Paolo di Tarso, un tribuno e i tumulti a Gerusalemme
La cerimonia del nazireato di Berenice narrata da Giuseppe si svolse nel mese di giugno dell'anno 66. [1] La guerra scoppiò invece subito dopo il 'Concilio' tenutosi al massimo l'agosto dello stesso anno. [2] I due fatti sono quindi correlati e il primo precede l'altro, cosa che invece non accadrebbe negli Atti. Ma si sa, la narrazione di questo libro è subordinata a confondere il lettore per sviarlo dall'identificazione dei fatti e dei personaggi presentati che altrimenti acquisterebbero ben altra luce. Ma, come si suole dire "il diavolo fa le pentole ma non i coperchi", anche in questo caso come altrove il maldestro tentativo di confondere le acque non è ben riuscito al nostro autore. Ritorniamo per un attimo ai fatti che precedettero il presunto arrivo di Paolo a Gerusalemme: egli sembra provenire da un viaggio (il terzo) per mare che lo ha condotto dalla Grecia a Cesarea per terminare nella città giudea. Mentre compiva il suo voto Paolo viene preso da una folla di Giudei inferociti che tentano di ucciderlo, ma ecco cosa succede:
Stavano già cercando di ucciderlo, quando fu riferito al tribuno della coorte che tutta Gerusalemme era in rivolta. Immediatamente egli prese con sé dei soldati e dei centurioni e si precipitò verso i rivoltosi. Alla vista del tribuno e dei soldati, cessarono di percuotere Paolo. Allora il tribuno si avvicinò, lo arrestò e ordinò che fosse legato con due catene; intanto s'informava chi fosse e che cosa avesse fatto. (Atti 21:31-33)
Questo discorso è intercalato con una difesa di Paolo di fronte al popolo inferocito ma subito dopo
Atti 22:24 il tribuno ordinò di portarlo nella fortezza, prescrivendo di interrogarlo a colpi di flagello al fine di sapere per quale motivo gli gridavano contro in tal modo.
Ora l'autore narra un particolare importante:
Ma quando l'ebbero legato con le cinghie, Paolo disse al centurione che gli stava accanto: «Potete voi flagellare un cittadino romano, non ancora giudicato?». Udito ciò, il centurione corse a riferire al tribuno: «Che cosa stai per fare? Quell'uomo è un romano!». Allora il tribuno si recò da Paolo e gli domandò: «Dimmi, tu sei cittadino romano?». Rispose: «Sì». Replicò il tribuno: «Io questa cittadinanza l'ho acquistata a caro prezzo». Paolo disse: «Io, invece, lo sono di nascita!». E subito si allontanarono da lui quelli che dovevano interrogarlo. Anche il tribuno ebbe paura, rendendosi conto che Paolo era cittadino romano e che lui lo aveva messo in catene. (Atti 22:24-30)
[1] Cfr. Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, Milano, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., 1989, 2:15.2(315) e nota relativa.
[2] Cfr. Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, Milano, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., 1989, 2:17.6(425) e nota relativa.
ultima modifica 18/09/04 © 2001 Mac - www.deiricchi.it