavalieri, il governo di Carlo II infranse subito la dichiarazione di Breda: fu completamente riabilitata la Chiesa anglicana di Stato a scapito del presbiterianesimo e delle sette indipendenti; e dalla promessa amnistia furono esclusi tutti gli "assassini del re", tra cui vennero annoverati non solo i membri del tribunale che aveva processato nel 1649 Carlo I, ma anche i repubblicani avversari per principio alla monarchia.

Nel gennaio 1661 un gruppo di anabattisti inglesi, sotto la guida del bottaio Thomas Venner, iniziò una rivolta: dopo averla soffocata, il governo dette inizio a sistematiche persecuzioni di altre comunità religiose democratiche.

Il governo della restaurazione tradì le sue promesse anche relativamente alla conservazione dei beni dei nuovi grandi proprietari: una parte delle terre confiscate, durante la rivoluzione (tra cui le tenute di Cromwell), venne riconsegnata ai loro primitivi padroni, i lord e la Chiesa anglicana, mentre le altre rimasero ai nuovi proprietari a condizione che questi ultimi risarcissero in parte i danni ai precedenti padroni.

Il re tuttavia non riebbe i possedimenti degli Stuart, poiché il mantenimento annuo della corte era considerato dal Parlamento come una forma di compensazione per le terre della Corona. Nel 1660 i cavalieri furono costretti ad approvare gli atti della rivoluzione sulla revoca dei loro precedenti possessi feudali. D'altra parte anche loro potevano ora fruire dei vantaggi della legislazione agraria del Parlamento Lungo e del protettorato di Cromwell, che aveva privato i contadini della terra, riconoscendo nei nobili gli unici proprietari terrieri, indipendenti dalla Corona e liberi da ogni prestazione di vassallaggio.

La condizione dei contadini e dei fittavoli a tempo determinato, che il lord poteva cacciare dalla terra in qualsiasi momento, fu più tardi appositamente legalizzata dal Parlamento della restaurazione in un nuovo atto del 1677, aprendo direttamente la via all’ulteriore espropriazione in massa dei contadini, anche per la ripresa delle recinzioni. Molti contadini si trasformarono in poveri senza terra, in braccianti, in operai manifatturieri, oppure in emigranti in cerca di fortuna oltre Oceano.

La politica mercantilistica portata avanti da Cromwell negli anni '50 continuò anche nei primi anni della restaurazione: una serie di atti parlamentari degli anni '60-'70 vietavano categoricamente l’esportazione di materie prime (lana, pelli, lino, minerali vari ecc.), ma anche l’importazione in Inghilterra di prodotti industriali stranieri: tessuti, tele e merletti. L’Atto di Navigazione del 1651 fu applicato più rigorosamente.

In questo periodo vennero ampliati i possedimenti coloniali dell’Inghilterra in America e in India. Contro l’Olanda vennero intraprese due guerre commerciali, nel 1665-67 e nel 1672-74, che risultarono quasi la continuazione delle prima guerra anglo-olandese degli anni 1652-54.

Negli anni '60-'80 del XVII sec. in Inghilterra avvenne una notevole ripresa dell’industria e del commercio estero: ciò era dovuto al fatto che, nel corso della rivoluzione, erano stati rimossi i principali ostacoli allo sviluppo del capitalismo (il carattere feudale della proprietà terriera, i monopoli mercantili e industriali e delle corporazioni), ma anche all’espansione dei possedimenti coloniali.

Tuttavia gli Stuart e la loro cerchia aristocratica miravano a governare senza il Parlamento, preferendo appoggiarsi più che sulla borghesia interna, su forze esterne (il governo assolutistico francese di Luigi XIV e la Chiesa cattolica, alla quale essi si erano notevolmente avvicinati nel periodo dell’esilio).

In tal modo si aprì un nuovo conflitto tra il governo della restaurazione da una parte e la borghesia e la gentry dall’altra.

Nel 1667 il cancelliere Clarendon fu costretto a dare le dimissioni: gli insuccessi nella guerra contro l’Olanda, episodi scandalosi di malversazione e altri arbitri nell’Ammiragliato vennero addossati al cancelliere, che dovette riprendere la via dell’esilio.

In politica estera il nuovo governo di Carlo II agiva senza tener conto del Parlamento, e anzi senza neppure comunicargli il contenuto degli accordi segretamente stipulati con le potenze estere. P.es. nel 1668 venne conclusa un’alleanza fra tre paesi protestanti: l’Inghilterra, l’Olanda e la Svezia. Ma l’anno seguente il governo entrò in trattative segrete col sovrano francese Luigi XIV, che portarono alla stipulazione nel 1670 di un accordo secondo cui il governo inglese s’impegnava ad astenersi da una politica protezionistica dell’industria nazionale, a soddisfare completamente le rivendicazioni della Francia sui problemi del commercio anglo-francese e a favorire la politica di conquista di Luigi XIV in Europa.

Da parte sua, Luigi XIV garantiva a Carlo II il pagamento di una regolare pensione e, in caso di disordini in Inghilterra, prometteva l’invio di un corpo di spedizione per soffocare la rivolta. E così la borghesia inglese doveva ora sopportare sia l’aumento delle tariffe francesi sulle merci inglesi, sia la penetrazione dei mercanti francesi in Inghilterra e nelle sue colonie.

Le conseguenze di tale accordo segreto si fecero sentire nel 1672, quando il governo inglese dichiarò improvvisamente guerra al proprio alleato, l’Olanda. Il voltafaccia era stato imposto da Luigi XIV, che allora combatteva contro l’Olanda e la minacciava di distruzione completa.

Nel contempo Carlo II promulgò la Dichiarazione di indulgenza, che concedeva il diritto al re d’impedire che singole persone s'impegnassero a far votare dal Parlamento delle leggi contro gli “eterodossi” (ci si riferiva soprattutto alle leggi anticattoliche). Voleva riportare i cattolici sulla strada della parità dei diritti politici rispetto agli anglicani. Il re, ancora una volta, si poneva al di sopra della Costituzione e si arrogava la facoltà di applicare o non applicare qualsiasi legge secondo il suo arbitrio.

La politica reazionaria del governo provocò un duro intervento dell’opposizione parlamentare nell’anno successivo, 1673, che pretese l'approvazione del Test Act, una sorta di giuramento conforme al rituale anglicano, da rendersi obbligatorio per tutti coloro che entravano al servizio dello Stato. Veniva così impedito l’accesso all’amministrazione statale ai cattolici e ai protestanti dissidenti. Il duca Giacomo di York, che era cattolico, fu costretto in base al Test Act a lasciare la sua alta carica di Lord dell’Ammiragliato e ad allontanarsi persino per un certo periodo dall’Inghilterra.

Nel 1675 l’opposizione parlamentare intensificò i suoi attacchi, soprattutto da parte del nuovo partito denominato "Club del Nastro Verde", alla cui testa era il conte di Shaftesbury, che in precedenza era stato ministro di Carlo II. Oltre ad una parte degli aristocratici di opposizione, partecipavano al club anche i mercanti e i rappresentanti della gentry di Londra, alcuni poeti, scrittori e giornalisti; l’ala sinistra del club era composta da repubblicani capeggiati da Algernon Sidney e da alcuni ex-Livellatori.

La lotta politica si inasprì particolarmente nel 1679, quando si richiese di privare del diritto ereditario il duca di York, che aveva guidato una cricca reazionaria di corte. L’opposizione inoltre esigeva il mutamento del corso della politica estera e la rottura dell’alleanza con la Francia.

Per tutta risposta Carlo II decise di sciogliere il Parlamento, in funzione da ben 18 anni (1661-79), e d’indire nuove elezioni politiche. Queste si svolsero in un clima molto teso, in cui lo scontro principale era fra due partiti: i democratici "Whigs" (contrazione di "Whiggamores" - carrettieri - usato in Scozia nei riguardi dei presbiteriani intransigenti negli anni '40 del XVII sec.), e i conservatori (sostenitori del governo), detti "Tories" (parola irlandese che significa "ladri", data come soprannome ai partigiani cattolici irlandesi che si erano battuti negli anni '60 del XVII sec. contro la conquista inglese dell’Irlanda e la sua trasformazione in una colonia inglese).

Sebbene quest’ultimo partito si fosse servito sia del vecchio sistema elettorale parlamentare, che non ammetteva il sistema proporzionale rappresentativo, sia della diretta pressione amministrativa sugli elettori in molte contee, nondimeno nel nuovo Parlamento si trovò in minoranza.

Nel maggio del 1679 il nuovo Parlamento fece passare l’importante legge dell’Habeas Corpus Act, allo scopo di garantire soprattutto i capi dell’opposizione da arresti illegali. Questo Atto precisava la procedura dell’arresto, esigendo in particolare che il mandato fosse firmato dal giudice, che era inoltre tenuto a richiedere la presentazione del fermato in tribunale per la verifica della legittimità dell’arresto. La nuova legge prescriveva anche un rapido svolgimento del processo e contemplava il rilascio dell’arrestato su cauzione, a condizione che versasse una forte somma in denaro. In tal modo però si favorivano chiaramente le persone ricche, a discapito dei poveri, in particolare di quelli che erano stati gettati in prigione per debiti (secondo l’articolo 8 l’azione dell’Atto non si estendeva ai debitori).

Il Parlamento dei Whigs fu sciolto dal re nel 1679. Uguale sorte toccò ai due successivi Parlamenti del 1680-81. Questa condotta del re era motivata dal fatto che egli riceveva regolarmente da Luigi XIV di Francia ingenti somme sotto forma di pensioni e di sussidi, perché svolgesse una politica favorevole alla Francia. Ma la causa principale va ricercata nell’incertezza della linea politica dei leader dell’opposizione Whigs, nelle loro discordie e nella loro scissione in "Whigs-monarchici" e in "Whigs-repubblicani".

Gli ultimi quattro anni del regno di Carlo II trascorsero in un’atmosfera di dura reazione. Il Parlamento non veniva convocato. I Whigs erano divisi e disorganizzati. Alcuni di essi (fra cui il conte di Shaftesbury) dovettero fuggire dall’Inghilterra. Altri (come ad es. Algernon Sidney) pagarono con le loro teste.


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Storia - Moderna
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Aggiornamento: 07/01/2015