LE MONARCHIE NAZIONALI


LA RIVOLUZIONE INGLESE
la prima guerra civile (1642-46)

Cavaliere Ironside del 1644 al tempo di Cromwell

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Verso la fine del 1642 l'Inghilterra si apprestava a vivere la propria guerra civile, divisa apertamente in due campi avversi: i partigiani del re, i cavalieri (riuniti nel partito realista), contro quelli del Parlamento, detti le "Teste Rotonde" (perché, a differenza dei cavalieri, non portavano lunghe chiome fluenti).

Le poco popolate ed economicamente arretrate contee del nord e dell’ovest appoggiavano il re, mentre le ricche ed economicamente più sviluppate contee del sud-est e dell’Inghilterra centrale si schierarono compatte con il Parlamento.

Da un lato quindi i realisti, cioè la nobiltà feudale coi propri vassalli e i servi di corte, la Chiesa anglicana di Stato, i funzionari di corte e i finanzieri-monopolisti, legati alla corte; dall'altro la borghesia e la nuova nobiltà, alla testa delle masse popolari, formate da piccoli proprietari terrieri, dalla piccola borghesia cittadina e dal popolino, a sostegno del Parlamento, che aveva il controllo di tutti i porti principali, della flotta e delle comunicazioni marittime; le sue risorse umane e materiali, grazie al controllo su Londra, erano incomparabilmente maggiori di quelle del re.

Tuttavia una notevole parte dal Parlamento temeva il ricorso alle masse. Esso infatti era diviso in due partiti: quello presbiteriano, che si appoggiava all’élite conservatrice della borghesia (soprattutto di Londra) e ad una parte degli aristocratici schierati all’opposizione, e il partito degli indipendenti, composto dai piccoli e medi nobili rurali, che esprimevano gli interessi della media borghesia, degli artigiani e dei piccoli proprietari terrieri. Per il primo partito la guerra era soltanto il mezzo per raggiungere un accordo col re e costringerlo ad alcune concessioni; il secondo partito invece era pronto a continuare la lotta sino alla completa disfatta del re e dei cavalieri, facendo ricorso all’energia rivoluzionaria delle masse.

La prima guerra civile (1642-1646) si divide in due fasi: 1) dal 1642 all’estate del 1644, con l’iniziativa militare nelle mani del re e il Parlamento in posizione difensiva; 2) dall’estate del 1644 al 1646, con l’iniziativa delle azioni militari passata definitivamente nelle mani del Parlamento.

La principale causa della debolezza dell’esercito parlamentare consisteva nel fatto ch’esso era composto prevalentemente di mercenari, pronti a servire per denaro chiunque e dalla scarsa preparazione militare. Molte diserzioni e le epidemie fecero il resto. Inoltre la regina, fuggita in Francia, era ritornata in Inghilterra con uomini, munizioni e grandi somme di denaro.

Nell’autunno 1643 il re maturò il progetto di un attacco risolutivo su Londra. A sbarrare nuovamente la strada alla controrivoluzione e a creare le premesse per la vittoria del Parlamento furono ancora le masse popolari: la milizia londinese, composta prevalentemente dalla "plebe" della capitale, salvò la città.

Nello stesso tempo si distinse, negli scontri coi cavalieri, la cavalleria dei piccoli proprietari terrieri (ironside) guidati dal puritano Oliver Cromwell, ottenendo un'importante vittoria nella battaglia presso Winceby (11 ottobre 1643), dopodiché intervenne a fianco del Parlamento la Scozia, che inviò in aiuto un esercito di 20mila uomini, dietro l’impegno del Parlamento d’introdurre, sull’esempio della Scozia, la Chiesa presbiteriana di Stato.

Tuttavia continuava a permanere una duplice tendenza della politica di guerra nel Parlamento. Cromwell aveva vinto anche a Marston-Moor (nei pressi di York), ma i generali presbiteriani, invece di approfittare della situazione, rallentavano le azioni militari, non volendo infliggere alla Corona il colpo decisivo sul piano militare: semplicemente aspettavano che la Corona s'arrendesse spontaneamente, per poi intavolare le trattative. Temevano che, anche in caso di vittoria, la monarchia, restando al potere, avrebbe comunque avuto modo, col passare del tempo, di fare ritorsioni contro i nobili.

Fu a questo punto che gli Indipendenti, con a capo Cromwell, chiesero e ottennero l’approvazione di un piano di radicale riorganizzazione dell’esercito: al posto dei reparti territoriali della milizia e dei mercenari, proposero di creare un unico esercito regolare, arruolato fra i volontari delle contee sottomesse al Parlamento, con un unico comando centralizzato e col mantenimento di tale esercito a spese del bilancio statale. Tutti i membri del Parlamento che avevano diretto le operazioni belliche avrebbero dovuto lasciare i loro posti di comando. Questo piano fu realizzato verso la primavera del 1645.

L’esercito degli Indipendenti, composto da 22mila uomini, fra cui un reparto di seimila cavalieri, divenne la forza d’urto del Parlamento. Esso era animato da slancio rivoluzionario e da entusiasmo puritano; molti dei suoi ufficiali erano di origine popolare. Comandante in capo dell’esercito fu nominato Thomas Fairfax, che in precedenza aveva capeggiato le forze parlamentari nel nord del paese. Cromwell, che si era guadagnato la fama del più capace comandante militare al servizio della causa rivoluzionaria, rimase nell’esercito in qualità di comandante della cavalleria e di aiutante di Fairfax.

Nello scontro presso Naseby, il 14 giugno 1645, venne inferto il colpo decisivo ai cavalieri realisti. Lo stesso re si salvò a malapena con la fuga. Il 5 maggio 1646 si consegnò prigioniero agli scozzesi, pensando di poter sfruttare i contrasti anglo-scozzesi. Ma gli scozzesi ritennero più vantaggioso consegnare Carlo al Parlamento inglese, che in cambio s’impegnò a pagare loro una somma di 400mila sterline (ufficialmente quale risarcimento delle spese di guerra). Così finiva la prima guerra civile.


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Storia - Moderna
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Aggiornamento: 07/01/2015