LE MONARCHIE NAZIONALI


LA RIVOLUZIONE INGLESE
l'azione rivoluzionaria delle masse

John Lilburne, capo dei Livellatori

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Dal partito degli Indipendenti si differenziava ora il nuovo partito dei Livellatori (Levellers), che esprimeva gli interessi della piccola borghesia. Scopo dei Livellatori era l’uguaglianza dei diritti politici di tutti gli uomini, di qui il loro nome.

Come loro capo venne eletto John Lilburne (1618-1657), scarcerato dal Parlamento Lungo nel maggio 1641. Prendendo parte alla guerra civile nelle file dell’esercito parlamentare, Lilburne, prima di chiunque altro, riconobbe le contraddizioni inconciliabili fra la politica del Parlamento e gli interessi del popolo, per cui nel 1645 aveva lasciato l’esercito. Ma nel giugno dello stesso anno era stato di nuovo imprigionato dal Parlamento Lungo.

I testi che scriveva in prigione erano a favore della piena sovranità politica del popolo e di una effettiva uguaglianza sociale ed economica, secondo i principi del diritto naturale. I Livellatori esigevano l’abolizione di tutti i privilegi di casta, sia ereditati che acquisiti, l’organizzazione di elezioni regolari e democratiche, la democratizzazione e la riduzione delle spese processuali. Essi propugnavano inoltre il diritto alla libertà religiosa, alla libertà di commercio e un sistema tributario proporzionale.

Queste teorie non piacevano né al monarca assoluto né al Parlamento oligarchico, né ai Presbiteriani né agli Indipendenti. Nel giugno 1647 i soldati, intenzionati a non smobilitare, con i comandanti che chiedevano ai leader degli Indipendenti di schierarsi con loro, indussero Cromwell ad aderire alla protesta, cercando di mantenere l'esercito nelle mani del suo partito. Nel frattempo a Londra avveniva un mutamento controrivoluzionario: la maggioranza parlamentare presbiteriana costringeva alla fuga dalla capitale i deputati Indipendenti.

Allora l’esercito si mosse su Londra e il 6 agosto entrò in città senza colpo ferire, poiché la cricca dei Presbiteriani non aveva trovato alcun appoggio nel popolo. Cromwell entrò in trattative personali col re su due argomenti fondamentali: trovare un accordo per una forma "definitiva" della struttura statale e porre fine a una ulteriore democratizzazione dell’esercito (Heads of Proposal).

Sul primo punto il re accettò le seguenti condizioni:

1. il veto del re sugli atti legislativi del Parlamento doveva avere un carattere di temporaneità (di rinvio) e non assoluto; un progetto di legge, approvato da due successivi Parlamenti, per due volte consecutive, diventava legge anche senza il consenso del re;

2. i realisti che avevano combattuto contro il Parlamento, dovevano essere allontanati da ogni carica pubblica per un periodo di cinque anni;

3. il controllo sulle forze armate passava temporaneamente al Parlamento;

4. l’episcopato anglicano veniva soppresso e le sue terre messe in vendita.

I Livellatori, con a capo Lilburne, non accettarono affatto che Cromwell patteggiasse con la Corona e cominciarono a proporre, nell'ottobre 1647, un programma dettagliato (L’accordo del popolo, Agreement of the people) di riforme democratiche che avrebbe, prima o poi, portato alla fine della monarchia, ovvero alla instaurazione di una repubblica borghese. E' vero che non ebbero il coraggio di pronunciare apertamente la parola "repubblica", ma è anche vero che sostenevano l'idea che le decisioni della Camera dei Comuni non abbisognavano di alcuna ratifica.

In questo Accordo si esigeva l’immediato scioglimento del Parlamento Lungo e l'elezione dei deputati ogni biennio; la distribuzione dei seggi parlamentari per circondari doveva corrispondere al numero della popolazione (secondo il principio proporzionale elettivo); la libertà di coscienza (nei limiti del protestantesimo); l’introduzione del suffragio universale (per gli uomini). Nel documento non si faceva alcun riferimento né al re né alla Camera dei Lord: il Parlamento infatti avrebbe dovuto essere monocamerale, composto di 400 deputati e riconosciuto come istanza suprema del paese.

I Livellatori chiedevano inoltre l’abrogazione delle imposte indirette e l’introduzione dell’imposta sul patrimonio, l’eliminazione di tutti i privilegi di casta, delle decime ecclesiastiche, dell’esercito permanente; essi chiedevano anche che lo Stato mantenesse i poveri, gli invalidi e i vecchi, ma proclamavano l’intangibilità della proprietà privata, eludendo così completamente la questione cruciale dei copyholder.

I soldati esigevano l’immediata attuazione del programma dei Livellatori che, nonostante la limitatezza del programma sociale, giocò un grande ruolo nel processo di approfondimento della rivoluzione: mentre infatti la borghesia e la nuova nobiltà, dopo la vittoria, miravano a bloccare la rivoluzione a metà strada, il programma dei Livellatori, se applicato con coerenza, avrebbe potuto significare una radicale eliminazione nel paese di ogni sopravvivenza feudale (l’ordinamento per stati, la monarchia, la Chiesa di Stato ecc.) e la creazione di una repubblica democratico-borghese.

Allo scopo di egemonizzare il movimento in favore dell'Accordo del popolo, Cromwell acconsentì, nell'ottobre 1647, a convocare a Putney (vicino Londra), il Consiglio dell’esercito, che doveva discutere questo documento.

Cromwell, che rappresentava gli Indipendenti, riteneva il programma troppo radicale. Sia la borghesia che la nuova nobiltà non volevano affatto discutere la questione della proprietà. Sicché, quando non si poté raggiungere alcuna intesa, il comando dell’esercito decise di far ricorso alla forza. Le sedute del Consiglio furono interrotte e il tentativo di sollevare una rivolta militare venne soffocato sul nascere. Nell’esercito venne condotta una forte epurazione.


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Storia - Moderna
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Aggiornamento: 07/01/2015