LE MONARCHIE NAZIONALI


LA RIVOLUZIONE INGLESE
la conquista dell'Irlanda e la guerra contro la Scozia (1649-51)

Soldato di Cromwell

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Dopo aver soffocato il movimento democratico degli Sterratori, Cromwell, nell’agosto 1649, si mise a capo di un corpo di spedizione per sedare la rivolta irlandese e scongiurare il pericolo di una cospirazione papista: questo il pretesto formale, in realtà per compiere una vera guerra coloniale della repubblica inglese.

Sfruttando le discordie nel campo dei ribelli (e soprattutto tra cattolici e protestanti) e fidando nella superiorità di mezzi e di coordinamento strategico, Cromwell, alla testa dei suoi soldati, condusse una guerra di sterminio: per suo ordine furono massacrate, dal primo all’ultimo uomo, le guarnigioni delle fortezze che si arrendevano.

Alla fine della conquista il paese fu completamente devastato. Di una popolazione di un milione e mezzo ne rimase poco più della metà. Molte migliaia di irlandesi furono imbarcati a forza per le colonie americane dell’Inghilterra e qui trasformati in "schiavi bianchi". Le successive confische in massa delle terre dei rivoltosi assegnarono ai proprietari inglesi i 2/3 della terra irlandese, venendo così a creare una nuova casta di nobili inglesi, i landlord d’Irlanda, che saranno il principale sostegno della reazione inglese e che porteranno a una rapidissima restaurazione nell'isola del tradizionale sistema della dominazione nobiliare.

Questo immenso fondo terriero era destinato a soddisfare le pretese dei creditori dello Stato, soprattutto dei grandi finanzieri della City, che pretendevano il rimborso dei debiti contratti per l’esercito, ma soprattutto ad appagare le esigenze delle alte sfere militari.

Si operava così la trasformazione dell’esercito da rivoluzionario a colonizzatore, specializzato nel soffocatore la libertà degli altri popoli.

Al mutamento del carattere dell’esercito di Cromwell concorse anche la guerra contro la Scozia, i cui puritani si trasformarono in ardenti fautori di quella monarchia degli Stuart, cui essi stessi poco tempo prima avevano sferrato il primo colpo.

Il principe Carlo, figlio del re Carlo I, fu, immediatamente dopo la decapitazione del padre, proclamato re a Edimburgo. Egli era fuggito in Olanda, ma, pur di ritornare sul trono paterno, aveva promesso di conservare in Scozia la Chiesa presbiteriana e di diffondere il presbiterianesimo come religione di Stato di Inghilterra e in Irlanda, nonostante che un anno prima egli avesse accordato tutte le possibili concessioni ai cattolici irlandesi.

La guerra della repubblica inglese con la Scozia, soprattutto dopo l’arrivo dello stesso Carlo dall’Olanda, divenne inevitabile. A capo della spedizione fu nominato nuovamente Cromwell, che aveva quasi ultimato nella prima metà del 1650 la campagna irlandese e aveva fatto ritorno in patria.

Nel settembre 1650 Cromwell costrinse gli scozzesi a dare battaglia presso Dunbar e li sbaragliò. Tuttavia fu necessaria una nuova cocente sconfitta per convincere gli scozzesi alla resa, e ciò avvenne a Worcester l'anno dopo. Il principe Carlo andò nuovamente in esilio.

La politica della repubblica verso la Scozia fu alquanto diversa da quella usata con l’Irlanda, anche per il fatto che i monti scozzesi risvegliavano gli insaziabili appetiti dei colonizzatori inglesi molto meno che non le fertili pianure dell’isola. Non si giunse a stermini in massa né alla confisca delle terre, anche se non si rinunciò a un regime di oppressione nazionale.


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Storia - Moderna
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Aggiornamento: 07/01/2015